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Sintropia e Realtà
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Fausto Intilla, inventore e divulgatore scientifico,è di origine italiana ma vive e lavora in Svizzera (Canton Ticino). Nell’editoria,ha debuttato nel ’95 con Viaggio oltre la vita (ed.Nuovi Autori,Milano),un avvincente racconto sul genere fantasy che testimonia la poliedricità dell’autore.I suoi ultimi libri sono: "Dio=mc2, "La funzione d'onda della Realtà" e "Verso una nuova scienza di confine" , tutti pubblicati dall'editore Lampi di Stampa, Milano. Nel campo delle invenzioni invece, il suo nome è legato alla “Struttura ad albero”, una delle più note strutture anti-sismiche per ponti e viadotti brevettata in Giappone e negli Stati Uniti (si veda: US Patent Office).  Il suo indirizzo e-mail è: f.intilla@bluewin.ch

Intilla, è anche l’ideatore del “Principio di compensazione quantistica dei nuclei inconsci”. Tale Principio, dichiara che: ”Per ogni annullamento di qualsivoglia nucleo energetico inconscio,definito principalmente da determinate aspettative-convinzioni (umane), vi sia un determinato collasso della funzione d’onda dell’elettrone (che definisce la realtà che attorno al soggetto-individuo prende forma), i cui esiti saranno positivi o negativi, a dipendenza dell’intensità  e dei parametri della realtà soggettiva, relativi ai nuclei inconsci del soggetto-individuo in questione”. Le sue ricerche sui nuclei inconsci e gli esperimenti da lui proposti per la verifica di tale Principio, sono state prese in seria considerazione da diversi gruppi di ricerca in Europa e negli Stati Uniti;uno di questi è l’ormai famoso P.E.A.R (Princeton Engineering Anomalies Research),il cui laboratorio si trova nel New Jersey,USA. 

“La verità è simile a Dio: non si rivela direttamente;

dobbiamo indovinarla dalle sue manifestazioni”.

Johann Wolfgang Goethe

Fausto Intilla, inventor and scientific popularizer, is of Italian origin but lives and works in Switzerland (Ticino County).  In the editing sector, he made his debut in 1995 with “Journey beyond this life” (ed. Nuovi Autori, Milano), a captivating science fiction story which witnesses the polyhedral nature of the author.His last books are: "Dio=mc2" and "La funzione d'onda della Realtà", both published by "Lampi di Stampa", Milan.      English books by F.Intilla: "The Synchro Energy Project, beyond the Holographic Universe" (Lampi di Stampa, Milan; publication previewed for November 2007). In the field of inventions, however, his name is linked to the “Tree Structure” , one of the most popular anti-seismic structures for bridges and viaducts patented in Japan and in the United States (see: www.uspto.gov) . His e-mail address is: f.intilla@bluewin.ch;  his postal address is: Fausto Intilla, via Camoghè, 6593 Cadenazzo,Ticino County, Switzerland.              

Intilla, is also the creator of “Principle of Quantum Compensation of Subconscious Nucleuses”.  Such Principle, declares that: “For any voidance of any subconscious nucleus, principally defined by determined human expectations-convictions, there is a determined collapse of the electron’s wave function (which defines the reality that shapes around the subject-individual),  leading to a positive or negative outcome, depending on the relative intensity of the subconscious nucleus of the subject-individual under question”.
His research on subconscious nucleuses and the experiments proposed by him for the verification of such Principle, have been taken into consideration by several research groups in both Europe and the United States;one of these is the renowned P.E.A.R. laboratory (Princeton Engineering Anomalies Research) situated in New Jersey, USA.

Scientific Forum: http://holographicuniverse.forumattivo.com/index.htm

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Tutto induce a credere che esista un certo punto dello spirito da cui la vita e la morte, il reale e l' immaginario, il passato e il futuro, il comunicabile e l' incomunicabile, l'alto e il basso, cessano di essere percepiti come opposti“.                                                                                                                                               André Breton. 

A dear memory from Brenda and Robert...



“Dear Fausto,                                                                                                           you should not apologize for “crazy ideas”;they are the only things that move human knowledge forward.In my opinion,the most serious problem facing contemporary science is the arrogance of its practitioners,who seem incapable of saying the two simply phrases “I don’t know” and “I was wrong”.But without the humility implied by these,it is impossible to learn something new.One can only reinforce what one thinks one already knows.
We are touched by your enthusiasm for our work (...).Although this topic continues to be regarded as controversial by most mainstream scientists,it does seem to be attracting a growing interest and respect,especially among younger people.Perhaps the paradigm is not as far from that long-predicted shift as we had thought (...). 

Sincerely,

Brenda Dunne
PEAR Laboratory Manager
Princeton University,NJ."

http://www.princeton.edu/~pear/

...and from the ex New York's Mayor:


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Lene Vestergaard Hau,colei che fermò la luce

“Ogni passo avanti nella scienza, è partito da un nuovo spunto dell'immaginazione”.
John Dewey
  

“La scienza non fa veri progressi
se non quando una verità nuova
 trova un ambiente pronto ad
accoglierla.”
Pëtr Kropotkin



Lene Vestergaard Hau, nacque a Vejle (una città danese di circa cinquantamila abitanti situata sull’omonimo fiordo [1] ,nella parte nord-occidentale di Fredericia,sulla costa orientale dello Jutland) il tredici novembre del 1959. Nonostante provenisse da una famiglia priva di qualsiasi legame con il mondo della scienza (il padre lavorava nell’industria calorifera, e la madre in un semplice negozio),ella sviluppò sin da piccola una grande abilità nello studio e nella comprensione della matematica; una dote,questa, che le permise addirittura di tralasciare l’ultimo anno di scuole secondarie (medie), ed entrare direttamente al ginnasio. Considerando ella stessa le sue grandi capacità di apprendimento nel campo delle cosiddette “scienze dure” (dall’inglese: hard sciences), decise quindi di proseguire i suoi studi in fisica e matematica, iscrivendosi all’Università di Aarhus [2] (situata a pochi chilometri dalla città in cui viveva).
Il suo primo approccio con la fisica,non fu per lei così interessante, nel senso che non corrispondeva affatto alle sue aspettative.Riprendendo le sue stesse parole: “Quando iniziai per la prima volta a frequentare l’Università di Aarhus, lo studio della fisica mi annoiava. I professori ci insegnavano solo la termodinamica e la meccanica classica, e questo mi annoiava parecchio.Ma mi piaceva la matematica, e quindi in quel periodo preferivo dedicarmi a quest’ultima,piuttosto che passare le giornate al cinema.Dopo qualche tempo però, scoprii la meccanica quantistica, il che riaccese il mio interesse per la fisica”. Dopo aver conseguito la laurea in matematica nel 1984, la Hau continuò i suoi studi all’università di Aarhus, al fine di ottenere un Master in fisica, che ricevette soltanto due anni dopo. Per le sue ricerche di dottorato sulla teoria quantistica, la Hau lavorò su idee simili a quelle inerenti al trasporto della luce in fibre ottiche, con la differenza che i suoi studi, includevano anche gruppi di atomi in un cristallo di Silicio per il trasporto di elettroni.Mentre lavorava per l’ottenimento del dottorato, la Hau trascorse sette mesi al CERN [3] .Strada facendo, dovette necessariamente approfondire le sue conoscenze della lingua inglese,francese e tedesca. La conoscenza (seppur discreta) del francese, fu per lei di vitale importanza durante i sette mesi di ricerca che condusse al CERN.Ricordando il periodo trascorso a Ginevra, disse: “Mi piaceva molto la vita al CERN. La gente era veramente appassionata del proprio lavoro. Persino alle tre del mattino,era possibile scorgere sempre qualcuno nei laboratori”.

Conseguì il Ph.D. nel 1991, ma le sue ricerche cambiarono direzione molto prima di quella data. Torniamo quindi un attimino indietro nel tempo, per capire meglio le cose. Nel 1988, ricevette una borsa di studio dalla Fondazione Carlsberg [4], che le permise di dedicarsi per un anno intero alla sola ricerca. Un periodo che la Hau ricorda con queste parole: “ Fui davvero fortunata ad essere di nazionalità danese. La Danimarca ha una lunga tradizione scientifica, nella quale troviamo incluso anche il grande fisico Niels Bohr, uno dei principali fondatori della teoria quantistica. In Danimarca, la fisica è ampiamente rispettata sia dagli scienziati che dai profani in materia; dove questi ultimi, molte volte contribuiscono anche al suo sviluppo.Per fare un esempio, la ricerca nel campo della meccanica quantistica, è stata supportata in Danimarca dai produttori di birra Carlsberg sin dagli anni venti ; io stessa, fui supportata dalla stessa Carlsberg, grazie ad una borsa di studio che mi permise di dedicarmi al solo ambito della ricerca, per un periodo di un anno”.
In quello stesso anno (1988), la Hau si trasferì all’università di Harvard, negli Stati Uniti, dove incontrò Jene A.Golovchenko, colui con cui discusse le sue idee a proposito di quelle che sarebbero state,da li a poco,le sue “future ricerche”. Golovchenko lavorava sia all’ Università di Harvard che al Rowland Institute for Science [5] ,situato anch’esso a Cambridge, nello stato del Massachusetts. Così ricorda la Hau, le sue prime discussioni con Jene Golovchenko: “Dissi a Jene quello che sino ad allora avevo fatto, e che volevo procedere verso un totale cambiamento di rotta. Volevo lavorare sugli atomi freddi. Egli mi disse che non sapeva nulla sugli atomi freddi, ma che comunque ci avremmo potuto lavorare sopra insieme. E così, qualche tempo dopo,il Rowland Institute mi concesse il beneficio di un laboratorio tutto personale e di uno staff con il quale lavorare e portare avanti così le mie ricerche”.
Anche se durante il suo primo anno ad Harvard, le ricerche della Hau furono in gran parte supportate dai finanziamenti della Carlsberg, più avanti ella si avvalse della carica (o nomina se preferite) di Gordon McKay Professor di Fisica Applicata ad Harvard, in qualità di “Principale investigatore per i gruppi atomici freddi” al Rowland Institute. Un articolo del 1992, intitolato: “Bound states of guided matter waves: An atom and a charged wire”, descrive il lavoro con il quale ella ottenne il dottorato. La sua notorietà comunque, non fu dovuta tanto al suo lavoro di tesi, ma piuttosto ai suoi successivi esperimenti atti a rallentare la luce. Il diciotto febbraio del 1999, la rivista Nature [6] scelse come articolo di copertina il saggio intitolato:”Light speed reduction to 17 metres per second in an ultracold atomic gas” (tradotto: “Riduzione della velocità della luce a diciassette metri al secondo in un gas atomico ultrafreddo”), scritto da Lene Hau in collaborazione con Stephen Harris dell’ Università di Stanford e due studenti di Harvard (Zachary Dutton e Cyrus Behroozi). Nei successivi esperimenti si arrivò a rallentare la luce fino alla velocità di un miglio orario, poi nel 2001 il suo team fu in grado di fermare letteralmente la luce per un millesimo di secondo.Uno strabiliante risultato che la Hau commentò con queste parole:”Questa è una durata di tempo straordinaria.Ma crediamo che la luce possa essere fermata per molto più tempo (…)”. Il modo in cui questo risultato è stato realizzato, implica necessariamente una descrizione tecnica. Il primo passo fu la creazione del “candelabro” [7], un dispositivo di fondamentale importanza che la Hau e Jene Golovchenko concepirono e costruirono nel 1994; un apparecchio che Lene Hau descrisse con queste parole:”Il candelabro è un dispositivo con il quale vengono estrapolati degli atomi di Sodio da un metallo di Sodio [8] fuso, e proiettati in un apparato refrigerante, che grazie a dei lasers, raffredda gli atomi ad una  temperatura di 50 bilionesimi di grado sopra lo zero assoluto [9] ”. Questo dispositivo, che la Hau e colleghi chiamarono “candelabro”,servì quindi negli esperimenti atti a rallentare la luce. In tale congegno, gli atomi di sodio vengono in seguito intrappolati in un magnete e raffreddati maggiormente da un processo di evaporazione. Il risultato è quello di un condensato di Bose-Einstein [10] contenente milioni di atomi. Tale condensato fu predetto da Satyendranath Bose e Albert Einstein nel 1924, ma la sua verifica non la si potè mai eseguire sperimentalmente fino al 1995, anno in cui, grazie all’enorme sviluppo tecnologico avutosi in più di mezzo secolo di ricerche in ogni ambito della scienza,fu possibile produrre delle temperature abbastanza basse da creare un condensato in un esperimento, e stabilire quindi definitivamente la fondatezza delle teorie di Bose ed Einstein. Nonostante il condensato in questione contenga milioni di atomi, esso si comporta come se fosse costituito da un singolo atomo, continuando ad esibire il classico comportamento dualistico onda-particella. Il motivo del comportamento del condensato di Bose-Einstein è essenzialmente dovuto al Principio di Indeterminazione di Heisenberg,per il quale, a tali temperature così basse, il momentum [11] degli atomi è conosciuto accuratamente.Ciò varrebbe a dire che più precisamente il momentum (velocità) di una particella è conosciuto, e meno precisamente è possibile misurare la sua posizione, e vice-versa.
Negli esperimenti della Hau, una volta che il condensato è stato creato, uno speciale laser sintonizzato per entrare in risonanza con la massa bloccata di atomi, viene irradiato in tale massa affinché atomi e fotoni di luce restino “impigliati” tra di loro, comportandosi come se fossero una singola cosa (entità). Una sonda a pulsazioni laser, viene poi “sparata” nel condensato (già rivestito a sua volta dalla precedente irradiazione laser) da una diversa direzione, e una parte della luce vi passa attraverso,ma ad una velocità, venti milioni di volte più lenta di quella della luce nel vuoto.
Molto più recentemente (febbraio 2007), la Dr.ssa Hau e il suo team di studenti e scienziati, hanno eseguito nuovamente gli esperimenti di qualche anno fa (2001), ma cambiando alcuni “dettagli” e arrivando quindi ad ottenere dei nuovi risultati, considerati da molti “addetti ai lavori”,addirittura assai più stupefacenti di quelli del 2001. In questi ultimi esperimenti, anziché usare una sola “nuvola” di atomi di sodio, ne sono state utilizzate due, separate l’una dall’altra, da una frazione di millimetro. La Hau, cercò di spiegare ai giornalisti i dettagli dell’esperimento,usando le seguenti parole:”Un impulso di luce,fu fatto brillare sulla prima nube atomica, imprimendo così un “getto” dello stesso impulso,in un gruppo di atomi “filanti” di sodio, spinti in direzione del secondo condensato. Questo gruppo assai lento di atomi, composto interamente da atomi di sodio, è in grado di convertire la luce in materia. Nel momento in cui tale gruppo di atomi (chiamato “messaggero”), si fonde con la seconda nube atomica, un secondo fascio di luce laser vien fatto brillare attraverso il condensato, per far “rivivere” l’impulso di luce originale. Quest’ultimo (ovvero il fascio di luce “ricostruito”), “riparte” immediatamente,accelerando sino a raggiungere la normale velocità della luce. Le analisi hanno rivelato che tale fascio di luce, continua a possedere la stessa “proporzione” e lunghezza d’onda di quello originale,seppur un pochino più “debole”.”
In una breve recensione sull’operato della Hau e colleghi, apparsa recentemente sulla rivista internazionale Nature, il Prof. Michael Fleischhauer dell'università di Kaiserslautern in Germania, ha descritto l'esperimento come qualcosa di “notevole ed intrigante”. Aggiungendo che la scienza, negli ultimi sei – sette anni, ha fornito le basi per un controllo sperimentale su luce e materia, senza precedenti; basi che potrebbero portare, tra non molto tempo, a dei veri e propri “benefici tecnologici” del tutto “reali”. Le applicazioni in campo tecnologico, potrebbero includere dei dispositivi ottici di memorizzazione e computers quantistici, molto più rapidi e potenti degli attuali. 

Video: http://www.youtube.com/watch?v=O3cmbDJEzu0

NOTE: 
 
 [1] Un fiordo (dal norvegese fjord, islandese fjörður, da una radice indoeuropea che significa "approdo") è un braccio di mare che si insinua nella costa (anche per vari km) inondando un'antica valle glaciale o fluviale. Solitamente infatti le pareti del fiordo sono molto simili a quelle dei calanchi, ripide e scoscese, ma coperte di foreste.

 [2] Århus (o Aarhus) è la seconda città più popolosa della Danimarca nonché il principale porto del paese e capoluogo della provincia omonima.Situata sulla costa orientale della penisola dello Jutland, in corrispondenza della foce del fiume Aarhus, è affacciata sulla baia omonima.

 [3] Il CERN, European Organization for Nuclear Research, (storicamente il nome è l'acronimo di Conseil Européen pour la Recherche Nucléaire), è il più grande laboratorio al mondo di fisica delle particelle. Si trova al confine tra Svizzera e Francia alla periferia ovest della città di Ginevra. Qui i fisici cercano di esplorare i segreti della materia e le forze che regolano l'Universo. La convenzione che istituiva il CERN fu firmata il 29 settembre 1954 da 12 stati membri. Oggi fanno parte del CERN 20 stati membri più alcuni osservatori anche extraeuropei.Il CERN esiste soprattutto per fornire ai ricercatori gli strumenti necessari per la ricerca in fisica delle alte energie attraverso complessi esperimenti. Questi strumenti sono principalmente gli acceleratori di particelle, che portano le particelle ad energie molto elevate e i rivelatori che permettono di scoprire nuovi tipi di particelle che si creano durante le collisioni.

[4] Carlsberg è una delle più importanti società produttrici di birra al mondo, presente in circa 50 nazioni.Gli uffici centrali sono situati a Valby, quartiere di Copenhagen. Il marchio principale della società è la Birra Carlsberg, ma produce anche la birra Tuborg oltre a singoli marchi nazionali. La Compagnia è stata fondata nel 1847 da J.C.Jacobsen. Dopo la fusione con il gruppo birrario norvegese Orkla nel Gennaio 2001, Carlsberg è diventata il 5 gruppo mondiale nella produzione di birra, e impiega attualmente circa 31000 persone.

 [5] L' Istituto Rowland,situato ad Harvard e fondato dall’inventore della fotografia Polaroid (Edwin H.Land), è dedicato alla scienza sperimentale su una vasta gamma di discipline. La ricerca attuale è effettuata nell’ambito della fisica, della chimica e della biologia, con un'enfasi sul lavoro interdisciplinare e sullo sviluppo di nuovi attrezzi sperimentali. L'istituto è situato a Cambridge, Massachusetts, vicino al ponte di Longfellow sopra il fiume Charles,ad alcune miglia di distanza lungo il corso del fiume, dalla città universitaria principale.

[6] Nature è una delle più antiche ed importanti riviste scientifiche esistenti, forse in assoluto (insieme a Science) quella considerata di maggior prestigio nell'ambito della comunità scientifica internazionale. Viene pubblicata fin dal 4 novembre 1869.Essa pubblica articoli di ricerca riguardanti un ampio intervallo di campi scientifici. Alcune delle più importani ricerche scientifiche sono apparse su questa rivista: ad esempio, la scoperta dei raggi X e la struttura a doppia elica del DNA.

[7] Il dispositivo che la Hau e colleghi chiamarono “candelabro”, incorpora uno “stoppino” costituito da una lamina d’acciaio inossidabile placcata in oro, in grado di assorbire il metallo di sodio fuso e di riscaldarlo fino al punto in cui si vaporizza. A tal punto,un “getto” di atomi caldi di sodio “spara fuori” da un foro piccolissimo ed entra immediatamente nell’apparato refrigerante che li raffredda ad una frazione molto piccola di un grado sopra lo zero assoluto. Un atomo a temperatura ambiente si muove ad alta velocità, ma quando viene bombardato da ben tre direzioni con dei fasci di luce laser,perde energia e rallenta, ovvero si raffredda (diventa “freddo”).In una complicata serie di fasi, il dispositivo del Dr.Hau, usa dei lasers per raffreddare gli atomi di sodio ma solo parzialmente, lasciando quindi che quelli più veloci (ovvero i più caldi) evaporino, mentre quelli più freddi restino “intrappolati” nel suo dispositivo.Al termine di questa operazione di raffreddamento (che dura esattamente 38 secondi),la “nuvola” di atomi intrappolata nel dispositivo, si raffredda sino ad una temperatura di cinquanta bilionesimi di grado sopra lo zero assoluto.

[8] Il sodio, nella sua forma metallica, è un componente essenziale nella produzione di esteri e di composti organici. Questo metallo alcalino è anche uno dei componenti del cloruro di sodio (NaCl) che è essenziale per il metabolismo cellulare.

[9] Lo zero assoluto è la temperatura più bassa che teoricamente si possa ottenere in qualsiasi sistema macroscopico, e corrisponde a 0 K (−273,15 °C; −459,67 °F).

[10] Il condensato di Bose-Einstein (in sigla BEC) è uno stato della materia che si ottiene quando si porta un insieme di bosoni a temperature estremamente vicine allo zero assoluto (0 K, oppure -273,15 gradi Celsius). In queste condizioni di grande raffreddamento, una frazione non trascurabile delle particelle si porta nello stato quantistico di più piccola energia, e gli effetti quantistici si manifestano su scala macroscopica.Questo stato della materia venne predetto per la prima volta, sulla base della meccanica quantistica da Albert Einstein, basandosi sul lavoro di Satyendra Nath Bose, nel 1925. Settanta anni più tardi, il primo condensato di questo tipo fu prodotto da Eric Cornell e Carl Wieman nel 1995 al laboratorio NIST-JILA dell'Università del Colorado, usando un gas di rubidio alla temperatura di 170 nanoKelvin (nK). Cornell e Wieman e Wolfgang Ketterle hanno vinto il Premio Nobel per la fisica nel 2001.

[11] In fisica con momentum si intende semplicemente una quantità di moto,esprimibile in termini matematici con la seguente equazione: p = m * v (dove “p” rappresenta la quantità di moto,ovvero il momentum, “m” la massa e “v” la velocità. L'equazione illustra che la quantità di moto è direttamente proporzionale alla massa dell'oggetto e direttamente proporzionale alla velocità dell'oggetto.

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Sui fenomeni PSI

"Un'importante considerazione, alla quale giunsi qualche anno fa in merito ai cosiddetti fenomeni "paranormali"(telecinesi e telepatia nel caso specifico), è che essi non siano affatto generati da alcuna "forza psichica" o "forza di volontà" o di "intenzionalità"; bensì da una sorta di "processo di identificazione" tra soggetto (individuo) e ambiente ad esso circostante.
In parole povere, è il modo in cui il soggetto percepisce e identifica lo spazio-tempo ad egli circostante, che gli consentirebbe di spostare o attrarre un oggetto verso se stesso (telecinesi) o di comunicare a distanza con un altro individuo senza alcun mezzo elettronico di comunicazione (telepatia).Nel caso specifico della telecinesi,ad esempio, il modo in cui il soggetto percepisce la distanza tra egli e l'oggetto in questione,è in grado di modificare momentaneamente, le coordinate spazio-temporali della realtà ad egli circostante.In teoria, nel momento in cui si determina un simile evento tra soggetto-oggetto, definito da ciò che ho precedentemente denominato "processo di identificazione",viene a crearsi una sorta di tunnel nello spazio-tempo (nel sistema soggetto-oggetto), in grado (in assenza di forze quali gravità ed elettromagnetismo, principalmente) di "veicolare" l'oggetto verso il soggetto. Tale "forza di attrazione", che sembrerebbe scaturire dal soggetto, in realtà non esiste affatto!
Non esiste alcuna forza psichica o di volontà che muoverebbe a distanza l'oggetto in questione; l'oggetto si muoverebbe in direzione del soggetto per il semplice motivo che quella: è l'unica strada che in quel determinato momento può seguire! (come non esiste quindi nessuna "colla gravitazionale" tra stelle e pianeti - e fortunatamente Einstein l'ha dimostrato più di mezzo secolo fa con la teoria della Relatività Generale - così non esiste neppure nessuna colla o forza psichica tra soggetti e oggetti).
La telecinesi è quindi da considerarsi a questo punto, come una "distorsione di campo" tra soggetto-oggetto,non dovuta ad un'intenzionalità ben precisa del soggetto in questione, bensì ad un processo di identificazione del soggetto con la realtà ad egli circostante.Il modo in cui egli percepisce lo spazio-tempo ad egli circostante, è in grado di distorgere lo stesso , dando luogo appunto a fenomeni di telecinesi o di telepatia (nel caso della telepatia, è il modo in cui il soggetto percepisce il tempo, e non tanto lo
spazio, a stabilire una connessione momentanea con un altro soggetto-individuo). 

"Non è il cucchiaio che si piega, è lo spazio ad esso circostante che si  deforma" (insegna lo Zen).

Attualmente, l'unico modo che abbiamo per poter "manipolare" i parametri relativi alla percezione dello spazio-tempo di un individuo, è la cosiddetta: ipnosi regressiva. Sostituendo i parametri inconsci ordinari di un individuo, sul concetto di spazio - tempo - massa , con dei parametri "artificiali" - "olistici" su tali concetti, sarebbe possibile quindi (a mio avviso) incrementare le "facoltà" di quest'ultimo, di interagire a distanza con oggetti
o persone senza l'impiego di mezzi fisici-elettronici".

Discussione: http://oloscience.forumattivo.com/Misteri-e-Paranormale-f3/-p54.htm#54

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Ipotesi sulla manipolazione dello spazio-tempo

R.Mallett e J.Magueijo, due menti, due geniali teorie e molti punti in comune.

Ronald L.Mallett,
è un professore
di fisica (P.hD) ed 
insegna  all’Università
del Connecticut,
negli Stati Uniti.La sua
notorietà, è  dovuta quasi
esclusivamente ad un
progetto (da lui stesso
voluto e  portato avanti
da lungo tempo),  per la
realizzazione di una
“Macchina del Tempo”. 

 


João Magueijo, è anch’egli un fisico teorico nonché assistente (l’equivalente di un professore di ruolo negli Stati Uniti) all’Imperial College di Londra.La sua notorietà è dovuta essenzialmente all’ipotesi (da egli stesso sostenuta) che la velocità della luce non sia costante nell’Universo; da questa premessa ha elaborato una serie di teorie legate ai concetti di Relatività Speciale e Generale,che assieme prendono il nome di VSL (l’acronimo si traduce in: Varying Speed of Light).


Con queste parole, R.Mallett, da forma all’introduzione dell’articolo pubblicato su “Physics Letters” l’otto maggio del 2000, ed intitolato: “ Il Campo Elettromagnetico debole, della Radiazione Elettromagnetica in un anello laser”:
“Il Campo Gravitazionale dovuto al flusso circolare di una radiazione elettromagnetica, che emerge da un anello laser unidirezionale, è definito risolvendo le equazioni lineari di campo di Einstein, ad ogni punto interno dell’anello laser.
Le equazioni di spin della teoria Generale della Relatività, vengono in seguito usate per studiare il comportamento di un neutrone al centro dell’anello laser.Si rileva quindi che tale particella, manifesta il fenomeno conosciuto con il nome di trascinamento dei sistemi di riferimento (frame-dragging) inerziale” .
Detto in parole povere quindi, la radiazione elettromagnetica di un raggio laser circolare, dovrebbe deformare lo spazio-tempo all’interno dell’anello stesso di luce , e di conseguenza provocare il frame-dragging (spostamento laterale) del neutrone.
Nello stesso articolo, Mallett ci fa osservare anche che nella meccanica classica Newtoniana, è soltanto la materia a generare il campo gravitazionale; ed una delle conseguenze quindi più interessanti della teoria della Relatività Generale, è la predizione che anche la luce è da ritenersi una “fonte di gravità”.
Il campo gravitazionale di un raggio di luce non circolare, fu studiato molti anni fa da Tolman (e ciò fu fatto usando un’approssimazione del campo debole, per le equazioni di Einstein del campo gravitazionale).Tolman poi determinò l’accelerazione di una particella stazionaria, nelle vicinanze del raggio di luce. Ciò che egli scoprì, fu che l’accelerazione di tale particella era due volte più grande di quella ipotizzata sulla base della teoria di Newton per il campo gravitazionale di un’ asta (barra) compatta di simile lunghezza e densità. Questo sembrò implicare che,in qualche modo, la luce forse è molto più “efficace” della materia, nel generare un campo gravitazionale.
Tutto il lavoro di Mallett sulla possibilità di manipolare lo spazio-tempo, è da intendersi quindi come un epilogo (una generalizzazione) di vecchie teorie ed esperimenti inerenti al campo gravitazionale, con l’introduzione del concetto di “flusso circolare di radiazione elettromagnetica”.
L’apparato sperimentale di Mallett, grazie agli ultimi ritrovati nel campo della tecnologia laser,è in grado di generare un intenso,coerente e continuo flusso circolare di luce. Facendo i dovuti calcoli relativistici , nell’ipotesi di un neutrone rotante stazionario, posto esattamente al centro dell’anello laser, Mallett scopre che una delle sue equazioni, ha esattamente la “forma” richiesta per definire il “frame-dragging” nella teoria generale relativistica della gravitazione.
È risaputo ormai da parecchio tempo che la soluzione di Stockum per la metrica esterna di un cilindro di polvere rotante infinitamente lungo, contiene linee temporali chiuse.Il lavoro di Mallett,dimostra che anche le curve temporali chiuse, intervengono in un cilindro di luce rotante infinitamente lungo. Tali curve,potrebbero condurre un’ ipotetica particella nucleare, nel passato.
Una delle obiezioni più “importanti” che Mallett ricevette in relazione ai suoi postulati , pubblicati su “Physics Letters”, fu quella del matematico e studente di cosmologia, Ken Olum .Quest’ultimo dichiarò che in ogni caso, anche se tutte le equazioni relativistiche di Mallett (inerenti allo spazio-tempo all’interno dell’anello di luce laser) risultavano corrette, l’energia necessaria per distorcere lo spazio-tempo dovrebbe essere sproporzionatamente ed infinitamente grande; e considerando la tipologia dei laser che vengono usati oggigiorno, tale anello dovrebbe avere un diametro addirittura maggiore di quello dell’Universo osservabile.
A questo punto Mallett , a sua difesa, fece osservare questo: l’energia richiesta per la distorsione dello spazio-tempo diminuisce, quand’ anche (contemporaneamente) la velocità del fascio di luce laser diminuisce.Egli propose quindi,come soluzione al problema, di far passare il raggio di luce laser attraverso una “sostanza” che ne diminuisse la velocità; ma anche in questo caso, ricevette delle dure critiche da parte del fisico J. Richard Gott, che a tal proposito gli fece osservare quanto segue:
“La luce viaggia molto più lentamente attraverso l’acqua che non attraverso lo spazio vuoto, ma ciò non significa che tu invecchi molto più lentamente mentre fai del nuoto subacqueo o che è più facile distorcere lo spazio-tempo sott’acqua”.
Ed ecco che a questo punto, cominciano ad apparire assai interessanti, le ipotesi-teorie di Magueijo , sulla variabilità della velocità della luce.
In sintesi,il fisico portoghese propose una modificazione della Relatività Speciale,nella quale un’energia fisica, come ad esempio l’energia di Planck, unisce la velocità della luce come invariante, a dispetto di una completa Relatività di strutture inerziali, in accordo con la teoria di Einstein per le basse energie.Questa nuova teoria,
dovrebbe,in linea di principio, trovarsi in accordo con la Relatività Speciale, quando il campo gravitazionale è debole,se non addirittura assente ;e in esperimenti che proverebbero la natura dello spazio-tempo su scale di energia molto più piccole dell’ Energia di Planck .Tali considerazioni portano immediatamente alla seguente domanda: “In quali strutture di riferimento,la lunghezza e l’energia di Planck,rappresentano delle “soglie” per il nuovo fenomeno?”
Supponiamo che vi sia una scala di lunghezza fisica che misuri la dimensione delle strutture spaziali negli spazi-tempi quantistici, quali la zona ed il volume discreti previsti vicino alla gravità quantistica .Se questa scala è la Lunghezza di Planck,in una struttura inerziale di riferimento, la relatività speciale suggerisce che può essere differente nella struttura di un altro osservatore: un’implicazione diretta della Contrazione di Lorentz-Fitzgerald.
Senza addentrarmi ulteriormente in altri dettagli tecnici, che alla fine non farebbero altro che rendere ancora più difficile la comprensione del “nocciolo della questione”;
cercherò ora di presentare in parole povere ciò che si evince da tutte le ipotesi e le considerazioni di Magueijo; affinché sia possibile intuire, anche per i meno esperti in materia, le varie analogie e interconnessioni con le teorie di R.Mallett.
Riducendo il tutto veramente all’osso,possiamo affermare che (sulla base delle ipotesi di Magueijo):
Variando la velocità della luce ,nemmeno l’energia “immagazzinata” nel vuoto rimane immutata (costante).
Detta così,in tutta la sua semplicità,sembrerebbe una cosa da nulla; ma a livello teorico, da un punto di vista quantistico-relativistico, le implicazioni che tale considerazione comporta nella questione sollevata da Ronald Mallett, sulla possibilità (secondo lui quasi scontata) di manipolare lo spazio-tempo attraverso dei fasci circolari di luce laser, sono davvero enormi.
In base ai miei parametri di giudizio,in un discorso di questo tipo, entra sicuramente in causa quella parte della fisica ancora ignota,le cui basi sarebbero da ricercare nell'ormai famosa Teoria di gauge di Weyl (...da tempo a mio avviso,ingiustamente lasciata in "disparte") che si prefiggeva di trovare una sorta di unificazione tra campo magnetico e gravitazionale,al fine di poter farli apparire,come delle semplici "proprietà geometriche" dello spazio-tempo.
Non dimentichiamoci che sulla base della teoria quantistica dei campi, quando le energie delle eccitazioni dei campi raggiungono energie cofrontabili con la massa di Planck
[Massa di Planck = (hc/G)^1/2 ~ 10^19 massa protone] non è più possibile trascurare gli effetti della gravità. A questo punto subentra quindi una limitazione teorica, poiché, in base alla teoria di Einstein, dovremmo tener conto della deformazione dello spazio-tempo, ma questo porterebbe ad un’inconsistenza matematica nel calcolo delle ampiezze di probabilità.Le varie estensioni della teoria dei campi che sono state proposte per risolvere tale problema (teoria delle stringhe, extra-dimensioni spaziali,discretizzazione dello spazio tempo),da un punto di vista fenomenologico, non hanno finora fornito alcun risultato “incoraggiante”.

L'ipotesi di Everett (o "interpretazione a molti mondi"),impone numerose restrizioni al procedimento di quantizzazione.Tale ipotesi,suggerisce anche di imporre particolari restrizioni alle condizioni inerenti alla funzione d'onda dell'Universo;restrizioni che non appaiono naturali nelle altre interpretazioni.Secondo queste ultime,l'Universo odierno è costituito da un unico "ramo" generato nel lontano passato dalle forze a cui è dovuta la riduzione della funzione d'onda.Di conseguenza,nelle interpretazioni diverse dall'ipotesi di Everett,gli effetti quantistici della gravità consistono,almeno attualmente,nel generare piccole fluttuazioni attorno a un Universo essenzialmente classico.Questo punto di vista della cosmologia quantistica (sviluppato in profondità da J.V.Narlikar),porta a modelli cosmologici distinti da quelli suggeriti dall'ipotesi di Everett.Un'analisi dettagliata di ciò che un osservatore vedrebbe,mostra che vi sono delle differenze tra i modelli basati sull'ipotesi originale di Everett e quelli di Narlikar,anche se al giorno d'oggi l'evoluzione sarebbe descritta con ottima approssimazione da un Universo di Friedmann classico in entrambi i casi.
I due tipi di modelli differiscono enormemente in prossimità della singolarità iniziale,e ciò può portare a differenze osservabili tra quelli basati sull'ipotesi di Everett e quelli basati sulla riduzione della funzione d'onda.L'esistenza di queste differenze permette di ovviare alla critica principale mossa all'ipotesi di Everett dai suoi oppositori;critica esposta in modo molto conciso da Shimony:"Dal punto di vista di qualunque osservatore - o più esattamente,dal punto di vista di ogni "diramazione" di un osservatore - la diramazione del mondo da lui osservata si evolve in modo stocastico.Poichè tutte le altre diramazioni sono inaccessibili alle sue osservazioni,l'interpretazione di Everett ha esattamente lo stesso contenuto empirico - nel senso più ampio possibile - di una teoria quantistica modificata in cui sistemi isolati di tipo opportuno subiscono occasionalmente "salti quantici" che violano l'equazione di Schrödinger.Pertanto Everett ottiene l'evoluzione continua dello stato quantistico globale al prezzo di una violazione estrema del principio di Occam (...)"
L'ipotesi di Everett però non viola il principio di Occam.
Quando il sistema osservato è piccolo,l'Universo,inteso nel senso corrente di tutto ciò che esiste,non si scinde.Solo l'apparato di misura si scinde.Se decidiamo che è l'Universo a scindersi,esso consiste di tutti gli Universi classici permessi dal dominio,in cui la funzione d'onda dell'Universo non è nulla.Solo in apparenza quindi,questa è una violazione del principio di Occam;poichè uno dei problemi presenti a livello classico consiste nel considerare il fatto evidente che tra tutti i punti dello spazio dei dati iniziali delle equazioni di Einstein,uno solo è stato "realizzato".È un problema comune a tutte le teorie classiche.A livello classico,per risolvere questo problema si devono porre le condizioni iniziali sullo stesso piano delle leggi fisiche.Si devono inoltre introdurre ulteriori leggi fisiche per implicare la riduzione della funzione d'onda.Adottando l'ipotesi di Everett non si deve invece ricorrere a nessuna legge nuova,perchè in questo caso tutti i punti nello spazio dei dati iniziali corrispondono a Universi classici realmente esistenti.In definitiva quindi,la cosmologia fondata sull'ipotesi di Everett,amplia l'orizzonte ontologico per "risparmiare" sulle leggi fisiche.Applicare l'interpretazione di Copenhagen,alla cosmologia quantistica (e dal punto di vista dinamico,il collasso della funzione d'onda da essa postulato),appare quindi addirittura ridicolo.È assai probabile che in un futuro,a mio avviso non troppo lontano,l'ipotesi di Everett (interpretazione a molti mondi) sostituirà sia quella statistica che quella di Copenhagen.

Video-documentario (in lingua inglese) in cui lo stesso R.Mallett, spiega diversi concetti fisici e dettagli, relativi alla sua ipotetica "Macchina del Tempo":

Video: http://www.youtube.com/watch?v=oRWwI61so5Q


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I MIEI ARTICOLI PRESENTI SUL WEB:

Androidi: http://pesanervi.diodati.org/pn/?a=344

I frattali di Pollock: http://pesanervi.diodati.org/pn/?a=339

Operazione Orion: http://pesanervi.diodati.org/pn/?a=332

Sulla nascita della vita: http://pesanervi.diodati.org/pn/?a=342

Lene V. Hau, la donna che fermò la luce: http://pesanervi.diodati.org/pn/?a=330

Ipotesi sulla manipolazione dello spazio-tempo: http://pesanervi.diodati.org/pn/?a=326

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TESTI SCELTI
TRATTI DA “Dio=mc2”
E “La funzione d’onda
Della Realtà”.
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Reiki - Radionica - Radiestesia

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PREVIEWED FOR

NOVEMBER 2007
 
 (English Book)

“Science is nothing else than

the search to discover unity in the

wild variety of nature – or more

exactly, in the variety of

our experience”.

Jacob Bronowski      

     This volume includes, for the first time, a description of the first experimental results of the Synchro Energy Project;  it is a project created approximately two years ago, which brings forward the merging of concepts of Synchronicity (Jungian), Non-locality and wave function collapse.  The experiments were carried out in a small research laboratory in Switzerland (near the University of Lausanne) with the collaboration of: Patrick Reiner (Theoric Physicist,PhD), Jean-Michel Bonnet (electronic engineer,PhD) and Christine Duval (neuropsychologist and physiologist). This volume therefore exposes and explains for the first time, the theoretical and experimental basis sustaining the "Principle of Quantum Compensation of Subconscious Nucleuses".  It will therefore provide a careful reader some excellent points for reflexion in relation to an ambit that has still been completely unexplored within the field of research of interaction between psyche and matter. 

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