Fausto Intilla
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Un frattale è un oggetto geometrico che si ripete nella sua struttura allo stesso modo su scale diverse, ovvero che non cambia aspetto anche se visto con una lente d'ingrandimento. Questa caratteristica è spesso chiamata auto-similarità (self-similarity). Il termine frattale venne coniato nel 1975 da Benoît Mandelbrot, e deriva dal latino fractus (rotto, spezzato), così come il termine frazione; infatti le immagini frattali sono considerate dalla matematica oggetti di dimensione frazionaria. I frattali compaiono spesso nello studio dei sistemi dinamici e nella teoria del caos, e sono spesso descritti in modo ricorsivo da equazioni molto semplici, scritte con l'ausilio dei numeri complessi.

La natura produce molti esempi di forme molto simili ai frattali. Ad esempio in un albero (soprattutto nell'abete) ogni ramo è approssimativamente simile all'intero albero e ogni rametto è a sua volta simile al proprio ramo, e così via; è anche possibile notare fenomeni di auto-similarità nella forma di una costa: con immagini riprese da satellite man mano sempre più grandi si può notare che la struttura generale di golfi più o meno dentellati mostra molte componenti che, se non identiche all'originale, gli assomigliano comunque molto. Secondo Mandelbrot, le relazioni fra frattali e natura sono più profonde di quanto si creda.
« Si ritiene che in qualche modo i frattali abbiano delle corrispondenze con la struttura della mente umana, è per questo che la gente li trova così familiari. Questa familiarità è ancora un mistero e più si approfondisce l'argomento più il mistero aumenta »
(Benoit Mandelbrot)

A qualunque scala si osservi, l'oggetto presenta sempre gli stessi caratteri globali.
Una sostanziale differenza tra un oggetto geometrico euclideo ed un frattale è il modo in cui si costruisce. Una curva piana, infatti, si costruisce generalmente sul piano cartesiano, utilizzando una funzione del tipo:   f(x(t),y(t)) = 0  ,che descrive la posizione del punto sulla curva al variare del tempo t.
La costruzione dei frattali, invece, non si basa su di un'equazione, ma su un algoritmo. Ciò significa che si è in presenza di un metodo, non necessariamente numerico, che deve essere utilizzato per disegnare la curva. Inoltre, l'algoritmo non è mai applicato una volta sola: la procedura è iterata un numero di volte teoricamente infinito: ad ogni iterazione, la curva si avvicina sempre più al risultato finale (per approssimazione), e dopo un certo numero di iterazioni l'occhio umano non è più in grado di distinguere le modifiche (oppure l'hardware del computer non è più in grado di consentire ulteriori miglioramenti): pertanto, quando si disegna concretamente un frattale, ci si può fermare dopo un congruo numero di iterazioni.
Alla base dell’auto-similarità sta una particolare trasformazione geometrica chiamata omotetia che permette di ingrandire o ridurre una figura lasciandone inalterata la forma. Un frattale è un ente geometrico che mantiene la stessa forma se ingrandito con una omotetia opportuna, detta omotetia interna.

La dimensione frattale (o dimensione di Hausdorff) è un parametro molto importante che determina il "grado di irregolarità" dell'oggetto frattale preso in esame.
Mandelbrot nel suo libro intitolato “Gli oggetti frattali” pubblicato nel 1975 afferma l’esistenza di differenti metodi per misurare la dimensione di un frattale, introdotti, quando il matematico si cimentò con la determinazione della lunghezza delle coste della Gran Bretagna. Tra questi, il seguente:
Si fa avanzare, lungo la costa un compasso di apertura prescritta h e ogni passo comincia dove finisce il precedente. Il valore dell’apertura h moltiplicato per il numero di passi mi fornirà la lunghezza approssimativa L(h) della costa; tuttavia rendendo l’apertura del compasso sempre più piccola i numeri di passi aumenteranno e la lunghezza tenderà all’infinito.

Mandelbrot afferma che la costa è stata modellata nel corso del tempo da molteplici influenze. La situazione si presenta così complicata perché in geomorfologia non si conoscono le leggi che governano queste influenze. Possiamo quindi affermare che il caso occupa un ruolo rilevante e tuttora l’unico strumento capace di fornire una soluzione al problema è la statistica.
Il caso può generare irregolarità ed è capace di generare un’irregolarità talmente intensa come quella delle coste, anzi in molte situazioni è difficile impedire al caso di andare al di là delle nostre aspettative.
Il caso non deve essere sottovalutato nello studio degli oggetti frattali in quanto l’omotetia interna fa sì che il caso abbia precisamente la stessa importanza a qualsiasi scala. Per tanto gli oggetti frattali sono inseriti nel contesto dei sistemi dinamici caotici.
Nel corso della storia molti matematici sono arrivati alle loro scoperte inaspettatamente. Lo stesso Mandelbrot afferma di essere arrivato alle sue scoperte per puro caso. Un giorno egli si trovò nella biblioteca dell’IBM dove molti libri che nessuno aveva mai letto stavano per essere spediti al macero. Benoit aprì una rivista a caso e lesse il nome del meteorologo Richarson. Questo nome era già noto al matematico polacco per gli studi che stava effettuando sulla teoria della turbolenza. Richarson era uno studioso bizzarro ed eccentrico che era solito porsi domande che nessuno altro avrebbe mai formulato. Queste sue stramberie risultarono nell'anticipare scoperte che alcuni studiosi realizzarono nei decenni successivi. Nel libro Richarson si preoccupò di misurare la lunghezza delle linee costiere su scale differenti. Mandelbrot fotocopiò il disegno che descriveva queste misure e lasciò il libro dove si trovava per riprenderlo il giorno seguente, ma il libro sparì. Il disegno servì al matematico per formulare la teoria dei frattali perché faceva riferimento a qualcosa che noi tutti conosciamo, le coste. Mandelbrot si rese così conto che tutti gli studi effettuati da lui stesso avevano qualcosa in comune seppur spaziavano in discipline completamente differenti. Il modello di partenza era lo stesso: Mandelbrot si preoccupò di definire l’apparente caos insito in essi.

Esistono diverse famiglie di frattali, suddivise in base al grado dei termini dell'equazione generatrice contenuti nell’algoritmo:

- Frattali lineari

- Frattali non lineari

- Frattali aleatori

I frattali lineari sono quelli la cui equazione generatrice contiene solo termini del primo ordine, e quindi si ha un algoritmo di tipo lineare.
Questi frattali possono essere studiati con l'ausilio di un immaginario duplicatore di figure: la fotocopiatrice a riduzioni, una macchina metaforica ideata da John E. Hutchinson, un matematico della Australian National University a Canberra.
Questa macchina funziona più o meno come una normale fotocopiatrice con variatore di riduzione, ma ne differisce per il fatto di avere più lenti di riduzione, ciascuna delle quali può copiare l'originale collocato sulla macchina.
Le lenti possono essere predisposte secondo diversi fattori di riduzione e le immagini ridotte possono essere collocate in qualsiasi posizione. La figura può quindi essere spostata, allungata, accorciata, riflessa, ruotata o trasformata in tutti i modi, purché le varie trasformazioni risultino essere delle omotetie e i segmenti di retta dell'originale rimangano dunque segmenti di retta.
Il modo in cui l' immagine viene spostata e ridotta è determinato dall'algoritmo. Mediante un meccanismo di feedback l'immagine è elaborata ripetutamente, e tende via via a una forma frattale.

Esistono diversi tipi di frattali non lineari, la cui equazione generatrice è di ordine superiore a 1. Uno di questi si basa sulla trasformazione quadratica ed è stato oggetto di attenzione particolare, poiché produce una grande ricchezza di forme geometriche a partire da un algoritmo piuttosto semplice ed è strettamente collegato all'odierna teoria del caos.
La teoria su cui si basa questo frattale quadratico fu descritta per la prima volta nel 1918 dal matematico francese Gaston Julia, che si trovava allora in un ospedale militare, convalescente delle ferite riportate durante la prima guerra mondiale. Tanto le sue ricerche quanto quelle contemporanee del suo accanito rivale Pierre Fatou, e basate sul comportamento della trasformazione g(z) = z2 + c, furono presto dimenticate fino alla rielaborazione da parte di Benoît Mandelbrot.
L'impresa intellettuale di Julia e Fatou è particolarmente notevole perché, non esistendo a quel tempo calcolatori elettronici, essi potevano contare solamente sulle proprie capacità intrinseche di visualizzazione.

I frattali finora esaminati possono essere considerati deterministici. Benché i processi aleatori, come per esempio il lancio di un dado, possano aiutarci a produrre immagini frattali, essi non hanno alcun effetto sulla forma frattale finale. La situazione è ben diversa per un'altra classe di frattali, i cosiddetti frattali aleatori. Per generare un frattale di questo tipo si può cominciare con un triangolo giacente su un piano arbitrario.
I punti medi di ciascun lato del triangolo sono collegati tra loro e il triangolo è così diviso in quattro triangoli più piccoli. Ciascun punto medio è poi alzato o abbassato di una quantità scelta a caso. Lo stesso procedimento è applicato a ciascuno dei triangoli più piccoli e il processo è ripetuto all’infinito. All’aumentare del numero delle iterazioni, comincia a formarsi una superficie sempre più ricca di particolari. In questo «metodo dello spostamento dei punti medi», l’entità aleatoria dello spostamento dei punti medi è retta da una legge di distribuzione che può essere modificata fino a ottenere una buona approssimazione della superficie di cui si vuol costruire il modello.
Per un modello di una superficie relativamente liscia, le trasformazioni usate dovrebbero prevedere una regola per cui gli spostamenti dei punti medi diventino piccolissimi già dopo poche iterazioni. Una regola del genere aggiunge solo piccole prominenze sullo sviluppo complessivo. Per rappresentare invece una superficie accidentata, come ad esempio la topografia di una catena montuosa, è meglio far diminuire di poco l’entità degli spostamenti a ogni iterazione. Questo metodo per costruire superfici ha molte applicazioni. È stato impiegato per ottenere modelli dell’erosione del suolo e per analizzare le registrazioni sismiche al fine di capire i cambiamenti nelle zone di faglia. Questo concetto è stato usato da Richard E. Voss, collega di Mandelbrot al Thomas J. Watson Research Center, per generare immagini molto realistiche di pianeti, satelliti, nubi e montagne.

Il lavoro di gran lunga più riuscito in questo campo è quello sul cosiddetto potenziale elettrostatico dell’insieme di Mandelbrot.
La proprietà forse più affascinante dell’insieme di Mandelbrot è che esso può essere considerato un «deposito» di immagini di efficienza infinita: oltre a suddividere gli insiemi di Julia in connessi e non connessi, l’insieme di Mandelbrot funge anche da indice diretto e grafico di un numero infinito di insiemi di Julia.
Ingrandendo l’insieme di Mandelbrot intorno a un punto c situato sulla sua frontiera, appaiono forme che sono anche gli elementi costitutivi dell’insieme di Julia corrispondente al punto c. Questa scoperta, tuttavia, non è stata ancora rivestita di tutto il necessario rigore matematico. Tan Lei, un giovane ricercatore di talento che lavora all’Università di Lione, ha dimostrato che l’insieme di Mandelbrot si comporta in questo modo per la maggior parte dei valori del parametro c situati esattamente sulla frontiera dell’insieme.

L'insieme di Mandelbrot :



L'insieme di Mandelbrot si colloca nella dinamica complessa, campo il cui studio inizia con i matematici francesi Pierre Fatou e Gaston Julia all'inizio del XX secolo. Le prime immagini dell'insieme di Mandelbrot risalgono al 1978 e fanno parte di uno studio dei gruppi kleiniani di Robert Brooks e Peter Matelski. Mandelbrot studiò lo spazio dei parametri dei polinomi quadratici con un articolo pubblicato nel 1980[2]. Lo studio matematico dell'insieme di Mandelbrot comincia con il lavoro dei matematici Adrien Douady e John H. Hubbard[3], che scoprirono molte fondamentali proprietà di M e diedero il nome di Mandelbrot all'insieme. I matematici Heinz-Otto Peitgen e Peter Richter divennero famosi per avere promosso l'insieme con fotografie, libri e raccolte d'immagini.
L'articolo di copertina del numero di Scientific American dell'agosto 1985 rappresentava un'immagine creata da Mandelbrot, Peitgen e Hubbard. Il lavoro di Douady e Hubbard coincise con una grande crescita d'interesse nella dinamica complessa e nella matematica astratta, e lo studio dell'insieme di Mandelbrot è stato fin da subito un elemento centrale di questo campo. Una lista completa di tutti i matematici che da allora hanno contribuito alla comprensione di questo insieme è al di là degli scopi di questa voce, ma una tale lista includerebbe senz'altro ai primi posti Mikhail Lyubich, Curt McMullen, John Milnor, Mitsuhiro Shishikura, e Jean-Christophe Yoccoz.

Julia Set :



In analisi complessa, l'insieme di Julia di una funzione olomorfa consiste di tutti quei punti il cui comportamento dopo ripetute iterazioni della funzione è caotico, nel senso che può cambiare drasticamente in seguito ad una piccola perturbazione iniziale. Il complementare dell'insieme di Julia nel piano complesso si chiama insieme di Fatou: è l'insieme dei punti il cui comportamento (sempre in seguito a ripetute iterazioni della funzione) è più stabile. I nomi per questi insiemi si riferiscono ai matematici francesi Gaston Julia e Pierre Fatou, che iniziarono a studiare la dinamica delle funzioni olomorfe all'inizio del XX secolo, considerando il caso delle iterazioni di funzioni razionali.

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Arte Frattale:

L'arte frattale è creata calcolando funzioni matematiche frattali e trasformando i risultati dei calcoli in immagini, animazioni, musica, o altre forme di espressione artistica. Le immagini frattali sono grafici dei risultati dei calcoli, le animazioni frattali sono sequenze di questi grafici. La musica frattale associa ai risultati dei calcoli dei toni musicali o altri suoni. L'arte frattale è creata solitamente con l'ausilio di un computer, al fine di accelerare il processo di calcolo della funzione frattale. I frattali possono essere suddivisi in quattro larghe categorie riguardanti l'arte frattale:Quelli per cui l'appartenenza di un punto ad un insieme frattale può essere determinata con l'applicazione iterativa di una semplice funzione. Esempi di questo tipo sono l'insieme di Mandelbrot, il frattale di Lyapunov, e il frattale Burning Ship. Quelli per cui esiste una regola di sostituzione geometrica. Tra gli esempi ci sono la polvere di Cantor, il triangolo di Sierpinski, la spugna di Menger e la curva di Koch. Quelli creati con sistemi di funzioni iterate, in particolare le fiamme frattali. Quelli che sono generati da processi stocastici invece che deterministici (Es. paesaggi frattali).

Tutti e quattro i tipi di frattali sono stati utilizzati come base per arte e animazione digitali. A partire dai dettagli bidimensionali dei frattali come l'insieme di Mandelbrot, i frattali hanno trovato applicazione artistica in vari campi quali la produzione di tessuti, la simulazione della crescita delle piante, la generazione di paesaggi. I frattali sono stati anche usati nel contesto degli algoritmi evolutivi del progetto Electric Sheep. I partecipanti ad esso utilizzano come salvaschermo i frattali ottenuti col calcolo distribuito, votando quelli che preferiscono. In questo modo, il server riduce i tratti indesiderabili e aumenta quelli desiderabili, producendo infine un'opera artistica. I due più famosi programmi per la creazione di immagini frattali sono probabilmente Ultra Fractal e Apophysis. Quest'ultimo è un generatore di fiamme frattali, il precedente un programma di uso più generale. Durante gli anni '90, Fractint è stato il software più famoso per la creazione di frattali da PC. La musica frattale è in grado di produrre suoni naturali e delicate melodie più realistici rispetto agli approcci convenzionali.

Il Progetto Electric Sheep:

Electric Sheep è un progetto di calcolo distribuito per generare, scaricare e visualizzare filmati di frattali in un salvaschermo. Il progetto è stato creato da Scott Draves, mentre il programma è stato realizzato da Danny Daemonic, Eric Fung, Dean Gaudet, Nicholas Long, Mathew, David McGrath, Erik Reckase, Matt Reda, Jeff Sickel, Spot, Andrew Stone, Brennan Underwood e Timothy J. Wood. I filmati generati sono disponibili pubblicamente sotto licenza Creative Commons. I partecipanti al progetto hanno la possibilità di votare i filmati che preferiscono che resteranno in circolazione più a lungo, inoltre i parametri utilizzati per i migliori "sogni" saranno modificati attraverso un algorimo genetico per generare di nuovi.

L'idea proviene da Do Androids Dream of Electric Sheep (Il cacciatore di androidi) libro di Philip Dick da cui è stato tratto il famoso film "Blade Runner" per la regia di Ridley Scott. I computer (Androids) su cui va il salvaschermo stanno sognando (Dreaming) i filmati di frattali (Sheep). Attualmente il progetto è software libero ed è possibile scaricare i sorgenti del programma scritti in C++. Si possono scaricare versioni dedicate per i seguenti sistemi operativi: RedHat Linux, Debian Linux, Gentoo Linux, FreeBSD, Microsoft Windows e Mac OS X.

(EN) Homepage (EN) Electric Sheep Wiki (EN) Schema tecnico del progetto 

Il programma  interattivo che permette di visualizzare l'insieme di Mandelbrot

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Musica Frattale:

Abbiamo sinora visto solo l'aspetto visivo dei frattali. Essendo funzioni matematiche, è altrettanto possibile associarvi una rappresentazione sonora. L'effetto è meno diretto e sicuramente non è altrettanto gradevole. L'altezza e la durata di una nota è scelta con lo stesso criterio con cui viene scelto il colore nella rappresentazione grafica di un punto. Ascoltando la melodia, ci si accorge di alcune regolarità e della ricorrenza di alcuni temi: è proprio questo che evidenzia l'autosimilarità che è così chiara nelle immagini. Esattamente come nella rappresentazione convenzionale, abbiamo a che fare con un "ordine nel disordine", un caos deterministico. Diamo un esempio di musica frattale: i seguenti file midi sono stati realizzati con FMusic, un programma disponibile nella sezione Download.

1.mid  -  2.mid (file musicali)

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Finanza frattale:

Per finanza frattale si intende l'applicazione di metodi, modelli e tecniche propri della geometria frattale all'analisi delle complesse dinamiche dei mercati finanziari; la concezione frattale della finanza si è evoluta nel corso dei decenni ad opera di Benoit Mandelbrot, in parallelo allo sviluppo dei frattali stessi. Nella prima metà degli anni '60, i primi lavori di Mandelbrot tesi ad evidenziare la natura turbolenta dei mercati, costituenti sistemi dinamici estremamente complessi in quanto affetti insieme da fattori esogeni ed endogeni, suscitarono allo stesso tempo grande interesse e vivaci controversie, perché potenzialmente in grado di minare alla base le concezioni ortodosse in materia, basate su assunti troppo semplicistici di regolarità e razionalità.
Le formulazioni originali di Mandelbrot, ancora non giunte a completa maturazione, vennero lasciate cadere all'inizio della decade successiva, anche a causa dell'amplissima diffusione raggiunta dalle teorie finanziarie ormai classiche elaborate da Markowitz, Sharpe, Bachelier, ed infine Black e Scholes nel 1973, con la loro celeberrima formula per la valutazione delle opzioni. Va anche ricordato che, all'epoca, il termine stesso di frattale non era ancora stato coniato dal suo autore. È soltanto negli anni '90 che l'evoluzione delle teorie finanziarie di Mandelbrot e la crescente popolarità della modellistica frattale, unite al verificarsi di alcuni crolli dei mercati (quali il crollo di Wall Street del 19 ottobre 1987 e la crisi dei mercati asiatici della fine degli anni '90, di cui le teorie classiche difficilmente possono rendere conto) portano ad una rinascita dell'interesse per la finanza frattale, da parte sia del mondo accademico che dei professionisti del settore. Tale rinascita è avvenuta nel quadro dello sviluppo di una nuova branca della scienza chiamata econofisica.
Partendo dall'ovvia constatazione che i grafici finanziari presentano una variabilità molto più marcata di quanto preveda l'ipotesi di variazione normale o gaussiana dei prezzi, Mandelbrot identifica due meccanismi fondamentali alla base di tale variabilità: il primo è dato dal cambiamento repentino, cioè dalla discontinuità dei prezzi, il secondo è dato dall'osservazione di una dipendenza a lungo termine delle loro variazioni. Ciò conferma l'esistenza di precise tendenze evolutive all'interno dei grafici, già messe in evidenza dalla cosiddetta analisi tecnica, che però sono sostanzialmente imprevedibili (pseudotendenze) in quanto possono interrompersi in qualunque istante senza alcun preavviso per effetto della discontinuità. L'ultimo e più recente modello di simulazione dei mercati elaborato da Mandelbrot è il cosiddetto modello multifrattale o moto browniano frazionario in un tempo multifrattale di contrattazione, basato essenzialmente sulla composizione di una funzione di deformazione temporale, detta cascata moltiplicativa (che accelera o rallenta il tempo fisico oggettivo), e dell'equazione che traduce un moto browniano con un particolare valore del coefficiente di Hurst, diverso in linea di principio dal valore H = 1/2 assunto nel moto browniano classico.  

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La Teoria del Caos

La teoria del caos è un settore della teoria matematica dei sistemi dinamici che si occupa dei cosiddetti sistemi caotici. Un sistema dinamico si dice caotico se presenta le seguenti caratteristiche:  - Sensibilità alle condizioni iniziali, ovvero a variazioni infinitesime delle condizioni al contorno (o, genericamente, degli ingressi) corrispondono variazioni finite in uscita. Come esempio banale: il fumo di più fiammiferi accesi in condizioni macroscopicamente molto simili (pressione, temperatura, correnti d'aria) segue traiettorie di volta in volta molto differenti. 

- Imprevedibilità, cioè non si può prevedere l'andamento del sistema in anticipo. 

- Le orbite nello spazio delle fasi restano confinate, cioè il sistema non evolve verso l'infinito per nessuna variabile. Si parla in questo caso di Attrattori .

Dal punto di vista dell'orbita del sistema nello spazio delle fasi, un sistema caotico presenta spesso una dinamica caratterizzata da un attrattore strano, ma ciò non è da considerarsi una regola assoluta. Ad esempio la seconda mappa lineare presentata sopra non è caratterizzata da un attrattore strano, in quanto nello spazio delle fasi l'orbita può non essere infinita ma ciclica (mentre un attrattore strano ha sempre orbita di infinita lunghezza). Così pure il sistema caotico del "gatto di Arnold" ha orbite cicliche e non infinite. Una caratteristica peculiare di un sistema caotico, sebbene deterministico, è l'apparente impredicibilità delle traiettorie del sistema, dovuta alla forte sensibilità rispetto alle condizioni iniziali: un piccolo errore nella conoscenza dello stato del sistema in un certo istante può provocare un errore anche grande nelle previsioni a medio e lungo termine. Un sistema caotico autonomo è necessariamente non lineare. Inoltre, se il tempo varia con continuità, lo spazio degli stati deve avere dimensione almeno 3; per i sistemi a tempo discreto, invece, è sufficiente un'unica variabile di stato. Comportamenti caotici si incontrano in meteorologia, climatologia, fluidodinamica (turbolenza), teoria del laser, ecologia. Esempi di modelli matematici di sistemi dinamici:

- Sistemi discreti  ( mappa logistica ; attrattore di Hènon )

- Sistemi continui  ( doppio pendolo ; attrattore di Lorenz ; attrattore di Rössler )

La teoria del caos si applica in molte discipline scientifiche: matematica, fisica, biologia, dinamica di popolazione, informatica, ingegneria, economia, finanza, filosofia, politica, psicologia, e robotica. La teoria del caos viene attualmente applicata anche allo studio medico dell'epilessia, specificamente alla predizione di attacchi apparentemente casuali attraverso l'osservazione delle condizioni iniziali. La teoria del caos è stata anche utilizzata nelle critiche al Capital asset pricing model (CAPM). Il CAPM basa i suoi principi sul modello del mercato efficiente (IME), mentre la Teoria del caos contesta i principi di questo modello e la figura dell'investitore razionale, e soprattutto che il prezzo di un titolo sconti immediatamente tutte le informazioni che pervengono dal titolo stesso.
Secondo i teorici gli investitori non reagiscono alle informazioni man mano che le ricevono, ma hanno memoria dei fatti passati, di quello che è accaduto. I mercati funzionano secondo un'ottica dinamica e non lineare. Viene contestato anche l'indice beta, per le difficoltà che incontra da solo a misurare il rischio di un titolo. Troppi sono i fattori che possono inficiarlo e le diverse modalità di calcolo complicano ancora di più la questione. Viene proposta l'esigenza di avere altri indicatori, come l'indicatore h che distingue una serie causale da una normale. Se ha valore uguale a 0.5 è causale, se maggiore sarà di tipo non normale. Il termine "Teoria del caos" ha colpito parte dell'immaginario collettivo ed è entrata a far parte della cultura pop, insieme all'"effetto farfalla". Nella grande maggioranza dei lavori seguenti (ma non in tutti) la teoria del caos è rappresentata soprattutto come negazione del determinismo e/o in relazione all'effetto farfalla. Questo (inteso come l'influenza di fatti minimi sul corso degli eventi) era già rappresentato in un racconto di Ray Bradbury, "Rumore di tuono", pubblicato nel 1952 e quindi antecedente alla teoria. Questo racconto viene da taluni ritenuto tra i "precursori".

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L'Attrattore di Lorenz

L'attrattore di Lorenz fu il primo esempio di un sistema di equazioni differenziali a bassa dimensionalità in grado di generare un comportamento complesso. Venne scoperto da Edward N. Lorenz, del Massachusetts Institute of Technology, nel 1963.
Semplificando le equazioni del moto alle derivate parziali che descrivono il movimento termico di convezione di un fluido, Lorenz ottenne un sistema di tre equazioni differenziali del primo ordine.

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L'Effetto Farfalla

Effetto farfalla è una locuzione che racchiude in sé la nozione maggiormente tecnica di dipendenza sensibile alle condizioni iniziali, presente nella teoria del caos. L'idea è che piccole variazioni nelle condizioni iniziali producano grandi variazioni nel comportamento a lungo termine di un sistema. L'espressione "Effetto farfalla" si ritiene in genere sia stata ispirata da uno dei più celebri racconti fantascientifici di Ray Bradbury: Rumore di tuono (A Sound of Thunder, in R is for Rocket) del 1952, in cui si immagina che nel futuro, grazie ad una macchina del tempo, vengono organizzati dei safari temporali per turisti. In una remota epoca preistorica un escursionista del futuro calpesta una farfalla e questo fatto provoca una catena di allucinanti conseguenze per la storia umana. Alan Turing in un saggio del 1950, Macchine calcolatrici ed intelligenza, anticipava questo concetto: "Lo spostamento di un singolo elettrone per un miliardesimo di centimetro, a un momento dato, potrebbe significare la differenza tra due avvenimenti molto diversi, come l'uccisione di un uomo un anno dopo, a causa di una valanga, o la sua salvezza". Per esemplificare con un'idea concreta e quotidiana questo concetto, si parla solitamente delle cosiddette "porte scorrevoli" (in inglese sliding doors): una persona deve assolutamente prendere il treno, ma ritarda di giusto due secondi e lo perde. Perdendolo, entra in scena una sequenza di avvenimenti che la porta, ipotizziamo, a ritornare a casa deluso ed imbattersi casualmente nella donna della propria vita svoltando distrattamente l'angolo. Se invece la persona fosse riuscita a prendere il treno, si sarebbe trovata da tutt'altra parte e non avrebbe conosciuto la propria anima gemella.

A conti fatti perciò una singola azione può determinare imprevedibilmente il futuro - nella metafora della farfalla, quindi, si immagina che un semplice movimento di molecole d'aria generato dal battito d'ali di una farfalla possa causare una catena di movimenti di altre molecole fino all'uragano menzionato. Così un semplice ritardo di due secondi può incidere sulla vita personale di un individuo. Ovviamente qualsiasi evoluzione degli eventi nei due casi è ipotizzabile e plausibile: e se magari fermando la propria anima gemella le avesse impedito di essere investita da un camion pochi metri dopo? E se prendendo il treno invece avesse per sbaglio preso al capolinea una valigia, uguale alla propria, di un'altra persona contenente esplosivo a tempo, sventando così un attentato a prezzo della propria vita? Edward Lorenz fu il primo ad analizzare l'effetto farfalla in uno scritto del 1963 preparato per la New York Academy of Sciences. Secondo tale documento, "Un meteorologo fece notare che se le teorie erano corrette, un battito delle ali di un gabbiano sarebbe stato sufficiente ad alterare il corso del clima per sempre." In discorsi e scritti successivi, Lorenz usò la più poetica farfalla, forse ispirato dal diagramma generato dagli attrattori di Lorenz, che somigliano proprio a tale insetto, o forse influenzato dai precedenti letterari (anche se mancano prove a supporto)."Può il batter d'ali di una farfalla in Brasile provocare un tornado in Texas?" fu il titolo di una conferenza tenuta da Lorenz nel 1979. Dal punto di vista matematico molti sistemi possono essere modellizzati con equazioni differenziali alle derivate parziali. Le soluzione di queste equazioni spesso utilizzano funzioni esponenziali e quindi anche una modesta variazione dei dati in ingresso si ripercuote sulla soluzione con un andamento esponenziale potendo quindi alterare in modo determinante l'andamento del modello in funzione del tempo.

La conseguenza pratica dell'effetto farfalla è che i sistemi complessi, come il clima o il mercato azionario, sono difficili da prevedere su una scala di tempo utile. Questo perché ogni modello finito che tenti di simulare un sistema, deve necessariamente eliminare alcune informazioni sulle condizioni iniziali — ad esempio, quando si simula il tempo atmosferico, non è possibile includere anche lo spostamento d'aria causato da ogni singola farfalla. In un sistema caotico, questi errori di approssimazione tendono ad aumentare via via che la simulazione procede nel tempo e, al limite, l'errore residuo nella simulazione supera il risultato stesso. In questi casi, in sostanza, le previsioni di una simulazione non sono più attendibili se spinte oltre una certa soglia di tempo.

[ Tutte le informazioni contenute in questa pagina, sono state estratte dall'enciclopedia libera: http://it.wikipedia.org ]__________________________________________________________________________

Alcuni "Mandala frattali" ricevuti dal caro amico Pier:




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SCIENZA DELLA COSCIENZA

Riassunto dei cardini del Paradigma Olistico

L'UNIVERSO. L'universo è una Unità, una sola energia vivente, un oceano di coscienza che si estrinseca e si evolve in differenti dimensioni e livelli: materiali, energetici, mentali e spirituali.

MATERIA-SPIRITO. Materia e coscienza sono aspetti di una sola cosa. Corpo, vita e spirito sono manifestazioni dell'unità.

LA COSCIENZA E L'AMORE. La coscienza è Una, è il centro sacro dell'esistenza. La coscienza implica amore, unità, ordine, coerenza, sincronicità, crescita.

COSCIENZA E INFORMAZIONE. La coscienza è informazione, è energia intelligente, vivente e informata.

IL TUTTO E LA PARTE - Interconnessione e interdipendenza. Il Tutto si riflette (olograficamente e sincronicamente) in ogni singola unità, ogni unità è parte del Tutto e ne rispecchia la complessità. Ogni fenomeno, ogni essere quindi è interconnesso con ogni altro essere e fenomeno del'universo.

LA PARTE E IL TUTTO. Ogni Unità è quindi sacra e insostituibile parte di un unico Tutto. L'unità di coscienza tende ad evolvere, ossia ad espandere e ordinare il proprio campo di informazioni verso una maggiore consapevolezza e conoscenza.

L'ESSERE UMANO. L'essere umano è frutto dell'universo e ne esprime l'unità di coscienza e la molteplicità delle dimensioni e dei livelli.

SALUTE GLOBALE E MEDICINA OLISTICA. La salute globale è uno stato di unità e armonia tra corpo, energie, emozioni, mente e spirito. La medicina olistica cura l'essere umano nella sua integrità di anima, corpo e mente. La guarigione può diventare un processo di evoluzione interiore attraverso la comprensione delle cause che ci hanno portato contro la legge armonica dell'esistenza e della natura e al cambiamento di vita.

L'AUTOCOSCIENZA E IL RISVEGLIO INTERIORE. L'essere umano può risvegliarsi ad un livello di coscienza più vasto e olistico. L'autocoscienza, ossia la realizzazione del proprio essere, è la chiave per la conoscenza-coscienza del Tutto. La coscienza unitaria dell'esistenza nasce da una analoga coscienza unitaria di sé stessi e dal senso di profonda interconnessione con la vita del Tutto che ne deriva.

LA TERRA. La Terra è viva e sacra. La concezione olistica vede il nostro pianeta come Gaia, la Grande Madre, un essere immenso che ci dona vita e consapevolezza a cui dobbiamo infinito rispetto per ogni suo aspetto di vita animata o inanimata. La coscienza del nostro pianeta offre un contesto globale ed ecosistemico, un costante punto di riferimento, una scala di valori e di relazioni macro-microcosmiche essenziali per una scienza e un'esperienza olistica.

LA RELIGIONE DEL FUTURO. La religiosità basata sull'amore, sul rispetto del vivente, sul senso di interdipendenzza e di pace, accomuna ogni popolo e cultura. Ogni differenza di pratica, di credo, di metodi per raggiungere il divino - che non diventi causa di separazione - può essere considerata una ricchezza. La nuova religiosità deve includere la nuova scienza.

LA CRISI GLOBALE E A COSCIENZA PLANETARIA. La crisi ecosistemica planetaria può essere considerata un momento critico di passaggio in cui gli esseri umani possono decidere la direzione del loro futuro, verso la sostenibilità e la responsabilità o il peggioramento dello stato attuale. La sfida è ne processo di crescita umana, di evoluzione della consapevolezza verso una dimensione più globale. Se questo passaggio diventasse una scelta consapevole il nostro pianeta rinascerebbe verso una coscienza planetaria, un nuovo rinascimento.

L'EVOLUZIONE. L'intero universo è un processo dinamico in costante evoluzione. L'evoluzione è l'espressione di un processo intelligente di crescita della conoscenza e della coscienza della realtà (informazioni).

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PSICOSOMATICA SPERIMENTALE: RICERCHE SU COERENZA E SINCRONIZZAZIONE CEREBRALE

Nella nostra epoca l'uomo ha perso ideologicamente la strada... La scienza si è spinta troppo oltre nel distruggere la fiducia dell'uomo nella sua grandezza spirituale... e gli ha istillato la convinzione di essere semplicemente un insignificante animale, che si è evoluto per caso e necessità in un altrettanto insignificante pianeta, sperduto nella grande immensità del cosmo... Noi dobbiamo renderci conto dei grandi misteri della struttura materiale e del funzionamento dei nostri cervelli, della relazione tra cervello e mente e della nostra immaginazione creativa. Sir John Eccles, Nobel per la neurofisiologia.

Esperimenti sugli stati della coscienza, il decennio del cervello.

"Il cervello è l'interprete della coscienza". Ippocrate
Il fatto che gli anni Novanta siano stati dichiarati dalla comunità scientifica internazionale il "Decennio del Cervello" può essere particolarmente significativo ricordando quanto sosteneva Roger Sperry, ossia che la scienza studiando il cervello in realtà intende addentrarsi nella comprensione della coscienza. Dagli inizi di questo decennio ho cercato, con le mie ricerche sulla coerenza cerebrale, di dare un personale contributo sperimentale alla comprensione della psicosomatica e degli stati di coscienza più elevati. Queste ricerche sono ancora in una fase iniziale di studio, quindi non sono ancora confermate da una seria e approfondita sperimentazione: tuttavia sembrano confermare con evidenza l'ipotesi psicosomatica olistica.

Brain Olotester: alta tecnologia per l'evoluzione

"La coscienza non è riducibile a eventi neurali. Il significato del messaggio non sarà mai trovato nella chimica dell'inchiostro". Roger Sperry, Nobel per la neurofisiologia.

Il Brain Olotester è uno strumento specificatamente studiato per l'analisi e la quantificazione dell'attività cerebrale al fine di avere informazioni sugli stati di coscienza e sulla situazione psicosomatica della persona. Il Brain Olotester non cerca di ridurre la coscienza ad eventi neurali, al contrario cerca di amplificare e interpretare globalmente i dati delle attività cerebrali per cogliere il significato del messaggio che viene dalla coscienza. Il Brain Olotester è un elettroencefalografo computerizzato, costruito secondo gli standard internazionali, capace di scomporre, con la "trasformata di Fourier", le onde cerebrali in 64 bande e di visualizzarle a colori sul monitor di un qualsiasi personal computer IBM compatibile. Nella fig.* vediamo a sinistra le 64 bande dell'emisfero sinistro e a destra, specularmente, le 64 bande dell'emisfero destro. Tra le due bande vediamo riportati i valori in Hertz (Hz. = cicli al secondo) delle varie bande. Queste 64 linee, che vedete in tonalità di grigio, sono in realtà divise in differenti colori in relazione alle bande Delta (in basso, da 0.5 a 4 Hz., di colore rosso), Theta (in giallo, da 4 a 7 Hz.), Alfa (nel mezzo di colore verde, da 8 a 13 Hz.) e Beta (in alto nelle tre gradazioni del blu, indaco e viola, da 14 a 35 Hz.). La larghezza delle singole bande è espressa in microvolt e rappresenta l'intensità, la forza dell'onda, come il "volume" di un suono. In basso a destra si leggono i valori numerici medi delle singole bande di sinistra e destra raffigurate nel grafico. Delta=D, Theta=T, Alfa=A Beta=B, e il tempo di captazione. I punti da cui sono captati i segnali eeg sono il frontale sinistro e destro (F1 e F2). Il monitor ovviamente ci permette di vedere in tempo reale (un campionamento ogni 2 sec. circa) le continue variazioni di attività del cervello che sono parallele alle infinite sfumature della nostra mente, di quantificarle digitalmente e studiarle in modo olistico.

Questo strumento è dotato di un programma brevettato che consente di calcolare la "correlazione lineare di Pearson" analizzando e quantificando la similitudine o coerenza tra le onde dell'emisfero destro e sinistro, che possiamo chiamare "sincronizzazione" o sync. (abbreviato in inglese). Utilizzeremo questi due termini, sincronizzazione e coerenza, che per molti versi possono essere utilizzati come sinonimi, con un'accezione più generale e interpersonale per il primo e più energetico-matematica per il secondo. L'Olotester può così calcolare la coerenza (sync.) tra i due emisferi del cervello (come tra le onde cerebrali di persone vicine), come potete osservare dalla curva in basso nella stessa figura. La linea tratteggiata rappresenta un valore di coerenza (sync.) = 0 ossia nessuna sync. La parte alta del grafico coerenza = +100% ossia massima sync. la linea in basso coerenza = -100% ossia sync. negativa. La spiegazione del concetto di coerenza positiva, negativa o nulla è espressa graficamente nella fig.*.

Con l'Olotester speriamo di poter contribuire ad una nuova fase della ricerca scientifica orientata allo studio e alla comprensione della natura della coscienza stessa e dei suoi stati più profondi ed evoluti. Lo strumento, dai primi dati, sembra poter favorire l'evoluzione della coscienza umana in questo gravissimo momento di crisi planetaria.

Lo studio dei primi dati ricavati dall'Olotester è stato di parziale conferma dell'ipotesi psicosomatica olistica: alcuni stati di coscienza corrispondono ad un particolare quadro EEG, ad un particolare stato psicofisico. Quando la mente sta male, il corpo sta male e il cervello lavora in maniera squilibrata e disarmonica. Quando la coscienza è in armonia con se stessa, l'attività elettromagnetica del cervello diventa armonica ed equilibrata. Gli stati di meditazione corrispondono allo stato più armonico e integrato del cervello. Fino ad ora l'evoluzione interiore è stata appannaggio delle religioni e delle scuole di ricerca interiore; oggi siamo in grado di iniziare un lavoro scientifico e laico nella stessa direzione.

Le ipotesi di lavoro

L'intero gruppo di esperimenti è stato condotto sulla base di due ipotesi di partenza.
La prima ipotesi da verificare, sulla base dei modelli Cyber e Cyber7, è che gli stati di coscienza che tendono all'unità avrebbero dovuto produrre una più elevata coerenza nel campo elettromagnetico in generale, e a livello elettroencefalografico in particolare.
La seconda è l'ipotesi psicosomatica olistica, come parametro di lettura globale delle attività cerebrali in relazione a quelle somatiche e psichiche. Un'ipotesi scientifica non è una verità ma un insieme di congetture da verificare; cercheremo quindi di confermarne la veridicità con una serie di esperimenti e di interpretazioni globali. Molto probabilmente, come in tutte le ipotesi di una certa complessità, vi saranno dei punti che verranno confermati e altri che verranno smentiti. La scienza non è un'ideologia che cerca di giustificare ogni cosa ai propri fini e siamo lieti di poter comprendere la verità dei processi psicosomatici anche se questo dovesse contraddire apertamente parti del nostro modello e della nostra ipotesi. Entriamo ora nella parte più concreta osservando le mappe olistiche cerebrali, alcuni esempi reali di come il cervello può operare. Utilizzando l'ipotesi psicosomatica olistica interpreteremo casi di normalità e di patologia, squilibri, alterazioni, depressioni, eccitamento, creatività e stati di meditazione a differenti livelli di profondità.

Lo stato fluido e la media

Prendiamo innanzitutto in considerazione quadri di normalità. Nella fig. ** vediamo un quadro eeg di una persona in stato di buona salute psicofisica. Osserviamo una buona specularità tra emisfero destro e sinistro (sync. 67) con una bassa attività delta e theta, un buon picco alfa sui 10 Hz. e una bassa attività beta. Questo, sulla base del nostro modello psicosomatico, significa che la persona in questione aveva un corpo rilassato, un basso livello di attività istintiva inconscia (delta e theta), un "cuore" emotivamente aperto (picco alfa) e un'attività mentale calma (basse beta). Nella fig. ** osserviamo un quadro eeg "normale" per la città di Milano, in cui osserviamo delta e theta molto più forti (tensione somatica e inconscia), alfa senza picco (poco piacere di vivere e cuore più chiuso) e maggiore attività beta (elevata attività mentale superiore). La sync.= ** ci mostra che il soggetto è comunque positivo e centrato, tipico di chi usa la propria intelligenza professionale per uno scopo determinato. A Milano questo secondo tipo di quadro rappresenta la normalità statistica di chi sta "bene". Come abbiamo espresso nell'introduzione il concetto olistico di salute è intimamente legato al concetto di fluidità: la persona sana risponde alle differenti situazioni della vita in modo opportuno e diversificato. Rabbia, paura, amore, odio, ogni emozione, positiva o negativa trova il suo spazio e la sua utilizzazione naturale. Analogamente i due emisferi sono in equilibrio dinamico.

Squilibri di ampiezza: i tipi freddi e caldi

Rispetto alla media statistica, abbiamo delle persone che si trovano ai limiti inferiori e superiori. Mentre la maggior parte delle persone parla con un volume normale, sappiamo che alcuni parlano con un volume troppo basso o alto. Lo stesso accade nel cervello, il voltaggio delle singole bande è come dire l'intensità o meglio il volume del nostro pensiero. Abbiamo osservato che a livello di attività cerebrale alcuni sono "freddi", introversi, Yin, e hanno un voltaggio ai limiti inferiori della media (fig. **), altri sono caldi, esuberanti, Yang e il loro quadro esce dallo schermo normale (Fig. ** ). L'Olotester può cambiare scala di registrazione e quindi includere quadri molto più larghi del normale.

Mancanza di centratura e squilibrio psichico

Nella fig. ** abbiamo visto un esempio di persona sana ed equilibrata. Notiamo che i margini (nel tempo medio di 60-180 secondi circa) sono omogenei e lisci.Abbiamo osservato che i quadri eeg delle persone meno integrate psicosomaticamente, ossia con una serie di squilibri interiori generali, solitamente mostra un margine più frastagliato. Ricordiamo che è opportuno comparare i quadri presi con tempi uguali tra loro (1 o 3 minuti di media), in quanto tempi più lunghi hanno ovviamente i margini più omogenei.

Predominanza sinistra e destra

Nei quadri eeg di persone sane e psicosomaticamente equilibrate abbiamo osservato che le bande della sinistra e della destra sono armoniche e speculari. Questo dato ci suggerisce che l'emisfero sinistro.razionale.maschile e il destro.intuitivo.femminile sono in buon equilibrio. Il dato visivo viene poi confermato dall'alto valore della sincronicità tra emisferi e rappresentato da una linea abbastanza alta. Vediamo nella fig. ** e ** due esempi di quadri "normali" leggermente sbilanciati a sinistra (Sx) e a destra (Dx).

Squilibri a sinistra: stress e iperattività

Mentre una leggera predominanza emisferica rappresenta una normale capacità di adattarsi a certe condizioni, la predominanza cronica o eccessiva rappresenta uno squilibrio patologico che si osserva in soggetti con problemi psicosomatici. Lo squilibrio a sinistra, ossia l'iperattività dell'emisfero sinistro, connesso al lato destro del corpo, è quasi sempre associato ad un'eccessiva attivazione del sistema simpatico che in generale crea tensione e ipereccitazione generale. È la sindrome classica da stress, i cui sintomi sono: difficoltà a dormire, problemi digestivi, incapacità a vivere e a lavorare in maniera rilassata, agitazione psicomotoria e senso di "obbligo" ad essere sempre attivi nonostante la poca energia e il senso di affaticamento. È una sindrome Yang. Nella fig. ** osserviamo un quadro grave di stress in cui l'intera attività di sinistra è in fortissima iperattività e dove osserviamo un "buco", cioè un avvallamento, sulle alfa a dx e ovviamente una sync. vicina allo zero. Nella fig.** il quadro di un ragazzo in preda a crisi ansiosa con tendenza ipocondriaca dopo uno shock da incidente. Osserviamo un forte sbilanciamento nelle beta a sx, la mancanza di picco alfa e una sincronizzazione molto bassa (negativa), indice di profondo malessere e conflitto interiore. Nella fig. ** un quadro dello stesso ragazzo dopo una meditazione.

Iperattività beta e attività intellettuale

L'iperattività beta è un dato che si riscontra comunemente nelle persone con forte attività mentale, che pensano molto; tale attività beta ovviamente può avere connotazioni positive o negative. Molti pazienti psichiatrici mostrano dei quadri "caldi" e con evidente iperattività beta. Nella fig. **, un giovane paziente mentalmente iperattivo ma emozionalmente bloccato. Stiamo considerando l'ipotesi di associare la banda beta uno (14-21 Hz.) alla creatività e all'autoespressione, la beta due (22-28 Hz.) al pensiero e all'elaborazione intellettuale e concettuale e la beta tre (28-35 Hz.) all'auto-controllo (super-io o consapevolezza sociale di sé) e all'autocoscienza (consapevolezza di Sé).

Alfa: predominanza o carenza del cuore e dei sentimenti

L'iperattività alfa è un dato che si riscontra in persone che hanno una forte emotività; spesso si tratta di un momento di intensa emozione che poi si scioglie. Questo quadro si osserva spesso in situazione altamente emozionali o durante i gruppi di sviluppo del potenziale umano, in cui si lavora intervenendo con tecniche di apertura del corpo e delle emozioni represse (fig.**). Questa iperattività in alcuni casi può essere ai limiti della normalità sfociando nello squilibrio. Nella fig. ** osserviamo il quadro della stessa persona della fig.** dopo una terapia di emotional release, (rilascio emozionale), in cui si vede una banda alfa particolarmente esuberante e un considerevole picco sulle beta 3 che potrebbe essere interpretato come eccesso di autocontrollo. La carenza di alfa è al contrario un aspetto che si rileva molto comunemente, soprattutto nelle città. Lo abbiamo associato alla "chiusura del cuore", termine psicosomatico che sottintende chiusura dei sentimenti di amore e dell'affettività, mancanza di amore e rispetto per se stessi, assenza di gioia di vivere. Queste situazioni purtroppo sono alquanto comuni nella nostra attuale società dei consumi, della competizione e della produttività, dove poco è lasciato ai sentimenti umani, all'amicizia e alle relazioni di cuore.

Iperattività theta: ansia e tensioni inconsce

Una iperattività theta ad occhi aperti (in stato di veglia) è stata spesso osservata in pazienti molto tesi muscolarmente o che soffrivano di ansia e di crisi di paura. In generale l'iperattività theta-delta spesso è considerata un artefatto da tensione muscolare, dato peraltro estremamente interessante in relazione alla diagnosi delle patologie da stress. L'iperattività theta-delta, associata a delle beta molto limitate, è stata da noi osservata in molte persone in stato di rilassamento o meditazione, ed è connessa quindi con un'attività profonda dei centri cerebrali. Una predominanza theta-delta a sinistra o a destra è sintomo, molto spesso, di malposizione vertebrale cervicale associata a tensione dei muscoli cervicali. Questa predominanza si riduce o addirittura scompare con il rilassamento e col trattamento manipolativo vertebrale a livello delle cervicali.

Sincronizzazione: artefatti da eccessi delta e theta

L'eccesso di onde delta e theta (dai 3 ai 6 Hz.) produce un deciso innalzamento del valore di sincronizzazione, fatto che, in apparenza, sembra contraddire la prima ipotesi, che lega la sincronicità al benessere. Questa iperattività sembrerebbe dovuta alla corrente prodotta dalla tensione muscolare dei muscoli oculari, mascellari o della nuca, ed appare molto spesso all'inizio delle prove elettroencefalografiche. Si pensa che il soggetto, intimorito dall'apparecchio e dal giudizio intrinseco che ogni prova può riservare, si tenda inconsciamente e quindi provochi una tensione generalizzata. Alcuni ricercatori inglesi ritengono che questa banda sia dovuta ad uno stato di attenzione (allarme) di fondo prodotto dai centri profondi del cervello rettile dovuto alla novità della situazione. Di fatto comunque queste forti onde delta-theta (vedi Fig.**) tendono ad aumentare sensibilmente la sincronizzazione generale, anche in soggetti chiaramente sofferenti. Per verificare se il valore di sincronizzazione è realmente dovuto ad uno stato di coerenza psicosomatica è sufficiente fare chiudere gli occhi alla persona (e magari farla coricare), una reale sincronizzazione rimane o adirittura si alza, mentre se è dovuto ad un artefatto da iperattività theta-delta la sincronizzazione scenderà a valori medi o bassi, come appare nella fig.** che appartiene alla persona.della fig. precedente.

Sincronizzazione negativa

Come abbiamo visto nella fig. ** le onde dei due emisferi possono essere uguali ma di segno opposto. Ad esempio, quando un'onda si alza a sinistra una curva identica si abbassa a destra. È un segno di polarità opposta che, normalmente, osserviamo nei quadri delle persone quando sono molto depresse o negative. Nella fig. ** un caso di uomo in preda alla rabbia, che alzava la voce e inveiva contro la moglie (assente) che lo aveva abbandonato accusandolo di insensibilità. Il soggetto lamentava ovviamente una dualità evidente di sentimenti di amore e odio per la moglie che si manifestavano nella sync. negativa.

Depressione e "Drop Sync"

La depressione psicosomatica è una sindrome che può avere numerose cause, dalla stanchezza generale alla mancanza di scopi nella vita. Si ha una tendenza al rallentamento, all'introversione, alla chiusura, all'apatia, a giudicare tutto negativo. La persona lamenta poca energia e poca voglia di fare o di cambiare. Tranne che per i casi di stanchezza cronica, queste persone hanno di solito una grande riserva energetica che tuttavia non riescono ad utilizzare, solitamente per mancanza di una finalità. È una sindrome Yin, a volte successiva ad un periodo di stress e iperattività ma più spesso dovuta a delusione e senso di sconfitta, per tradimento dei valori affettivi, di amicizia, o per shock emotivi. Uno dei punti più caratteristici delle depressioni psicosomatiche è rappresentato da improvvisi abbassamenti della sincronizzazione, vere "cadute" della curva di sincronicità o "drop sync". Nella fig. ** vediamo un classico caso di caduta in un quadro di uomo in preda a depressione.

I picchi di sincronizzazione

La salita della sincronizzazione emisferica può avvenire anche in modo repentino, come il "salto quantico" dell'elettrone da un livello ad un altro. Questo "jump sync" si osserva comunemente per un'intuizione, quando qualcosa, come un improvviso suono di campanello, stimola il soggetto, per un gesto (che sincronizza molti neuroni) o spontaneamente. Il quadro normale dell'istante ad alta sincronizzazione (solitamente 1 secondo) è caratterizzato spesso da onde quasi-armoniche, ossia che hanno picchi a distanza abbastanza regolare simili alle armoniche e da un diverso aspetto generale rispetto alla media (vedi fig. **).

Stati ad alta sincronizzazione: creatività e integrità

Quando la mente si concentra su un oggetto o su uno scopo, l'intera attività cerebrale sembra ritrovare un suo punto focale, uno scopo su cui sincronizzarsi. I quadri di soggetti molto coinvolti in attività creative o professionali mostrano spesso alti valori di sync. e dei picchi simmetrici su diverse bande. Grande differenza esiste tra quadri di persone che giungono a questo risultato con lo sforzo egoico (attraverso aggressività, tenacia, competizione, ambizione) a discapito della propria umanità (relazioni umane, sentimenti, amore, rilassamento) e persone che realizzano se stesse in modo più umano e olistico, scoprendo il proprio essere profondo e la sua naturale espressione esteriore. Nel primo caso abbiamo dei quadri spesso caratterizzati solitamente da ampie delta e theta, mentre nel caso di persone che partono da esperienza meditativa il quadro è assai più "sferico", armonico e con una maggiore presenza di onde alfa (vedi fig. **).

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SINCRONICITÀ, COMUNICAZIONE E FUNZIONAMENTO DEL CERVELLO

Sincronicità e funzionamento del cervello

di Karl Pribram - estratto da "La syncronicité l'ame et la science"

Nel 1961 ho visitato il Museo della Scienza e dell'Industria di Chicago. Al centro del museo era esposto un dispositivo il cui scopo era di illustrare la natura dei modelli statistici. Grosse biglie di acciaio vengono lasciate andare da un soffitto a volta alto quanto tre piani. Essi finiscono per arrivare al centro di un avvallamento di tipo gaussiano, provocando un rumore assordante. La descrizione che il Museo dà di questo dispositivo fa notare l'impossibilità di prevedere il percorso di una biglia in particolare, ma sottolinea che il risultato globale della caduta è sempre prevedibile, secondo la legge di distribuzione di Gauss: questo è il mistero delle probabilità ed è l'oggetto dei modelli statistici che ci permette di pervenire a un risultato. Dieci anni dopo, Jacques Monod nell'affascinante opera 'Il caso e la necessità', manifestava il suo imbarazzo di fronte allo stesso mistero così come esso si presenta in biologia. Come era possibile, si domandava Monod, che tanti eventi, dovuti al caso, finissero per dare forme, manifestazioni stabili, di cui sono costituiti gli organismi?

Per me, l'enigma di Chicago era differente da quello contenuto nel libro di Monod. Ero sorpreso che il Museo non avesse menzionato, nella descrizione, il fatto che le biglie, cadendo, passavano attraverso un immensa griglia simmetrica in materia plastica!
Nell'analizzare il libro di Monod mi sono servito di questa esperienza per suggerire che esiste 'una reciprocità universale della costrizione', così come si manifesta, in una struttura fisica e biologica, dove il carattere fortuito degli eventi 'è costretto' da una struttura. Il sistema di Gauss è pertanto un riflesso della struttura simmetrica, attraverso la quale passano le biglie, ed è anche un riflesso dell'impossibilità di prevedere il percorso di ciascuna biglia, all'interno della struttura stessa. Oggi vorrei mantenere l'idea di reciprocità per approfondire un altro mistero: quello della sincronicità. Anche qui sembra si producano degli eventi dovuti al caso che descrivono modelli portatori di senso.
Jung ha inventato il concetto di sincronicità. Egli aveva fatto alcune osservazioni molto simili a quelle rilevate da numerosi altri ricercatori e venne sollecitato dalle connessioni evidenti fra queste diverse osservazioni e pensò che le scoperte in corso nella fisica quantica contenevano gli elementi che potevano permettere di risolvere questo enigma.

In fisica quantica e nucleare, come nelle osservazioni di Jung, apparivano in effetti degli eventi che sembravano essere connessi ma la cui relazione sfidava qualsiasi spiegazione in termini ordinari. Nella sperimentazione del 'paradosso' di Einstein-Podolsky-Rossem, o nelle osservazioni sollevate dal teorema di Bell, le perturbazioni di una particella elementare possono immediatamente 'influenzare' un'altra particella che si trova a distanza, quando la sola relazione fra le due particelle dovrebbe normalmente derivare dal fattore temporale. All'interno del nucleo, è possibile descrivere matematicamente l'apparizione di quarks, ma queste descrizioni implicano il rovesciamento occasionale della freccia del tempo o della causalità. Quello che viene descritto in fisica e nelle osservazioni di Jung, sono delle correlazioni, cioè delle connessioni acausali e dunque a-temporali. Qualsiasi osservazione inizia notando delle correlazioni. Quello che produce difficoltà è il tentativo di determinare un ordine di casualità in seno alle correlazioni. Il famoso esempio di David Hume del gallo che canta e del sole che si leva è tipico. Il gallo canta, poi il sole si leva. Ci si aspetterebbe che il primo evento sia la causa del seguente, ma nel caso del gallo e del sole, la causalità sembra propagarsi in senso diverso: a un esame più profondo, risulta infatti che i ritmi circadiani del gallo sono determinati dal sorgere del sole.
In fisica quantica, Bohr e Heisenberg hanno sottolineato l'importanza dell'osservatore e dello strumento di osservazione scelto. Pertanto l'esempio del gallo e del sole dovrebbe suggerire che si studiano i cervelli per vedere se non ci siano certi meccanismi - come era il caso dei ritmi circadiani -, che spieghino le correlazioni osservate. Io penso che questi meccanismi esistano e questo ci riconduce sia alla fisica che alla sincronicità. Si è constatato che ciascun campo recettore di una cellula della corteccia si armonizza approssimativamente con un'ottava di frequenza spaziale. Le cure armoniche dei campi recettori adiacenti si sovrappongono; inoltre, come ognuno sa, esiste una corrispondenza fra le superficie sensoriali, i muscoli del corpo e le loro proiezioni su questa o quella area corticale. Dato il modo in cui il meccanismo sensorio-corticale funziona, esso può essere comparato a un pianoforte. Quando uno stimolo colpisce un recettore sensoriale, il recettore agisce pressappoco come reagisce un tasto di un pianoforte. L'eccitazione è sospinta fino al campo recettore (la corda), alla quale è collegata dalla 'tavola d'armonia' della corteccia, facendo nascere una risonanza.

A partire dalla massa di questi campi recettori, ciascuno armonizzato con una particolare banda di frequenza spaziale di larghezza ben delimitata, i criteri composti, per esempio, della visione spaziale possono essere riconosciuti. La matematica che descrive la relazione fra la configurazione spaziale delle griglie utilizzate per studiare i campi recettori e la curva armonica delle frequenze spaziali corrispondenti a questi campi, consistono in quelle che vengono chiamate trasformazioni di Fourier. Il teorema di Fourier stabilisce che ogni modello, qualsiasi sia il suo grado di complessità, può essere analizzato in fattori che si compongono di onde regolari e differenti di frequenza e di ampiezza.

In fisica quantica, l'effetto sembra precedere la causa, 0 meglio non abbiamo alcuna base che permetta di comprendere la correlazione osservata. Una volta compresa la natura del campo di trasformazione, la sua presenza può aiutare alla comprensione di numerosi livelli. dove questa ubiquità è forse meglio posta in rilievo fra energia e massa: E = m. c2. In fisica quantica E, energia, viene misurata in termini di momento; m è la massa dei gravitoni che appaiono in certe posizioni; c è la velocità della luce che determina la freccia del tempo. (Alla velocità della luce, il tempo resta immobile). così la parte destra dell'equazione di Einstein rappresenta lo spazio/tempo così come abbiamo l'abitudine di percepirlo. Quanto alla parte sinistra, essa rappresenta il momento, cioè il potenziale di energia disponibile in ogni istante. Ed è perciò un termine non localizzato, che, in effetti, è collegato allo spazio - tempo attraverso la trasformazione di Fourier.

Il cervello ha la capacità di operare secondo un modo spazio - temporale, e un modo non - localizzato. Perché in fisica quantica siamo costretti ad osservare o l'uno o l'altro? Riconoscere l'esistenza di un campo non - localizzato di trasformazione, nel quale hanno luogo delle correlazioni, e soltanto esse, ripone le osservazioni desunte, sotto il concetto di sincronicità, nel quadro generale in cui troviamo anche altre osservazioni di non - localizzazione. La sincronicità sembra bizzarra, perché i nostri sensi e i nostri cervelli sono programmati per ricercare causalità immediate, quando vengano osservate soltanto delle correlazioni. Nel caso della sincronicità, come nel caso del gallo e del sole e in quello di fisica quantica, le relazioni causali non possono essere introdotte che facendo riferimento all'osservatore che sta dietro le correlazioni. Il cervello dell'osservatore è dotato di capacità di trasformazione che permettono di stabilire un ordine non localizzato e un ordine spazio - temporale degli eventi.

Molte domande restano irrisolte, e difficili... perché l'ordine spazio - temporale è molto più facile da raggiungere dell'ordine non localizzato? Gli ordini complementari di spazio - tempo e della non - localizzazione sono esaustivi, coesistono altri ordini che ancora non sono stati scoperti? (Questa domanda pone il problema dei mondi multipli possibili). Per mezzo di quali meccanismi le esperienze mistiche, che manifestano sovente delle proprietà di non localizzazione, vengono ad accadere? E per finire, l'ordine spazio - temporale. l'ordine non - localizzato e tutti gli altri ordini possibili, sono interamente una costruzione dei nostri sensi e dei nostri cervelli, o riflettono una cosmogonia universale alla quale i nostri sensi e i nostri cervelli partecipano? Ai nostri giorni, sembra essenziale armonizzare gli sforzi realizzati dalle scienze della vita con quelli delle scienze fisiche.
E' solo un secolo che è stata elaborata una psicofisica sensoriale e quantitativa, a partire da questa convergenza. Oggi si fa sentire il bisogno di sviluppo di una scienza fondata sullo studio del cervello, che possa ricomprendere sia la fisica moderna che la natura spirituale dell'essere umano.

Nuova teoria della sincronicità vede gli eventi psicologici come comunicazione fra emisferi

Una nuova teoria connessa alle sincronicità - come individuare queste coincidenze significative, come 'leggerne' il significato, o speculare sul loro possibile scopo - ha provocato un forte interesse ad un recente incontro annuale dei ricercatori di parapsicologia, associati al St. Mary's College, Moraga California. Forse è avvenuta una svolta di metodo e di approccio: molti ricercatori hanno proposto alla tribuna una visione rinnovata della struttura statistica classica. È stato da più parti auspicato che la ricerca assuma un approccio più esperienziale e immaginativo, per comprendere fenomeni così elusivi. La teoria della sincronicità, proposta da Barbara Honegger del Washington Research Center di San Francisco è stato uno degli approcci più recenti che ha trovato vasta eco nel convegno.
La sincronicità fa riferimento alle coincidenze significative e sensazionali discusse per la prima volta dal biologo Paul Kammerer nel libro 'The law of seriality' del 1919 e definita da C.G. Jung ed il Nobel per la fisica Wolfang Pauli nel 1955. Esempi di sincronicità: un incontro inaspettato, con una persona che ne aveva molto bisogno... una sequenza improvvisa ed improbabile di parole e simboli correlati in un breve periodo. Questi eventi sembrano a volte evocare tutto lo spettro di fenomeni psichici quali, telepatia, propognizione e chiaroveggenza -piuttosto che una singola modalità, come ad esempio la telepatia. La Honnegger suggerisce che le sincronicità sono strategie dell'emisfero intuitivo destro per comunicare bisogni inconsci e soluzioni, proposte all'emisfero sinistro per mezzo del linguaggio simbolico, di eventi, oggetti e 'coincidenze'. La ricercatrice sostiene che l'emisfero destro ha una cognizione vasta e sottile del linguaggio ma è ostacolata dalla pro pria incapacità neuronale di controllare la parola e lo scritto, pertanto manda avvertimenti all'emisfero sinistro - la mente 'conscia' - per mezzo dell'attenzione psichica involontaria verso certi oggetti o informazioni. Se uno prende nota della coincidenza e di altre occasioni con effetti insoliti - quando ci si trova attratti da qualcosa senza una ragione apparente - queste circostanze si legano con una specie di meta-linguaggio, lungo le settimane, con un filo di libera associazione di parole e simboli molto simile al filo delle associazioni provenienti dai sogni.

La Honnegger prospetta che le sincronicità accadono e vengono scoperte in una sorta di ricordo di sogno associato all'emisfero destro, infatti le persone che hanno subito la separazione chirurgica degli emisferi del cervello, non sono di solito in grado di ricordare i sogni. La Honnegger prospetta che le sincronicità accadono e vengono percepite in una sorta di stato di veglia paradossale, quale controparte del cosiddetto sonno paradossale REM. Cosi come la gran parte della gente non ricorda i sogni, la gran parte delle persone non si accorge delle sincronicità o se ne dimentica immediatamente.

La Honnegger ha tenuto testimonianza scritta sotto forma di diario di tali eventi per 17 anni, ha diretto workshops e seminari diretti alla percezione della sincronicità. "Al contrario di quanto ritiene l'opinione popolare, gli eventi sincronici non sono rari ma piuttosto umani". "Cosi come le persone che ricordano poco i sogni riportano un aumento dei sogni ricordati, se svegliate durante il sonno REM, quelli che bloccano le sincronicità i cui eventi venivano loro presentati mentre stavano accadendo, hanno spesso espresso incredulità che tali coincidenze sensazionali avrebbero potuto essere percepite". Questa teoria offre un nuovo approccio sperimentale al fenomeno (il diario e la sua analisi) e una possibile interpretazione del loro scopo, pur riconoscendo che tutto ciò non spiega come avvengano le sincronicità specialmente quelle che richiedono l'interazione di eventi nelle vite di parecchie persone contemporaneamente "possiamo iniziare a svelare alcune regole, possiamo imparare a vedere certe corrispondenze, ma il meccanismo in sé resterà probabilmente occulto - letteralmente nascosto".

Sincronizzazione degli emisferi: la chiave dell'intuizione?

L'intuizione, una funzione che negli scorsi anni è stata spesso attribuita all'emisfero destro del cervello, potrebbe invece essere il risultato di una inconsueta sincronizzazione tra entrambi gli emisferi. Le indicazioni in questo senso vengono da delle ricerche di biofeedback dove i soggetti degli esperimenti imparavano a sincronizzare l'attività bilaterale delle loro onde cerebrali. Nelle prove alternavano periodi di quiete a periodi di attenzione costante focalizzata che si accompagna con la sincronizzazione bilaterale. In questi periodi di attenzione focalizzata i soggetti riportarono di aver spesso provato degli sprazzi di intuizione creativa. La ricercatrice di biofeedback Jean Millay, a un recente congresso dell'associazione americana per la ricerca educativa, ha dato delle dimostrazioni della sincronicità bilaterale per mezzo della 'scultura di luce' usata nell'addestramento dei soggetti. La 'scultura' è una scatola con delle righe di luce che si allontanano, ogni fila con un colore diverso, formando una parte di una struttura tridimensionale. I colori rappresentano diverse frequenze, alfa, beta, delta e theta. Ci sono anche dei colori per degli artefatti che non sono onde cerebrali, generati da attività muscolari.
La sincronizzazione viene segnalata sia da un suono che da una configurazione. La scultura era stata concepita quando la Milley, per gioco, aveva incorporato le luci di un albero di natale in una apparecchiatura di biofeedback e aveva scoperto che poteva accendere e spegnere le luci con certe frequenze del cervello. L'ingegnere di biofeedback Tim Scully, che ha assistito la Millay nel disegno della scultura di luce, ha descritto la sua esperienza di sincronizzazione bilaterale con una terminologia di tipo aviatorio: "Un aeroplano ha un controllo positivo della stabilità se lasciate andare i comandi tende a volare dritto e in quota. Un elicottero, d'altro canto, ha un controllo negativo della stabilità se abbandonate i comandi tenderà a rovesciarsi.

Per me l'addestramento su un solo canale alfa è come volare su un aeroplano in un volo dritto e in quota; lasciate andare i comandi ed è probabile che tutto andrà bene. La sincronizzazione bilaterale in alfa è come volare su di un elicottero. Si ha la sensazione di un equilibrio dinamico. E' uno stato calmo e centrato, ma richiede una continua attenzione per mantenere la stabilità." Tuttavia l'attenzione non può essere autoconsapevole. Nel momento in cui uno diventa consapevole di essere focalizzato, dice la Millay, sia la focalizzazione che la sincronizzazione EEG (Elettroencefalogramma) scompaiono. L'apprendimento della focalizzazione avviene facilmente dopo l'addestramento di biofeedback. Un musicista ha descritto l'effetto positivo della sincronizzazione bilaterale sul suo modo di suonare la chitarra. Questa forma di attenzione potrebbe essere una chiave per l'apprendimento. La Millay ritiene che: "Invece di misurare quanto siano stupidi o intelligenti gli studenti forse dovremmo insegnar loro come focalizzare l'attenzione".

Questo non è lo stesso tipo di focalizzazione consapevole che viene comunemente descritto come 'fare attenzione'. Menzionando la storiella dell'uomo che per richiamare l'attenzione del suo mulo lo bastonava sulla testa, la ricercatrice ha detto: "Nella scuola si è abusato del metodo del bastone. sarebbe meglio che gli studenti imparassero a usare l'attenzione focalizzata piuttosto che a lasciare che gli insegnanti la monopolizzino".
Ha inoltre aggiunto che la sincronizzazione bilaterale potrebbe essere un complemento molto potente alla 'intenzione di conoscere'. "Quando l'intenzione di conoscere si accompagna con la giusta focalizzazione dell'attenzione il cervello può produrre delle intuizioni molto potenti". 

L'intuizione si accompagna ad uno stato di maggior organizzazione del cervello

In un'altra ricerca svoltasi a Chicago che ha usato la tecnica del 'focusing', cioè di attenzione focalizzata di cui si è parlato nel precedente articolo, si è trovato che le intuizioni o quelli che venivano chiamati gli 'spostamenti di sensibilità' erano accompagnati da delle caratteristiche configurazioni delle onde cerebrali che si presentavano contemporaneamente. L'elettroencefalogramma (EEG) mostrava una breve stabilizzazione delle frequenze alfa dominanti e delle subarmoniche subito prima degli spostamenti di sensibilità. Norman Don che ha svolto la ricerca, pubblicata sul Journal of Altered States of Consciousness, ha raggiunto le sue conclusioni basandosi sull'analisi computerizzata di 8.432 diversi tracciati EEG. I soggetti, che venivano impegnati in un processo di 'focusing', un processo terapeutico creato da E.T. Gendlin, registravano delle cassette audio che poi analizzavano alla fine dell'esperimento per trovare il punto in cui avveniva lo spostamento di sensibilità. L'analisi computerizzata dei dati ha provato che questi punti erano preceduti da periodi di picco nel ritmo delle onde alfa (10 cicli al secondo) e delle loro subarmoniche (5 e 2.5 cicli al secondo)

Spostamenti negativi nella sensibilità (cioè riduzione della sensibilità) 0 momenti di 'incapacità a percepire' erano invece accompagnati da un collasso del ritmo delle onde alfa e delle subarmoniche. Don propone che le intuizioni o stati di accresciuta sensibilità rappresentino un livello superiore di riorganizzazione del cervello caratterizzato dai ritmi più lenti. Gli spostamenti negativi rappresenterebbero uno stato di sconnessione con i livelli più alti di organizzazione del cervello. Alla presentazione della sua ricerca lo scienziato menziona le speculazioni di David Bohm e di Niels Bohr sul processo di pensiero che considerano analogo a degli eventi quantistici e il suggerimento di Evan Walker che propone che il 'tunneling quanto- meccanico' sia coinvolto nel processo di trasmissione sinaptica del cervello 0'effetto tunnel in meccanica quantistica è un effetto per cui delle particelle, tipo elettroni, si trovano a superare una barriera di energia anche se non hanno un energia sufficiente per farlo, questo effetto viene spiegato con la delocalizzazione probabilistica della particella che ha una probabilità non nulla di trovarsi al di là della barriera). Le esperienze che portano a una trasformazione psicologica, dice il ricercatore, suggeriscono una discontinuità nel funzionamento.
"... In modo caratteristico il sistema cambia da un livello si energia a un altro con un salto 0 una discontinuità".
Uno dei soggetti dello studio ha descritto un'esperienza mistica spontanea che assomigliava molto a una visione del mondo della meccanica quantistica: 'Tutto è connesso.' Il soggetto vedeva una totalità indifferenziata. Un altro soggetto ha identificato uno stato che ha chiamato 'armonia', 'il nulla e il tutto da cui tutto deriva'. In questo stato il suo EEG si stabilizza alla frequenza alfa dominante e alla sua quarta subarmonica. In alcuni esperimenti di chiaroveggenza a doppio ceco (con dei controlli tali per cui ne il soggetto ne lo sperimentatore sono a conoscenza dell'oggetto dell'esperimento), dice Don, l'informazione che questo soggetto forniva era sempre perfetta quando mostrava questo tipo di EEG.

Sincronicità beta nella meditazione

Dolores Krieger della New York University che insegna una tecnica 'healing' chiamata 'tocco terapeutico', entra in rapida e sincronica attività beta (18-20 hertz) ogni qualvolta 'si immerge' nella meditazione 'healing', aggiungendo con tale fenomeno, ulteriore complessità al problema di cosa significhino i ritmi EEG come parametri degli stati di coscienza. Erik Peper presso l'Albany Hospital Calif., presidente della Biofeedback Research Society e Sonia Ancoli dell'Istituto neuropsichiatrico Langley Porter hanno presentato studi psicofisiologici su quanto rilevato nella Krieger. È stato osservato che le prime tre relazioni descrivono rapidi e sincronici ritmi beta, nelle persone che meditano da lungo tempo. La pratica meditativa della Krieger coinvolge il controllo dell'energia del corpo, nei centri di energia nel corpo, noti come Chakra.
I ricercatori hanno fatto notare alcuni problemi nello studio di coloro che meditano, "specialmente alcuni singoli soggetti. 1) Il processo è fluttuante e può non essere possibile generalizzare o duplicare il processo con altri soggetti. 2) Le condizioni di base, le sessioni sperimentali sono confini artificiali posti dallo sperimentatore e possono non avere senso per il soggetto che medita. 3) Un soggetto che ha trascorso anni a sintonizzarsi con un differente stato di consapevolezza può non spostarsi più da stati meditativi a stati non meditativi. Sebbene lo scopo dell'esperimento non fosse la valutazione l'effetto 'healing' curativo, della meditazione, gli autori notavano che tre pazienti trattati avevano riportato un miglioramento clinico soggettivo.
Peper e Ancoli suggeriscono che l'attività EEG nei soggetti osservati potrebbe riflettere "un controllo passivo appreso sul proprio stato meditativo, in un ordine di grandezza tale da essere in grado di focalizzarsi ed essere svegli, senza neppure essere portati da fantasie ipnotiche". Lo stato alpha-beta, abitualmente associato alla meditazione può indicare un lasciarsi portare in una "quieta piacevolezza".

Maggiore correlazione tra gli emisferi delle donne

Secondo alcuni ricercatori messicani l'elettroencefalogramma a riposo mostra che gli emisferi destro e sinistro del cervello mostrano una maggior correlazione nelle donne che negli uomini. Le caratteristiche dell'elettroencefalogramma potrebbero avere degli effetti paradossali sulle capacità cognitive. Maria Corsi Cabrera, P. Herrera e M. Malvido, dell'Istituto Nazionale Autonomo dell'Università di Città del Messico, hanno misurato l'EEG, di nove donne e nove uomini di età tra i venti e i trenta. Erano tutti laureati o professionisti. I soggetti, dopo che i loro EEG sono stati presi in vari punti degli intervalli alfa, beta e theta, sono stati esaminati per le loro capacità spaziali, verbali e di ragionamento astratto.
Il gruppo di Corsi - Cabrera ha trovato che le donne hanno una correlazione complessiva più forte, particolarmente nella banda alfa. Inoltre il grado di correlazione alterava le capacità degli uomini e delle donne in modo diverso. Nelle donne una forte correlazione faceva predire una esecuzione migliore delle prove. Gli uomini con una correlazione EEG più alta risultavano peggiori di quelli con una maggior differenziazione. In particolare le donne con una forte correlazione hanno dato migliori risultati nelle prove di tipo spaziale e astratto. Gli uomini con una maggior differenziazione, specialmente in certi intervalli EEG, sono risultati migliori in tutte e tre le prove. Gli autori della ricerca hanno detto che i risultati sono preliminari e che nn si possono ancora trarre conclusioni definitive sull'intelligenza. Aggiungono nondimeno che il legame tra l'EEG a riposo e le capacità nei test cognitivi "suggeriscono una correlazione interemisferica e che la sua relazione con le capacità cognitive non è dipendente dalle circostanze o dal tipo di prova ma piuttosto riflette una caratteristica intrinseca dell'organizzazione cerebrale individuale".

Risata spontanea, artificiosa e attività emisferica

La risata spontanea e la risata artificiosa usano due diversi emisferi cerebrali.
C. H. Bick, un ricercatore della Germania Federale, ha trovato che quando ridiamo per educazione o per una qualunque ragione artificiale, il nostro emisfero sinistro, razionale, mostra una maggior attività di quello destro, emozionale. La risata spontanea, d'altro canto, si basa su un'attività più intensa dell'emisfero destro. I soggetti di Bich mostravano un aumento della risposta dell'emisfero destro quando ridevano per una barzelletta o il ricordo di un film divertente, mentre veniva attivato l'emisfero sinistro quando tentavano di ridere a comando. Questo risultato si è dimostrato vero anche sotto ipnosi. Bick dice che, invece che essere un'esperienza benefica e piacevole, il ridere a comando può produrre qualcosa di simile a un conflitto neurologico. La ricerca è stata pubblicata sull'International Journal of Neuroscience 47:31 - 40.

Schizofrenia e corpo calloso

Una nuova teoria in cui la schizofrenia nasce da una scarsa comunicazione tra emisferi
Schizofrenia significa letteralmente mente divisa. Se la nuova teoria di tre ricercatori britannici è giusta, il termine è accurato anche neuro - anatomicamente. Max Birchwood e due colleghi dell'ospedale All Saints di Birmingham, attribuiscono la schizofrenia a un difetto del corpo calloso, un corpo di 200 milioni di fibre che connettono i due emisferi del cervello. Scartando un possibile ruolo biochimico, questi tre psicologi clinici mettono in dubbio la teoria dominante della schizofrenia che attribuisce la colpa della malattia a uno squilibrio del neurotrasmettitore dopamina. I tre scienziati sostengono che le autopsie degli schizofrenici e gli studi del loro fluido cerebrospinale, del sangue, delle urine e 1'indice neuroendocrino offrono una evidenza debole, al massimo di un possibile disturbo dell'attività dopaminica.
Il nuovo approccio potrebbe soppiantare anche quelle teorie che attribuiscono la schizofrenia a un cattivo funzionamento e a un'attività eccessiva dell'emisfero sinistro.
I ricercatori credono che l'emisfero sinistro reagisca in modo eccessivo perché non può ricevere informazioni da quello destro. Sostengono che la causa primaria sia una trasmissione difettosa attraverso il corpo calloso. La teoria potrebbe spiegare una vasta gamma di fenomeni schizofrenici, incluse le allucinazioni auditive, in cui i pazienti sentono delle voci che fanno dei commenti sulle loro azioni e pensieri, e le illusioni comuni quali la credenza che i loro pensieri vengano dall'esterno o che siano trasmessi o tirati fuori da una forza esterna. Il corpo calloso passa le informazioni tra gli emisferi e ne inibisce anche il passaggio. In prove di laboratorio in cui si usano test specifici per una delle due mani, gli schizofrenici, in genere, non riescono a trasferire l'informazione dalla destra alla sinistra.
Birchwood ha detto che gli emisferi non comunicano e non lavorano assieme. C'è un'interferenza. O c'è una cattiva connessione nel corpo calloso o una sconnessione parziale. Secondo la teoria ogni emisfero considera l'altro come "non appartenente a sé". Quindi i pensieri, i sentimenti o i "comandi" dall'emisfero destro verrebbero recepiti dal sinistro come provenienti da una sorgente esterna e quindi estranei. Le illusioni primarie emergerebbero quando l'emisfero sinistro tenta di capire razionalmente l'origine di questi pensieri del cervello destro. Gli schizofrenici comunemente attribuiscono i pensieri a una persona in un quadro sul muro, in una rivista, alla televisione o seduta vicino a loro, o persino al diavolo. I. pensieri che si muovono dalla sinistra alla destra apparirebbero al cervello sinistro come tirati via dal cervello e/o trasmessi fuori per radio. Quando invece le attività del cervello destro intrudono nel sinistro, sorgerebbe la sensazione che i propri pensieri siano bloccati.
La teoria, proposta in un libro pubblicato in Inghilterra un anno fa, ha ricevuto un'attenzione positiva da riviste autorevoli quali il British .Journal of Psychiatry. In questo momento che il libro viene diffuso a livello internazionale (Schizophrenia: An Integral Approach to Research and Treatment, di Birchwood, S.E. Hallett e M.C. Prestoman NewYork University Press, 1989), vari psichiatri e ricercatori negli Stati Uniti e in Canada hanno detto che la teoria merita di essere esplorata ulteriormente, pur invitando a prenderla con cautela. Per esempio Paul Green, un neuropsicologo di Alerta, ha difeso la teoria della dopamina: "Il corpo calloso è parte del sistema che coinvolge la dopamina. Non penso che il corpo calloso sia la causa principale della malattia".
Prove dirette a sostenere la teoria sono venute da quattro diverse sorgenti:

1) Studi sulla manualità, di cui Green è stato il pioniere negli anni '70. I test hanno rivelato anche che molti figli di schizofrenici hanno problemi di comunicazione interemisferica.

2) Prove che misurano la velocità di trasmissione attraverso il corpo calloso. Negli schizofrenici sono stati trovati dei tempi anomali, ma gli autori delle ricerche hanno ammesso che la loro metodologia deve essere aggiornata.

3) Studi che mostrano che le persone senza corpo calloso sviluppano dei centri del linguaggio in entrambi gli emisferi e studi che trovano evidenza di questo anche in alcuni schizofrenici.

4) Autopsie di schizofrenici che rivelano processi gliali anomali del corpo calloso. La gliosi è alla base del processo vitale per cui gli assoni del cervello trovano i loro bersagli durante i mesi finali della gestazione per cui le guaine mieliniche circondano gli assoni e impediscono delle perdite attraverso le fibre (soprattutto durante l'infanzia). Sulla base di questi dati gli autori credono che la vulnerabilità alla schizofrenia si sviluppi molto precocemente.

Birchwood ha notato che gli schizofrenici hanno un'alta percentuale di complicazioni ostetriche e di nascita. Alcuni studi di 20 anni fa hanno rivelato che il 70% dei bambini schizofrenici hanno sofferto di un lungo travaglio, di privazione di ossigeno, di strangolamento da cordone ombelicale, breech birth o di parto prematuro. Secondo il neuroscienzato Solomon Snyder, quando uno di due gemelli identici diventa schizofrenico, è in genere quello con minor peso e più difficoltà di respirare alla nascita. Particolare interessante, il 41% degli schizofrenici ha anche perso un nonno nei due anni seguenti la nascita. Uno dei rimedi possibili sarebbe di addestrare il corpo calloso a diventare ambidestro. Nelle persone ambidestre è 1'11% più grande e l'istmo, una parte del corpo calloso, può raddoppiare la sua grandezza quando le persone che usano la mano destra imparano a eseguire alcune prove con la mano sinistra. Per quanto riguarda invece la possibilità di spiegare l'attività degli emisferi destro e sinistro, direttamente agli schizofrenici, Birchwood ha detto: "E' molto difficile, per loro, riuscire a capire che queste voci che sentono sono il prodotto del loro cervello. Ma con alcuni pazienti ci proviamo. Non può far male e potrebbe aiutare. Per alcune persone ha avuto successo e in alcuni casi ha avuto benefici significativi."

Una cura per la dislessia. Rimodellare il cervelletto per parlare meglio

A Los Angeles un centro sui problemi dell'apprendimento ha dichiarato di aver attenuto successo nell'insegnare dei metodi di coordinazione del cervello a adulti e bambini con dei problemi di apprendimento. I creatori del programma, che si svolge in 16 sessioni, hanno detto di poter raggiungere dei notevoli progressi nel trattamento della dislessia.
Secondo Arnold e Marcia Stillman, la dislessia (scarsa capacità di leggere e sillabare) deriva spesso da errori di sincronizzazione e comunicazione tra l'emisfero destro e quello sinistro. Quelli che ne sono affetti, in particolare, trovano quasi impossibile "scorrere" un libro, perché il flusso di informazioni non entra chiaramente nella loro consapevolezza conscia. Dopo una diagnosi iniziale al centro, ai pazienti è stato fatto un elettroencefalogramma in un momento di lettura e in uno di rilassamento. Quindi gli emisferi destro e sinistro sono stati confrontati in termini di frequenza (alfa - beta, ) e intensità (ampiezza). La maggior parte dei lettori normali, mentre leggono, hanno un EEG nell'intervallo beta (attorno ai 13 hertz) e un'ampiezza media. I dislessici, d'altro canto, tendono ad avere le misure dell'emisfero sinistro, nell'intervallo alfa (attorno ai 10 hertz) e ampiezze maggiori della media, malgrado alcuni abbiano delle ampiezze inconsuetamente basse.
La coppia di ricercatori ha fatto notare che, quando finiscono il trattamento, la maggior parte dei loro clienti hanno un EEG che somiglia a quello dei lettori normali. La loro velocità e la loro qualità, in genere, continua a migliorare. La strategia pionieristica degli Stillman è nota come rimodellamento del cervelletto (cerebral patterning), ed è basata sull'ipotesi che il cervelletto dei dislessici sia stato poco strutturato in giovane età. Gli Stillman credono che sia il cervelletto, il piccolo cervello di dimensioni di un pugno localizzato dietro il tronco cerebrale, nella nuca, che coordini gli emisferi destro e sinistro. I ricercatori sostengono che il cervelletto può essere energizzato e preparato per una "ristrutturazione" per mezzo della stimolazione dei sensori dell'equilibrio e del bilanciamento nell'interno dell'orecchio.  Questa idea deriva in parte dal lavoro del terapista del lavoro Jean Ayres che ha fatto delle ricerche estese sulla dislessia negli anni '70.

La Ayres concluse che il cervelletto dei dislessici non aveva ancora "imparato" la coordinazione e la sincronizzazione implicata nel bilanciamento interno del cervello e nemmeno il bilanciamento esterno del corpo, tutti fattori critici per lo sviluppo e l'uso del linguaggio. Il suo programma includeva movimenti di rotazione e una ricreazione del processo di apprendimento dei camminare a gattoni del bambino, nel tentativo di: rieducare il cervelletto. Gli Stillman dicono che il loro trattamento attinge dalla filosofia della Ayres ma usa una diagnosi e una tecnologia migliore. Un trattamento tipico tura due ore. Durante la prima ora i clienti vengono mossi in ritmi e figure complesse su uno di tre tavoli ruotanti. Uno si muove in un cerchio verticale di 20 cm. mentre il paziente giace sulla schiena. Un altro assomiglia all'altalena e muove la testa e i piedi su e giù. Il terzo si inclina a destra e a sinistra mentre ruota. Insieme, questi tre tavoli forniscono una stimolazione continua dei canali semicircolari dell'orecchio. Durante la prima ora, i pazienti ascoltano anche delle cassette fatte per stimolare l'orecchio con dei bip ad alta frequenza, dei fischi e altri suoni. Questa idea, dicono gli Stillman, è venuta dal lavoro di un medico francese, Alfred Tomatis. Nella seconda ora il rimodellamento viene rinforzato da esercizi di scrivere a macchina, di lettura e di matematica fatti con programmi computer e con l'assistenza di un insegnante.I ricercatori affermano che dopo quattro settimane di trattamento i pazienti riferiscono quasi sempre un aumento della velocità di lettura e di comprensione e spesso notano anche un miglioramento dello stato d'animo generale. Alcuni hanno persino cambiato carriera dopo il trattamento, sentendosi più liberi di perseguire delle alternative che lavoro della dislessia gli impediva. Marcia Stillman, che ha insegnato per 33 anni nel Unified School Distric di Los Angeles, crede che molti bambini dislessici siano tra i più intelligenti e creativi. Sostiene inoltre che i metodi tradizionali inibiscono sistematicamente i loro progressi.
Estratto da Brain and Mind, aprile 90.

Apprendimento: stimolo coadiuvante dell'emisfero opposto

La stimolazione musicale di soggetti che tentano di imparare un labirinto da percorrere col dito produce effetti benefici o dannosi a seconda dell'orecchio in cui viene effettuata.
Alcuni ricercatori dell'università californiana di Fullerton, facendo alcune prove su 96 maschi che usavano la mano destra, hanno trovato che l'apprendimento del labirinto veniva ostacolato quando la musica veniva suonata nell'orecchio dallo stesso lato della mano usata. Quando la musica veniva suonata nell'orecchio opposto, tuttavia, gli studenti imparavano più in fretta di quelli che non avevano ricevuto alcuna stimolazione musicale.
I ricercatori suggeriscono che la competizione interemisferica per l'attenzione rende l'apprendimento più difficile quando sia la musica che il compito assegnato coinvolgono lo stesso lato del corpo, e quindi lo stesso emisfero. Ma quando una mano e l'orecchio sono opposti, la normale competizione tra emisferi può essere ridotta rendendo l'apprendimento più facile, perché il cervello lavora più efficientemente. Un altro gruppo che sentiva la musica contemporaneamente in entrambi gli orecchi imparava ad un livello paragonabile a quello dei soggetti stimolati solo nell'orecchio sinistro, confermando esperimenti precedenti che indicavano che la musica coinvolge l'emisfero destro. "La lettura Braille o una qualunque prova manuale che implichi l'uso della mano destra può essere influenzata in questo modo", ha detto il ricercatore Richard Mc Farland. "Siamo stati molto contenti di ottenere una visione così chiara delle differenze emisferiche". Quelli che ascoltavano musica drammatica, colma di presagi, tipo la Trauermusik di Paul Hindemith, imparavano più velocemente di quelli che ascoltavano una musica positiva, calmante come la sesta di Beethoven. Tuttavia il legame mano - orecchio rimaneva lo stesso, indicando che gli effetti emisferici fondamentali erano indipendenti dal tipo di musica usata. Studi precedenti indicavano l'emisfero sinistro come sede delle emozioni positive e quello destro di quelle negative.

La pet rivela le regioni del cervello coinvolte in attacchi di ansia e di panico

Alcuni ricercatori pensano di aver trovato la regione del cervello coinvolta nel panico e nell'ansietà. Per giungere a questo risultato hanno usato la tecnica della tomografia ad emissione di positroni (PET). Eric Reiman e i suoi collaboratori dell'università di Washington a St. Louis hanno pubblicato due diversi studi dove viene dimostrato che gli attacchi di panico e l ansia provocata dall'anticipazione di eventi ansiogeni aumenta il flusso di sangue nei poli bilaterali temporali. Nella prima ricerca, alcuni pazienti facilmente preda del panico sono stati esaminati prima e dopo un attacco di ansia. Nello stato iniziale di calma hanno mostrato un'asimmetria sia del flusso che del volume del sangue (minore nel lato sinistro). Durante l'attacco il flusso del sangue è aumentato su entrambi i lati. Il secondo studio comprendeva misure PET su volontari sani prima, durante e dopo un periodo in cui si aspettavano uno shock elettrico doloroso. Malgrado lo shock non fosse serio, ai soggetti veniva detto che più tardi arrivava, nei due minuti dell'esperimento, più forte sarebbe stato: come l'ansia aumentava il flusso del sangue cresceva rapidamente nei lobi temporali. I ricercatori sono anche stati così in grado di determinare che il flusso del sangue era connesso con l'ansia piuttosto che con altre funzioni del cervello quali il movimento volontario.

Negli stati non ansiosi invece l'analisi PET non ha rivelato nessuna asimmetria anormale. Questo indica che, sebbene gli attacchi di panico e l'ansia anticipatoria condividano un 'cammino comune', essi hanno un'origine differente. Ricerche precedenti avevano mostrato che la stimolazione dei lobi temporali può produrre ansia e riluttanza. Primati hanno manifestato sintomi di ipervigilanza e nervosismo e i pazienti con epilessia dei lobi temporali hanno provato paura quando venivano stimolati. La paura è anche associata con colpi (traumi) ai lobi temporali. E' stato suggerito anche che la corteccia temporopolare sia responsabile della valutazione delle informazioni ambientali e del dare inizio a risposte appropriate. Potrebbe essere che stimoli come l'anticipazione del dolore conducano a una incertezza corticale che provoca una reazione eccessiva.

Differenze nel cervello delle donne e dei mancini  

Una differenza di dimensioni in un'area del cervello cruciale per la trasmissione delle informazioni, potrebbe aiutare a spiegare la differenza nelle capacità conoscitive tra uomini e donne e anche le differenze nell'uso delle due mani tra gli uomini. Sandra Witelson, una neuropsicologa della Università di Mc Master di Hamilton, Ontario, ha detto che l'istmo, una parte del corpo calloso che connette i due emisferi del cervello, è due volte più grande negli uomini che usano, almeno qualche volta, la mano sinistra rispetto alla loro controparte che usa solo strettamente la destra. Nelle donne non sembra che ci sia nessuna relazione tra la grandezza dell'istmo e la mano usata. Tuttavia la Witelson ha trovato che, in media, l'istmo delle donne è significativamente più grande che negli uomini che usano solo la destra, che sono circa 1'85%. Potrebbe essere, quindi, che quello che porta alla preferenza di una mano nell'uomo non sia la stessa cosa che causa la preferenza nella donna. La Witelson sostiene che: 'La scoperta che 1'anatomia del corpo calloso è correlata alla manualità è in favore della nostra ipotesi che sia correlata a una asimmetria funzionale dell'emisfero' Un istmo più grande potrebbe rendere capaci di una comunicazione migliore tra gli emisferi' ed è noto che i mancini hanno una rappresentazione biemisferica, delle attività conoscitive, più vasta. 'Tuttavia non sembra che la relazione struttura -funzione sia la stessa per 1’uomo e per la donna e non è chiaro il perché'. La differenza di dimensioni tra i due sessi ha anche altre implicazioni. Poiché l'istmo unisce aree corticali critiche per 1 elaborazione delle informazioni sia verbali che spaziali, la differenza potrebbe aiutare a spiegare alcune delle differenze nelle capacità conoscitive tra gli uomini e le donne.
Per esempio le donne, in genere, sono superiori nella fluidità verbale lungo l'arco di tutta la vita, con la tendenza a parlare più precocemente in tenera età e ad avere risultati leggermente migliori in prove di tipo verbale. Gli uomini tendono ad avere una capacità superiore nel pensiero spaziale, come la lettura di mappe e la percezione di oggetti tridimensionali. La Witelson ha suggerito che la predisposizione biologica dei bambini potrebbe interagire con il loro livello di incoraggiamento e di aspettative nello sviluppo delle loro capacità complessive. Ed ha aggiunto: 'Questo suggerisce una componente neurobiologica all'origine di alcune delle differenze tra i sessi nelle attività conoscitive, ma non significa che gli aspetti sociali e ambientali non abbiano alcuna parte in questa storia'. La ricercatrice sottolinea che i risultati non implicano in nessun modo che un istmo più piccolo o più grande siano indicativi di una minore o maggiore intelligenza: In generale i risultati della neuroscienza suggeriscono soltanto che e molto probabile che ci siano differenze anatomiche e chimiche tra il cervello della donna e quello dell'uomo'. I ricercatori tenteranno di determinare la natura delle differenze nel corpo calloso con una analisi microscopica. Questa ricerca è stata presentata a un meeting, in marzo, del gruppo di neuropsicologia di New York, cosponsorizzato dalla New York Academy of Science, e pubblicata sulla rivista Brain.

PSICONEUROENDOCRINOIMMUNOLOGIA.  Dialogo tra Corpo e Mente

A cura di Maria Carmela Sgarrella 

LA PSICONEUOROENDOCRINOIMMUNOLOGIA – PNEI, Studio dei rapporti tra Psiche, sistema nervoso, sistema endocrino, sistema immunitario.
La PNEI è diventata negli ultimi anni una delle discipline più ricche e interessanti dell'intera ricerca medica e scientifica. La PNEI sta trasformando radicalmente il consueto modo frammentato di concepire l'essere umano, proponendo una visione realmente unitaria dell'essere umano e dei suoi principali sistemi di comunicazione interna, una visione olistica in cui la psiche, ossia il pensiero, la coscienza e l'emozione diventano elementi fluidi e dinamici direttamente implicati in ogni processo nervoso, endocrino e immunitario. Prima di addentrarci nell'analisi dei rapporti tra questi grandi sistemi, occorre precisare che le conoscenze relative al sistema nervoso, al sistema endocrino e al sistema immunitario si sono arricchite e modificate tanto da stravolgere completamente la precedente visione della funzione di ciascun sistema. Gli studi condotti dagli anni settanta ad oggi, hanno portato alla individuazione di particolari proteine, i neuropeptidi. La loro scoperta ha ampliato le conoscenze sul funzionamento sia del sistema nervoso che di altri importanti sistemi quale quello endocrino e immunitario, che oggi ci appaiono molto più integrati nello scopo comune di adattare sempre meglio l'organismo all'ambiente.
Il dato più sconcertante è la loro produzione contemporanea sia a livello centrale, da parte del sistema nervoso, con funzioni di neuromodulazione , che e a livello periferico, da parte di cellule appartenenti a sistemi diversi quali il sistema endocrino o immunitario o digerente, ponendo il problema del significato funzionale di questa doppia rappresentazione polipeptidica centrale e periferica.

Il sistema nervoso

I neuropeptidi e i rispettivi recettori, hanno messo in discussione i principi basilari della fisiologia classica riguardo la neurotrasmissione. La trasmissione nervosa avviene tramite la trasformazione dell'impulso da elettrico in chimico a livello delle sinapsi cioè dei punti di contatto tra una cellula e l'altra, ma si supponeva che le sostanze chimiche coinvolte fossero di un solo tipo, i neurotrasmettitori, molecole semplici, eccitatrici o inibitrici, a struttura non polipeptidica e a rapida inattivazione, attualmente identificate in noradrenalina, adrenalina, serotonina, acetilcolina, Gaba (acido gamma amino butirrico), dopamina. Ora si sa che la stessa cellula nervosa libera anche neuropeptidi, (fenomeno chiamato "cotrasmissione") molecole più grosse e più complesse, con una vita più lunga, così che ogni impulso, durante il suo tragitto, viene modulato, ossia arricchito di sfumature al variare dei neurotrasmettitori, dei neuropeptidi e del tipo dei recettori coinvolti. Ma la distinzione tra neurotrasmettitori e neuropeptidi a volte è impossibile: prendiamo ad esempio la vasopressina, essa è al tempo stesso un neuropeptide, un ormone, e un neurotrasmettitore a seconda della sede e della funzione presa di volta in volta in considerazione. La semplice logica dell'acceso-spento è stata soppiantata da quella più complessa della "neuromodulazione".
Lo psicofisiologo francese Jean-Francois Lambert, sul concetto di neuromodulazione ha valutato le possibili variazioni di comunicazione in una singola sinapsi neuronica nell'ordine delle centinaia fino alle migliaia di differenti possibilità.

In questo nuovo modello funzionale del sistema nervoso, mentre i neurotrasmettitori classici servono a trasmettere segnali alquanto aspecifici ed elementari, i neuromodulatori neuropeptidici hanno durata relativamente lunga, sono così numerosi e con funzioni tanto integrate che si parla di sistemi neuropeptidici, ed esercitano la loro azione su aree sinaptiche assai vaste armonizzando e modulando insieme le centinaia di migliaia di impulsi elementari che transitano nelle vie nervose, così da influenzare funzioni sempre più complesse, e in ultima analisi il comportamento stesso. E infatti gli studi di psicobiologia sui correlati biologici dei comportamenti umani, hanno mostrato una sconcertante convergenza tra comportamenti e sistemi neuropeptidici, come se ad ogni azione umana corrispondesse un determinato assetto neuropeptidico. L'indagine sui legami tra comportamenti, eventi esterni, e modificazioni biologico-somatiche fu intrapresa da Seyle nel '36. Seyle osservò che animali sottoposti a stimoli nocivi sia fisici sia chimici o in ogni caso minacciosi per la vita, reagivano producendo modificazioni biologiche specifiche e comportamenti finalizzati. In particolare Seyle si rese conto che la percezione di un evento stressante determinava l'attivazione del sistema nervoso vegetativo simpatico, modificazioni del sistema endocrino, e un comportamento volto all'annullamento dell'evento stesso. Studi successivi hanno mostrato che sono capaci di stimolare una reazione da stress, come quella descritta per la prima volta da Seyle, non solo le situazioni oggettivamente minacciose, ma anche soggettivamente valutate come tali. Questa capacità si manifesta con il progredire della scala evolutiva. Nell'uomo lo sviluppo del cervello, e in particolare della corteccia cerebrale che presiede alle funzioni cognitive e dell'area limbica che presiede alle emozioni, fa si che gli impulsi nervosi provenienti dalla stimolazione dei nostri sistemi sensoriali si trasmettano a più aree cerebrali capaci di connettersi tra loro per la fitta rete di interconnessioni gliali.
Si realizza così un'integrazione delle informazioni ricevute con le precedenti esperienze e ogni evento viene associato a determinate emozioni così da acquistare una valutazione soggettiva. Ogni emozione diventa così l'espressione di un processo di elaborazione degli stimoli sensoriali e cognitivi capace poi tramite il sistema dei neurotrasmettitori di trasmettere appunto al resto del corpo questa informazione, con conseguenti modificazioni metaboliche capaci di adattare il corpo alle nuove esigenze. I neuropeptidi innescano così tante reazioni a catena, inducendo nel sistema nervoso determinate attività mentali e nuovi stati emozionali, negli altri sistemi "in periferia" quali quello neurovegetativo, endocrino, immunitario ecc., modificazioni metaboliche funzionali.
Dunque l'aspetto più interessante di questi studi è quello di aver posto in primo piano nella vita di ogni uomo l'importanza delle emozioni, capaci di innescare reazioni fisiche per adattare l'organismo alle mutate condizioni e consentirgli un adeguato comportamento.

Il sistema limbico e le emozioni 

La struttura coinvolta più direttamente nell'integrazione degli stimoli provenienti dalle varie aree cerebrali e nella elaborazione delle emozioni è il sistema limbico. Con esso si intende una zona del cervello dai confini non ben definiti che include l'ipotalamo, l'ipofisi, l'amigdala, l'ippocampo, il giro cingolato, il fornice, il setto, i nuclei del talamo. Il sistema limbico riesce a stabilire fitte interconnessioni con tutto il resto del cervello e con i principali sistemi del nostro corpo, quali quello endocrino o immunitario, proprio attraverso i neuropeptidi di cui è particolarmente ricco. Sono stati individuati oltre 50 neuropeptidi, e alcuni autori (Pancheri, Biondi e altri) li hanno raggruppati in "sistemi peptidergici" correlandoli a determinati comportamenti finalizzati. Sono stati così individuati e proposti quattro sistemi peptidergici:
sistema dell'azione, del piacere-dolore, della riproduzione, del supporto biologico di base.

Il sistema dell'azione è rappresentato principalmente dai neuropeptidi CRF, ACTH, TRH, Vasopressina. Essi attivano la sequenza ipotalamo-ipofisi- corticosurrene, tipica della reazione da stress con significato generale di tipo adattativo e di aumento delle possibilità di sopravvivenza dell'organismo. Il sistema del piacere-dolore è rappresentato fondamentalmente dai peptidi oppioidi, endorfine e encefaline. Tali peptidi modulano la soglia e la reattività emozionale al dolore, ma anche le reazioni emozionali dei processi di attaccamento e perdita, alcuni comportamenti appetitivi e alimentari, il comportamento sessuale ecc. Il sistema peptidergico della riproduzione è rappresentato dal GnRH ipotalamico, LH, FSH, ossitocina, prolattina, e a livello periferico dagli ormoni gonadici. Queste sostanze, insieme alla loro azione endocrino-metabolica classica, modulano emozioni e comportamenti sessuali, e il complesso delle emozioni che portano all'attaccamento materno oltre ancora a svolgere un ruolo sull'apprendimento e la memoria. Il sistema di supporto metabolico delle funzioni vitali comprende una pluralità di neuropeptidi ognuno con funzioni sia centrali, ossia sul sistema nervoso, che periferiche. I più importanti sono: angiotensina, CCK, bombesina, Vip, neurotensina, gastrina, peptidi intestinali ecc. Essi sono implicati in funzioni fisiologiche essenziali per la vita, tra cui alimentazione e assimilazione, metabolismo, bilancio idrico, sonno, bioritmi, mantenimento della identità genetica. L'evidenza ed il riconoscimento dell'influenza di fattori psichici ed emozionali sui processi biologici e quindi anche sui processi di malattia, hanno raggiunto un maggiore consenso proprio con l'accrescersi di questi studi che hanno documentato su base sperimentale tali rapporti. I neuropeptidi rappresentano dunque il punto di contatto tra corpo e mente, "l'anello mancante" (Pancheri ) capace di spiegare la connessione psicosomatica da tanto cercata. Ogni stimolo provoca emozioni, pensieri, e modificazioni organiche contemporaneamente e questo tramite i neuropeptidi e i propri recettori, definiti da Candace Pert, neurofisiologa, direttrice del centro di biochimica cerebrale del NIMH, National Institute for Mental Health, "sostanze informazionali" cioè capaci di trasportare informazioni, immaginando il corpo umano come una rete interdipendente di sistemi informazionali, in cui l'antica divisione tra corpo e mente non esiste più. Il sistema nervoso non deve essere visto più come un semplice incanalatore degli stimoli ambientali nel momento in cui essi colpiscono i vari organi di senso, ma come un elaboratore di informazioni, in accordo alle moderne tesi dei neurofisiologi quali Sperry, Eccels, Pibram. Tutto questo ci impone di ridisegnare i confini del sistema nervoso, modificare i concetti anatomofisiologici su cui ci siamo basati finora e aprire nel campo delle neuroscienze nuove basi biologiche del comportamento.

Sistema endocrino

Originariamente si considerava che il sistema nervoso e quello endocrino fossero distinti e che le informazioni venissero veicolate nel primo caso attraverso l'impulso nervoso e i neurotrasmettitori chimici, che agivano solo localmente, nel secondo attraverso sostanze chimiche prodotte dalle cellule delle ghiandole a secrezione interna, che venivano immesse nel sangue e andavano ad agire a distanza anche notevole dal sito di produzione. Oggi sappiamo che i due sistemi sono strettamente connessi e la divisione puramente artificiosa. La scoperta che sostanze ad azione ormonale chiamate peptidi, sono prodotte non solo da cellule appartenenti al sistema endocrino classico, ma anche da quelle nervose o del sistema immunitario o del tubo digerente, ha modificato la nostra concezione del sistema endocrino, non più limitato alle ghiandole propriamente dette (ipofisi,tiroide,paratiroidi,surreni,gonadi,pancreas) ma formato da cellule che se pure dislocate in tessuti appartenenti a sistemi diversi, hanno tutte la capacità di secernere ormoni detti anche peptidi o neuropeptidi se secreti da cellule nervose, così che si può affermare che il cervello stesso è anche un organo endocrino e che è artificiosa la distinzione tra neurotrasmettitori,neuromodulatori e ormoni.

A.Pearse ipotizzò dieci anni fa che tutte le cellule che producono peptidi sono dei neuroni, con una comune origine dall'ectoderma neurale, confondendo così i confini tra sistema nervoso e sistema endocrino. La scoperta che gli ormoni possono favorire direttamente funzioni quali l'apprendimento, la memoria, ecc.. ha ulteriormente arricchito le connessioni tra i due sistemi . Vent'anni di ricerche hanno ormai stabilito che l'equilibrio del sistema endocrino è sensibile a situazioni e stimoli emozionali non solo quelli stressanti tipo un intervento chirurgico, o una competizione sportiva, l'attesa di un esame, la morte di una persona cara, ma a tutte le emozioni, anche ridere a crepapelle per una barzelletta spassosa. Ogni emozione è connessa a dei neurotrasmettitori che vanno a stimolare sia direttamente il sistema nervoso inducendo determinate attività mentali quali attenzione, memoria ecc, sia attivando altre emozioni quali dolore-paura-rabbia ecc, sia producendo modificazioni periferiche sul sistema ormonale propriamente detto così da indurre un metabolismo adeguato alle circostanze.

Se, ad esempio, una emozione spinge l'individuo ad agire, in particolare a muoversi e reagire in senso attivo(possiamo immaginare per soccorrere qualcuno in difficoltà) l'ipotalamo stimolato da uno specifico "codice" di vari neurotrasmettitori (noradrenalina NA, dopaminaDA, serotonina 5HT, acetilcolina Ach, acido gamma amino butirricoGABA ) produce un neuropeptide chiamato CRF che induce l'ipofisi anteriore a produrre un ormone chiamato ACTH capace di agire sul corticosurrene stimolando la produzione dell'ormone cortisolo. Tutte queste sostanze, sia il CRF che l'ACTH che il cortisolo in vario modo preparano l'organismo all'azione. Il CRF ha un importante ruolo nella regolazione del sistema nervoso vegetativo stimolando il sistema simpatico con aumentata produzione di adrenalina e noradrenalina nel sangue, e inibendo il sistema parasimpatico con conseguente eccitazione del sistema cardiocircolatorio così da rendere pronto l'organismo a fronteggiare ogni sforzo fisico. Parallelamente il CRF va a deprimere la produzione di un altro importante neuropeptide, il GnRH gonadotropin realising factor, stimolante la produzione di ormoni sessuali, così da concentrare ogni attività solo sull'azione.

L'ACTH oltre ad una azione endocrina di stimolo del cortisolo, possiede anche una azione "centrale" diretta sul cervello stesso rilevabile a livello di risposte comportamentali quali miglioramento della attenzione, delle capacità di prestazione e della reattività.
Il cortisolo agisce in vario modo, ......
Nel caso di uno stress fisico intenso vengono attivati anche altri ormoni quali gli oppioidi endogeni responsabili della analgesia da stress, e la melatonina che regola il nostro sonno. Sistema immunitario Anche stress puramente emozionale determinano una attivazione dei principali sistemi endocrini, e gli ormoni coinvolti variano a seconda del tipo di emozione e della durata della stessa e della maggiore o minore capacità di farvi fronte. Es. lo stress da perdita di una persona cara normalmente non si associa ad una riduzione degli ormoni sessuali, anche se questo può avvenire, mentre uno stress acuto da subordinazione si associa sempre ad una riduzione di questi ormoni. Altra correlazione tra sistema nervoso e sistema endocrino è visibile attraverso lo studio della cronobiologia ossia dei ritmi del nostro corpo. Il cervello produce neuropeptidi con una certa ritmicità o pulsatilità dipendente probabilmente anche dai condizionamenti ambientali subiti nel corso dell'evoluzione e quindi invia segnali ai vari tessuti e quindi anche alle ghiandole endocrine che a loro volta possono, attraverso una loro soglia di concentrazione nel sangue, regolare in maniera retroattiva la produzione dei neuropeptidi cerebrali e quindi in ultima analisi la loro stessa produzione.

Il sistema immunitario

Anche in questo campo le scoperte degli ultimi anni hanno rivoluzionato l'immagine del sistema immunitario. La tradizionale concezione del sistema come puro meccanismo difensivo comandato dallo stimolo antigenico è stata ormai abbandonata. Le cellule immunitarie interagiscono costantemente con il sistema nervoso e il sistema endocrino a tal punto che non c'è modificazione del sistema nervoso che non si associ a modificazioni del sistema endocrino e immunitario e viceversa. E come può avvenire tutto questo?
Le fibre del sistema nervoso autonomo innervano gli organi linfatici avvolgendoli e infiltrandoli così da creare delle strettissime connessioni con i linfociti, si parla infatti di 'giunzioni neuroimmunitarie', così che ogni più piccola variazione nell'equilibrio del sistema simpatico-parasimpatico viene registrata dalle cellule immunitarie.
Inoltre l'individuazione sulla parete cellulare dei linfociti di recettori per una serie di sostanze che possono attivare o inibire le loro funzioni è stata decisiva per comprendere una delle basi molecolari dell'influenza della mente sul sistema immunitario. Questi recettori sono come serrature che si possono aprire per dare inizio a delle attività cellulari e le molecole che interagiscono con essi sono neurotrasmettitori, neuopeptidi,ormoni.
I linfociti posseggono recettori per i neurotrasmettitori del sistema nervoso autonomo, noradrenalina,adrenalina,acetilcolina. Così ogni più piccola modificazione del sistema simpatico-parasimpatico, e della concentrazione dei suoi neurotrasmettitori, a livello delle giunzioni neuroimmunitarie, produrrà i suoi effetti sulle cellule immunitarie stesse, che verranno più o meno stimolate . E' stato visto, in animali da esperimento, che denervando linfonodi e milza, organi nei quali le cellule immunitarie vengono immagazzinate e prodotte, la risposta immunitaria dopo inoculazione di un virus, era enormemente ridotta. Dunque il sistema nervoso non solo è collegato a quello immunitario, ma è essenziale per una funzione immunitaria appropriata. Se consideriamo poi quanto il sistema nervoso autonomo, attraverso una eccitazione o inibizione del simpatico o del parasimpatico, possa far esprimere a tutto il corpo una emozione nata nel sistema nervoso centrale, allora ci apparirà sempre più evidente il nesso tra emozioni e sistema immunitario.
Altri recettori linfocitari sono specifici per i neuropeptidi ipotalamici e ipofisari:
CRH, TRH, GRF, GnRH, encefaline, endorfine, ACTH, VIP, sostanza P, alfaMSH, prolattina. e per ormoni propriamente detti quali estrogeni, ormoni tiroidei ecc.
Ogni nuovo assetto neuroendocrino, che sappiamo si stabilisce al variare delle richieste del nostro corpo per fronteggiare gli eventi della vita, da quelli banali dei ritmi sonno-veglia, alle cicliche modificazioni ormonali per garantire una procreazione, alle continue sollecitazioni del mondo esterno che richiedono adattamenti fisici e psichici, alle emozioni più o meno forti, si associa ad un adattamento del sistema immunitario. E come il cervello è in grado di apprendere e di memorizzare, così fa anche il sistema immunitario, capace di riconoscere il "sé" dall'estraneo e di produrre quella memoria immunitaria che ci protegge da nuove aggressioni dello stesso virus o che ci rende immunodepressi di fronte anche al solo ricordo di un evento stressante. 

Cenni sulla struttura del sistema immunitario

Le cellule del sistema immunitario sono i Leucociti divisi in tre grandi gruppi: granulociti (neutrofili, basofili, eosinofili), linfociti, monociti-macrofagi. I leucociti neutrofili e i monociti-macrofagi, rispondono in maniera aspecifica distruggendo con i loro enzimi le sostanze estranee precedentemente inglobate al loro interno. I linfociti si dividono in linfociti B deputati alla produzione degli anticorpi (immunità umorale), e in linfociti T che reagiscono direttamente verso le cellule che espongono sulla loro superfice i determinanti antigenici e si suddividono a loro volta in linfociti T helper(CD4), Tcitotossico (CD8) (immunità cellulare). I linfociti rispondono in maniera molto specifica, ossia dopo aver riconosciuto come estranee sostanze di varia natura, quali virus o cellule non appartenenti al l'organismo. I linfociti B, con l'aiuto dei linfociti T helper(CD4), a contatto con l'antigene (sostanza riconosciuta come estranea) si trasformano in cellule che producono anticorpi ossia molecole che si legano all'antigene, così che il complesso antigene anticorpo possa venire eliminato. Il linfocita T citotossico o killer(CD8) riconosce e distrugge direttamente le cellule anomale, infettate da un virus o trasformate in neoplastiche, tramite sostanze capaci di farle scoppiare. I linfociti T helper non sono tutti uguali ma suddivisi in due sottogruppi, i Th1 e i Th2 che rappresentano due modi diversi di attivare la risposta immune attraverso la produzione di differenti citochine, molecole proteiche che mettono in comunicazione le varie cellule del sistema immunitario, le cellule del sistema immunitario e gli altri due grandi sistemi, il sistema nervoso e quello endocrino. I linfociti Th1 attivano una risposta cellulo mediata, ossia attraverso i linfociti T citotossici, i linfociti Th2 stimolano invece la risposta umorale attraverso i linfociti B e la produzione di anticorpi. Alcuni ricercatori pensano che risposte immuni attraverso il circuito Th1 o Th2 dipendano dal tipo di infezioni o stimolazioni antigeniche (virus, parassiti, allergeni)

Il sistema immunitario realizza le sue difese verso agenti nemici non solo attraverso le cellule appena descritte, ma anche attraverso molecole proteiche chiamate citochine, prodotte sia dalle cellule del sistema immunitario che da altri tipi di cellule, quali cellule nervose o epiteliali. Queste sostanze, di cui se ne riconoscono molti tipi, interferoni, fattori di crescita, fattori di necrosi tumorale, interleuchine, assicurano una buona cooperazione tra le cellule del sistema immunitario e il sistema nervoso e endocrino. Costituiscono quindi un altro gruppo di "molecole informative" che mettono in connessione il sistema PNEI. Esse oltre ad esserne prodotte sono in grado anche di agire sulle cellule immunitarie e neuroendocrine stesse indirizzando la reazione immunitaria ( es. più umorale o più cellulare) o la risposta neuroendocrina, e con effetti anche su tutti quegli altri fattori che intervengono nel corso di una risposta infiammatoria (istamina, fattori chemiotattici, acido arachidonico, prostaglandine, prostacicline, trombossano, leucotrieni, PAF)
Sappiamo che in situazioni di stress acuto i livelli di adrenalina e noradrenalina nel sangue aumentano e che l'asse ipotalamo-ipofisi-surrene viene attivato e di conseguenza la cortisolemia aumenta. Il cortisone sappiamo avere una funzione soppressiva nelle reazioni immunitarie attraverso una riduzione diretta sul numero dei leucociti circolanti e in particolare sui macrofagi, i linfociti T helper, e sui NK, e indiretta inibendo la produzione di citochine (INF-gamma,IL1-2-3.6)mediatori della flogosi, da parte dei linfociti stessi. Inoltre sembra che i glucocorticoidi siano in grado di stimolare l'attività dei linfociti soppressori cioè proprio quei linfociti che contribuiscono a "spegnere" la reazione immunitaria con effetti immunosoppressori che si sommano a quelli prima descritti. Infine inducono la produzione di particolari proteine(le lipocortine) che bloccano la formazione di molecole infiammatorie, prostaglandine ed altre.

Situazioni di stress prolungato e in particolare le situazioni di subordinazione sociale o di minaccia o di forte competizione oppure ancora stati depressivi cronici particolarmente successivi a perdita o abbandono di figure affettivamente importanti , creano un assetto ormonale caratterizzato da una cronica attivazione dell'asse ipotalamo ipofisi surrene e da un cronico stato immunodepressivo con facilità alle infezioni e alle malattie virali. Questo, alla lunga, crea una sregolazione a livello dei recettori per i glucocorticoidi presenti nell'ippocampo che normalmente fa da segnapassi nella stimolazione dell'ipotalamo alla produzione di CRH con una più difficoltosa regolazione successiva dei livelli di cortisolo e quindi una più difficile capacità di ripristino delle condizioni normali dopo un qualsiasi evento stressante. Questa scarsa adattabilità agli eventi stressanti della vita anche quotidiana, rende il soggetto più esposto alla malattia. Sono state fatte correlazioni tra le personalità di coloro che i quali sono stati sottoposti soprattutto da piccoli a situazioni cronicamente stressanti e rischio di malattia. Le personalità sono caratterizzate da tendenza alla rinuncia, meticolosità, mitezza, sincerità, e riservatezza. C'è una cronica inibizione emozionale e una non efficiente risposta allo stress, nel senso che il soggetto non è in grado di attivare e disattivare rapidamente la reazione di stress, mantenendosi invece in uno stato di iperattivazione cronica di grado moderato. Tutto questo sopprime o altera la risposta immunitaria e predispone alla comparsa di malattie croniche o degenerative.

La cronica attivazione dell'asse ipotalamo-ipofisi-surrene può portare a quadri diversi: sembra che nella classica depressione di tipo malinconico vi sia un'ipereccitabilità dei neuroni ipotalamici che secernono CRH e la risposta, la controregolazione inibitoria ad opera del cortisolo, pur essendo molto sostenuta al punto da produrre una cortisolemia alta, non riesce a "spegnere l'incendio". Alimentato anche tramite la produzione di forti quantità di noradrenalina da parte del locus coeruleus, che fungono da stimolo ai neuroni che producono CRH. Nella depressione invece cosiddetta atipica, che accompagna varie malattie di tipo autoimmunitario, quali l'artrite reumatoide , prevale invece o un cronico deficit di CRH o una inadeguata risposta alla sua stimolazione, con prevalenza dei fenomeni infiammatori cronici.

Il problema dell'identità

Dopo aver preso conoscenza dei punti essenziali di come si sia creata la complessa struttura del sistema nervoso umano con il suo asse spinale, i suoi tre cervelli e i due emisferi, presentiamo una serie di "colonne" fondamentali per una conoscenza globale dell'essere umano e del suo cervello. Come nelle altre scienze, anche nella medicina e nella neurofisiologia osserviamo la mancanza di un soggetto o "unità di coscienza" e, utilizzando il modello Cyber, cerchiamo di riproporre una visione medica più globale e umana. Il Sé, in medicina, viene di fatto intuitivamente considerato il centro dell'essere umano, ma questa percezione viene poi rimossa nei testi e nella logica medica ufficiale. Fortunatamente, negli ultimi decenni, la radicale trasformazione in atto nella cultura planetaria ha portato a rivoluzionari mutamenti che creano unità e integrazione anche nella medicina e nella neurofisiologia. Vediamo come le due categorie, corpo e coscienza, oggi stanno ritornando all'originale unità.

Candace Pert: il corpo come rete di informazioni emozionali

Uno dei maggiori contributi alla riunificazione della dicotomia umana in medicina è dovuto al lavoro e alla visione pionieristica di Candace Pert. La Pert, neurofisiologa, direttrice del centro di biochimica cerebrale del NIMH, National Institute for Mental Health, è una delle più importanti figure nell'ambito della ricerca internazionale sul cervello: ha infatti scoperto le endorfine e un vasto numero di neuropeptidi, le molecole che trasmettono le informazioni nel sistema nervoso, ed ha evidenziato che i neuropeptidi sono i mediatori sia delle informazioni, sia delle emozioni e sono attivi praticamente in tutte le cellule del corpo, nel sistema nervoso, ma soprattutto nel sangue, nel sistema immunitario e nell'intestino. Queste scoperte l'hanno candidata al Nobel per la medicina, ed hanno creato - come spesso accade in questi ultimi anni - una sorta di rivoluzione nel modello di essere umano della medicina ufficiale. Come l'editore John Maddox ha riportato su Nature, le persone più esperte in questo campo sostengono che ogni stato d' animo é fedelmente riflesso da uno stato fisiologico del sistema immunitario.

Occorre puntualizzare che, fino ad una ventina di anni fa, termini come "mente", "emozione" o "coscienza" non erano nemmeno menzionati nei testi di medicina, in quanto il modello umano ufficiale considerava il corpo come unica realtà e la mente un concetto estraneo alla scienza e non indispensabile. In neurofisiologia si riteneva (e molti purtroppo molti ritengono ancora) che il cervello "producesse" il pensiero e che il suo funzionamento fosse quello di un computer, basato su una semplice logica di acceso-spento. La scoperta dei primi mediatori sembrava avvalorare questa cooncezione puramente meccanicista, ad esempio un neurotrasmettitore "eccitava" un neurone che "attivava" un muscolo mentre un secondo mediatore "inibiva" il neurone e "rilassava" il muscolo.

Tutto il corpo pensa: la chimica delle emozioni

Con le scoperte della Pert sui neuropeptidi, questo modello è stato scardinato completamente. Innanzitutto i neuropeptidi devono essere considerati delle molecole "psichiche", in quanto non trasmettono solo informazioni ormonali e metaboliche, ma "emozioni" e segnali psicofisici: ogni stato emotivo (amore, paura, piacere, dolore, ansia, ira... ), con le sue complesse sfumature chiamate sentimenti, è veicolato nel corpo da specifici neuropeptidi. Anche la vecchia divisione tra neurotrasmettitori e ormoni è diventata obsoleta, in quanto entrambi sono da considerarsi categorie di neuropeptidi. Contrariamente alle aspettative, questi neuropeptidi e i loro recettori sono stati rinvenuti in ogni parte del corpo e non soltanto nel sistema nervoso: inoltre la semplice meccanica dell'"acceso-spento" è stata soppiantata dalla logica estremamente più complessa della "neuromodulazione". Lo psicofisiologo francese Jean-François Lambert, sul concetto di neuromodulazione, ha valutato le possibili variazioni di comunicazione in una singola sinapsi neuronica nell'ordine delle centinaia fino alle migliaia di differenti possibilità.
Questo significa che l'intero corpo "pensa", che ogni cellula o parte del corpo "sente" e prova "emozioni", elabora le proprie informazione psicofisiche e le trasmette ad ogni altra parte attraverso una fittissima rete di comunicazioni di estrema varietà comunicativa.
Tutto il corpo è vivo, intelligente e cosciente, ogni cellula prova piacere e dolore ed elabora strategie metaboliche per il benessere collettivo. Finalmente la medicina scopre che il corpo non è una macchina! Su queste basi teoriche e sperimentali, Candace Pert parla dell'essere umano come di una complessa "rete di informazioni" e dichiara che l'antica divisione tra mente e corpo non ha più ragioni di sussistere: al vecchio concetto bisogna sostituire quello di psicosoma (bodymind), in cui ogni aspetto psicofisico umano è visto come parte di un'unica organica realtà. Queste avanzate concezioni mediche costituiscono un importante sostegno alla concezione unitaria o psicosomatica del modello Cyber, in particolare se consideriamo che è stata documentata la presenza di neuropepdidi e dei loro recettori anche negli unicellulari: tale dato sostiene la nostra ipotesi degli organismi unicellulari come unità di coscienza in grado di sentire ed elaborare informazioni in modo analogo agli animali superiori, anche se su livelli o densità informatiche più semplici e primitive.

Psiconeuroimmunologia: l'intelligenza e il cuore dell'essere

La psiconeuroimmunologia - lo studio di come la psiche, il sistema nervoso centrale e il sistema immunitario si influenzino vicendevolmente - sta diventando una delle branche più interessanti e in rapido sviluppo dell'intera medicina moderna. Questa nuova scienza attira l'interesse di psichiatri, endocrinologi e biologi molecolari. Le nuove intuizioni cliniche nel ruolo della mente nel processo di guarigione offrono affascinanti prospettive di ricerca e nuove speranze. Sin dai tempi dei Greci, filosofi e medici avevano discusso e dibattuto sulla supremazia del cuore o del cervello come centro dell'identità degli organismi viventi. In India il cervello è la sede dell'Atman, la coscienza superiore, il cuore è la sede di Jivatman, la coscienza vitale. Nelle medicine antiche, come la medicina taoista, ogni organo era considerato sede di una certa anima o emozione: lo Shen. Il cuore tuttavia veniva considerato come l'imperatore dell'intero dominio che è il corpo fisico. Cuore come centro di coscienza e di benessere, ma soprattutto della gioia e dell'amore di vivere che permettono la nostra stessa esistenza. Le recenti scoperte di psiconeuroimmunologia, in accordo con la concezione olistica, evidenziano una profonda interrelazione tra cuore e cervello. L'antica saggezza ora riemerge proprio in seno ad una delle branche più avanzate della ricerca medica.

Il cuore del cervello e il cervello del cuore

Le emozioni e le sensazioni non solo sarebbero alla base del processo di memorizzazione delle esperienze, ma sarebbero responsabili della maggior parte dei meccanismi neurofisiologici che regolano o bloccano il funzionamento dell'intero organismo vivente. Da differenti esperimenti e ricerche emerge che il cuore, da sempre sede delle emozioni, e il sistema limbico, vero "cuore del cervello", costituiscono il centro della complessa unità psicosomatica. Abbiamo una serie di dati: l'amigdala e l'ipotalamo, che rappresentano la parte centrale del cervello mammifero e sono deputate alla gestione delle emozioni e delle memorie, sono le aree cerebrali in cui si trova la maggior concentrazione e varietà di neuropeptidi, mediatori delle informazioni e delle emozioni. Al centro della stessa zona si trova l'ipofisi, la ghiandola che gestisce (modula) le attività di tutte le altre ghiandole del corpo. Molti neuropeptidi sono ormoni e svolgono la loro funzione attraverso il sangue. Il sistema immunitario agisce attraverso i linfociti (globuli bianchi del sangue) che producono e hanno recettori per trasmettere e ricevere gran parte dei neurotrasmettitori, e quindi rappresentano una sorta di "sistema nervoso liquido" circolante nel corpo. È stato ampiamente dimostrato che, nel cervello mammifero, le emozioni positive favoriscono la produzione di una cascata di reazioni tale da attivare il sistema immunitario ed in particolare i linfociti killer. Al contrario, gli stati di depressione emotiva portano ad un'inibizione della resistenza immunitaria. Il timo, la grossa ghiandola situata appena sopra il cuore (esattamente nel punto in cui portiamo la mano sul petto quando, col linguaggio corporeo, vogliamo indicare il nostro "io"), è una primaria stazione linfatica sede del complesso meccanismo di produzione dei linfociti T (timici) e della loro "istruzione" a riconoscere il self (il proprio essere vivente) dal non-self (ogni batterio, virus o entità estranea). Sono stati scoperti neurotrasmettitori che dal cuore influenzano l'ipotalamo. Le posizioni antiche si confondono: il cuore ha quindi un suo cervello rappresentato dai globuli bianchi e dal sistema immunitario e il cervello ha un cuore che sente e gestisce le emozioni di tutto il corpo. Se nell'antichità il cuore era visto come imperatore che riceve le informazioni da tutto il regno, prende le decisioni e le rimanda a destinazione, nella moderna neuroscienza l'ipofisi assume esattamente l'identica posizione. Essa riceve dal sistema nervoso e dal sistema sanguigno le informazioni di ogni distretto del corpo, le elabora, ne valuta in modo altamente equilibrato il senso e secerne nel sangue nuovi messaggeri biochimici, gli ormoni, che portano a compimento le sue decisioni per il benessere globale.

Alcuni dati di neuropsicoimmunologia

In una conferenza di alcuni anni fa, a Toronto, una équipe di ricercatori dell'Università di Pittsburgh ha riferito importanti dati emersi dallo studio di settantacinque donne affette da cancro al seno. Queste le interessanti scoperte: le donne che si mantenevano "calme e indifferenti" al loro male avevano meno cellule killer naturali per combatterlo. Quelle inizialmente più preoccupate avevano invece ottenuto una risposta immunitaria maggiore e dimostravano di avere maggiori possibilità di guarigione. Alla scuola di medicina dell'Università di San Francisco si è visto che i malati di asma che usavano una particolare tecnica di visualizzazione per "viaggiare attraverso il corpo" fino alle cellule sofferenti, necessitavano minori cure rispetto agli altri. Essi dimostravano inoltre un miglioramento nella respirazione. Ad una conferenza all'Università di Los Angeles sono state presentate ulteriori scoperte sul ruolo della mente nella guarigione. Il sistema immunitario incomincia a sembrare un organo liquido sensorio-motore ha detto il Dott. Ted Melnechuk, direttore delle ricerche sulla comunicazione presso l'Institute for the Advancement of Health. Questa definizione di sistema immunitario era stata precedentemente elaborata dagli studiosi Nelson Paz e Francisco Varela. Gli scienziati sovietici furono i primi a rilevare un simile collegamento mente.cervello.difesa immunitaria. Essi furono inizialmente ridicolizzati dagli immunologi conservatori, i quali ribattevano che le risposte immunitarie potevano essere osservate anche "in vitro", senza quindi l'intervento di mente o cervello.
Ecco alcune sorprendenti scoperte riviste da Melnechuk:
- Le piacevoli sensazioni sperimentate ascoltando musica vengono eliminate se si bloccano le naturali sostanze narcotiche presenti nel cervello.

- Le emozioni negative innescano il processo di emissione di norepinefrina, un messaggero biochimico noto come soppressore della funzione immunitaria. Questo conferma il ruolo delle emozioni positive nel mantenimento della salute.

- Le risposte immunologiche possono essere apprese. Recentemente si è scoperto che una risposta immunologica appresa può prolungare la vita di cavie allevate per sviluppare un disordine autoimmunitario che li porta alla morte.

- Gli uomini sposati con donne malate di cancro in fase terminale hanno un diminuito numero di linfociti (le cellule del sistema immunitario deputate a respingere il male).

- È stato visto che le cellule nervose del ponte di Varolio, una regione critica per il mantenimento del basilare supporto della vita, si proiettano sino alla ghiandola del timo, un'importante stazione di ricambio per le sostanze immunitarie. Sono state trovate anche cellule nervose che dal timo tornano al cervello, mostrando perciò che esiste una comunicazione nei due sensi. Nei linfociti sono stati trovati recettori dei messaggeri chimici usati da queste cellule, fornendo perciò un diretto legame chimico tra il sistema immunitario e il sistema nervoso.

- Alcune scimmie separate dalla madre mostrano una depressione immunitaria. Questa situazione può essere migliorata se le si pone in un ambiente sociale attivo in cui trovano sostegno.

- Uno studio su pazienti malati di cancro ha rilevato un aumento dell'attività delle cellule killer e una diminuzione della crescita del tumore usando la tecnica dell' immaginazione visiva. L'effetto fu contrario quando i pazienti interruppero questa pratica.

- I conigli accarezzati dagli sperimentatori mostrano una maggiore resistenza all'arteriosclerosi rispetto ad un gruppo di conigli non amati.

- I topi accarezzati dagli sperimentatori sin dalla nascita hanno mostrato un netto miglioramento nei test di apprendimento.

L'enorme avanzamento delle ricerche nel campo della psiconeuroimmunologia rende questi dati ormai "vecchi", come comprovano testi recenti e aggiornati come il libro Psiconeuroimmunologia di Francesco Bottaccioli, un volume di grande interesse e impatto per creare la connessione scientifica, concettuale e linguistica tra la medicina ufficiale e la medicina olistica.

Psiconeuroendocrinoimmunologia - il sistema di informazione con cui dialogano il corpo e la mente

di Candice Perth

Relazione al "Symposium on Consciousness and Survival" sponsorizzato dalI'Istitute of Noetic Science, estratto da Whole Earth Review, Summer 88.
In questo articolo descriverò un insieme di affascinanti e, per lo più, nuove informazioni sulle sostanze chimiche del corpo chiamate neuropeptidi. Basandomi su queste scoperte, avanzerò l'idea che i neuropeptidi e i loro recettori formano una rete per le informazioni all'interno del corpo. Potrebbe sembrarvi un'ipotesi di poca importanza, ma le sue implicazioni sono tuttavia vastissime. Io credo che i neuropeptidi e i loro recettori sono la chiave per capire come la mente e il corpo sono interconnessi e come le emozioni si manifestano nel corpo. In effetti più conosciamo i neuropeptidi più diventa difficile pensare a 'corpo e mente' in modo tradizionale, risulta sempre più evidente che bisogna parlare di 'mente/corpo' come un'unica entità integrata. La maggior parte di quello che descriverò sono risultati di laboratorio: scienza 'dura'; è importante ricordare che, benché gli studi scientifici di psicologia sono tradizionalmente focalizzati su una sperimentazione fatta su animali, se guardate l'indice di un recente libro di testo di psicologia, non sarà difficile trovare termini come 'consapevolezza', 'mente' o anche 'emozioni'. Questi argomenti finora non sono mai stati accettati nel regno della psicologia sperimentale tradizionale, che, normalmente, studia esclusivamente il comportamento, perché può essere osservato e misurato.

La specificità dei recettori

Esiste un campo della psicologia in cui la mente, intesa come stati di coscienza, è stata studiata oggettivamente da almeno vent'anni: è il campo della psicofarmacologia in cui i ricercatori hanno sviluppato metodologie molto rigorose per misurare gli effetti dei farmaci e gli stati alterati della coscienza. La ricerca in questo campo si è sviluppata partendo dall'assunto che una sostanza può agire solo se è 'fissata', ossia se, in qualche modo, si 'attacca' al cervello. Quindi i ricercatori inizialmente immaginarono degli ipotetici tessuti i cui costituenti erano capaci di legare una sostanza chimica, proprio come una chiave con la serratura, e li chiamarono 'recettori'. In questo modo, la nozione di recettori cerebrali specifici per una sostanza, diventò in psicofarmacologia una teoria centrale. E un concetto ormai vecchio. Negli ultimi anni un punto focale nello sviluppo di questa ricerca si è avuto con l'invenzione di tecniche che permettono di legare le specifiche sostanze ai loro recettori, di studiarne la distribuzione nel cervello e nel corpo e di evidenziarne la struttura molecolare. Il mio lavoro iniziale in questa area fu presso il laboratorio di Solomon Snyder, alla Johns Hopkins University, dove focalizzammo la nostra attenzione sull'oppio, una sostanza che ovviamente altera la coscienza e che è anche usata in medicina per alleviare il dolore. Ho lavorato a lungo e duramente, superando molti mesi di iniziale fallimento, per sviluppare una tecnica capace di misurare il materiale cerebrale con cui l'oppio interagisce per produrre i suoi effetti. Rendendo breve una storia lunga (e tecnica), diversa dirò che abbiamo usato sostanze radioattive che ci permisero di identificare i recettori per l'oppio nel cervello. Potete immaginare la molecola di oppio che si lega ad un recettore specifico e come da questa piccola connessione si producano una grande sequenza di eventi.

Risultò poi che l'intera classe di sostanze a cui appartiene l'oppio, chiamate oppiacei, che includono la morfina, la codeina e l'eroina, si attaccano agli stessi recettori. Scoprimmo poi che i recettori erano sparsi non solo per tutto il cervello ma anche per il corpo. Dopo aver trovato i recettori per gli oppiacei di provenienza esterna, ci fu un nuovo sviluppo nelle ricerche. Se il cervello e le altre parti del corpo hanno dei recettori per sostanze che provengono dall'esterno, è logico supporre che le stesse sostanze debbano essere prodotte anche all'interno del corpo, altrimenti perché dovrebbero esistere tali recettori? Questa nostra ipotesi ci condusse all'identificazione delle sostanze chimiche chiamate beta endorfine, gli oppiacei endogeni del cervello. Le beta endorfine sono sostanze peptidiche create nei neuroni del cervello e sono quindi dei neuropeptidi. I peptidi vengono prodotti direttamente dal DNA che contiene le informazioni della costruzione Del nostro cervello e del nostro corpo. Se immaginate una normale cellula nervosa potete visualizzare il meccanismo generale. Nel centro della cellula, il nucleo, c'è il DNA, una parte di questo DNA codifica la produzione dei neuropeptidi, che poi si spostano lungo gli estesi prolungamenti della cellula nervosa (gli assoni) e vengono immagazzinati in piccole sfere vicino alla superficie della membrana cellulare, in attesa di una certa carica elettrofisiologica che li libera. Il DNA produce anche i Rettori che sono costituiti dalla stessa sostanza dei peptidi, ma che sono molto più grandi. Bisogna aggiungere che sono stati identificati più di 60 neuropeptidi ognuno dei quali specifico, come le beta endorfine. Abbiamo quindi un sistema enormemente complesso. Fino a pochi anni fa, si pensava che le informazioni del sistema nervoso erano distribuite presso la superficie tra due cellule nervose: la sinapsi, questo comporta che la sinapsi dei neuroni determina ciò che viene comunicato. Ora invece sappiamo che una grande parte delle informazioni che partono e giungono al cervello, non dipendono direttamente dalle sinapsi di una serie di neuroni posti uno dopo l'altro, ma dalla specificità dei recettori. Infatti quando una cellula nervosa secerne i suoi peptidi oppiacei, questi possono agire a 'chilometri' di distanza da quella cellula nervosa, e lo stesso vale per tutti i neuropeptidi. Nello stesso istante moltissimi differenti neuropeptidi possono scorrere nel corpo, e attaccarsi ai loro specifici recettori. I recettori quindi servono come meccanismo che sceglie le informazioni trasmesse nel corpo.

La biochimica delle emozioni

A cosa ha portato tutto ciò? A qualche cosa di molto affascinante, il fatto che i recettori dei neuropeptidi sono, a tutti gli effetti, la chiave biochimica delle emozioni. Negli ultimi anni i ricercatori del mio laboratorio hanno formalizzato questo concetto in un grande numero di pubblicazioni scientifiche, di cui vi parlerò in breve. Molti scienziati giudicherebbero questa idea oltraggiosa, in quanto non è ancora stata accettata dalla 'saggezza' ufficiale. Infatti, venendo da una tradizione in cui i libri di testo di neurofisiologia non contengono neanche la parola 'emozione' nell'indice, non è senza un certo imbarazzo che abbiamo iniziato a parlare di substrato biochimico delle emozioni. Inizierò puntualizzando un fatto su cui i neuroscienziati sono concordi da molto tempo, ossia che le emozioni sono mediate dal sistema limbico del cervello. Il sistema limbico include l'ipotalamo (che controlla i meccanismi omeostatici del corpo, e che a volte è chiamato il 'cervello' del cervello) e l'amigdala, due aree di cui noi tratteremo particolarmente.
Gli esperimenti che mostrarono la connessione tra emozioni e sistema limbico furono iniziati da Wilder Penfied e altri neurologi scoprirono che quando stimolavano con elettrodi la corteccia sopra l'amigdala, provocavano un'intera gamma di manifestazioni emozionali: potenti reazioni di rabbia, di dolore o di piacere associate a profonde memorie e sempre accompagnate da un comportamento del corpo, connesso a quelle emozioni. Il sistema limbico quindi fu identificato tramite esperimenti psicologici. Quando iniziammo a creare una mappa delle localizzazioni dei recettori oppiacei nel cervello, scoprimmo che il sistema limbico conteneva alte concentrazioni di questi recettori e, come scoprimmo poi, anche di tutti gli altri tipi di recettori. L'amigdala e, l'ipotalamo, che sono ritenuti classicamente essere i più importanti costituenti del sistema limbico, risultano infatti colmi di recettori oppiacei: quaranta volte di più che nelle altre aree del cervello. Questi 'punti caldi' corrispondono a nuclei molto specifici o gruppi di neuroni che gli psicologi e i neurofisiologi hanno identificato come i centri di controllo dell'appetito, del comportamento o del bilanciamento dei liquidi nel corpo. La nostra mappa di recettori conferma ed espande in modo molto importante gli esperimenti psicologici sul sistema limbico.

Introduciamo ora nel nostro quadro alcuni altri neuropeptidi, che, come ho già detto, sono ormai più di 60. Da dove vengono? Molti di loro sono degli analoghi (composti chimici simili) di sostanze chimiche psicoattive, ma, inaspettatamente, una grossa parte è rappresentata dagli ormoni. Gli ormoni storicamente sono stati ritenuti essere prodotti dalla ghiandole endocrine, e non dalle cellule nervose. Si pensava che un ormone fosse concentrato in una ghiandola del corpo e quindi viaggiasse nel sangue, verso i recettori in un'altra parte del corpo. Uno degli ormoni principali è l'insulina, secreta dal pancreas. Si è scoperto ora che questa insulina non solo è un ormone ma è pure un neuropeptide, prodotto e conservato anche nel cervello, e che, naturalmente, esistono recettori cerebrali per l'insulina. Quando abbiamo fatto la mappa dei recettori insulinici, di nuovo abbiamo scoperto 'punti caldi' nell'amigdala e nell'ipotalamo. In breve, abbiamo chiaramente provato che il sistema limbico, il luogo delle emozioni nel cervello, è il punto focale dei recettori dei neuropeptidi.

Un altro punto focale: quando abbiamo studiato la distribuzione di questi recettori, abbiamo scoperto che non sono esclusivamente localizzati nel sistema limbico ma che sono presenti in altre parti del corpo. Abbiamo chiamato questi punti di grande concentrazione dell'attività chimica 'punti nodali' e abbiamo rilevato che sono collocati in zone del corpo in cui esiste una forte modulazione delle informazioni emozionali. Uno dei punti nodali è nella spina dorsale sulle corna posteriori del midollo spinale, zona in cui vengono gestite le informazioni sensoriali. Abbiamo scoperto che ogni area che riceve le informazioni, da tutti i 5 sensi, è un punto nodale che contiene recettori neuropeptidi.
Credo che queste scoperte hanno affascinanti implicazioni per comprendere come le emozioni lavorano e operano. Consideriamo ora la sostanza chimica angiotensina, un altro classico ormone diventato ora un neuropeptide. Quando abbiamo fatto la mappa dei recettori per l'angiotensina, ancora abbiamo trovato una grande concentrazione nell'amigdala. È noto da tempo che l'angiotensina controlla la sete, infatti, se attraverso un tubicino inserito nel cervello di un topo, mandiamo una goccia di angiotensina nell'amigdala, in dieci secondi il topo inizierà a bere anche se è totalmente sazio di acqua. Chimicamente parlando l'angiotensina provoca un'alterazione dello stato mentale che può essere tradotto come 'ho sete'. In altre parole i neuropeptidi modificano gli stati di coscienza.

È ugualmente importante considerare il fatto che i recettori non sono solo nel cervello ma anche nel corpo. Le nostre mappe mostrano infatti gli stessi recettori dell'angiotensina sia nel cervello che nei reni, dove favoriscono la ritenzione dell'acqua. Quindi la produzione di angiotensina conduce sia al comportamento del bere che alla conservazione dei liquidi.
La mia convinzione di base è che i neuropeptidi rappresentano la base fisiologica delle emozioni. Come i miei colleghi ed io abbiamo recentemente discusso in un articolo sul Journal of Immunology: la particolare struttura della distribuzione dei recettori neuropeptidici nelle aree della regolazione umorale del cervello, tanto quanto il loro ruolo di mediazione delle comunicazioni nell'interno organismo, rende i neuropeptidi gli ovvi candidati quali mediatori biochimici delle emozioni. È possibile che ogni neuropeptide veicoli un certo tipo di informazioni solo quando occupa un recettore in un certo punto nodale del corpo e del cervello. Se così fosse ogni neuropeptide potrebbe evocare un particolare 'tono' emozionale equivalente ad un preciso stato psichico. All'inizio del mio lavoro di ricerca credevo, a tutti gli effetti, che le emozioni fossero nella testa ossia nel cervello. Ora sono persuasa che sono realmente presenti anche nel corpo, esse sono prodotte dal corpo e parte del corpo. Ora non posso più fare la distinzione precisa tra cervello e corpo.

Comunicazione con il sistema immunitario

Voglio portare ora in questo quadro il sistema immunitario. Abbiamo già visto che il sistema ormonale, ritenuto da sempre separato dal cervello, è invece concettualmente parte del sistema nervoso. Quantità di 'succo' vengono secrete e diffuse molto lontano dal luogo dove verranno ricevute. L'endocrinologia e la neurofisiologia sono quindi due aspetti dello stesso processo. Parlerò ora dell'immunologia, che considero parte di questo stesso processo e che non può più essere considerata una disciplina separata. Una proprietà fondamentale del sistema immunitario è che le sue cellule si muovono. Se non fosse per questo, esse sono identiche agli stabili neuroni del cervello. I monociti, per esempio, che 'mangiano' gli organismi estranei, iniziano la loro vita nel vostro midollo spinale e vengono quindi diffusi nelle vene e nelle arterie. Un monocita viaggia lungo le vie sanguigne e ad un certo punto può ricevere un certo neuropeptide,che si attacca a un recettore sulla sua memoria, ricevendo l'informazione di iniziare un processo di aggregazione (chemiotassi). I monociti non sono solo responsabili del riconoscimento e della gestione dei corpi estranei ma sono anche coinvolti nel meccanismo di riparazione dei tessuti e della guarigione delle ferite. Stiamo parlando del fatto che le cellule del sangue hanno una funzione importante nell'elaborazione delle informazioni che proteggono il nostro intero organismo.

La nuova scoperta a cui voglio dare enfasi ora, è che ogni recettore dei neuropeptidi che abbiamo analizzato (usando un elegante e preciso sistema sviluppato dal mio collega Michael Ruff) è presente anche sui monociti umani. I monociti umani hanno recettori per gli oppiacei, per il PCP, per un altro peptide chiamato bombasina e così di seghetto. Questi motori biochimici delle emozioni sembrano attualmente controllare il ricambio e le migrazioni dei monociti. I monociti comunicano con i linfociti B e T, agendo in tutto il sistema sanguigno, per combattere le malattie e per distinguere il Self da non Self, decidendo, diciamo, quali parti del corpo sono degenerate (come le cellule tumorali) o estranee e devono essere eliminate dai linfociti K (Killer). Sembra anche che le cellule del sistema immunitario, non solo hanno i recettori per i neuropeptidi, ma che esse stesse producono neuropeptidi. Ci sono categorie di cellule immunitarie che producono beta
endorfine e altri peptidi oppiacei. In altre parole, queste cellule producono le stesse sostanze che sono sempre state ritenute i controllori biochimici degli umori del cervello. Queste cellule controllano l'integrità dell'intero corpo e producono sostanze che modificano l'umore: ancora una volta psiche e soma sono fusi in una unità complessa.

L'unità della varietà

Il prossimo punto che voglio sviluppare riguardo ai neuropeptidi è davvero sorprendente. Come abbiamo visto i neuropeptidi sono molecole che mandano segnali: esse inviamo messaggi in tutto il corpo compreso il cervello. Naturalmente per avere una tale ampiezza di comunicazioni, c'è bisogno di componenti che possano 'parlare' tra di loro e che possano 'ascoltarsi'. Nel quadro di quello che stiamo discutendo, le componenti che 'parlano' sono i neuropeptidi e quelle che 'ascoltano' sono i recettori. Come può essere? Come possono cinquanta o sessanta neuropeptidi essere prodotti, muoversi nel corpo e parlare a cinquanta o sessanta tipi di recettori che ascoltano? Perché regna l'ordine invece del caos? La scoperta che mi appresto a discutere non è accettata totalmente ma i nostri esperimenti dimostrano che ciò è vero. Ci sono migliaia di scienziati che studiano i recettori e i peptidi oppiacei, e tutti riscontrano una grande eterogeneicità nei recettori. Essi hanno dato una serie di nomi greci a questa apparente diversità. Comunque, con ogni evidenza, l'esperienza dei nostri laboratori suggerisce che esiste solo un tipo di molecola nel recettore oppiaceo: una lunga catena polipeptidica di cui si può scrivere la formula. Questa molecola è in grado di mutare facilmente la propria conformazione all'interno delle membrane, assumendo così un diverso numero di forme. Ho notato così che questa interconversione può avvenire ad una forte velocità, così veloce che è difficile dire, in un preciso istante, in quale stato essa si trovi. In altre parole è come se questa molecola possegga sia una struttura tipo 'onda' che tipo 'particella', ed è importante notare che l'informazione è memorizzata in relazione alla forma che il recettore aveva in quel preciso momento. Come ho detto, l'unità molecolare dei recettori è davvero straordinaria. Il tetrahymena, un protozoo, uno degli organismi più semplici, nonostante la sua semplicità unicellulare, è capace di fare tutto ciò che anche noi possiamo fare, può, mangiare, fare del sesso e naturalmente produrre gli stessi componenti neuropeptidi di cui abbiamo parlato. Questo protozoo produce insulina e beta

endorfina. Abbiamo preso la membrana del tetrahymena e studiato in particolare i recettori oppiacei presenti nella loro superficie, abbiamo anche studiato i recettori oppiacei nel cervello dei topi e nei monociti umani. Crediamo di aver dimostrato che la sostanza molecolare di tutti questi recettori è la stessa. L'attuale molecola del nostro cervello è identica a quella dei recettori oppiacei del più semplice degli animali! Io spero che la forza dei miei argomenti sia evidente. I recettori oppiacei nel mio cervello e nel vostro sono fatti delle stesse sostanze molecolari di quelle del tetrahymena: questa scoperta tocca la semplicità e l'unità della vita ed è comparabile alle quattro coppie di basi del DNA che formano il codice per la produzione di tutte le proteine, che sono il substrato fisico della vita. Sappiamo ora che in questi substrati fisici esistono all'incirca 60 molecole segnalatrici neuropeptiche che prowedono all'elaborazione di tutte le differenti manifestazioni fisiologiche delle emozioni o, se preferite, per esprimere le emozioni vitali da un fluire di energie. L'identica forma dei recettori del tetrahymena dimostra che i recettori non diventano più complessi nell'evoluzione della complessità degli esseri viventi. Identiche componenti molecolari che gestiscono il flusso di informazioni, attraverso l'evoluzione si conservano. L'intero sistema nel suo complesso e semplice, elegante e completo in se stesso.

La mente è nel cervello?

Abbiamo parlato della mente e sorge la questione: dove si trova? Nel nostro lavoro la coscienza è apparsa nel contesto dello studio sul dolore e sulla sua modulazione svolta dai recettori oppiacei e dalle endorfine. Moltissimi laboratori stanno misurando il dolore e siamo tutti d'accordo nel ritenere la sostanza grigia periacqueduttale (situata intorno al terzo ventricolo del cervello) come una sorta di area di controllo del dolore, in quanto piena di recettori oppiacei. Noi abbiamo trovato che la sostanza grigia periacqueduttale è anche piena di recettori per virtualmente tutti i neuropeptidi finora studiati. È ormai noto a tutti che ci sono Yogi che possono esercitare certe pratiche volontarie in modo da non percepire più il dolore; a volte le partorienti possono fare la stessa cosa. Sembra che questo tipo di persone siano capaci di 'inserirsi' nelle loro sostanze grigie periacqueduttali. In qualche modo riescono ad avervi accesso, con la loro coscienza suppongo, e a modificare la soglia di percezione del dolore. Notiamo cosa accade in queste situazioni una persona ha un'esperienza che produce dolore, ma una parte della stessa persona fa coscientemente qualcosa in modo che il dolore non venga sentito. Da dove viene questa coscienza, questo io cosciente, che si inserisce nelle aree cerebrali del dolore in modo che il dolore non venga percepito?
Vorrei ritornare all'idea di rete di informazioni (network).
Una rete è differente da una struttura gerarchica che possiede una parte superiore e una inferiore. Teoricamente ci si può inserire in ogni punto di una rete e raggiungere qualsiasi altro punto. Il concetto di rete mi sembra adatto a comprendere il processo di come la coscienza è presente nelle aree del dolore e di come le modifica per controllarlo.
Tanto lo Yogi che la partoriente usano una tecnica simile per il controllo del dolore: il respiro. Anche gli atleti lo usano. Il respiro è estremamente potente. L'area neurofisiologica della funzione respiratoria è nei nuclei del tronco cerebrale. Io ritengo che questi nuclei dovrebbero essere inclusi nel sistema limbico in quanto sono 'punti nodali' fittamente disseminata di neuropeptidi e dei relativi recettori. La mia idea si potrebbe mettere così: il respiro ha una base fisica nei nuclei del tronco cerebrale che sono anche un punto nodale, questo punto nodale è parte di una rete di informazioni in cui ogni punto è in contatto con ogni altro, per cui la coscienza può, tra le altre cose, inserirsi sulle funzioni delle aree del dolore. Io ritengo sia possibile concepire la mente e la coscienza come prodotto dell'elaborazione delle informazioni emozionali, e, in quanto tali, la mente e la coscienza apparirebbero esse re indipendenti dal cervello e dal corpo.

La mente può sopravvivere alla morte fisica?

Un'ultima congettura, oltraggiosa probabilmente, ma coerente con il tema di questo simposio su 'Sopravvivenza e Coscienza'. Può la mente sopravvivere alla morte del cervello? Credo che ora dovremo ricordare come la matematica ritiene che le entità fisiche possono improvvisamente collassare o espandersi all'infinito. Io penso sia importante realizzare che l'informazione è immaganizzata nel cervello e mi sembra plausibile che l'informazione possa trasferirsi in qualche altra dimensione. La molecola di DNA contiene sicuramente le informazioni che producono il cervello e il corpo, e lo psicosoma sembra scambiare (nella riproduzione-fecondazione n.d.r.) le molecole dell'informazione che danno vita all'organismo. Dove vanno le informazioni dopo la distruzione fisica della molecola (la massa) che la compone? La materia non può essere creata né distrutta, ed è plausibile che il flusso di informazioni biologiche non possa scomparire alla morte e debba essere trasformato in un'altra dimensione. Chi può razionalmente dire 'impossibile'? Nessuno fino ad ora ha unificato matematicamente la teoria dei campi gravitazionali con la materia e l'energia. La matematica della coscienza non è ancora stata applicata. La natura dell'ipotetica 'altra' dimensione è correttamente riconosciuta nella realtà religiosa e mistica, in cui alla scienza occidentale è inibita ad addentrarsi.

CRONOBIOLOGIA: approccio olistico a mente-corpo

di Gianni Francesetti e Alessandro Meluzzi

La ciclicità è una caratteristica praticamente costante della materia vivente: esistono ritmi delle cellule, degli organi e sistemi, della biologia e del comportamento degli organismi e della specie. Così, ad esempio, è presente una ritmicità nel ciclo riproduttivo delle cellule del nostro organismo ed è ritmica l'attività elettroencefalografica cerebrale. Ma anche tutta la nostra vita psicosociale segue dei ritmi più o meno evidenti, come dimostrano il comportamento alimentare o sessuale e il ciclo sonno/veglia. A questo proposito alcune indagini epidemiologiche hanno evidenziato che l'attività sessuale nell'uomo, la frequenza dei rapporti sessuali, la masturbazione, la vendita di contraccettivi, i nuovi casi di malattie sessuale trasmesse, le violenze sessuali denunciate presentano un picco circannuale tra il mese di luglio e quello di ottobre. Si è osservato, inoltre, che l'attività criminosa contro le persone presenta un picco massimo in estate, mentre quella contro la proprietà è massima in inverno. Le convulsioni epilettiche variano la loro frequenza con un ritmo che segue le fasi lunari e con un ritmo circadiano. È per questo che gli antichi chiamavano l'epilessia "mal di luna"? Tutto ciò è in relazione col mito dei licantropi (uomini-lupo)?
La depressione e la mania sono sindromi tipicamente cicliche e a volte stagionali e anche l'incidenza dei suicidi presenta dei massimi e dei minimi annuali; per esempio alle nostre latitudini vi è un massimo al solstizio d'estate.

Qual è il significato e quali sono i meccanismi regolatori di questa sorta di cronometro o clessidra della biologia e dei comportamenti? Occorre innanzitutto precisare che esistono molti tipi di ritmi biologici: ci sono ritmi circadiani, della durata, cioè, di circa un giorno; ritmi infradiani, con un periodo maggiore di 24 ore, come quelli circamensili o circannuali; ritmi ultradiani, con un periodo inferiore alle 24 ore. Ogni ritmo biologico e comportamentale è la risultante di un elemento endogeno e di un sincronizzatore esterno; esiste infatti un ritmatore (nel nucleo soprachiasmatico ipotalamico) che genera dei ritmi con un periodo di circa 24 ore. A questo programma genetico si sovrappone l'influenza dei sincronizzatori ambientali: si tratta di fattori fisici (ciclo luce-buio, della temperatura, fasi lunari, campi geomagnetici) e psicosociali (turni di lavoro, orario dei pasti, ecc.). In condizioni di isolamento da questi fattori ambientali, (come durante l'isolamento in grotte), i ritmi biologici saranno l'espressione dei soli ritmatori endogeni che produrranno dei ritmi cosiddetti free-running perché non più controllati dall'esterno; ad esempio il ciclo sonnoveglia invece di essere di 24 ore acquisterà un periodo più lungo (di 25 ore circa). È dal reciproco contributo dei sincronizzatori interni ed esterni che nasce l'equilibrio cronologico dell'organismo.

Un "relais" fondamentale dell'adattamento temporale dell'individuo all'ambiente è costituito dalla ghiandola pineale o epifisi. Questa ghiandola venne definita da Cartesio la "sede dell'anima" e anello di giunzione fra la Res Cogitans e la Res Extensa (la coscienza e il corpo). Inoltre, per gli orientali, la pineale costituisce il "terzo occhio" o "occhio di Buddha", che, se aperta, penetra nelle dimore di cose ineffabili e a livello epifisario è posto il settimo chakra: il loto dell'illuminazione. L'epifisi secerne la melatonina in funzione del ciclo luce/buio e di altre determinanti ambientali come i campi elettromagnetici. La melatonina agendo sul sistema endocrino, sul sistema immunitario e verosimilmente su quello nervoso, informa l'organismo delle variazioni ambientali permettendogli di adeguarsi ad esse.

È evidente il significato adattivo di tutto ciò: un organismo è evolutivamente avvantaggiato dal fatto di essere programmato in anticipo per adottare la propria fisiologia e comportamento alle variazioni ritmiche ambientali; infatti, poiché la durata giornaliera della luce solare (fotoperiodo) varia col variare della stagione, la pineale modifica la sua funzione nei diversi periodi dell'anno e permette, ad esempio, all'animale che andrà in letargo di accumulare grassi in anticipo prima che il freddo e la scarsità di cibo si facciano sentire. Ognuno di noi "funziona" quindi sulla base di una quantità innumerevole di ritmi qualitativamente eterogenei. Ritmi cellulari: ad esempio l'attività mitotica e metabolica; ritmi sistematici: per il sistema neuroendocrino ricordiamo l'attività ciclica circadiana e circannuale dell'asse ipotalamo-ipofisi-surrene e quindi del cortisolo, ormone principe dello stress, e del sistema endorfinico del piacere-dolore (cioè il sistema delle endorfine, i cosiddetti oppioidi endogeni). Anche il sistema immunitario varia la sua attività lungo le 24 ore (ad esempio le cellule natural killer presentano la massima reattività alle 5 del mattino secondo un ciclo controllato dalla melatonina). Ad un livello ancora superiore si situano i ritmi organismici integrati: il ritmo sonno-veglia, con le sue farsi REM (sonno con sogno) e non REM (sonno senza sogno), i ritmi di attività e riposo, i ritmi emozionali, quelli sessuali e riproduttivi. Tutti questi sistemi sono strettamente integrati fra di loro: durante le fasi REM del sonno si osserva un incremento a picco dei tassi di IL-2 (interleukina 2), una sostanza endogena che stimola le Natural Killer che difendono l'organismo dai virus e dalle cellule neoplastiche che quotidianamente si formano nel nostro organismo. È possibile che tale azione sia mediata dalle beta-carboline, allucinogeni endogeni secreti anche dalla pineale e che possiedono importanti azioni sul sistema immunitario. È molto affascinante notare che queste stesse betacarboline sono contenute nelle piante allucinogene utilizzate dagli sciamani sudamericani nelle loro pratiche terapeutiche.

A questo proposito, come non ricordare la correlazione che molte civiltà proponevano fra attività onirica e condizioni di salute e malattia? I Greci, ad esempio, passavano le notti nei templi di Esculapio (Dio della medicina) aspettando la visita della divinità nel sogno. A1 mattino si poteva essere o spacciati o guariti. E ancora: durante il giorno abbiamo dei ritmi brevi, cosiddetti ultradiani, della durata di 90 minuti in cui alternativamente risulta attivato o 1'emisfero destro o quello sinistro; ciò si può facilmente determinare controllando con quale narice si sta respirando: l'emisfero attivo è quello opposto alla narice aperta. Durante la dominanza dell'emisfero destro viene stimolata la fantasia e la creatività, come quando si sogna ad occhi aperti, ed è in questa fase che si verificano con più frequenza lapsus, distrazioni e incidenti; viceversa, quando è l'emisfero sinistro ad essere più attivo, siamo più vigili su ciò che ci circonda e sono più pronte le nostre capacità analitiche, matematiche, razionali. L'organizzazione bioritmica del nostro organismo, della quale abbiamo dato qualche esempio, è quindi essenziale per l'adattamento del nostro psicosoma all'ambiente in cui vive e, quindi, per il mantenimento dell'omeostasi. Infatti, quando quest'ultima viene persa e insorge la malattia, troviamo praticamente sempre delle alterazioni cronobiologiche. Nel settore del disturbo mentale, una tipica disritmia è la psicosi maniaco-depressiva in cui sono presenti variazioni cicliche con periodo circadiano (il paziente sta regolarmente peggio al mattino) e con periodi maggiori mensili o annuali. In questa patologia si ritiene che un'alterazione dei ritmi possa giocare un ruolo causale nell'insorgere della malattia; infatti la luce, come risincronizzante se somministrata in particolari momenti del giorno, ha un effetto terapeutico (9,10) (Light-therapy).

I bioritmi possono alterarsi in seguito allo stress o per la desincronizzazione fra fattori regolatori ambientali e pacemakers endogeni. Lo stress causa alterazioni neuroendocrine importanti che sregolano il ritmo ormonale del soggetto e altera il normale alternarsi di dominanza emisferica. La desincronizzazione provoca il disadattamento fra individuo e ambiente: ciò accade ad esempio nei turni di lavoro e nei viaggi intercontinentali aerei. Queste situazioni sono accompagnate da una quantità di sintomi psicosomatici dei quali un tipico esempio è il jet-lag e che vanno dalla cefalea e disorientamento, all'insonnia o ipersonnia, ai disturbi gastrointestinali o dermatologici; inoltre nei disturbi somatoformi e dell'umore si riscontrano spesso alterazioni cronobiologiche ormonali che possono giovarsi di una terapia risincronizzante quale la somministrazione di ACTH (un ormone ipofisario che induce un aumento della cortisolemia) alle ore 7 del mattino.

In conclusione, la cronobiologia non deve essere intesa come un settore ultraspecialistico della medicina, dove alcune sofisticate elaborazioni matematiche permettono di misurare le variazioni temporali di alcuni parametri biologici. È invece un metodo di analisi della biologia e del comportamento che si fonda sul rapporto fra l'uomo e l'ambiente, fra ecosistema interno ed ecosistema esterno, fra microcosmo e macrocosmo. Si tratta quindi di un approccio profondamente olistico che nella valutazione dell'equilibrio omeostatico non tiene conto soltanto di fattori interni al sistema, ma anche del rapporto psicobiologico che si stabilisce in ogni momento con l'ecosistema esterno. In questa prospettiva l'uomo non solo non è più la positivista e meccanicistica somma di cellule e organi, ma non è neppure una monade isolata dal proprio ambiente; la cronobiologia, inserendo la variabile "tempo" nell'indagine psicobiologica, ristabilisce il contatto di ogni nostro fenomeno fisico, chimico, biologico o psicologico con i parametri ecosistemici ambientali: la luce, le variazioni dei campi elettromagnetici, le rivoluzioni planetarie e il susseguirsi delle stagioni, rivelando così la presenza di una risonanza cosmica di ogni evento psicologico.

La ghiandola pineale - sincronizzatore dei ritmi

di G. Francesetti, M.Gecele, A.Meluzzi

Secondo gli studi storici eseguiti dal neutoanatomista J. Ariens Kappers, (l979), la ghiandola pineale fu scoperta più di 2300 anni fa da Herophilus (325-280 a.C.) un anatomico alessandrino, il quale riteneva che essa controllasse il flusso della memoria.
La letteratura indiana antica presenta numerosi riferimenti alla pineale come organo di chiaroveggenza o di meditazione, che permetteva all'uomo di ricordare le sue vite precedenti. Per i buddisti, quest'organo costituisce il "terzo occhio" che, se aperto, penetra nelle dimore di cose ineffabili. Finché il terzo occhio dorme l'adepto rimane inconsapevole dell'ineffabile. Sono tuttavia descritte molte tecniche per permettere agli aspiranti di "aprirlo", una di queste è la meditazione. Questo terzo occhio è stato anche ampiamente rappresentato nelle opere di arte sacra orientale dove accade frequentemente di incontrare delle figure umane dotate di un occhio che si apre al centro della fronte. Il segno indù delle caste si trova in un punto scelto comunemente per simbolizzare l'"occhio", e anche il colore utilizzato rappresenta lo spazio di sviluppo spirituale.
L'epifisi assume un ruolo importante anche nella visione energetica dei sette chakra dell'uomo. Gli studi classici della medicina greco - romana considerano l'epifisi una struttura capace di materializzare e guidare il fluido del pensiero dal terzo al quarto ventricolo cerebrale, attraverso, cioè, quel sistema di canalicoli e cisterne nei quali fluisce il liquido cefalo - rachidiano. Galeno, medico del II secolo a.C., considerò la pineale come una struttura simile alle ghiandole linfatiche. Questa interpretazione venne accettata nella cultura occidentale per molti secoli, finché in epoca rinascimentale, qualcuno non tornò ad occuparsi di ghiandola pineale. Nel 1640, Descartes definisce l'epifisi come "la sede dell'anima" e anello di congiunzione tra res cogitans e res extensa, postulando anche l'esistenza di una connessione occhio - epifisi - muscolo e attribuendo così, intuitivamente, un significato funzionale all'epifisi come mediatore degli effetti della luce sull'apparato muscolare. Questa piccola struttura cerebrale era quindi in grado di trasformare un immateriale pensiero in un'azione e di risolvere in questo modo, molti problemi alla costruzione filosofica cartesiana.

In seguito, sotto l'influenza del pensiero cartesiano, molti studiosi del XVII e XVIII secolo associano la pineale e le sue calcificazioni alla pazzia e alla patologia psichiatrica in genere. Da allora la pineale resta sostanzialmente nell'oblio e l'aggettivo "vestigiale" è quello più frequentemente applicato a questa ghiandola. Tuttavia recenti ricerche psiconeuroendocrinoimmunologiche hanno riportato l'attenzione sull'epifisi. Le attuali conoscenze neurofisiologiche evidenziano come la pineale non sia semplicemente una ghiandola, ma, come la midollare del surrene, un trasduttore neuroendocrino: converte infatti un input nervoso, u~n neurotrasmettitore, in un output ormonale che va in circolo. L'input nervoso è la noradrenalina, rilasciata dai nervi ortosimpatici postgangliari, l'output ormonale è in primo luogo la melatonina. la sua sintesi della serotonina è catalizata da due enzimi (n - acetil - transferasi , SNAT, e idrossindol - O - metil transferasi o HIOMT) che sono caratteristici della pineale. I pinealociti sintetizzano esso stessi la serotonina dal triptofano aminoacido essenziale, tramite la stessa via utilizzata nei neuroni.

La sintesi e la secrezione di melatonina sono regolate dalla percezione della luce: è interessante osservare che la pineale deriva da un organo fotorecettoriale, funzionalmente "un terzo occhio", presente in alcune specie di rettili ed anfibi. La pineale dei mammiferi non risponde però direttamente alla luce, ma l'impulso luminoso, raccolto dalla retina, giunge al nucleo sporachiasmatico, regione coinvolta nella genesi dei ritmi biologici; di qui l'informazione passa all'ipotalamo laterale da cui si dipartono le fibre efferenti dirette al midollo toracico dove originano le fibre che terminano nei neuroni pregangliari del nucleo cervicale superiore che proiettano alla pineale. La luce quindi determina il ritmo circadiano e circannuale della melatonina, la cui secrezione è massima di notte e minima di giorno (il picco massimo si situa intorno alle 02,00 di notte).

La pineale riceve però anche informazioni direttamente dal SNC tramite fibre nervose che collegano l'abenula, la commisura posteriore, i nuclei paraventricolari con il peduncolo e il parenchima epifisario. D'altra parte esistono dei recettori specifici per la melatonina nel SNC, in particolare nel nucleo soprachiasmatico ipotalamico che rappresenta un centro di primaria importanza cronobiologica. Anche le influenze ormonali sembrano giocare un ruolo importante nella fisiologia epifisaria, ed esistono sicure relazioni tra pinea1e e altri sistemi endocrini, in particolare le gonadi. Oltre alla luce, anche i campi elettromagnetici influenzano l'attività della pineale, la quale sembra essere un mediatore fondamentale degli effetti sistemici di questi campi sui sistemi biologici. La pineale si presenta quindi come un fondamentale detector di alcune variabili ambientali, in grado di trasferire le informazioni dall'ecosistema esterno a quello interno, permettendo così la sincronizzazione fra ritmi ambientali e ritmi biologici dell'organismo. Quest'organo ricopre infatti un ruolo centrale nell'organizzazione cronobiologica del nostro organismo, consentendo ad esso di adattarsi in modo ottimale alle variazioni temporali ambientali.

L'azione dei secreti pineali, in gran parte ancora ignota, si esplica sul sistema endocrino immunitario e nervoso in modo estremamente complesso. I prodotti epifisari meglio conosciuti (melatonina e betacarboline) sono delle molecole a struttura chimica indolica, come la serotonina. Questo tipo di anello strutturale è presente in tutte quelle molecole che a livello animale e vegetale mediano il rapporto esterno - interno in modo sincronizzato. La melatonina, oltre ad un effetto antigonadotropo, evidente soprattutto negli animali, presenta una attività immunostimolante e antagonizzante gli effetti immunodepressivi di stress. Tratteremo a questo proposito soprattutto della melatonina, ma sarebbe un errore identificare la pineale con questo ormone. Infatti, l'epifisi è sede di produzione di molte altre molecole, come le beta-carboline, la cui funzione è attualmente in gran parte sconosciuta.

Recenti osservazioni depongono per un ruolo immunomodulatore della pineale in senso stimolante e antagonista nei confronti dello stress, tramite l'azione della melatonina su cellule immunocompetenti e con la mediazione degli oppioidi endogeni. Oltre ad un'azione immunomodulatrice, gli indoli (in particolare le beta-carboline e i serotoninergici) influenzano gli stati di coscienza, controllando in particolare il ritmo veglia/sonno e l'attività onirica. Le beta-carboline, in modo specifico, sono implicate nella produzione dei sogni notturni e possono forse spiegare il fisiologico ritmo di alternanza della dominanza emisferica cerebrale della durata di circa 20 minuti. Durante la predominanza dell'emisfero destro si attiva la sfera affettiva, emozionale e creativa con una più o meno spiccata estraniazione dall'ambiente esterno. In questi momenti ci sorprendiamo a sognare ad occhi aperti o a commettere lapsus verbali o errori nel nostro lavoro. Nella fase di predominanza emisferica sinistra è invece la nostra parte logico - razionale e analitica ad essere più attiva.

L'andamento bilanciato e armonicamente fasico di questi diversi stati di coscienza è alla base di un buon equilibrio psicosomatico, perché ì meccanismi che controllano questa altalena della coscienza sono gli stessi che modulano l'attività neuroendocrinoimmunitaria del soggetto. Non deve quindi stupire che uno degli strumenti terapeutici più utilizzati in diverse medicine tradizionali, sia costituito proprio da sostanze contenenti indoli. E' per esempio il caso dello sciamano dell'Amazzonia che usa l'ayahuasca, una liana ricca di beta-carboline e con proprietà allucinogene, per indurre uno stato di coscienza fortemente alterato e condurre cosi alla catarsi e alla guarigione. Ciò che fa lo sciamano è indurre, con tecniche comunicative che creano lo specifico contesto emozionale e con l'assunzione e la somministrazione di indoli, una "tempesta psicobiologica" riomeostatizzante per un meccanismo di tipo psiconeuroendocrinoimmunologico. L'azione dell'allucinogeno, per un meccanismo serotoninergico, si esplica inoltre a livello del rafe mesencefalico e dell'attività epifisaria, con una conseguente modulazione cronobiologica dell'orologio endogeno.

In questo senso la pineale rappresenta un fondamentale centro di sincronizzazione dei ritmi dell'organismo ai ritmi ambientali, tramite un'azione su diversi sistemi, fra cui come abbiamo detto, quello immunitario. La regolare cadenza dei singoli bioritmi e il loro sincronismo rappresentano una delle condizioni essenziali per un adeguato funzionamento dell'essere vivente. Infatti, la caratteristica essenziale dei ritmi biologici di alternare periodi di riposo a periodi di attività funzionale permette di mantenere i vari distretti a un livello ottimale di funzionamento. E' dunque evidente che ogni fattore che interferisce col normale svolgersi dei complessi cicli bioritmici dell'organismo, non solo altera una normale sequenza adattativa e difensiva, ma favorisce la formazione dei precursori della malattia somatica. E' un dato di fatto che vari bioritmi fondamentali risultano alterati in numerose malattie considerate come psicosomatiche quali l'asma .bronchiale, l'ipertensione essenziale, l'ulcera gastroduodenale, le malattie coronariche, ed altre.

Inoltre, alcuni importanti bioritmi psiconeuroendrocrini, fra cui lo stesso ritmo della melatonina, sono profondamente modificati nei disturbi dell'umore (per intenderci: nelle sindromi depressive). In queste situazioni l'alterazione cronobiologica è qualcosa di più di un mero epifenomeno, sembra cioè rivestire un ruolo causale nell'insorgenza del quadro psicopatologico; a conferma di ciò stanno le recenti acquisizioni terapeutiche che svolgono la loro azione proprio agendo sui bioritmi (la fototerapia). Inoltre, anche molti farmaci antidepressivi, dal litio alla clorgilina e imipramina, hanno dei rilevanti effetti sull'andamento dei bioritmi. E' quindi evidente come la modificazione della normale oscillazione ritmica dei diversi parametri fisiologici si associ all'insorgenza di situazioni patologiche. Ma quali sono le principali cause di disorganizzazione bioritmica?
In primo luogo la causa della desincronizzazione può essere endogena, e sembra essere il caso, ad esempio, di alcuni disturbi psichiatrici come la depressione endogena.

In secondo luogo, possono essere causa di alterazioni cronobiologiche gli eventi psicosociali, lo stress, le alterazioni di parametri ambientali. Mentre nelle società contadine ad economia agricola i ritmi del lavoro, dell'alimentazione e del riposo attività tendevano ad essere sincroni con i ritmi biologici e con il variare periodico degli eventi naturali, la rivoluzione industriale ha progressivamente modificato questa situazione. La moderna società urbana industriale ha infatti sempre più imposto i propri ritmi, legati a esigenze di tipo economico e tecnologico, sui ritmi biologici individuali e di gruppo. Così il progressivo aumento di attività lavorative legate ai turni notturni, i rapidi spostamenti attraverso i fusi orari che avvengono nei viaggi aerei, ma soprattutto l'induzione di ritmi comportamentali uguali per tutti e vincolati a necessità produttive ha portato a sincronismi artificiali con serie conseguenze sul piano psicosomatico infatti i ritmi comportamentali e i ritmi biologici sono fra loro armonicamente collegati per un migliore adattamento dell'individuo alle richieste dell'ambiente.

La situazione ottimale di minor rischio psicosomatico viene dunque raggiunta quando due serie di ritmi sono in fase perfetta fra di loro e il comportamento riceve esattamente il supporto biologico di cui ha bisogno in quel momento. Però quando per l'azione di determinanti psicosociali, i bioritmi comportamentali - emozionali vengono forzati in direzioni diverse da quelle dei loro ritmi biologici di supporto, si crea una dissociazione fra programmi biologici e comportamenti che è una delle principali condizioni per la formazione dei precursori della malattia. Nella attuale organizzazione urbano - industriale inoltre i ritmi comportamentali dell'attività, della sessualità e riproduzione, dell'alimentazione sono scarsamente sincronizzati con i ritmi biologici che ad essi sottendono e sono per lo più fissi nel tempo in contrasto con il variare ciclico delle determinanti fisiche ambientali quali il variare delle stagioni. E' come se vivessimo a livello emozionale - comportamentale in un limbo metacronologico, dissociato di ritmi ambientali. Per quanto riguarda lo stress, 1'organizzazione cronobiologica sembra essere molto protetta da alterazioni indotte dallo stress. Ciò conferma come quest'ultimo sia una reazione biologico - comportamentale utile e necessaria per la vita e, d'altra parte, comunque la stabilità e la regolarità dei bioritmi sia importante per la sopravvivenza dell'individuo, e della specie.

Tuttavia le situazioni di stress acuto strettamente intenso oppure cronico producono nell'individuo delle alterazioni cronobiologiche associate all'insorgenza di disturbi psicopatologici e psicosomatici. Quale ruolo ha la pineale in questo processo di insorgenza della malattia da desincronizzazione? La ricerca in questo settore è tutt'altro che conclusa, tuttavia se pensiamo da un lato alla funzione cronobiologica della pineale e dall'altro all'attività che la melatonina e le beta-carboline svolgono sul sistema neuroendocrino e sul sistema immunitario, la pineale diventa in modo evidente un possibile mediatore degli effetti patologici della desincronizzazione.  A questo proposito si sta aprendo strada il concetto che la pineale possa svolgere un ruolo di "regolatore dei regolatori" nell'organismo animale, venendo a configurarsi come mediatore ambiente - individuo e come modulatore teso a mantenere l'omeostasi contrastando tutto ciò che minaccia di comprometterlo.

Non solo, quindi, un "ormone antistress", ma più generalmente un modulatore omeostatico che antagonizza gli effetti dello stress quando questo Si presenta come una "inhibiction de l'action" (inibizione dell'azione) in senso laboritiano ed è quindi pericoloso per la sopravvivenza dell'individuo. Occorre infine ricordare che la pineale è sensibile alle variazioni dei campi elettromagnetici ambientali e possiede quindi le. caratteristiche di "terzo occhio" che nel passato alcuni pensatori gli hanno intuitivamente attribuito; é, quindi affascinante utilizzare come ipotesi di lavoro la possibilità che questo organo funga da antenna per le cosiddette energie "sottili" che ci giungono dall'ecosistema esterno.
Lo studio della ghiandola pineale e dei suoi secreti è quindi un chiaro esempio di ricerca olistica, in quanto deve considerare l'oggetto di ricerca non più isolatamente e non soltanto come facente parte di un organismo più complesso, ma deve tenere conto anche dell'ecosistema in cui questo organismo. si trova. D'altra parte per questo studio è necessario un approccio transdisciplinare che si arricchisca dell'interazione tra i diversi approcci al problema, e che deve saper comprendere e parlare sia il linguaggio del biochimico che quello dell'antropologo, sia quello del fisico che quello dello sciamano.
Questa prospettiva transdisciplinare, interattiva e complessa, è quella che nell'attuale paradigma scientifico può farsi crogiolo di nuove conoscenze, in quanto capace di utilizzare, oltre al microscopio, anche il macroscopio e percepire così non solo le cose, ma anche le relazioni fra le cose.

Ghiandola pineale: stress e sistema immunitario

di G. Francesetti e A. Meluzzi

La pineale non è semplicemente una ghiandola, ma, come la midollare del surrene, un trasduttore neuroendocrino: converte infatti un input nervoso, (un neurotrasmettitore), in un output ormonale che va in circolo. L'input nervoso è la NA, (Noradrenalina) l'output ormonale è la melatonina. La sintesi della Melatonina dalla serotonina è catalizzata dalla pineale che la sintetizza essa stessa dal triptofano, aminoacido essenziale. La sintesi e la secrezione di melatonina sono regolate dalla percezione della luce: è interessante osservare che la pineale deriva da un organo fotorecettoriale, funzionalmente "un terzo occhio", presente in alcune specie di rettili ed anfibi. La pineale dei mammiferi non risponde però direttamente alla luce, ma all'impulso luminoso, raccolto dalla retina. La secrezione della melatonina è massima di notte e minima di giorno (il picco massimo si situa intorno alle 02,00 di notte). Esistono dei recettori specifici per la melatonina nel SNC, in particolare nel nucleo soprachiasmatico ipotalamico che rappresenta un centro di primaria importanza cronobiologica. Oltre alla luce, anche i campi elettromagnetici influenzano l'attività della pineale, la quale sembra essere il mediatore principale degli effetti di questi campi sui sistemi biologici. La pineale si presenta quindi come un fondamentale detector di alcune variabili ambientali, in grado di trasferire le informazioni dall'ecosistema esterno a quello interno, permettendo così la sincronizzazione fra ritmi ambientali e ritmi biologici dell'organismo. Quest'organo ricopre infatti un ruolo centrale nell'organizzazione cronobiologica del nostro organismo consentendo ad esso di adattarsi in modo ottimale alle variazioni temporali ambientali.

L'azione dei secreti pineali, in gran parte ancora ignota (infatti a tutt'oggi è stata isolata solo la melatonina), si esplica innanzitutto sul sistema endocrino e immunitario in modo estremamente complesso. Soffermiamoci ad analizzare le influenze su quest'ultimo, riportando alcune delle numerose osservazioni effettuate in tal senso:

- nel topo il blocco dell'attività della pineale (con somministrazione serale di propanololo) sopprime la risposta anticorpale primaria contro le emazie di pecora. Tale soppressione non si manifesta se si somministra contemporaneamente la melatonina.

- nel topo la somministrazione di melatonina aumenta la risposta anticorpale primaria in vivo contro le emazie di pecora.

- la melatonina contrasta gli effetti immunosoppressori dello stress da immobilizzare (un tipica situazione di "inibizione dell'azione") sulla risposta anticorpale primaria e sul peso del timo nel topo.

- in topi che hanno ricevuto una dose subletale di virus encefalomiocarditico, lo stress causa una mortalità del 90% circa degli animali. La contemporanea somministrazione di melatonina riduce la mortalità al 10% circa.

- l'effetto immunostimolante della melatonina segue un ritmo circadiano con un effetto massimo per la somministrazione serale.

- la melatonina interferisce con il ritmo circadiano dell'attività delle cellule NK (Natural Killer) producendo un aumento di attività fino al 20% dopo due ore dalla somministrazione e una diminuzione dopo 6 ore.

- la melatonina aumenta l'attività interferon-dipendente delle cellule NK.

Queste osservazioni depongono per un ruolo della pineale stimolante sul sistema immunitario e antagonista nei confronti dello stress. Quindi la pineale sembra essere un fondamentale centro di sincronizzazione dei ritmi dell'organismo ai ritmi ambientali, tramite un'azione su diversi sistemi, fra cui come abbiamo detto, quello immunitario.
La regolare cadenza dei singoli bioritmi e il loro sincronismo rappresentano una delle condizioni essenziali per un adeguato funzionamento dell'essere vivente. Infatti, la caratteristica essenziale dei ritmi biologici di alternare periodi di riposo a periodi di attività funzionale permette di mantenere i vari distretti a un livello ottimale di funzionamento.
È dunque evidente che ogni fattore che interferisce col normale svolgersi dei complessi cicli bioritmi dell'organismo, non solo altera una normale sequenza adattativa e difensiva, ma favorisce la formazione dei precursori della malattia somatica. È un dato di fatto che vari bioritmi fondamentali risultano alterati in numerose malattie considerate come psicosomatiche quali l'asma bronchiale, l'ipertensione essenziale, l'ulcera gastroduodenale, le malattie coronariche ed altre. Inoltre, alcuni importanti bioritmi psiconeuroendocrini, fra cui lo stesso ritmo della melatonina, sono profondamente modificati nei disturbi dell'umore (per intenderci nelle sindromi depressive).

In queste situazioni l'alterazione del ritmo cronobiologico sembra essere qualcosa di più di un mero effetto secondario, sembra cioè rivestire un ruolo causale nell'insorgenza del quadro psicopatologico; a conferma di ciò stanno le recenti acquisizioni terapeutiche che svolgono la loro azione proprio agendo sui bioritmi (la fototerapia). Inoltre, anche molti farmaci antidepressivi, dal litio alla clorofilla e imipramina, hanno dei rilevanti effetti sull'andamento dei bioritmi. È quindi evidente come la modificazione della normale oscillazione ritmica dei diversi parametri fisiologici si associ all'insorgenza di situazioni patologiche. Ma quali sono le principali cause di disorganizzazione bioritmica?
In primo luogo la causa della desincronizzazione può essere endogena, e sembra essere il caso, ad esempio, di alcuni disturbi psichiatrici come la depressione endogena. In secondo luogo, possono essere causa di alterazioni cronobiologiche gli eventi psicosociali, lo stress, le alterazioni di parametri ambientali. Mentre nelle società contadine ad economia agricola i ritmi del lavoro, dell'alimentazione e del riposo - attività tendevano ad essere sincroni con i ritmi biologici e con il variare periodico degli eventi naturali, la rivoluzione industriale ha progressivamente modificato questa situazione.

La moderna società urbana industriale ha infatti sempre più imposto i propri ritmi, legati a esigenze di tipo economico - tecnologico, sui ritmi biologici individuali e di gruppo. Così, il progressivo aumento di attività lavorative legati ai turni notturni, i rapidi spostamenti attraverso i fusi orari che avvengono nei viaggi aerei, ma soprattutto l'induzione di ritmi comportamentali uguali per tutti i vincolati a necessità produttive ha portato a sincronismi artificiali con serie conseguenze sul piano psicosomatico. Infatti i ritmi comportamentali e i ritmi biologici sono fra loro armonicamente collegati per un migliore adattamento dell'individuo alle richieste dell'ambiente. La situazione ottimale di minor rischio psicosomatico viene dunque raggiunta quando due serie di ritmi sono in fase perfetta fra di loro e il comportamento riceve esattamente il supporto biologico di cui ha bisogno in quel momento. Però, quando per l'azione di determinanti psicosociali, i bioritmi comportamentali-emozionali vengono forzati in direzioni diverse da quelle dei loro ritmi biologici di supporto, si crea una dissociazione fra programmi biologici e comportamenti che è una delle principali condizioni per la formazione dei precursori della malattia. Nella attuale organizzazione sociale urbano-industriale i ritmi comportamentali dell'attività, della sessualità e riproduzione, dell'alimentazione sono scarsamente sincronizzati con i ritmi biologici che ad essi sottendono e sono per lo più fissi nel tempo in contrasto col variare ciclico delle determinanti fisiche ambientali quali il variare delle stagioni. È come se vivessimo, a livello emozionale-comportamentale, in un limbo metacronologico, dissociato dai ritmi ambientali.

Per quanto riguarda lo stress, il ritmo cronobiologico sembra essere molto protetto da alterazioni indotte dallo stress. Ciò conferma come lo stress inizialmente sia una reazione biologico-comportamentale utile e necessaria per la vita e, dall'altra parte, come la stabilità e la regolarità dei bioritmi sia importante per la sopravvivenza dell'individuo e della specie. Tuttavia le situazioni di stress acuto estremamente intenso oppure cronico producono nell'individuo delle alterazioni cronobiologiche associate all'insorgenza di disturbi psicopatologici e psicosomatici. Quale ruolo ha la pineale in questo processo di insorgenza della malattia da desincronizzazione? La ricerca in questo settore è tutt'altro che conclusa, tuttavia se pensiamo da un lato alla funzione cronobiologica della pineale e dall'altro all'attività che la melatonina svolge sul sistema neuroendocrino e sul sistema immunitario, la pineale diventa in modo evidente un possibile mediatore degli effetti patologici della desincronizzazione.

A questo proposito si sta aprendo strada il concetto che la pineale possa svolgere un ruolo di "regolatore dei regolatori" nell'organismo animale, venendo a configurarsi come mediatore ambiente-individuo e come modulatore teso a mantenere l'omeostasi contrastando tutto ciò che minaccia di comprometterla. Non solo, quindi, un "ormone antistress", ma più generalmente un modulatore omeostatico che antagonizza gli effetti dello stresso quando questo si presenta come una "inibizione dell'azione" in senso Laboritiano ed è quindi pericoloso per la sopravvivenza dell'individuo. Vorremmo concludere riassumendo l'ipotesi che abbiamo tentato di delineare in questo intervento. Si tratta di una affascinante ipotesi di lavoro e d'interpretazione dei dati esistenti e non ancora di una conclusiva e organica teoria, anche se è possibile fin d'ora intravedere in tal senso delle applicazioni terapeutiche. In sostanza l'ipotesi è questa: l'azione di fattori endogeni e esogeni (fattori psicosociali, stress, fattori fisici ambientali) causano, tramite l'azione sui detectors (recettori sensoriali) l'alterazione dei sistemi cronobiologici, neuroendocrino-immunitari, determinando così l'insorgere della malattia. Il principale candidato mediatore di questo gioco sembra essere la ghiandola pineale. Quindi, uno dei meccanismi attraverso cui il dato psicologico-sociale-ambientale può, quanto meno, preparare il terreno alla insorgenza, della malattia, è proprio un meccanismo cronobiologico mediato dalla pineale.

Fattori rischio nella schizofrenia: stagione di nascita e storia familiare

di Miron Baron e Rhoda Gruen

La connessione fra rischio familiare verso la schizofrenia e la stagione di nascita è stato studiato in 88 pazienti schizofrenici. Un rischio accresciuto per la schizofrenia e disturbi è stato dimostrato fra parenti di primo grado nei pazienti schizofrenici nati d'inverno e in primavera. Comunque rispetto alla stagione di nascita i pazienti non differivano dai pazienti che non avevano alcuna storia familiare di schizofrenia. La stagione di nascita non era legata al sesso del paziente, all'origine di nascita, all'età all'insorgere della malattia o all'appartenenza a sottotipi clinici (paranoide - nonparanoide come definito dal RDC, e 'stretto' o 'largo' come definito da Taylor e Abrams nei criteri espressi el 1975). L'andamento del rischio della malattia sostiene l'ipotesi della diatesi da stress laddove i fattori ambientali (in questo caso gli attacchi virali che variano stagionalmente potrebbero essere coinvolti) interagiscono con la vulnerabilità genetica per aumentare il rischio di schizofrenia.

Ritmi planetari, oroscopo e salute mentale

di G. Francesetti

Sin dall'antichità l'uomo ha sempre cercato di prevedere il futuro o conoscere il passato attraverso l'osservazione dei fenomeni più diversi: gli aruspici, i romani, si affidavano all'osservazione delle viscere delle vittime, ma ancora più tipica e antica è l'indagine degli influssi degli astri sulla vita dell'uomo e sugli avvenimenti del mondo: l'astrologia.
Esiste qualche rapporto, scientificamente fondato, fra la posizione astronomica di pianeti, satelliti e stelle e la nostra personalità, le nostre attitudini, gli avvenimenti che viviamo, la nostra salute o le nostre avventure in amore? Giugno 1988, Sellar e Goldacre della Oxford University pubblicano sulla prestigiosa rivista "The lancet", un articolo in cui segnalano un rapporto statisticamente significativo fra la stagione, l'anno di nascita e lo sviluppo di malattia artritica in tarda età; secondo questo studio questi pazienti sarebbero nati prevalentemente in autunno e in inverno. Nel febbraio 1988, Paccand e collaboratori riportano, sempre su Lancet, la notizia che la mortalità perinatale del neonato varia in funzione della nascita, dopo uno studio effettuato su 220.540 nascite e 2.152 decessi perinatali in Svizzera. Sfogliando la letteratura troviamo altri dati estremamente interessanti. Sono molti gli psichiatri che in passato affermarono che la luna ha un evidente effetto sul malato di mente. Nel 1835 John Hunter sosteneva che i pazzi erano maggiormente influenzati dalla luna in certi periodi delle sue fasi. Il francese Daquin giunse addirittura ad affermare che "la pazzia è una malattia del cervello sulla quale la luna esercita un influsso indiscutibile".

Arnold Lieber, professore di psichiatria all'Università di Miami in Florida, stabilì di studiare una variabile del comportamento aggressivo facilmente indagabile: l'omicidio. I risultati furono sorprendenti: in fase di plenilunio gli omicidi erano molto più numerosi che nelle altre fasi lunari, in maniera statisticamente significativa; fu registrata inoltre una diminuzione del numero di tali crimini durante il periodo di novilunio. I dati furono confermati successivamente da Malstron di Berkeley (USA) che mise in relazione i cicli lunari con la periodicità degli omicidi e suicidi avvenuti nella contea di Alameda in California e in quella di Denver in Colorado, nello stesso periodo di tempo preso in considerazione da Lieber (15 anni dal 1956 al 1970). L'effetto lunare sul comportamento appariva indiscutibile. Altri due psichiatri americani, Weiskoff e Tipton, studiarono le frequenze di ricovero negli ospedali psichiatrici del Texas per un periodo di nove mesi e osservarono che la più alta percentuale avveniva nelle fasi di plenilunio o durante l'ultimo quarto di luna, sia che, per le condizioni atmosferiche, la luna fosse visibile oppure no. Occorre dire che non mancano i critici alla metodologia e interpretazione di questi dati, tuttavia, malgrado queste prudenziali riserve, resta la significatività statistica dei dati epidemiologici. Anche l'attività solare è stata studiata in rapporto ad alcune variabili biologiche e mediche, con risultati molto interessanti, spesso inspiegabili, a volte discordi. Basti pensare alle famose ricerche di Giorgio Riccardi, professore dell'Università di Firenze, che dimostrò che le macchie solari possono influenzare l'attività fisica e biologica dell'acqua. Ma quale importanza può avere il mese o l'ora della nascita sulla personalità, comportamento o fortuna del soggetto? I coniugi Gauquelin, utilizzando il metodo statistico, hanno condotto un ampio studio per dare una risposta a questa domanda, non trovando alcuna corrispondenza tra il pianeta dominante nel segno astrologico e la personalità. Trovarono però altre corrispondenze: esiste una relazione significativa fra il sorgere o il tramonto all'orizzonte di alcuni pianeti al momento della nascita e la professione del soggetto, mentre, secondo questo studio, è irrilevante il segno zodiacale di appartenenza.
Tuttavia nel 1974 J. Cooper pubblicava addirittura su "Nature" i risultati di un lavoro in cui emergeva una relazione fra segno zodiacale e specializzazioni scientifiche. Cosa dire della malattia mentale? Nel 1929 M. Tramer, psichiatra svizzero, analizzò la data di nascita di 2100 pazienti ricoverati del 1876 al 1927 nell'ospedale psichiatrico nel quale egli lavora. Riuscì così a evidenziare che gli psicotici nascono con maggiore frequenza in inverno, nel periodo compreso fra dicembre e marzo. Molti altri ricercatori indagarono a questo proposito (V. Lang, F. Petersen, E. Huntington, ecc) fino alla registrazione complessiva della distribuzione mensile delle nascite per più di 30.000 pazienti schizofrenici con psicosi maniaco-depressiva. Tutti i dati concordano nel mostrare che questi soggetti nascono con più frequenza nel primo quadrimestre dell'anno. D'altra parte, nell'emisfero australe, gli psicotici nascono per lo più tra maggio e ottobre quando in queste aree è inverno, dimostrando una relazione specifica fra la nascita di questi pazienti e la stagione invernale. Anche per i ritardati mentali e addirittura per il mancinismo nelle bambine si sono trovati dati interessanti: i primi nascono più frequentemente nei mesi invernali, le seconde in novembre. Come si possono spiegare queste affascinanti e misteriose osservazioni? Non esiste oggi alcuna spiegazione scientifica esauriente. Certo è che queste osservazioni statistiche trovano una corrispondenza evidente nel retaggio linguistico e nelle tradizioni popolari di diverse culture. In Italia usiamo definire "lunatico" colui che ha un carattere difficile o è soggetto a improvvisi sbalzi d'umore, e diciamo di avere "la luna storta" quando ci sentiamo nervosi o irritabili; un'espressione popolare assicura che chi è nato in marzo (il "marzolino") ha facilmente "qualche rotella fuori posto". Gli inglesi chiamano "lunatic" il folle, il malato di mente e il manicomio è il "lunatic asylum". Nella lingua francese si dice "avoir des lunes" e "lunatique" e i tedeschi utilizzano il termine "mondsuchtig" per indicare i disturbi mentali. Per concludere possiamo affermare che esistono certamente molti dati affascinanti, ma a volte discordi e che non trovano ancora, benché siano molto indicativi, una spiegazione e una sistemazione in una logica teoria scientifica.

Depressione e perdita dei ritmi circadiani

La causa principale della depressione potrebbe essere connessa con la perdita degli 'orologi sociali', persone o aspetti della vita quotidiana che aiutano a programmare i nostri orologi biologici. Questo modello è stato proposto da Cindy Ehlers della Scripps Clinic di La Jolla, California, e dai suoi colleghi dell'Università di Pittsburg, che stanno cercando una teoria che includa tutti i vari fattori coinvolti nella depressione. L'idea è che la perdita del lavoro, del consorte, dell'esposizione al sole o di ogni altro fattore regolatore della vita quotidiana spesso conducono alla rottura dei ritmi biologici di una persona.
Questa rottura può a sua volta condurre a difficoltà nel sonno, che si osservano nel 90% dei depressi, e a livelli alterati della melatonina. Nel modello, gli antidepressivi aiutano i pazienti stabilizzando i cicli del sonno, le neuroendocrine e la temperatura. I miglioramenti di umore e di concentrazione che ne risultano possono facilitare un'opportuna terapia, che, in genere, inizia richiedendo al paziente di ristabilire delle routines quotidiane regolari.

In precedenza altri ricercatori si erano focalizzati sulla depressione come problema esclusivamente psicologico, e solo successivamente si è cominciato a trattarla come fondamentalmente biologica. La Ehlers ha detto: 'Stiamo cercando di trovare una spiegazione che prenda in considerazione entrambi gli aspetti. Probabilmente alcune forme di depressione possono essere alleviate semplicemente con una conversazione, ma pochissime persone possono essere curate solo con gli antidepressivi. La maggioranza dei casi avranno bisogno di un approccio integrato'. Le persone differiscono anche per la loro sensibilità a perdite o a difficoltà. Per esempio, molte vedove manifesteranno inevitabilmente qualche alterazione ritmica e svilupperanno alcuni sintomi depressivi, ma molte sono capaci di ristabilire un ritmo giornaliero stabile nell'arco di parecchie settimane. Nelle precedenti ricerche, vedovi e vedove di data recente che manifestavano meno disturbi sociali mostravano anche meno sintomi di depressione.

La Ehler ritiene che solo una persona predisposta alla depressione o che ha subito una perdita seria, sviluppa veramente una depressione clinica ricorrente. La ricercatrice ha suggerito che nel cambiamento dei ritmi connessi alla depressione siano implicati quattro fattori, forse genetici:

- una soglia più bassa di rottura dei ritmi.

- difficoltà di riaggiustamento una volta che i ritmi sono stati alterati.

- una tendenza psicologica a tentare di 'congelare' la depressione, invece che a passarci attraverso 0 ad affrontarne le cause.

- un ritardo di fase nei ritmi, in risposta ai cambiamenti nella vita, invece che la risposta più consueta di anticipo della fase. Se hanno un ritardo di fase, le persone possono sviluppare un stato depressivo dormendo più del consueto, invece che meno.

Ehler ha detto che: 'Una teoria degli 'orologi sociali' potrebbe fornire un buon terreno di lavoro su cui fare ricerca, e sviluppare nuovi programmi di trattamento'.

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EMOZIONI, PSICOSOMATICA E SALUTE GLOBALE

Emozioni: pessimismo e malattie

Il modo, ottimista o pessimista, di spiegare degli eventi sfavorevoli quando si è giovani, potrebbe permettere di predire il futuro stato di salute nel periodo di mezza età. Questo risultato è basato su una ricerca durata 35 anni su un gruppo di laureati di Harvard intervistati per la prima volta nel 1946. I soggetti raggruppati per età e per condizioni di salute vennero intervistati a proposito di loro esperienze difficili durante la seconda guerra mondiale. Alcuni diedero spiegazioni leggere e divertenti, altri si sentivano tristi o colpevoli. I ricercatori hanno suddiviso i racconti negativi in tre categorie: globale ("Distruggerà tutta la mia vita"), stabile ("Non mi abbandonerà mai") e internalizzata ("È stata colpa mia"). Quelli che usavano interpretazioni negative dei fatti erano consistentemente più arnmalati e/o più portati a morire rispetto ai loro pari con visione ottimista degli eventi. La differenza raggiunge il culmine verso l'età di 45 anni, malgrado ci siano più differenze sostanziali fin dall'età dei 35. I ricercatori fanno l'ipotesi che l'effetto dell'atteggiamento psicologico sia più grande all'inizio della mezza età. Negli anni successivi potrebbero diventare più importanti problemi fisici generali.
"I risultati confermano il buon senso", dice Christophe Peterson dell'Università del Michigan, uno degli autori dello studio, "il modo in cui uno spiega un fatto è un buon indicatore del grado di senso di impotenza o della tendenza ad affrontare i problemi direttamente".

"Malgrado ci siano molti modi in cui il pessimismo può condurre a un deterioramento della salute, io credo che sia strettamente legato al comportamento. È molto meno probabile che un pessimista smetta di fumare, rifiuti un dolce in più o ottenga cure mediche qualificate". Potrebbero essere attivi anche altri fattori, dice Peterson, fra questi: 

- Il pessimismo potrebbe essere legato a una scarsa capacità di risolvere i problemi e quindi alla tendenza ad avere problemi seri. Da questo deriverebbe una certa vulnerabilità alle malattie. 

- Il pessimismo può portare a una diminuzione dei contatti sociali, e anche questo comportamento viene associato a uno stato di malattia.

- Il senso di impotenza legata al pessimismo potrebbe alterare le funzioni del sistema immunitario. 

Peterson avverte però che l'ottimismo può essere sia una causa che un sintomo di buona salute. "Penso che lavorino in combinazione", ha detto. "Ma combinare l'ottimismo con un lavoro intenso è ancora il modo più valido di migliorare la vostra salute. La capacità di ridere a volontà, da sola, non è in grado di eliminare un'epidemia".

Emozioni: i cuori fiduciosi hanno vita più lunga

Sembra che l'ostilità e la sfiducia siano un fattore chiave nel predire malattie di cuore e morti precoci. Recentemente alcuni ricercatori della Duke University hanno suggerito che si potrebbe insegnare alle persone sospettose ad avere "cuori" più fiduciosi. Lo psichiatra Redford Williams, parlando a un raduno della associazione dei cardiologi americani a Monterey, ha detto che i tipi A, ostili e aggressivi, potrebbero avere un problema comune: una diramazione del sistema parasimpatico, coinvolta nel calmare una persona quando si trova in situazioni di confronto, sarebbe più debole. Ricerche precedenti avevano mostrato che il sistema ha un effetto più veloce negli uomini di tipo B. Il tipo A ha anche una risposta più forte al cortisolo, un ormone connesso con lo stress che stimola il rilascio di adrenalina. Un eccesso di cortisolo può alterare il rivestimento delle arterie e condurre all'arteriosclerosi.
In uno studio condotto alla Duke, Williams e collaboratori hanno esaminato la vita di 118 avvocati che erano stati sottoposti a test psicologici quando erano all'università. Dopo 25 anni, la mortalità di quelli che avevano avuto un punteggio elevato per quanto riguarda l'ostilità era maggiore di 4,2 volte di quella dei colleghi più tranquilli.
Quelli che avevano ricevuto un punteggio più elevato per quanto riguarda il cinismo e la manifestazione di rabbia risultavano ancora peggiori, con una mortalità che era 5,5.volte quella dei tipi più fiduciosi.
Williams sottolinea che i nuovi risultati non sono in conflitto con le ricerche precedenti, quali i lavori del pioniere Meyer Freidmann sul tipo A. "Stiamo soltanto raffinando l'ipotesi del tipo A", ha detto Williams facendo notare che, mentre la rabbia e l'ostilità rivelano un legame diretto con la morte, altre caratteristiche del tipo A, come il senso di urgenza del tempo, non mostrano alcun legame. "Stiamo semplicemente cercando di capire meglio quali caratteristiche del tipo A sono dannose. Certe caratteristiche biologiche sembrano rendere le persone ostili candidati una morte precoce. Tuttavia la personalità e l'ambiente sono molto importanti, lavorando per cambiare il modo in cui guardate la vita e per ridurre lo stress potete migliorare le vostre possibilità di soprawivenza".
Per realizzare un cuore più fiducioso e più sano Williams offre un programma in 12 punti:

1) Controlla i tuoi pensieri cinici. Williams raccomanda di tenere un giornale delle situazioni in cui si tende a rispondere cinicamente e di tentare di valutarle da una prospettiva diversa.

2) Confessa che riconosci la tua ostilità.

3) Sforzati a fermare i pensieri cinici mentre si stanno formando.

4) Esamina le situazioni ragionevolmente.

5) Mettiti nei panni degli altri.

6) Impara a ridere di te stesso.

7) Impara a rilassarti

8) Pratica la fiducia. Fai sforzi particolari per aver fiducia in qualcuno, anche se per cose non importanti.

9) Impara ad ascoltare.

10) Impara ad essere assertivo. Quando sorge una situazione difficile, asserisci il tuo punto di vista con calma, piuttosto che reagire aggressivamente.

11) Immagina che oggi sia l'ultimo giorno della tua vita. Williams prende in considerazione il fatto che l'ostilità della gente spesso diminuisce dopo una malattia grave.

12) Pratica il perdono.

Poiché sembra che essendo in funzione sia fattori psicologici che fisiologici, Williams offre un altro suggerimento: "Se il tuo sistema parasimpatico non è programmato per calmarti è meglio che usi la tua corteccia cerebrale".

Nascere: effetti del rifiuto materno durante il concepimento

L'articolo di Peter Jemsen sul Ritalin sembra giustamente indicare che circa i due terzi dei bambini con turbe psicologiche non erano stati desiderati e che metà di loro era stata minacciata di essere "data via". E' stato rilevato che molti bambini hanno mal interpretato l'informazione che ricevono o pensano di ricevere prima di essere nati. Fino a tre anni fa si pensava che il danno fosse solo nella sala parto, quando alla madre vengono somministrate così tante medicine che non può parlare. Ma è diventato sempre più chiaro, da quando ho cominciato a far luce sulle influenze dei primi momenti di vita, che le impressioni primarie impresse durante la vita intrauterina sembrano dipendere da principi di sopravvivenza. Sono incline a pensare che le impressioni dell'emisfero sinistro abbiano a che fare sia con il nutrimento affettivo, il cibo e l'accettazione che con la logica. L'attività del cervello destro sembra aver origine dalla sopravvivenza, nel cercare di conoscere quanto possibile dell'ambiente che è là fuori, prendendo suggerimento da stimoli supersensoriali, inclusi i pensieri del padre e della madre.

L'apertura supersensoriale alle impressioni è apparentemente già attiva sin dal momento che la madre realizza di essere incinta, gli ormoni materni vanno direttamente attraverso la placenta, ma sono sicuro, sulla base delle mie ricerche con l'ipnosi, che i pensieri materni vengono ricevuti dall'embrione. Sembra persino che sia possibile verificare, occasionalmente, le impressioni di una persona ipnotizzata, attraverso il ricordo dell'evento da parte della madre, quando l'embrione "sentì" che il dottore diceva a sua madre che era incinta. È una cosa difficile da capire perché i meccanismi dell'ottavo nervo connesso con l'udito vengono completati solo al quinto mese di gestazione e sono molto curioso sull'origine di questa conoscenza dell'embrione.

Una madre che è biologicamente pronta e contenta di esser gravida può rendersi conto consciamente che il marito si oppone ad avere un bambino. Questo fattore secondario può soverchiare i suoi buoni sentimenti. Quando una madre viene riempita di medicine non può avere vicino il suo bambino al momento della nascita, il danno diventa doppio. Né la madre né l'infante possono completare il legame che era iniziato con la vita intrauterina del feto. Ogni osservazione fatta al bambino negli anni della sua formazione dopo la nascita verrà interpretata come un ulteriore rifiuto da parte della madre. Tuttavia, è possibile cambiare questa immagine con l'ipnosi di regressione (tecnica che riporta il paziente indietro negli anni e permette di decondizionarlo da comportamenti non più rispondenti alla situazione attuale). Mi sembra che ogni ostetrico e ginecologo dovrebbe sapere come penetrare nelle percezioni della vita precoce e come rimodellare la situazione sfavorevole.

Naturalmente ci sono molte madri che rimangono incinte accidentalmente e detestano l'intero processo. Il meglio che sono riuscito a fare è stato di far rivivere alla persona disturbata il processo di sviluppo, come se fosse stata al posto della madre. Il meglio sarebbe che ogni gravidanza venisse pianificata e goduta fin dall'inizio. Ma non sembra che funzioni così. Persone adulte, che erano state adottate, sapevano di non essere desiderati molto prima di essere messi in un orfanotrofio o affidati a una strana donna, quando lasciavano l'ospedale. Molti embrioni sono in grado di andarsene durante la prima settimana di gestazione e i meno energetici rimangono nell'utero per cominciare una vita piena di problemi.

I bambini difficili sono frutto di gravidanze non desiderate?

Uno psichiatra della Georgia ha riferito che più della metà dei bambini iperattivi che ha studiato soffrivano anche di depressione e di ansietà. Ha stimato che circa il 30% dei bambini della sua clinica prendevano anche medicine non necessarie. Anche Peter Jensen, del centro medico Eisenhower di Fort Gordon, ha trovato che i due terzi dei bambini disturbati erano frutto di gravidanze non desiderate. La metà erano stati minacciati dai parenti di essere dati via. Il 90% erano secondo o terzogeniti e due terzi erano stati ricoverati in ospedale durante l'infanzia. Poiché i genitori di questi bambini rivelavano essi stessi alti livelli di stress e di depressione, Jensen raccomanda una terapia familiare completa per bambini iperattivi.

I livelli di testosterone alterano le funzioni cognitive dei maschi

Ricercatori tedeschi hanno riportato che i livelli di testosterone nel sangue e nella saliva di 177 maschi sani e giovani erano correlati con il funzionamento del sistema cognitivo. Nell'ambito di valori normali, gli uomini con livelli più alti di testosterone e di due altri ormoni danno migliori risultati in test di abilità spaziale e peggiori in test.

La chimica dell'amore risiede nel cervello

Una recensione del libro The Chemistry of Love di Michael Liebowitz (ed. Little Brown, Boston). Che cosa succede nel nostro cervello quando ci innamoriamo? Qual è la base biochimica del cambiamento che lo accompagna, l'aumento di energia vitale e di ottimismo, una diminuzione dell'appetito e del bisogno di sonno?
Michael Leibowitz direttore della clinica per le malattie di origine ansiosa dell'istituto psichiatrico dello stato di New York esplora questo terreno vergine nel suo libro. Malgrado le obbiezioni dei romantici che desiderano che il mistero rimanga tale e dei professionisti convenzionali che si attaccano ai loro modelli psicologici, i ricercatori stanno lavorando per rintracciare i correlati chimici delle nostre vite emozionali. 'Le differenze con cui le persone reagiscono a esperienze di innamoramento positive o negative sono determinate dalle differenze con cui rispondono biologicamente a queste situazioni. L'intensità dell'eccitazione nell'incontrare una persona nuova, la durata della luna di miele o la profondità di una depressione post innamoramento sono in definitiva determinati dai cambiamenti che avvengono nella chimica del cervello e dalla durata di questi cambiamenti'. Ricerche recenti suggeriscono che nell'innamoramento sono coinvolti due diversi sistemi chimici: l'attrazione che porta la gente ad unirsi e l'attaccamento che li mantiene uniti.

Liebowitz fa l'ipotesi che l'attrazione funzioni come le anfetamine nel cervello, aumentando le pulsazioni del cuore, intensificando gli stati d'animo e aumentando il livelli di neurotrasmettitori quali la norepinefrina, la dopamina e la feniletilamina. Persino l'idealizzazione dell'amato nelle prime fasi di un innamoramento di tipo mentale può avere un aspetto neurochimico. 'Finché la nuova relazione va bene è come se la soglia del piacere del cervello venisse abbassata così che molte più cose possano raggiungerlo mentre la soglia del dispiacere viene innalzata così che lo raggiungano meno cose spiacevoli'. D'altro canto, la depressione che accompagna una disillusione nell'innamoramento potrebbe essere il risultato di un abbassamento dei livelli di alcuni composti chimici del cervello o di un abbassamento della sensibilità di alcuni ricettori chiave. 'Sembra che nei centri limbici del cervello avvenga un rapido cambiamento per cui niente più può essere vissuto come piacevole'. Pare inoltre che l'attaccamento e l'ansietà per la separazione coinvolgano un sistema chimico diverso, le endorfine, sostanze narcotiche naturali. Leibowitz sostiene che noi siamo programmati geneticamente a secernere endorfine quando siamo in una relazione molto stretta. La perdita di contatto, a sua volta, potrebbe interrompere la produzione di endorfine. Si è trovato, inoltre, che narcotici come la morfina inibiscono una parte del tronco encefalico, il locus coeruleus, che si pensa inneschi sentimenti di panico e di ansietà da separazione. Liebowitz, basandosi su studi recenti, pensa che le endorfine possano inibire i sentimenti da separazione fungendo come una specie di colla che tiene assieme le persone. Questo fornisce una chiave per le malattie da innamoramento: 'Molte persone che hanno difficoltà in amore potrebbero avere i sistemi stimolanti del cervello iperattivi il che li rende così storditi da non poter pensare con chiarezza, quando incontrano una persona che li attrae. 'Sembra che altri soffrano di sentimenti cronici di assuefazione all'innamoramento, alle droghe o a qualunque cosa che possa dare loro un sollievo temporaneo'. Innamorarsi è biologicamente facile perché il nostro sistema nervoso risponde alla novità. Rimanere innamorati è tutta un'altra storia. 

Emozioni: piu' lacrime meno stress le donne vincono gli uomini 4 a 1

"Le lacrime esprimono forti emozioni, le portano fuori". Una antica leggenda narra che l'uomo è nato dalle lacrime. I1 potente dio Ra era così esausto al termine della creazione che incominciò a piangere, alcune lacrime caddero sulla Terra e da queste nacque l'uomo. L'uomo è l'unico essere sulla Terra che versa lacrime per manifestare le sue emozioni. Comunque l'umanità ha versato lacrime senza conoscerne il meccanismo segreto. È solo da pochi anni che la scienza della dakriologia (lo studio delle lacrime) si è sviluppata e ha scoperto che le lacrime fanno bene alla salute e favoriscono il benessere e la bellezza. In una stanzetta dell'American University del Minnesota, gli scienziati hanno creato un singolare laboratorio per le lacrime, nel quale molti volontari hanno singhiozzato. Le donne sono state i soggetti sperimentali migliori, i ricercatori hanno scoperto che piangono quattro volte più degli uomini.

Le lacrime vengono dapprima raccolte: è un processo stancante e lungo, ogni lacrima pesa infatti solo 15 milligrammi. Sono necessarie più di 66.000 lacrime per averne un litro. Dopodiché le lacrime vengono analizzate nella loro struttura molecolare ed esaminate con l'aiuto della gascromatografia fluida ad alta pressione. Si è scoperto così che le lacrime contengono peculiari sostanze: l'ormone prolattina, l'ormone ACTH, il lisozima e l'encefalina. Questo spiega il perché le donne piangono più degli uomini, il loro livello di prolattina è maggiore. Il Dott. William H. Frey, psichiatra del centro medico di San Paul-Ramsey dell'Università del Minnesota, ed esperto nella biochimica delle lacrime, ha scoperto che la prolattina, che gioca un ruolo determinante nell'allattamento, interviene anche nella formazione delle ghiandole lacrimali. Fino a dodici anni una ragazzina non versa più lacrime di un suo coetaneo, il loro tasso di prolattina è equivalente. A partire dai dodici anni questo ormone subisce nelle ragazze un incremento che a 18 anni raggiunge il 60% in più che nei ragazzi. Per confermare la scoperta il Dott. Frey ha trattato malati depressi, con frequenti crisi di pianto, con dopamina, una sostanza conosciuta per l'azione inibitrice della prolattina: come risultato le crisi di pianto si sono attenuate.

Ma piangere come fontane non ha solo degli inconvenienti. Le lacrime provocate da una grande emozione eliminano dall'organismo i prodotti chimici responsabili dello stress. Esse contengono neurotrasmettitori e ormoni, soprattutto l'ACTH e l'encefalina, che provengono dal cervello e sono legati allo stato di ansia e allo stress. L'encefalina è una sostanza simile alla molecola di morfina prodotta dal cervello per alleviare il dolore. Il lisozyma è invece un enzima con proprietà antibatteriche usato per combattere le infezioni. È interessante notare che queste sostanze sono presenti solo nelle lacrime delle persone che piangevano per autentiche emozioni, nelle lacrime provocate da una cipolla tagliata non si trovano né ormoni né enzimi.

Un po' di statistica del pianto: su 200 uomini e donne che hanno tenuto un diario in cui registravano ogni singola lacrima, si è trovato che solo il 55% degli uomini piange almeno una volta al mese contro il 94% delle donne. I173% degli uomini e 1'85% delle donne si sente meglio dopo aver pianto. La media delle donne piange cinque volte al mese, mentre solo pochissimi uomini piangono più di una volta; quando piangono però 'il tempo delle lacrime' è uguale per tutti: da uno a due minuti in cui vengono versate circa 50 lacrime che equivalgono a 50 millilitri. Ogni essere umano produce circa 70 litri di lacrime in tutta la sua vita. Gli umani piangono di più tra le 19 e le 22 e non amano farlo da soli. Se un uomo viene osservato mentre piange la scusa più comune è quella di dire che qualche cosa gli è finito nell'occhio. Le donne invece non mostrano particolare imbarazzo nel mostrare i loro sentimenti quando piangono. I ricercatori americani ritengono che questi dati possano spiegare il maggior numero di collassi cardiaci da stress negli uomini che nelle donne. Alcuni studi epidemiologici confermerebbero questa assunzione: gli uomini soffrirebbero di maggiori disturbi da stress proporzionalmente alla difficoltà che hanno di piangere. Secondo il Dott. Frey piangere diminuisce la tristezza e l'ira di circa il 40%.

Cancro e psicoterapia di gruppo

I malati di cancro che seguono terapie di gruppo allungano anche del doppio la propria vita. a cura di Maria Fantacci.
David Spiegel della Stanford University, in una sua recente ricerca, ha scoperto che i malati di cancro, che seguono terapie di gruppo o altri tipi di psicoterapie, allungano la propria vita rispetto a coloro che si affidano unicamente a trattamento medico tradizionale. Spiegel ha reso noto che un gruppo di donne con tumori al seno, che aveva seguito una terapia di gruppo e lezioni in autoipnosi, è sopravvissuto di media quasi il doppio (36.6 mesi) rispetto a un gruppo che era stato curato solo con metodi medici tradizionali (18.9 mesi). Rivolgendosi al Congresso annuale dell'Associazione Americana Psichiatri a San Francisco, Spiegel ha detto che né lui né i suoi collaboratori della Stanford University e della University of California si aspettavano di trovare differenza fra i due gruppi. La ricerca, durata 10 anni, ha seguito 86 donne di mezza età a cui era stato diagnosticato un cancro al seno. I soggetti erano stati divisi in due gruppi; il primo riceveva solo cure mediche ma il secondo, in aggiunta al trattamento tradizionale, frequentava, per un anno, gruppi terapeutici settimanali. A queste pazienti veniva anche insegnata l'autoipnosi per il controllo del dolore. Alla fine del periodo di 10 anni, 83 delle 86 donne erano morte, ma le donne nel secondo gruppo avevano vissuto quasi 18 mesi in più. Anche se i tumori delle donne del primo gruppo erano di media ad uno stadio più avanzato quando furono diagnosticati, in ambedue i gruppi la malattia si era diffusa nel corpo in modo tipico e col medesimo ritmo, fatto che portò Spiegel alla conclusione che la differenza iniziale poteva incidere sul risultato. Spiegel si definì "sbalordito" dato che la ricerca intendeva smentire l'idea corrente che lo stato d'animo gioca un ruolo importante nel decorso di malattie definite potenzialmente distruttive. Alla luce dei risultati ottenuti, Spiegel, professore associato di psichiatria, conviene che evidentemente devono esserci fattori inaspettati in questo processo. La terapia di gruppo poteva aver dato alle donne una speranza che le portava ad attenersi più strettamente alle cure mediche. Spiegel ha suggerito che la psiconeuroimmonologia potrebbe dare ulteriori delucidazioni in merito a questi sorprendenti risultati.

Terapie e relax in acqua

I bagni termali sincronizzano il cervello

Quando si fanno le terapie in acqua, come il massaggio watsu, il rilassamento antistress, la meditazione o la respirazione profonda, si entra in uno stato di profondo benessere e pace nel corpo e nell'anima. In particolare quando ci si immerge nelle antiche vasche di marmo di Villa Demidoff al Villaggio Globale di Bagni di Lucca si sperimenta un grande senso di pace e di piacere. In particolare Da tempo siamo stati colpiti dalla similitudine tra il senso di benessere delle persone che sperimentano dei periodi di dieci-quindici giorni di intensa meditazione e delle persone che sperimentano lo stesso periodo di cure termali. Oggi sappiamo che non si tratta di una semplice coincidenza ma che, durante le terapie termali, si verificano una serie di processi neuropsicofisiologici che conducono ad uno stato di profondo rilassamento del tutto sovrapponibile. E' significativo ricordare che in moltissime tradizioni spirituali, come la grotta calda, il bagno, le capanne sudatorie della tradizione Navajo, Hopi e Lakota dei nativi nordamericani, o le tradizionali saune degli Iamabushi del nord del Giappone, erano considerate importanti ritualità religiose, delle vere esperienze spirituali che avevano un doppio carattere di prova iniziatica (individuale o di gruppo) e di presidio medico terapeutico, per la depurazione e la cura di molte malattie. Le avanzate ricerche neurofisiologiche che stiamo conducendo presso le Terme di Bagni di Lucca, sull'attività cerebrale delle persone nella grotta e durante i bagni in acqua termale, hanno mostrato, in molto casi, un forte aumento della sincronizzazione cerebrale, che permane per un certo tempo. La sincronizzazione cerebrale, come coerenza tra le onde dei due emisferi, è un dato di grande rilevanza per la valutazione della salute globale e psicosomatica. Le persone che stanno male, depresse o demotivate hanno statisticamente una bassa sincronizzazione cerebrale (come potete vedere nella prima immagine (acqua6.tif), dove la parte sinistra del cervello è irregolare e asimmetrica rispetto a quella destra), mentre al contrario, chi vive con gioia e intensità mostra un'elevata sincronizzazione. In particolare le persone in meditazione mostrano un'altissima sincronizzazione con onde armoniche, associata ad un grande senso di pace e rilassamento.

Nella seconda immagine (acqua5.tif) potete osservare delle onde armoniche ad altissima sincronizzazione (tipiche della meditazione profonda) rilevate durante un rilassamento in vasca termale. I nostri esperimenti hanno anche rilevato che quando due persone entrano insieme nelle grandi vasche termali di marmo si viene a creare una profonda comunicazione tra i loro cervelli e i loro corpi, una sottile empatia, che aiuta a ritrovare l'amicizia e la tenerezza nei rapporti. Per noi la salute globale è quando l'essere umano è naturalmente sé stesso, quando è integro e biologicamente reattivo, ossia quando le differenti dimensioni del suo essere - corpo, istinti, emozioni, sentimenti, pensieri e coscienza - sono in uno stato di coerenza ed equilibrio tra loro; e il cervello riflette un parallelo stato armonico neuropsichico.

AIDS: possibilità di sopravvivenza

In una recente conferenza a Los Angeles alcuni esperti hanno proposto una visione cautamente ottimista della malattia. Il 4 e il 5 febbraio il simposio sulle recenti scoperte immunitarie ha radunato 450 persone per ascoltare George Solomon, Lydia Temosbok, Peter Duesberg, Lecnard Wisneski e altri, che hanno discusso i problemi e le soluzioni possibili dell'epidemia. Il pubblico includeva sia malati di AIDS che operatori sanitari e dei servizi sociali. Il medico Laurence Badgley, citando lo scopritore del virus dell'AIDS, Luc Montagnier, dell'istituto Pasteur di Parigi, ha detto: "L'AIDS non conduce inevitabilmente alla morte, specialmente se si eliminano i cofattori che facilitano la malattia. "Non è il virus che ha cambiato il suo comportamento di base ma il suo ospite".
Badgley, autore del libro "Healing AIDS naturally" (guarire l'AIDS con metodi naturali) e direttore della fondazione per le ricerche sulle terapie naturali (FRONT), una delle principali sponsorizzatrici del simposio, ha proposto un nuovo modello del processo della malattia. "Il virus, quando entra nel corpo, viene "messo a dormire", più tardi, alcuni coattori, come l'abuso di droghe, alcool, una dieta povera e lo stress, lo risvegliano."
Il momento più intenso del simposio è stato un dibattito tra 10 sopravvissuti alI'AIDS che hanno fatto osservazioni e dato suggerimenti basati sulla loro esperienza personale. Ognuno di loro ha sottolineato che non c'è una sola risposta alla sopravvivenza.

Altri oratori si sono dichiarati d'accordo e hanno sottolineato il ruolo degli influssi periferici. Solomon, creatore del termine psiconeuroimmunologia negli anni '60, ha detto che tre fattori possono permettere di predire la velocità di sviluppo della malattia in un paziente AIDS:  

- Numero dei partners sessuali nell'arco della vita
- Numero di malattie veneree
- Numero di amici che sono morti

Tutti questi fattori, oltre allo stress, che Solomon considera inevitabile negli omosessuali, possono attaccare il sistema immunitario. La maggior parte degli adulti che soffrono di AIDS sono uomini omosessuali e bisessuali. "Le persone di costituzione sana affrontano meglio l'AIDS, ha detto Solomon. "Perché le donne, il cui sistema immunitario è in genere più forte, hanno meno successo nella sopravvivenza?" La sua risposta: la maggior parte delle donne vittime dell'AIDS hanno abusato di droghe e quindi non hanno più una costituzione forte. Temoshok, uno psichiatra dell'istituto Longeley Porter di San Francisco, descrive, in una sua ricerca, parecchie caratteristiche comuni ai sopravvissuti che sono stati colpiti dall'AIDS da lungo tempo. Tra queste:
- Accettazione della diagnosi, combinata col rifiuto di considerarla una sentenza di morte. "Ci sono molti pazienti che non sono morti e se la cavano bene", ha detto, "non possiamo descriverla semplicemente come una malattia terminale. È molto più complessa".
- Sentire il medico come un collaboratore.
- Avere degli affari da finire, avere una motivazione molto forte per la sopravvivenza. Un paziente aveva fatto voto di non morire fino a che non avesse finito di aggiungere alcune stanze alla sua casa. Sino al momento dell'ultimo controllo aveva ottenuto prestiti bancari e stava per terminare il lavoro.
 - Prendere responsabilità personale per la malattia e la guarigione.
- Avere un sentimento spirituale di qualcosa al di là del sé.

Altri oratori hanno presentato i documenti delle ultime ricerche sulle terapie alternative inclusa l'omeopatia, le erbe cinesi, le vitamine, le diete di frutti e vegetali. "Abbi fiducia nel tuo istinto, fai qualunque cosa funzioni, ha detto Micheal Callen, uno dei membri più noti del gruppo dei sopravvissuti, che ha offerto la sua lista di caratteristiche della persona che sopravvive. "Non c'è un modo solo e tu hai il potere di aiutare te stesso. Continua con qualunque cosa sembra darti beneficio". Credenze positive, umorismo, autostima aiutano i malati di aids. Alla fine del dibattito ognuno dei 10 sopravvissuti all'AIDS di loro ha risposto ad alcune domande. Uno dei sopravvissuti, colpito dal male nel 1983, ha detto: "L'AIDS è la cosa migliore che mi sia mai successa". La sua dichiarazione sincera rifletteva i sentimenti generali del gruppo, molti dei quali hanno detto di essersi sentiti più forti e ricompensati dallo loro lotta contro la malattia.
Alcuni dei punti più salienti:
Fin dalla diagnosi nel 1982, Dan è ritornato a finire la scuola di medicina e ha usato una dieta per ripulire il corpo; ha però messo in guardia che la sua tecnica non funziona necessariamente per tutti. Egli ha superato di gran lunga le previsioni di sopravvivenza.
"Durante questi anni ho messo tutto su alcune carte di credito, e ho finito di doverle pagare tutte!"
Cristofer, un altro sopravvissuto, ha descritto i suoi sentimenti dicendo che, dopo che gli era stato diagnosticato il male nel 1982, non aveva più nessuna voglia di vivere. Durante un trattamento intervenoso con alfa-interferone, aveva cominciato a darsi alla cocaina, abitudine che durò per tre anni.
Più tardi smise di usare la cocaina e si sottopose a un trattamento di medicina olistica.
Scherzando ha detto: "Spero non sia stato solo tutto lo zucchero e il cibo sano che mi hanno portato a questo punto oggi!"
Niro, una francese, dopo essere stata diagnosticata sieropositiva nel 1985, decise di lavorare in stretta collaborazione con i suoi medici. Ha detto: "Scoprire che cosa ci vuole per amare me stessa e gli altri è stato l'inizio del processo di guarigione". Il suo stato attuale è cambiato in HIV-negativo. Will, un ingegnere-analista, ha detto che il suo addestramento scientifico l'ha condotto a pensare che solo la medicina tradizionale poteva fornire una risposta. Presto, tuttavia, il suo senso di impotenza l'ha indotto a muoversi per lavorare con Louise Hay, organizzatore di gruppi per malati di AIDS in tutta l'America. Ha detto al pubblico: "Non dobbiamo pensare che non ci sia più nulla da fare; le emozioni sono il meccanismo di connessione tra la mente e il corpo e tutti i nostri problemi si connettono con emozioni negative".
A David, 56 anni, era stato detto che non avrebbe vissuto oltre il Natale del 1982. Cosi la sua famiglia gli fece una festa di compleanno in anticipo. Parecchie feste dopo ha detto: "Probabilmente ormai stanno esaurendo la loro carica di simpatia". Michael Callen, che era stato trovato malato di AIDS nel 1982, ha dato l'avvio a parecchie organizzazioni per l'AIDS. Ha scritto molto e tenuto conferenze. Callen ha sollecitato i pazienti a usare la pentamidina, una nuova medicina, valida nel prevenire la polmonite da pneumotocistis carinii, una delle maggiori cause di morte nei malati di AIDS.

Psicoimmunologia: il cervello e i globuli bianchi sono legati da una comunicazione reversibile

Gruppi di ricercatori di due università americane hanno riferito di aver trovato un meccanismo probabile dell'interazione tra il cervello e il sistema immunitario. Il campo relativamente nuovo della psiconeuroimmunologia si focalizza sui legami tra fattori mentali e fattori emozionali nelle malattie. Un gruppo dell'università di Rochester ha riferito di aver scoperto speciali recettori nervosi nella milza, nei nodi linfatici, nel midollo osseo e nelle pareti dei vasi sanguigni. David Felten ha detto che "la scoperta è il legame che da tanto tempo mancava: la comunicazione di ritorno verso il cervello". Ricercatori dell'università di Chicago hanno trovato che il cervello produce interleukina-1 (IL-1), un mediatore della funzione immunitaria. Già si sapeva che i globuli bianchi producono IL-1 in risposta ad un'infezione, e che quindi potevano influenzare il cervello. Il rilascio di IL-1 da parte dei globuli bianchi in risposta ai batteri o ai virus innesca il rilascio degli ormoni del cervello.
Clifford Saper, un farmacologo dell'università di Chicago, ha identificato l'IL-1 nel cervello e nel sistema nervoso periferico dei cadaveri. Il ricercatore suggerisce che ci sia un circuito di feedback con cui il cervello tiene in controllo il sistema immunitario. Il meccanismo che impedisce al sistema immunitario di reagire più del necessario potrebbe essere lo stesso che lo sopprime. Entrambe le scoperte sono state riportate al congresso della Società di Neuroscience a Toronto.

Morire: il tipo di morte è connesso con la personalità

Malgrado sia ormai noto che eventi stressanti tendono a provocare uno stato di malattia, è molto meno chiaro il legame tra tipo di personalità e tipo di malattia. H.J. Eysenck, un noto ricercatore inglese, ha passato in rivista alcuni studi europei che indicano una diversità sorprendente tra i tipi di personalità che poi svilupperanno o una malattia di cuore o il cancro. Eysenck e il ricercatore che ha condotto gli studi su larga scala, Ronald Grossarth-Mathicek, hanno riferito che la terapia comportamentale ha un effetto impressionante. Eysenck ha sottolineato l'importanza di distinguere tra "stress" e "sforzo", come si usa in fisica. Lo stress è una forza esterna, lo sforzo è la reazione dell'oggetto sottoposto allo stress. La personalità è la variabile che altera lo sforzo, la reazione allo stress. "Molti generi di stimoli... impongono più di uno sforzo sulle persone emozionalmente instabili che non sulle persone emozionalmente stabili.
Queste differenze... non possono essere omesse da alcun studio scientifico sull'influenza dello stress sulle malattie del corpo".

Eysenck si riferisce a scoperte contenute in tre studi a lungo termine (vedi articolo successivo), uno in Yugoslavia (1353 soggetti) e due in Germania (8/2 e 1042 soggetti). La ricerca, condotta a Grossarth-Maticek, ha trovato drammatiche correlazioni tra il tipo di personalità di individui non ancora ammalati e la successiva frequenza di morti premature per cancro o malattie del cuore. Nello studio yugoslavo, i soggetti avevano un età tra i 59 e 65. Nello studio tedesco la maggior parte erano tra i 40 e i 60. Grossarth-Maticek e i suoi collaboratori hanno registrato il numero di morti premature in ciascun gruppo nei successivi 10 anni. Gli individui che tendevano a reprimere le loro emozioni di fronte allo stress erano più proni degli altri a morire di cancro. Quelli che avevano un alto punteggio nelle misure della frustrazione emozionale e dell'aggressività avevano un alto tasso di morte collegata a malattie di cuore.

Nel predire la possibilità del cancro le variabili della personalità erano più importanti che non il fumare. I1 fumare era un prerequisito per il cancro ai polmoni, ma tra i fumatori solo i tipi emozionalmente repressivi (tipo 1) sembravano prendersi la malattia. Grossarth-Maticek ha diviso i soggetti in quattro tipi sulla base del test della personalità. Questi includono il tipo 1, sottoeccitato, con facilità a prendersi il cancro; il tipo 2, sopraeccitato, individuo emozionalmente frustrato, prono a sviluppare una malattia di cuore; il tipo 3, ambivalente, che altera tra repressione emozionale e frustrazione emozionale; il tipo 4, autonomo, che aveva poca probabilità di ammalarsi durante il periodo di controllo. In tutti e tre gli studi, il rischio calcolato per ogni tipo si è rivelato particolarmente accurato.

Infatti, i risultati sono stati cosi impressionati che altri ricercatori ne hanno messo in questione l'accuratezza. (Psycology Today, dicembre 1988). Il 46.2% del tipo 1, sottoeccitato, del gruppo yugoslavo è morto di cancro nel decennio seguente; solo 1'8,3% è morto di malattie coronariche. Una terapia comportamentale somministrata a un gruppo di 50 persone del gruppo tedesco ha ridotto in modo drastico il numero delle morti nel gruppo nei 10 anni successivi. Dopo 10 anni, 45 delle 50 persone che avevano ricevuto la terapia erano ancora vive, mentre 31 di un gruppo di controllo erano morte. Nessuna delle persone del primo gruppo è morta di cancro, al confronto di 16 del gruppo di controllo che non aveva ricevuto terapia comportamentale. Lo scopo della terapia era stato di raggiungere una maggior autonomia emozionale negli individui che avevano una personalità che faceva predire o il cancro o una malattia di cuore. Gli studi, dice Eysenck, devono essere considerati solo come linee guida, anche se trova che l'evidenza empirica è molto convincente. Ci sono "troppe prove empiriche per dubitare che lo stress-sforzo, interagendo con la personalità, gioca un ruolo causale nella genesi del cancro, probabilmente in combinazione con fattori quali fumo e alcool". Sebbene i dettagli dell'interazione tra i fattori siano ancora da esse chiariti, "è chiaro che le spiegazioni semplici... non hanno alcun ruolo in uno studio scientifico del cancro".

Neuropersonalità?

H.J. Eysenck fa l'ipotesi che certi ormoni e peptidi influenzino sia le personalità che il sistema immunitario. L'eccessiva reazione da stress, caratteristica del tipo 1, può produrre un eccesso di cortisolo che è legato alla immunosoppressione. (saltuariamente il cortisolo si trova anche nella depressione). Ricerche precedenti avevano dimostrato che un alto livello di stress e di sforzo conducono a un declino nell'attività naturale delle cellule-killer, essenziale per una risposta immunitaria. Lo stress/sforzo può anche alterare il sistema endocrino. Eysenck ha detto: "In questo modo, la personalità, lo stress/sforzo e il cancro potrebbero essere connessi lungo una catena perfettamente intelligibile".

Le persone non emotive sono inclini al cancro, quelle emotive alle malattie delle coronarie

I quattro tipi definiti da Grossarth-Maticek sono basati su profili della personalità sviluppati dalle risposte che i partecipanti alla ricerca hanno dato a domande dettagliate sulla loro vita emotiva. Il tipo 1 ("sottoeccitato" tendeva ad avere una persona o un oggetto (per esempio un'ambizione di carriera) come fuoco emotivo. Poiché il suo benessere era profondamente dipendente da questa persona-oggetto, si trovava soggetto a sforzo o a depressione se ne viveva la perdita, la distanza o la separazione. Il tipo 2 ("sopraeccitato") era anch'esso focalizzato su un solo oggetto emotivo e più suscettibile a collasso di qualunque genere che non semplicemente al senso di perdita. Tendeva a reagire con frustrazione e rabbia piuttosto che con depressione. Il tipo 3 ("ambivalente") rispondeva con depressione in qualche occasione e rabbia e frustrazione in altre. 
Il tipo 4 ("autonomo") era emotivamente ben adattato, sano e capace di contare su se stesso. Non si prevedeva nessun rischio elevato in nessuna area per i due ultimi tipi. Dopo aver ottenuto i profili delle personalità si sono registrate le statistiche delle morti per i successivi dieci anni. In Yugoslavia il 46,2% dei soggetti di tipo 1, tra i 59 e 65 anni al momento delI'esame, morirono di cancro nei successivi dieci anni, mentre solo 1'8,3% mori di malattie di cuore. In contrasto, il 29.2% delle persone di tipo 2 mori di malattie di cuore, contro solo il 5,ó% morte di cancro.

Quelli che avevano avuto un punteggio basso sulla razionalità protettiva (atteggiamenti mentali e ragionamenti che proteggono l'individuo dal percepire emozioni dolorose) e la mancanza di espressione emozionale, indipendentemente dal tipo, svilupparono meno di un decimo dei casi di cancro che sarebbero stati predetti solo dal caso. Quelli con punteggio alto avevano un'incidenza di cancro tre volte superiore alla media della popolazione. In Germania, persone tra i 40 e i 60, al tempo del test della personalità, 1'1% del tipo 1 morì di cancro nel decennio successivo contro solo 11,8% morto di malattie di cuore. Del tipo 2, il 13,5% mori di malattie di cuore contro solo il 5,9% di cancro. In una successiva ricerca, condotta ad Heidelberg, su persone considerate "molto stressate" da amici e parenti, il 38,4% delle persone di tipo 1 morì di cancro, il 7% di malattie di cuore. Per il tipo 2 la tendenza era invertita. La frequenza complessiva delle morti era maggiore del 40% per i tipi stressanti che non per un campione casuale.

La rosa mistica. Una nuova terapia meditativa per l'uomo moderno: ridere piangere meditare

a cura di Aurora Maggio Cooper

La rinuncia, divenuta inconsapevole, alla libera espressione emozionale e sensibile che il moderno stile di vita impone per agire e operare nel mondo sociale quotidiano, è alla base del malessere generalizzato di cui, chi più chi meno, conosciamo gli effetti negativi. Dietro la famosa sindrome da stress, dietro la mancanza di gioia di vivere, dietro la noia e l'indifferenza diffusa ci sono emozioni e frustrazioni represse e compresse dentro di noi, che costituiscono il potenziale terreno dell'indebolimento vitale.

Le emozioni represse

Il processo meditativo denominato 'La Rosa mistica' offre un'occasione di libera espressione, per mezzo del riso e del pianto, le forme biologiche con cui la natura ha provvisto l'uomo per liberare propri canali energetici vitali. Si tratta di un processo fondato su un'osservazione illuminata dell'uomo moderno e delle sue difficoltà reali a vivere liberamente. Il processo offre un'occasione semplice/non semplice di dare uno spazio privilegiato a noi stessi e di alleggerire la nostra vita dal passato e dalla rigidità che ci portiamo dietro. Un metodo semplice che richiede però un forte desiderio di migliorare la qualità della propria vita. Non si tratta di una terapia nel senso di fornire aiuto esterno ai problemi psicofisici ma di una terapia autoresponsabile, che ognuno può decidere di darsi, in piena libertà e responsabilità individuale. Da quando è stato introdotto da Osto Rajneesh tre anni fa molte migliaia di persone vi hanno partecipato, a Poona e in Europa e altrove.

Ya-hoo e Ya-boo, mantra senza terapia  

Il processo della Rosa Mistica crea unicamente un ambiente protetto e privilegiato in cui ogni partecipante può, attraverso il riso e il pianto e la meditazione che ne consegue, aiutarsi a integrare consapevolmente angoli rimossi di emozioni passate che inquinano lo slancio vitale di ognuno. Nella sua struttura pratica 'La Rosa Mistica' è molto particolare perché unisce una coralità oggettiva, tutti sono partecipi ma ognuno è da solo con la propria dimensione emotiva e la propria consapevolezza individuale. Tutti insieme e ognuno per sé. Le uniche 'tecniche' suggerite all'inizio di ogni sequenza sono due mantra molto potenti che stimolano l'espressione 'oggettiva', cioè a dire senza motivo attuale, del riso e del pianto. E' un gruppo di 21 giorni, suddiviso in tre parti. Nella prima si inizia con il mantra 'Yahoo!' tutti insieme a piena voce, poi per tre ore al giorno si ride a partire da niente, si ride senza motivo, per sette giorni consecutivi. Nella seconda si inizia con il mantra 'Yaabhoo!' tutti insieme a piena voce e poi si piange senza un motivo immediato per sette giorni sempre per tre ore al giorno. Nella terza parte denominata 'l'osservatore sulla collina' si sta seduti in silenzio in giardino per tre ore, sempre per sette giorni. Diamo qui uno stralcio di un'intervista di Ma Anand Nirved che lo conduce sin dall'inizio.

Un metodo semplice e rivoluzionario

Nirved parla della sua esperienza con questo metodo semplice e rivoluzionario: 'Per quanto sembri incredibile sono tre anni da quando abbiamo iniziato a gridare 'Yahoo!' la prima volta, è stato un grande regalo. Ho appena finito un'altra Rosa Mistica con circa 100 persone e sono veramente stupita di riscoprire ancora una volta quanto questo lavoro sia la mia meditazione preferita. Nel discorso in cui ha introdotto questo processo Osho diceva" Vi sorprenderà scoprire che nessuna meditazione vi può dare tanto quanto questa piccola strategia". 'Ed è vero, sono sempre più sorpresa della magia che accade nella Rosa Mistica, il segreto sembra la semplicità nessuna terapia, nessuna parola, nessuna analisi. Ognuno resta da solo con la propria energia nel presente, ogni istante una scelta, ogni istante una nuova occasione per andare più a fondo in se stessi. Un processo molto pulito, non si deve aggiungere niente, solo creare un riparo, una protezione, uno spazio chiaro per la scoperta di ognuno.

Una nuova terapia meditativa

"Possiamo dire che questa è veramente una terapia di nuovo tipo, una terapia meditativa in cui ognuno si confronta soltanto con se stesso e prende la propria responsabilità di espressione. Si tratta di un gruppo che parte da una prospettiva di libertà individuale totale, di pulizia delle emozioni rimosse attraverso il riso e il pianto. Un'esperienza 'oggettiva' delle nostre espressioni emozionali, svincolate da sollecitazioni esterne ma fondate sulla consapevolezza che ci sono troppe emozioni rimosse che abbiamo dentro e da cui vogliamo ripulirci, per ritrovare l'innocenza di quando eravamo bambini. 'Vedendo le facce alla fine di una Rosa Mistica -guardando gli occhi dei partecipanti non ho dubbi che quell'innocenza si è affacciata di nuovo. Vedo anche dei cambiamenti nei gruppi, sono intervenute un'intensificazione e un approfondimento collettivi. Chi prende la responsabilità con se stesso di partecipare alla Rosa Mistica qui a Poona ha fatto un lungo viaggio in senso pratico e interiore e afferra l'occasione per superare le proprie difficoltà di espressione emotiva, nella certezza di procedere sulla strada giusta per avvicinarsi maggiormente a se stesso. Il gruppo avviene dentro una delle nostre piramidi di marmo, costruita apposta per questo processo. A parte il fatto di trovarci in un luogo bellissimo, anche una scettica come me può sentire l'intensificazione energetica che avviene sotto la grande piramide!

Per me è un processo che faccio in continuazione e lo sento sempre nuovo e sorprendente, essenzialmente è una meditazione. In ogni stadio si vede così tanto di se stessi - nel cercare di ridere per tre ore. Come non potrebbe essere così! Provate... Si crea un'intimità fra i partecipanti in un mondo senza parole, uno spazio nudo - momenti di condivisione intensa, senza associazioni, senza aspettative, senza storia - una condivisione di umanità pura. Poi c'è l'osservatore sulla collina e le sorprese continuano, mentre scendiamo in giardino. Molti non avrebbero scelto di fare Vipassana per una settimana e si ritrovano tranquilli a fare niente, a essere testimoni di se stessi e felici di farlo. Eccoci qua a ridere, piangere e meditare nella pace di questo splendido giardino...

Gli ebrei non muoiono prima di Pasqua

Uno studio recente dei tassi di mortalità tra gli ebrei prima e dopo la Pasqua ha dato consistenza alla teoria che "la volontà di vivere" tra gli uomini può ritardare la morte fino a dopo una importante occasione sociale. I ricercatori, usando i certificati di morte computerizzati in California per gli anni 1966-1984, hanno trovato che tra i maschi bianchi con il cognome sicuramente ebraico avvenivano circa il 25% più decessi per cause naturali nella settimana dopo la Pasqua che nella settimana prima. Quando i ricercatori restrinsero lo studio agli anni in cui la Pasqua cadeva nel fine settimana, rendendo più probabile che fosse un evento sociale di grande importanza, i risultati erano ancora più drammatici. In quegli anni le morti nei maschi ebrei salivano a un fenomenale 61% nella settimana dopo la Pasqua rispetto alla settimana prima. Nelle 24 settimane che venivano un po' prima e un po' dopo la festività il tasso più alto e quello più basso di mortalità avveniva proprio in quelle due settimane.

In contrasto con questo, i tassi di mortalità per i giapponesi o i cinesi (gruppi che non avevano praticamente alcun ebreo) non mostrava alcuna differenza tra le settimane.
Il ricercatore dell'università della California, San Diego, David Philips ha detto: "L'effetto di picchi e valli nel tasso di mortalità è troppo forte per essere dovuto semplicemente al caso. Come passo successivo dovremo scoprire se vale anche per altre feste e per altri gruppi sociali". Forse l'esempio più noto della "volontà di vivere" è quello dei padri fondatori degli U.S.A., John Adams e Thomas Jefferson, che morirono entrambi nel cinquantesimo anniversario della firma della dichiarazione di indipendenza. Secondo quanto venne registrato dal suo dottore le ultime parole furono: "È il quattro oggi?" Studi precedenti avevano suggerito che potesse esistere una tendenza del genere. La nuova ricerca fornisce la prova più convincente.

"Siamo stati molto sorpresi della intensità dell'effetto", ha detto Philips, "ma è stato confermato anche da numerosi aneddoti. Siamo stati molti felici di trovare un modo di provarlo in modo sistematico". Lo studio non ha rivelato alcun effetto apprezzabile nelle donne con nome ebraico. Tuttavia questo potrebbe essere dovuto alla prevalenza di matrimoni misti in California per cui molte di queste donne potrebbero non essere ebree e quindi non aver alcun legame sociale con la festa. Inoltre i maschi hanno un ruolo principale durante il rituale della Pasqua. In teoria, la festa che viene osservata da circa il 75% degli ebrei, ha più significato spirituale per gli uomini che per le donne. Philips e Elliot King hanno preso in considerazione e respinto parecchie alternative della spiegazione della "volontà di vivere". Per esempio la teoria che le festività portano a morte per stress o per eccesso di cibo non potrebbe spiegare il drammatico declino prima della Pasqua. E neppure si possono attribuire gli effetti a un ritardo di operazioni chirurgiche a dopo la Pasqua. Il tasso di mortalità per quelli che vennero sottoposti a operazioni chirurgiche appena prima della morte non mostrarono alcuna variazione settimanale nel tasso di mortalità. Inoltre la Pasqua avviene ogni anno in momenti diversi eliminando così la possibilità di fattori stagionali o mensili. 

I pericoli del mancato amore - il carattere schizoide

di Luciano Marchino

Un bambino non amato in un ambiente ostile (anche se inconsapevole) percepisce ogni sua espressione vitale come colpevole e pericolosa.
In sintesi - Origine dell'esperienza schizoide: bambini non nutriti dall'amore possono diventare personalità schizoidi, incapaci di autopercepire il corpo e le emozioni, chiuse in un mondo mentale illusorio e incapaci di relazionare.
Nel 1958 Alexander Lowen descrive per la prima volta il carattere schizoide ne "Il linguaggio del corpo". Da allora, molti sono stati gli studi in campo bioenergetico e molti autori hanno approfondito le osservazioni sul carattere schizoide. Tra i più autorevoli ricordiamo il caposcuola dell'Orgonomia Elsworth F. Baker ed il prof. Stephen M. Johnson dell'Università dell'Oregon. Lo stesso Lowen tornò, dieci anni dopo, ad occuparsene dedicandovi un intero volume :"Il tradimento del corpo", in cui leggiamo: "Una persona in buona salute ha una chiara rappresentazione del proprio corpo che può descrivere verbalmente e graficamente: espressione del viso, postura e atteggiamenti. Può disegnare una figura ragionevolmente vicina a un corpo umano. Lo schizoide non vi riesce. Le sue figure sono spesso così bizzarre e stilizzate che la carenza della sua rappresentazione del corpo è subito evidente". Johnson, d'altro canto, rivela: "Quando intorno alle tre - cinque settimane di età, il piccolo essere umano emerge dalla condizione di autismo primario, la 'barriera sensoriale' si dissolve lentamente e nel bambino si instaura una sempre maggiore consapevolezza della persona che si prende cura di lui. La persona che egli incontra in questo primo contatto con il mondo può essere benevola, disposta al contatto, pronta a reagire a questo essere totalmente dipendente o può essere fredda, dura, rifiutante, piena di odio, di risentimento per l'esistenza stessa del bambino". Questa è la situazione, secondo Johnson, in cui si trova, al suo primo contatto consapevole con il mondo, il 'bambino non amato', esposto senza difesa ad un ambiente ostile, percepirà ogni sua espressione vitale come potenzialmente pericolosa. Ad ogni suo richiamo, ad ogni suo contatto con l'oggetto primario del suo amore e con la sorgente 'biologicamente designata' di ogni rassicurazione egli percepirà una netta minaccia di distruzione. Poco importa se la madre, mossa da sensi di colpa, cercherà di mediare il proprio sentimento ostile mostrando sentimenti superficiali di premura o di affetto. Il bambino non amato rimarrà consapevole della minaccia latente maldestramente dissimulata da cure eccessive e da un'eccessiva preoccupazione per la sua salute. Ma i suoi meccanismi di difesa sono, a questo punto del suo sviluppo, estremamente primitivi: non potrà che rinunciare alla libera espressione di sé, le cui manifestazioni richiamano l'attenzione ostile del genitore e, per fare ciò, giungerà al punto di rinunciare all'autopercezione. Tale meccanismo si estenderà all'autopercezione corporea le cui esigenze richiederebbero l'attenzione del genitore ed investirà il piano emotivo, perché il bambino non potrebbe letteralmente vivere, sentendosi costantemente esposto ad una terrificante minaccia di annientamento. Per poter sopravvivere, tenendo a bada tanto la minaccia ambientale che la minaccia interna del suo terrore, il bambino dovrà realizzare un difficile compromesso: rinuncerà a vivere sul piano della realtà e si ritirerà in un'area illusoria, talvolta predisposta dal genitore stesso, in cui potrà sentirsi più al sicuro a condizione di sottoscrivere la propria accettazione della pantomima di amore e cura offerta dal genitore in sostituzione del sentimento autentico.

Nei casi più estremi, in cui neppure apparentemente il genitore mostrerà amore ed interessamento per il piccolo, questo dovrà forzare oltre la propria capacità di astrarsi dalla realtà. Giungerà così a credersi un essere speciale, investito da un destino speciale che lo pone in un aldilà, nel quale egli trova finalmente soddisfatto il proprio bisogno di amore incondizionato. Sul piano delle relazioni umane ciò si traduce in una costante sensazione di distacco e di freddezza, mentre i sentimenti e il loro simulacro trovano spazio solo a livello intellettuale. Lo schizoide adulto sarà talvolta in contatto col senso di struggente solitudine della sua condizione, ma se tenterà di infrangerlo incontrerà prima o poi il proprio terrore esistenziale a ogni contatto umano e sarà costretto a ritirarsi nuovamente nel suo universo irreale. Tale universo confina spesso con quello paranoide che l'esperienza clinica consente di differenziare sia dal punto di vista della struttura fisica che dell'atteggiamento psicologico che dei fattori originanti.

Il pianto inascoltato - Il carattere orale

di Luciano Marchino

Lasciar piangere un bambino può creare una resa che lo trasformerà in un adulto 'orale' sempre alla ricerca di appagamento esterno.
Origine dell'esperienza orale: i bambini inascoltati, non toccati abbastanza, non nutriti dall'amore, possono diventare personalità orali, fragili, poco vitali, pronte a rinunciare di fronte alle difficoltà, sempre alla ricerca di un appagamento dagli altri. Dopo il diritto di esistere emerge nel bambino il diritto di essere sostenuto, toccato e nutrito affettivamente. Quando queste esigenze sono esaudite in modo incompleto, si crea un insieme di temi nodali che portano a un adattamento caratteriale tradizionalmente chiamato "orale". La reazione naturale del bambino che non riceve adeguate cure è quella di piangere, di protestare, di protendersi nel tentativo di ottenere ciò di cui ha bisogno. In tale protesta il bambino metterà tutta la sua energia fino a quando, restando il suo appello disatteso, finirà per cedere alla spossatezza. Ad ogni occasione successiva il bambino si esprimerà con sempre minor vigore, fino ad arrendersi all'evidenza. L'organismo del carattere orale si strutturerà, quindi, intorno a un paradossale " bisogno di non aver bisogno". In seguito a questa rinuncia, dettata dalle circostanze, il suo Io non ha mai ottenuto il nutrimento necessario a strutturarsi in maniera valida e convincente, quindi, sottoposto a condizioni di stress, mostrerà rapidamente la propria fragilità.

lo fragile in corpo fragile

I1 suo corpo sarà debole, spesso longilineo, con una sensazione di "sacco vuoto" piuttosto che di snellezza. Le gambe e la braccia saranno contratte e prive di energia perpetuando così l'impossibilità di muoversi nel mondo e di protendersi per ottenere l'appagamento del bisogno. La mascella sarà tipicamente tesa per l'insoddisfazione e per la conseguente rabbia repressa. I1 petto sarà spesso sgonfio, contratto e carenato (a "petto di pollo"). I1 collo, la gola e tutti gli organi interni saranno a loro volta contratti nel tentativo di non sentire il vuoto interiore. Dovendo raggiungere degli obbiettivi, nella vita adulta, una persona 'orale' dovrà prestare molta attenzione al proprio equilibrio energetico, perché non possedendo molta vitalità sarà facilmente preda dello sconforto e del sentimento di rinuncia, 'è tutto inutile'. Direttamente correlata agli insuccessi ripetuti, nasce quindi la depressione ed il senso di vuoto, di inefficacia e di spossatezza. Ciò è vero sia nelle relazioni sentimentali che nell'ambito dell'attività professionale. E' di estrema importanza per il carattere orale vivere in un ambiente che gli manifesti amore e approvazione. In tali condizioni egli potrà funzionare meglio, senza peraltro essere mai in grado di costituirsi una 'riserva personale' di positività da consumare nei momenti difficili. 'I1 carattere orale ha, in senso sia letterale che figurato, difficoltà a stare in piedi da solo, tende ad appoggiarsi, ad aggrapparsi agli altri' (Lowen). Egli sarà quindi preda di un bisogno di contatto eccessivo, talvolta mascherato nel suo opposto, vale a dire in un esagerato atteggiamento di indipendenza.

Oscillazioni emotive

Da questa seconda posizione la persona orale si sentirà in grado di dare, ma in realtà, non disponendo di molta 'ricchezza personale' il suo sarà un dare e ricevere a stretto giro di posta. Ciò rende talvolta difficile relazionarsi ad una persona orale, perché in ultima analisi ogni sua offerta, ad esempio a livello sentimentale, va tradotta nella richiesta che in realtà sottende. Quando questa richiesta trova soddisfazione l'orale si carica rapidamente. Ciò spiega le frequenti oscillazioni di questa persone dal polo depressivo al polo euforico. E' frequente osservare nell'orale una tendenza spiccata alla voracità ed all'uso smodato della parola. Attraverso un uso ipertrofico del linguaggio verbale, l'orale cerca di solito l'approvazione e l'ammirazione del suo ambiente. Non di rado, inoltre, si mostra in grado di 'ferire' con le parole, dando prova di uno 'specifico' sadismo orale che lo caratterizza. Dal punto di vista della relazione terapeutica l'orale si mostrerà un cliente spesso disponibile e desideroso di compiacere il proprio analista. Posto in condizioni ottimali di accettazione e di supporto potrà progredire rapidamente, nella misura in cui l'analista sia in grado di promuovere e di accogliere l'espressione del suo senso di solitudine, del suo disperato bisogno di contatto, della sua inconscia richiesta di aiuto, ed in ultima analisi della sua reale motivazione a cambiare uno stile di vita che sembra destinato a perpetuare la sua condizione depressiva.

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MANTRA, SUONO, MUSICA E CERVELLO

CERVELLO E VIBRAZIONE: Un panorama delle ricerche internazionali

Dalle antiche scritture e dai miti della creazione fino alle più moderne teorie sulla coscienza, si è sempre speculato riguardo alla vibrazione come a ciò che sottostà alle forme fisiche. Questo concetto compare nei modelli tradizionali dell'origine del Cosmo, nella fisica delle onde sonore, nel movimento planetario e negli studi sulle onde del cervello. Ora la vibrazione può essere vista in azione grazie al "macroscopio". Basandosi sul lavoro dello scienziato e fisico svizzero Hans Jenny, morto nel 1972, il fisico matematico arnericano Ralph Abraham ha costruito un "macroscopio" in grado di osservare in tempo reale l'emergere delle forme dalle vibrazioni. I suoni, dalle campane tibetane ai canti gregoriani, che vengono da un altoparlante ad alta fedeltà producono la vibrazione di un liquido trasparente che a sua volta produce delle onde statiche che vengono poi proiettate sullo schermo di un monitor come immagini colorate di strutture in costante movimento.

Trasformando suoni ad alta frequenza in forme/strutture a bassa frequenza il macroscopio dimostra visivamente la relazione tra complessi dinamici e morfogenesi o modelli di formazione. Le strutture visualizzate dal macroscopio mostrano analogie con popolazioni di cellule, reti di comunicazioni in costante oscillazioni che ricordano i potenziali elettrochimici del cervello. Pitagora, ad esempio, aveva espresso la sua convinzione che le strutture fisiche o mentali avessero una precisa e matematica origine nelle vibrazioni. Come il matematico Ralph Abraham credeva che le radici del1a matematica, della musica e del misticismo fossero strettamente legate: la loro origine comune era appunto la vibrazione informazione. Il fotone, l'unità di luce, crea tutte le onde elettromagnetiche, dai raggi cosmici ai raggi x, variando la frequenza della sua vibrazione.

Recentemente la matematica è stata separata da queste sue radici culturali. Nel suo libro "Vibrazioni", Abraham traccia le basi della filosofia naturale dall'antichità, al Rinascimento, fino al 20° secolo, mostrando come la vibrazione è stata alla base della creazione della matematica e ricreando poi le basi logiche per la nuova fusione tra matematica, musica e spiritualità che sta avvenendo ora. Utilizzando gli strumenti della moderna matematica basata sui complessi dinamici, egli ha formulato un prototipo di modello del cervello in cui le onde cerebrali viste come vibrazioni possono essere stimolate da un computer. "Le onde cerebrali sono dei pacchetti d'onda che oscillano in un network (rete) tridimensionale formata da cellule. Stimolando i loro movimenti e tracciando mappe delle loro transizioni possiamo iniziare a costruire un modello complesso quanto il cervello stesso." Tomatis: neurofisiologia dei canti gregoriani.
Qual è il potere curativo del canto e della recitazione? Perché certi suoni sono considerati sacri in tutto il mondo? Dall'OM alle ninnananne, dai canti Gregoriani ai canti corali moderni, l'esercizio spiriluale della voce porta serenità e poteri indescrivibile a parole.

Il medico Francese Alfred Tomatis ha studiato gli effetti terapeutici del canto. Le ricerche di Tomatis in Francia ed in Canada hanno messo in rapporto l'udito con le dinamiche del corpo e della mente. Al contrario della comprensione popolare, diceTomatis, '1'orecchio è un organo primano di consapevolezza". E' inteso essenzialmente per provvedere una carica di potenziale elettrico al cervello. La corteccia poi distribuisce in tutto il corpo la carica che ne deriva. La conclusione di Tornatis è che l'orecchio non è un pezzo differenziato della pelle, piuttosto, la pelle è un pezzo differenziato dell'orecchio. Le alte frequenze sembrano avere il maggior effetto ricaricante. I suoni nelle basse frequenze possono "scaricare" o stancare gli ascoltatori. Questo è il segreto del canto le alte frequenze. Tomatis ha esaminato il suono dei canti Gregoriani con un oscilloscopio. Questi, ha rapportato, cadevano entro il raggio dei suoni ricaricanti Inoltre, erano come uno "yoga respiratorio. "Coloro che cantavano sembravano rallentare il loro respiro e inducevano gli ascoltatori nello loro stesso stato di tranquillità."

Tomatis ha visitato monasteri Benedettini in tutto il mondo per studiare i monaci che praticano i canti Gregoriani. Ad un ritiro in Francia, un giovane frate stava riformando la tradizione. Tagliò severamente il tempo che i monaci dedicavano al canto e notò che presto cominciarono a diventare più svogliati e a dormire di più. Inoltre, un medico consigliò agli uomini di seguire una dieta tradizionale e questo fece peggiorare le cose.
Fu chiamato Tomatis. Egli reintrodusse il loro orario lungo di canto. Presto, disse, stavano dorrnendo meno, lavorando di più e si sentivano meglio. "Certi suoni sono efficaci come due tazze di caffè. I canti Gregoriani sono fonti di energia fantastici. Io ci lavoro come musica di sottofondo e dormo solo tre o quattro ore a notte".

Percezione dei toni e meditazione

Alcuni psicologi dell'Università di Washington pensano di avere prove attendibili che la meditazione incrementa il funzionamento dell'emisfero cerebrale destro. Gli effetti sembrano anche essere cumulativi. I meditatori più esperti ottengono risultati migliori sia dei meditatori principianti che del gruppo di controllo. "Per quanto ne sappiamo, questo è il primo studio sperimentale che connette la meditazione con l'emisfero non dominante" - hanno detto Robert Pagano e Lynn Frumkin - "La dimostrazione di questa connessione è coerente con l'aumento delle ricerche empiriche che associano l'emisfero destro alle tecniche di espansione della consapevolezza." Essi scelsero un compito relativo alla musica considerando che la specializzazione della recettività melodica dell'emisfero destro era già ben stabilita sperimentalmente. Scelsero di utilizzare il "subtest" per la memoria tonale del Seashore Music Battery. I soggetti nel primo test erano praticanti esperti di Meditazione Trascendentale e non meditatori. I meditatori avevano praticato due volte al giorno per almeno un anno (precisamente in un raggio tra 1.4 e 3 armi). I non meditatori erano studenti non laureati di psicologia. Tutti i soggetti erano destrorsi d'età tra 18 e 30 anni.

Dato che altri studi hanno dimostrato che i musicisti allenati tendono ad ascoltare la musica analiticamente, attivando i processi dell'emisfero sinistro, tutti i soggetti erano musicalmente "naive" avevano avuto meno di un anno di training strumentale o vocale durante gli otto anni che precedettero lo studio. Prima dei test, i soggetti della Meditazione Trascendentale avevano avuto istruzione di meditare per 20 minuti e ai non meditatori fu detto di chiudere gli occhi e di rilassarsi. Poi tutti i soggetti furono testati per la memoria tonale. I gruppi di meditazione mostrarono una superiorità "altamente significativa" nei confronti dei non meditatori su "blindly rated test data" con una probabilità di punteggio casuale di uno in 200. Quando i meditatori inesperti (con meno di un mese di pratica) furono paragonati ai soggetti di controllo in un secondo esperimento, non vi fu nessuna differenza significativa tra i due gruppi. "E' importante notare," dissero i ricercatori, "che i dati risultati dai non meditatori e dai meditatori inesperti... rientrano nei parametri normali. Sono i dati dei meditatori esperti che risultano al di sopra della media e che hanno prodotto differenze significative.

"Sembra ragionevole dedurre che la meditazione, una tecnica capace di alterare la consapevolezza drammaticamente, produca anche un effetto differenziale sul funzionamento dell'emisfero destro. Hanno detto che questa ipotesi potrebbe essere provata in maniera più conclusiva se anche altre funzioni dell'emisfero destro fossero incrementate. Ascoltare col corpo per espandere la dimensione dell'udito. Uno strumento essenziale per l'evoluzione. E' stata recentemente scoperta la "prospettiva uditiva", un modo di percezione dei suoni che può essere paragonato alla scoperta della prospettiva tridimensionale durante il Rinascimento. Sandra Seagal, una psichiatra di Los Angeles, ha scoperto che questa differente modalità di ascolto può essere aquisita imparando a ricevere le vibrazioni sonore con l'intero corpo. "Si ascolta con l'intero strumento umano come se fosse suonato dai suoni che gli giungono. E' come essere una particella nella nuova fisica. Ti senti risuonare come un punto focale in un campo di relazioni molto più vasto." Seagal considera la prospettiva uditiva come "uno strurnento essenziale per l'evoluzione".

Ha il potenziale per facilitare la comprensione e l'armonia tra sposi, genitori e figli, insegnanti e studenti, supervisori ed impiegati e anche tra i leader delle nazioni."
Le affermazioni della Seagal sono state confermate sia nella sua pratica privata di psicologa sia in vari casi di consulenze per scuole e aziende. Le ipotesi della Seagal sono state verificate analizzando i dati emersi dalle persone da lei sottoposte ad apprendimento della nuova tecnica dopo essere state sottoposte ad analisi elettronica della voce. La prospettiva uditiva rende l'individuo in grado di sentire/ascoltare le altre persone così come sono, indipendentemente da quello che ci dicono. "Le nostre funzioni mentali, emozionali e sensoriali sono codificati nella voce in modo determinato proprio come lo sono le informazioni genetiche nei nostri geni."

Ogni individuo, secondo la secondo la Seagal, è centrato in una delle tre seguenti funzioni basilari della personalità. Gli individui con un centro emotivo dorninante vedono il mondo valutando le loro relazioni personali. Gli individui con una sfera mentale dominante percepiscono il mondo attraverso le informazioni e le idee che considerano più valide.
Gli individui centrati sulle loro sfere sensoriali, meno comuni nell'Occidente, sono predominanti in Oriente. Essi percepiscono il mondo biologicamente attraverso la "saggezza del corpo". Essi sono i tipi caratteriali più accomodanti e meno` inclini a voler cambiare il mondo. Secondo Seagal, ogniuna di queste funzioni caratteriali sono almeno dormienti se non attive in ognuno. Sono poche le persone che hanno pienamente integrato le loro funzioni. Questa integrazione fa parte del dovere evolutivo dell'individuo. L'aspetto meno evidente, ha detto Seagal, è normalmente quello cruciale per il proprio senso di ciò che è significativo ed appagante. Essenzialmente, ha detto Seagal, il disegno sottostante è immutabile quanto l'eredità genetica. "La costituzione di base può essere modulata, ma i tentativi di ristrutturarlo sono una violazione dell'integrità personale. L'equilibrio, la completezza può essere nutrita come può essere storpiata. Non pub essere ricostituita . Ogni funzione caratteriale vibra all'interno di un particolare suono o raggio di frequenze: La gente pub essere istruita per sentire le differenti risonanza nelle voci di altre persone mentre le ascoltano.

La vibrazione di frequenza alta, mentale risuona in cima alla testa. La vibrazione di frequenza media, emozionale è tracciabile sulla fronte. La frequenza di vibrazione bassa è sentita in mezzo sugli occhi e sulle tempie. Quando istruisce la gente a sentire queste frequenze, Segal utilizza musica rappresentativa: Paganini (mentale), Chopin e Beetoven (emozionale), Mozart e Bach (sensoriale). Gli apprendisti ascoltano in uno stato di consapevolezza vasta.: gli occhi non competamente a fuoco ma alla stesso ternpo consci della periferia mentre l'attenzione è centrata su di un punto sopra la testa.

MUSICA, CERVELLO ED EMISFERI

Una varietà di studi recenti si sono focalizzati sulla neurologia della musica, del rumore, della parola e sulle soglie dell'udito. Dei ricercatori di Parigi hanno dimostrato che le note e le scale musicali vengono mediati primariamente dall'emisfero sinistro e la melodia dal destro. Studiando 22 soggetti destri, i ricercatori hanno trovato una significativa attività elettrica nell'emisfero destro in risposta a una melodia di Chopin. D'altra parte, una nota monotona ripetuta e una scala maggiore, producevano una maggiore attivazione dell'emisfero sinistro. La predicibilità delle note e delle scale, dicono gli autori, potrebbe coinvolgere la capacità dell'emisfero sinistro di capire le strutture, mentre la melodia potrebbe richiedere un processo integrativo e funzioni associative più complesse.

Il parlare automatico

Canticchiare una melodia a bocca chiusa non è solamente un atto del cervello destro, secondo alcuni ricercatori svedesi. In ogni caso canticchiare il tema di una rima infantile familiare richiede aiuto da parte dell'emisfero sinistro, forse per organizzare la memoria.
'Il parlare automatico, - la ripetizione continua dei giorni della settimana richiede sia la mediazione dell'emisfero sinistro per il controllo della bocca che la meditazione dell'emisfero destro per il controllo della laringe. Apparentemente l'emisfero destro risponde anche a informazioni che arrivano attraverso le orecchie e altri sensi. Sembra che i due emisferi partecipino in modo eguale nell'attivazione motoria prima del canticchiare a bocca chiusa o del parlare automatico. Quando i soggetti ripetevano i giorni della settimana, il flusso di sangue nell'emisfero destro aumentava in modo significativo. Durante il canticchiare a bocca chiusa non si notava alcuna differenza nel flusso del sangue.

Riconoscimento della voce

Due ricercatori dell'UCLA riferiscono che il riconoscimento di una voce familiare attiva di più l'emisfero destro, mentre il distinguere tra due voci non familiari impegna il sinistro. Questo risultato sfida l'ipotesi, molto diffusa tra gli psicologici, che il riconoscimento e la discriminazione della voce siano compiti dallo stesso meccanismo cognitivo. Riconoscere una voce familiare è un atto olistico, un accoppiare delle caratteristiche vocali uniche ad un nome o a una persona. Questa funzione gestaltica viene, apparentemente, espletata in più dal cervello destro. Ma l'ascoltare diverse voci non familiari ci richiede di discriminare tra accenti, nasalità e altre caratteristiche. Questo sembra richiedere le capacità analitiche dell'emisfero sinistro. 

Cantare mentalmente stimola l'evoluzione del cervello

Due patologi di New York suggeriscono che canticchiare a bocca chiusa e, cantare ripuliscono il cervello stimolandone il 'drenaggio'. Gridare e parlare a voce alta probabilmente servono allo stesso scopo. Karel Jindrak e sua figlia, Heda Jindrak, dell'ospedale metodista dei Brooklyn hanno proposto che il canticchiare a bocca chiusa, cantare e altre vocalizzazioni ad alta voce stimolino l'equivalente di un sistema linfatico del cervello. Le vibrazioni della laringe e l'aria nel tratto vocale sono trasmesse parzialmente nel cranio, massaggiando, così, il cervello. Questo massaggio permette un maggior flusso di liquido cerebrospinale attraverso il cervello e aiuta a rimuovere materiale di scarto. I Jindraki dicono che la loro teoria ha delle implicazioni per l'evoluzione: i CroMagnon potrebbero aver prevalso sui Neanderthal perché i loro cervelli potevano essere ripuliti. Le vibrazioni della laringe erano troppo deboli e di frequenza troppo bassa per poter portare in risonanza le massicce ossa craniche dei Neanderthal. I Jindraki fanno notare che cantare è universale, negli esseri umani, quanto il parlare o la religione, eppure altri primati non cantano. Inoltre propongono che il giocare rumoroso dei bambini sia terapeutico.

Musica ai miei orecchi

Un recente studio nello stato di Washington suggerisce che il godere la musica altera il grado di cambiamento temporaneo di soglia (diminuzione dell'acutezza auditiva) a cui la persona è soggetta mentre l'ascolta. Dieci studenti maschi che dicevano di amare la musica pop/rock e dieci che dicevano che non gli piaceva furono esposti, per dieci minuti, sia a musica che a rumore. Furono quindi studiati a 90 secondi di intervallo per la risposta a frequenza di 4 e 6 kilohertz. I risultati hanno mostrato che quelli che amavano la musica avevano un cambiamento di soglia molto più piccolo di quelli che non la godevano. Inoltre, nel secondo gruppo si registrò uno spostamento più drammatico in risposta alla musica che in risposta al rumore. Questi risultati sono stati osservati soltanto alle frequenze più alte di 6 kilohertz, il che suggerisce che l'intervallo di spostamento più piccolo predice un recupero più veloce dell'udito. H.A. Dengerink crede che gli effetti del rumore possano essere moderati anche dall'atteggiamento. A questo proposito cita studi che mostrano come dei lavoratori di un ovile erano molto meno disturbati dei loro supervisori dal costante scampanio, malgrado lavorassero molto più vicino al rumore. Tuttavia, Dengerink dice di essere cauti perché il godere o il tollerare la musica o il rumore forte dà solo una protezione limitata dai danni all'udito. A lungo andare una perdita dell'udito è inevitabile. È importante per i ricercatori scoprire la connessione tra effetti a breve e a lungo termine.

Fumare altera l'udito

Uno studio correlato dimostra che i fumatori tendono ad avere uno spostamento di soglia dell'udito più piccolo dei non fumatori, specialmente quando vengono stimolati dal rumore o da esercizi. Secondo Dengerink e collaboratori, 18 soggetti, metà non fumatori, venivano controllati per lo spostamento di soglia dopo essere stati esposti per 10 minuti a del rumore, per 10 minuti a esercizi fisici e, quindi, per 10 minuti ad entrambi simultaneamente. I fumatori sperimentavano consistentemente meno spostamenti dei non fumatori e il battito del loro cuore e la pressione sistolica del sangue aumentavano di più, specialmente nel periodo dell'esercizio. Questo indica che la nicotina può aiutare a produrre gli stessi spostamenti dell'esercizio fisico abbassando la risposta fisiologica. Uno dei fattori chiave potrebbe essere l'aumento del flusso sanguigno cocleare, poiché una diminuzione del flusso è stata correlata a un cambiamento di soglia temporaneo. Tuttavia, dice Dengerink, ci potrebbe essere dell'altro. Altri risultati: gli effetti più forti del rumore avvenivano nell'intervallo di ottava al di là di 2 kilohertz e, come in studi precedenti, una temperatura più alta della stanza è stata correlata con spostamenti più alti. 

Il rumore altera le papille gustative

Dopo il rumore, dicono dei ricercatori francesi, i cibi dolci sono più dolci. Un aumento del desiderio per i dolci potrebbe essere legato allo stress causato dal rumore. Precedenti studi hanno dimostrato che lo stress mobilizza le endorfine stimolanti l'appetito e la dopamina. C. Ferber e M. Cabanac, Appetite 8: 229-235. 

Stress, voce e computers

La complessità di una prova e lo stress da superlavoro hanno un impatto significativo sul parlare, secondo uno studio dell'U. S. Navy. Durante una prova complessa, il tono e il volume si alzano e il parlare diventa rapido. Questo pone dei problemi per i nuovi sistemi di computer che saranno in grado di essere pilotati dal riconoscimento della voce. La voce di un pilota potrebbe essere alterata da stress quali superlavoro durante il volo, accelerazione, vibrazioni, rumore. Nello studio che riportiamo 60 studenti piloti dicevano ripetutamente i numeri da zero a nove mentre erano impegnati in due altre prove. La prima richiedeva che il pilota tenesse la sua mira su un bersaglio fisso sia con una manopola a mano che con un pedale. Sembra che parlare durante questa prova aggiungesse molto poco al carico di lavoro. La seconda prova era molto più impegnativa. Gli aviatori dovevano scrivere una serie di lettere e di cifre dette attraverso una cuffia in un orecchio mentre dovevano ignorare quelle dette nell'altro orecchio. Ripetere i numeri nello stesso tempo affaticava molto di più i piloti, e le loro voci cambiavano significativamente.

Rumore e impotenza

Dei rumori controllabili e incontrollabili sono stati usati come generatori di stress da dei ricercatori di Baltimore nella speranza di imparare qualcosa di più sul meccanismo implicato nella 'impotenza acquisita'. Le persone non erano molto disturbate, nell'arco di 30 minuti, da un rumore che potevano far smettere, ma la stessa quantità di rumore, quando non erano in grado di controllarla, li lasciava disturbati e alterati neurofisiologicamente. Alan Brier e collaboratori pensano di poter avere identificato i correlati neurobiologici del senso di impotenza che si pensa sia implicato nella depressione. La maggior parte dei modelli precedenti erano basati su ricerche su animali e quindi non potevano correlare cambiamenti oggettivi con cambiamenti di umore.
Delle persone in buona salute mentale dovevano ascoltare un suono forte (100 decibel) in due differenti situazioni. Nella prima erano in grado di far smettere il suono premendo un bottone. Nella seconda situazione premere il bottone non aveva nessun effetto, ma i soggetti non lo sapevano. Per due volte durante la sessione gli venne dato un messaggio che li spingeva a 'continuare a tentare più forte'. I soggetti riferivano i loro stati d'animo prima di iniziare la sessione. Dopo il suono incontrollabile riferirono un aumento di depressione, di senso di impotenza, ansietà e tensione. "La mancanza di controllo su uno stimolo anche solo mediamente sgradevole' può produrre cambiamenti significativi in soggetti sani, concludono i ricercatori. Essi fanno inoltre l'ipotesi che 'stressori' di rumore incontrollabili dovrebbero produrre cambiamenti ancora più forti in persone depresse o maniaco-depressive. Infatti, risultati preliminari mostrano una risposta particolarmente forte nelle persone con disordini affettivi. I ricercatori hanno in progetto di paragonare le reazioni di queste persone in per~od~ di remissione e in periodi acuti.

Il suono del pianto

Secondo lo psicologo Philip Zeskind il tono (frequenza sonora) del pianto di un bambino può fare da avvertimento per problemi neurologici. Zeskind ha misurato il grido di neonati a 2000 cicli al secondo, descritto come insopportabile e stressante dagli adulti. Il pianto normale varia tra i 450 Hz (disagio di media intensità) e i 600 Hz (dolore forte). Il pianto a 2000 Hz, che suona come il fischio di un teiera, viene sentito, talvolta, durante le prime 48 ore vita. Raramente continua nel primo mese di vita eccetto che dopo nascite difficili e esposizioni prenatali a alcool, nicotina e altre droghe.

Suono, luce, sincronizzazione del cervello

Quando il cervello viene stimolato otticamente (per es. luce stroboscopica), acusticamente o elettromagneticamente in una determinata frequenza, succede che subentri la cosiddetta reazione conseguente alla frequenza (Frequency Following Reponse o FFR): le parti del cervello che ricevano questi stimoli, tendono a sincronizzarsi sulla stessa lunghezza d'onda del segnale che ricevono: ciò significa per es. che una situazione di rilassamento di onda ALPHA può essere prodotta attraverso toni ritmici con la loro frequenza EEG corrispondente. Anche i due emisferi del cervello (il sinistro atto al pensiero logico e razionale, quello destro invece al pensiero associativo e sede di emozioni e fantasia) possono essere indotti attraverso stimolazioni esterne ad "ondeggiare" con la stessa frequenza, cosa che può portare a nuovi pensieri e deduzioni e ad uno stato di rilassamento ed equilibrio. Attraverso la risposta conseguente alla frequenza (FFR) e la sincronizzazione degli emisferi cerebrali (HEMYSYNCH) vengono effettuate variazioni sull'elettroencefalogramma verso le onde ALPHA equilibrando i due emisferi del cervello. Ne conseguono rilassamento fisico, tranquillizzazione psicologia ed armonia. Molti dei fenomeni finora descritti (reazione conseguente alla frequenza, produzione di sostanze chimiche neurotrasmettitrici, crescita ed evoluzione del cervello, crescita delle connessioni nervose e perciò anche dell'intelligenza) possono essere indotti con l'aiuto di queste Brain Machines.

A questo scopo vengono impiegati segnali ben definiti (di natura ottica, acustica o elettromagnetica) con parametri variabili (frequenza, intensità, lunghezza d'onda e fase).
Osservando bene attorno a noi, riconosciamo che la vita è costituita sempre da due poli contrastanti. Giorno-notte, sotto-sopra, destra-sinistra, uomo-donna, positivo-negativo, caldo-freddo, ecc. Anche nel nostro cervello nei due emisferi, esiste questa polarità con diversa funzione. La stessa polarità si può notare nel sistema neurovegetativo tra il simpatico (che ha come funzione lo scaricare l'energia e condurre la decomposizione nel processo di trasformazione delle sostanze) e del parasimpatico (che ha la funzione di trattenere l'energia, ricostruirla, recuperarla). Anche nello studio dell'agopuntura, nella parte molto ramificata della rete di meridiano, notiamo che esiste una polarità tra yin e yang. Più grande è la tensione tra i due poli, maggiore è l'azione tra il caricare e lo scaricare. Succede così che da quest'azione di tesi e di antitesi, nasca una sintesi, la quale produce a sua volta, una nuova tesi, continuando il gioco. Si può dunque ricreare questa nuova unità anche con l'ausilio del sincronizzatore, sia che ne sia coscienti oppure no. In questo caso la macchina della mente è veramente un aiuto nell'aiutare.

La maggiore parte delle persone nella società occidentale utilizza il suo cervello nello stato di veglia in modo che le onde Beta risultano predominanti. Questa gamma d'onde se da un lato è tipica del pensiero analitico e che ha attitudine alla soluzione dei problemi (qualcosa cioè che in una società di lavoro meccanizzato ed altamente specializzato risulta quasi inevitabile) dall'altro lato è però associabile ad uno stato di continua tensione, preoccupazione e paura. Perciò non deve assolutamente stupire se i molti vantaggi della capacità di sottrarsi alla fase Beta in favore di Alpha, riguardano problemi di varia natura, sia in ambito medico che psicologico. Tenere in allenamento queste capacità è uno degli scopi di tutte le tecniche di rilassamento tradizionali e moderne.

Gli effetti positivi del training autogeno, yoga e meditazione, su lavoro e prestazioni, sono a tutt'oggi praticamente indiscussi. Le Brain Machines ottengono effetti simili in tempi sostanzialmente più brevi e sono facilmente utilizzabili, per es. nelle pause lavorative.
Ora il programma di John Selby si attiva automaticamente dopo un determinato tempo di attività e permette all'utente di usufruire di pause rigenerative fatte di esercizi e rilassamento attraverso stimolazioni ottiche ed acustiche mirate. Con il bilanciamento dell'attività cerebrale vengono inoltre influenzate positivamente le reazioni di difesa di situazioni patologiche nel trattamento delle psicosi maniaco-depressive e delle tossicodipendenze. L'effetto di maggior rilievo in proposito è la produzione di endorfine naturali da parte del corpo. Tale bilanciamento è in grado infine di favorire l'intelligenza, l'apprendimento, la creatività (attraverso la stimolazione delle onde gamma-teta), la soluzione di problemi di menagement e la capacità di godere del rilassamento nel tempo libero. La "cultura del corpo" e la "cultura della coscienza" potrebbero insieme essere la base della cultura del terzo millennio. 

Il dna diventa musica

Dal Corriere delle Sera. 10 settembre 1992.
 Si tratta di sinfonie musicali ottenute ricopiando le sequenze delle quattro unità chimiche che formano la molecola del DNA, spiega David Deamer, biofisico dell'Università di Davis, il primo a tradurre i geni in musica. Ogni unità di Dna rappresenta un'aria musicale autonoma, aggiunge Susan Alexander, compositrice e docente di musica alla California State University, proprio come nelle Quattro Stagioni o nella Nona sinfonia di Beethoven. La molecola che determina le caratteristiche genetiche di ciascun individuo varia da persona a persona e le sinfonie sono perciò infinite, dato che la configurazione delle quattro componenti chimiche è sempre diversa. Alcuni individui hanno un Dna musicale noioso, lento e ripetitivo, continua Deamer, altri invece possono suggerire musiche simili al jazz, altri al blues, le possibilità sono davvero infinite. In America è già iniziata la corsa alla scoperta dei propri geni in musica, basta andare in un laboratorio medico, farsi determinare la struttura del proprio Dna e affidare i risultati a un compositore. Deamer dice che gli americani vanno pazzi per questa nuova esperienza di poter finalmente dire: "Questa è proprio la mia musica!".

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RICERCHE SU MEDITAZIONE E STATI DI COSCIENZA AD ALTA SINCRONIZZAZIONE 

Ricerche sugli stati di meditazione nei monasteri indiani

Cosa accade nel cervello quando si entra in meditazione, ossia in stato di consapevolezza vigile senza pensieri? Per rispondere a questa domanda abbiamo condotto due estese ricerche in monasteri indiani e himalayani, la prima nell'inverno 1991-92 in India, presso l'Osho International Commune, a Poona nel Maharastra, e la seconda sull'Himalaya indiano, presso l'Ashram di Babaji, ad Hairakan. La nostra sperimentazione era orientata a scoprire le logiche del funzionamento cerebrale in meditazione, grazie alle potenzialità dal Brain Olotester.

I cinque stadi di coscienza profonda

Ho cercato di suddividere i quadri sperimentali delle persone ad occhi chiusi, ma ancora svegli, in cinque categorie, ipotizzando l'esistenza di cinque stadi progressivi di coscienza da quelli più superficiali e inconsapevoli a quelli più profondi e meditativi, in cui la coscienza entra in stati di intensa esperienza spirituale. Primo stadio, fig.**, associato ad uno stato di coscienza a bassa attenzione, un po' assopito, con poca ideazione e sensazioni somatiche neutre o negative (senso di stanchezza, fatica). E' caratterizzato da un quadro "freddo", con una certa uniformità tra le onde e con assenza del normale picco alfa sui 10 hertz, con una forma a "colonna" e una sync. normale o bassa. Secondo stadio, fig.**, associato ad uno stato di maggiore attenzione e moderato senso di benessere del corpo. E' caratterizzato da una maggiore varianza tra le onde con un normale picco alfa e una sync. media. 

Terzo stadio, fig.**, associato ad uno stato di attenzione più focalizzata su di sé, concentrazione interiore, inizio meditazione. Nel quadro eeg appare, oltre al picco alfa, anche un picco sulle beta 3, la sync. è medio alta. Nella fig. ** osserviamo un tipico esempio di salita continua e regolare della curva di sincronizzazione da valori vicini allo zero fino a valori prossimi a cento, in persona leggermente stressata che inizia una tecnica di meditazione utilizzando un mantra, ossia una breve frase ripetuta, che in questo caso era: "Om Namaha Shivaya". Il tempo dell'intera registrazione è di circa 12 minuti. Quarto stadio, fig.**, associato a stati di meditazione più profonda e attenzione interiore espansa. E' caratterizzato da un quadro più "caldo" e da picchi "quasi armonici" ossia a distanza relativamente simile tra loro, da lieve prevalenza delle theta e delta e da alta sync. Quinto stadio, fig.**, associato agli stati più profondi di coscienza, all'esperienza di totalità o di esperienza dell'essere. E' caratterizzato da un quadro "caldo", da onde armoniche, a volte sinusoidali, ossia da picchi elettroencefalografici a distanza regolare tra loro, spesso con una forte attività theta e delta, e da altissima sncronizzazione. Di questi cinque tipi di quadri i primi tre sono stati spesso rilevati in Italia su soggetti normali in rilassamento o in meditazione, mentre gli ultimi due, relativi ai quadri con onde armoniche e altissima coerenza, sono stati registrati in India su soggetti che praticavano meditazione da molto tempo e in condizioni ambientali e culturali ottimali. Riportiamo ora alcune precisazioni su queste ricerche indiane.

La scoperta degli stati armonici ad altissima coerenza

Nell'inverno del '91, presso l'Osho International Commune di Poona, uno dei maggiori centri di crescita del mondo, dove vivono dalle cinque alle diecimila persone, abbiamo studiato 24 persone in meditazione, ognuna delle quali è stata monitorizzata durante un'intera seduta di meditazione di un'ora. Abbiamo così rilevato, per la prima volta, una serie di quadri ad altissima coerenza, con valori dal 95% al 100%. Questi stati, come potete osservare nella fig.**, sono caratterizzati da onde armoniche, tipiche degli strumenti musicali, esattamente come le "armoniche" che compongono un suono o le note tra loro quando formano un accordo. La coscienza, in quello stato ad altissima sincronizzazione, è silenziosa e vigile; si sperimenta uno stato di grande pace in cui la mente interrompe il suo ininterrotto parlare o "dialogo interiore" e la coscienza è lucida e vuota. Il corpo è in grande rilassamento psicosomatico e le sue energie sembrano fluire con grande piacere e benessere generale. Teoricamente questo dovrebbe essere il quadro "ideale" dello stato di salute globale a cui riferirsi per ogni valutazione generale. Va rilevato che le persone studiate erano di differenti età e nazionalità, ed avevano praticato da vari anni, oltre alla meditazione, varie terapie psicosomatiche individuali e di gruppo. Abbiamo anche rilevato alcuni quadri ad altissima sincronizzazione in persone creative nel loro lavoro, ad occhi aperti e in piena attività psicofisica, caratterizzati da una forma "sferica" delle onde, come potete osservare nella fig. **.

Kundalini cerebrale

Le onde armoniche che abbiamo rilevato nel corso delle ricerche sulla meditazione, nei monasteri indiani e in Italia, sono caratterizzate da una forma a spirale. La forma a spirale è affascinante e ci riporta alla terza matrice archetipica, un vortice di energie.informazioni elettromagnetiche.intelligenti che sale coinvolgendo l'intero cervello in un'unica danza, un giro di walzer delle energie su se stesse, come si può osservare nelle fig.**. Sappiamo da sempre che l'onda elettromagnetica armonica è una spirale regolare, ma osservarla sul monitor del nostro computer è stata un'esperienza fortissima. Di nuovo ci troviamo a constatare la saggezza delle culture antiche che, per raffigurare ciò che osservavano interiormente, utilizzavano la spirale o il serpente che sale lungo l'albero della coscienza o il serpente del bastone alato di Mercurio. Noi scienziati olistici del terzo millennio, in modo più distaccato, osserviamo sul monitor dei nostri strumenti, una spirale elettromagnetica armonica che sincronizza l'intero sistema nervoso.

Sincronicità tra cervelli

Vari studi internazionali, tra cui quelli elettroencefalografici condotti presso l'Universitad Nacional Autonoma del Mexico dal Prof. Jacobo Greenberg-Zylberbaum e Julieta Ramos, confermano la tesi neurofisiologica secondo cui i campi neuronali possono interagire e influenzarsi a vicenda senza l'uso dei normali canali di comunicazione esterna. Nel loro esperimento (fig.**) hanno dimostrato che esiste un fortissimo aumento di sincronizzazione, sia tra le onde elettroencefalografiche degli emisferi dei singoli soggetti, sia tra i cervelli di soggetti tra loro sconosciuti, quando entrano in "comunicazione empatica silenziosa" (empatia dal greco: sentire dentro insieme). Questo dato testimonia come esista una sincronicità di onde che si trasmette e si riceve a distanza e può quindi provocare l'incontro tra due persone simili per semplice legge di risonanza o simpatia (dal greco sun, insieme e pathos, sentire). Gli sperimentatori hanno anche evidenziato che le persone le cui onde interemisferiche erano più armoniche ed equilibrate hanno più potere di trasmissione e sono più influenti.

Ricerche sulla coscienza collettiva

La seconda ricerca è stata effettuata ad Hairakhan, sull'Himalaya indiano, nell'Ashram di Babaji, il grande maestro spirituale che ha lasciato il corpo nel 1984. Questo magico posto è uno dei luoghi più sacri della tradizione shivaita, posto ai piedi del monte Kailash e bagnato dal Gotami Ganga, nell'Himalaya indiano. Abbiamo fatto interessanti rilevazioni sull'attività cerebrale di Yogi, Sadhu e devoti indiani e occidentali che da anni seguono questo antichissimo cammino di ricerca interiore chiamato Sanatan Dharma (religione eterna). Oltre ad aver ritrovato gli stessi stati armonici ad altissima coerenza, abbiamo fatto una scoperta di grande interesse sulla sincronizzazione tra i cervelli di persone vicine. Con il Brain Olotester, abbiamo rilevato che due persone vicine, in certi stati, possono avere un'attività cerebrale profondamente interconnessa. Normalmente due persone che parlano o lavorano insieme hanno una sincronizzazione prossima allo zero (vedi fig. **), ma se si sintonizzano più profondamente tra loro, se entrano in amicizia, in empatia, se condividono le stesse emozioni, la curva della sincronizzazione inizia ad aumentare. In meditazione poi la sincronizzazione raggiunge dei livelli altissimi, i due cervelli "sono sulla stessa onda".

Sincronicità e cooperazione

Come potete osservare nella fig. **, che presenta i quadri di due persone in meditazione una accanto all'altra, lo schermo del computer presenta, affiancati, i due quadri di attività elettroencefalografica di due persone divisi in S1 e D1 (sinistra e destra della prima persona) e in S2 e D2 (sinistra e destra della seconda persona). Nella parte inferiore abbiamo quattro grafici di sincronizzazione: il primo a sinistra correla gli emisferi (S1-D1) della prima persona, l'ultimo a destra gli emisferi della seconda persona (S2-D2) e nel mezzo ci sono i grafici della sincronizzazione tra gli emisferi sinistri (S1-S2) e destri (D1-D2) delle due persone. Questo quadro elettroencefalografico mostra due meditatori. Sulla sinistra Pandeva, con più anni di esperienza di meditazione, ha la sincronizzazione (S1-D1) più alta e regolare, a destra Ayodhya, con solo qualche anno di pratica, rivela una sincronizzazione (S2-D2) leggermente inferiore e meno regolare. La cosa sorprendente è la loro sincronizzazione reciproca estremamente alta e significativa. Queste due persone lavorano ed operano con lo stesso intento e praticano le stesse meditazioni, gli stessi canti e gli stessi riti che da millenni vengono ripetuti da questa tradizione. Ritengo che questi risultati non siano da considerarsi limitati a questa specifica tradizione, ma siano certamente estendibili a ogni pratica spirituale simile, quando sia vissuta con sincerità e profondità. Nella fig.** una coppia di meditatori tibetani che mostrano di essere realmente "sulla stessa onda".

Campo individuale e collettivo

Una domanda sorge spontanea a questo punto: come accade questo fenomeno? Abbiamo due ipotesi possibili. La prima è l'ipotesi elettromagnetica. La scienza sa da molto tempo che ogni nostra cellula, e quindi anche il nostro cervello, continua ad emettere onde elettromagnetiche che creano un campo elettromagnetico con differenti livelli di intensità intorno al corpo. Nella zona di pochi centimetri che circonda il corpo si trova il campo più intenso che via via si indebolisce con il quadrato della distanza. Ricerche sui campi elettromagnetici umani evidenziano come questo campo possa essere largo anche qualche metro intorno al corpo. Ogni campo avrà una sua frequenza e intensità caratteristica e assolutamente individuale, come le impronte digitali. Quando due campi elettromagnetici entrano in contatto probabilmente accade una reazione positiva o negativa. Può instaurarsi una sintonia tra le bande d'onda e le frequenze che porta ad una comunicazione empatica e amichevole, o al contrario una sensazione di disturbo e di incomunicabilità. Riteniamo che le onde elettroencefalografiche siano come una sorta di emissione sottile che riflette fedelmente la nostra energia psicofisica del momento, che esse vengono captate da chi ci circonda permettendo una sorta di comunicazione silenziosa di informazioni. La seconda ipotesi si basa invece sul fenomeno della "non località" secondo cui ogni evento energetico neuropsichico del cervello, attraverso il vuoto subquantistico, medium senza dimensione né tempo, si sincronizza istantaneamente, senza più problemi di distanza, con altri eventi neuropsichici analoghi. Il Vuoto continuerebbe così la sua opera di presenza creativa e il suo ruolo di grande sincronizzatore degli eventi empatici dell'esistenza.

L'ineludibile relazione osservatore - osservato

I nostri esperimenti sembrano dimostrare in modo inequivocabile che l'energia.coscienza delle persone si influenza vicendevolmente. Nella fig. ** vediamo una curva di sincronizzazione di un soggetto in meditazione che scende bruscamente e poi risale un poco. Questa desincronizzazione corrisponde al momento in cui una persona estranea si era avvicinata al meditante e, benché nessuno se ne fosse accorto, il suo campo energetico-psichico, del tutto estraneo a quanto accadeva, aveva turbato il silenzio, il campo del soggetto in meditazione, e quindi la sua coerenza cerebrale. L'allontanamento immediato dell'estraneo aveva avuto come risultato altrettanto immediato la risalita della sync. Lo stesso fenomeno di relazione tra persone (e cervelli) è stato rilevato anche in molti altri casi analoghi, come nella classica relazione di empatia tra terapista e paziente, vedi fig ** o di persone amiche tra di loro fig.**. Questi fatti demoliscono uno dei punti fondamentali della metodologia sperimentale della scienza classica, per cui ogni esperimento dev'essere svolto senza l'interferenza dello scienziato, che viene considerato un puro osservatore imparziale e distaccato. In realtà è invece lo sperimentatore non può che influenzare attivamente e costantemente l'attività del soggetto sperimentale.
La metodologia scientifica futura dovrà quindi necessariamente considerare la sottile influenza dell'osservatore, del suo stato d'animo e dei suoi giudizi di fondo mentre osserva un fenomeno neuropsichico o compie un esperimento su soggetti coscienti. 

Sessualità e polarità: quantificare la telepatia

Una delle scene più commoventi e significative del famoso film E.T. di Spielberg è legata al momento in cui i medici e gli scienziati cercano di curare il piccolo extraterrestre che sta morendo e si rendono conto che è in profonda relazione empatica con il suo amico bambino. Il loro cuore batte all'unisono... c'è sintonia, amore, amicizia e telepatia. Questa non è solo una fantasia cinematografica. Letteralmente il termine telepatia (da tele che vuol dire "da lontano" e pathos emozione) non significa, come spesso si intende, trasmissione del pensiero, ma percezione a distanza delle sensazioni, dei sentimenti e delle emozioni. Studiando le interrelazioni sincroniche tra cervelli, abbiamo scoperto che quando esiste forte attrazione sessuale tra due persone di sesso opposto, la sincronizzazione è altissima ma di segno opposto (vedi fig. ** ); questo significa che, quando il cervello (altamente sincronizzato) della ragazza ha una curva "in su", sincronicamente nel cervello del ragazzo si osserva una curva identica ma "in giù". La logica del Tao può offrire una spiegazione: la polarità opposta tra Yin e Yang che rispecchia quella dell'elettricità, crea attrazione tra esse. L'analisi della sincronizzazione è quindi in grado di rilevare e quantificare se due persone sono in profonda comunicazione tra loro o no, il loro livello di relazione e sintonia. Spesso ho osservato il quadro, purtroppo comune, senza sincronicità di una coppia in crisi.

Buddhafield experiment

In occasione del CyberGaia, un evento di esperienze olistiche di gruppo nell'ottobre 1994, rileviamo e documentiamo, per la prima volta, l'esistenza di una trasmissione di informazioni tra cervelli all'interno di un gruppo di dodici persone. Con il Brain Olotester a dodici canali, e i suoi programmi di analisi dei dati, registriamo simultaneamente le onde elettroencefalografiche di dodici persone, ponendo un singolo elettrodo sulla parte alta della fronte in posizione centrale (tra F1 e F2), e seguiamo l'aumento della loro sincronizzazione collettiva durante la pratica di meditazione Vipassana della durata di trenta minuti (fig.** ). Le dodici persone non erano esperte in questa meditazione anche se alcune di esse avevano già meditato in passato. I risultati sono evidenti e significativi: la sincronizzazione collettiva è elevata. Testimoniamo la prima rilevazione scientifica di un campo di coscienza collettivo, ossia di un Buddhafield. Secondo le conoscenze e i modelli della scienza ufficiale, l'aspettativa statistica di una similitudine tra le onde dei cervelli di persone vicine è praticamente nulla. Ogni cervello infatti dovrebbe avere la sua propria onda elettroencefalografica, una banda assolutamente individuale e unica non correlata a nessuna delle onde cerebrali delle persone vicine. La scienza non riconosce nessuna comunicazione di informazioni che non sia quella già conosciuta dei cinque sensi, e spesso si è opposta con decisione ai vari tentativi di dimostrazione dell'esistenza di altre forme di comunicazione più "sottile". Tuttavia, chiunque abbia un minimo di sensibilità sa quanto la coscienza collettiva sia reale: pensiamo al sentimento di gruppo che si prova quando sentiamo un'opera a teatro o l'inno nazionale o, più semplicemente, all'emozione che dilaga tra i tifosi di una partita o in alcune manifestazioni di massa.

Certamente gli stati d'animo collettivi possono anche essere negativi, come quando un dittatore riesce a influenzare, più attraverso le emozioni che le ragioni, grandi masse di persone. Così hanno fatto Hitler e Saddam Hussein. L'esperienza religiosa è un altro chiaro esempio di senso di unità: i canti e le cerimonie, se vissute profondamente, portano spesso a queste esperienze. Chiunque poi abbia vissuto pienamente l'esperienza di meditazione in gruppo, conosce l'incredibile sensazione di essere tutti parte di un'unica energia, come le cellule di uno stesso organismo vivente. Le varie pratiche spirituali e le cerimonie religiose sembrano proprio essere tecniche collettive per sincronizzare i cervelli e portarli ai loro massimi livelli di potenzialità e creatività. Tuttavia queste ipotesi sulla comunicazione sottile tra persone sono sempre state respinte dalla scienza come fatti non documentabili, illazioni che non potevano essere provate scientificamente.

Arco di Trento

Durante il primo incontro del Comitato Europeo per una Nuova Scienza, tenuto ad Arco di Trento nel '94, proponiamo un esperimento collettivo di sincronizzazione a cui partecipano, con grande interesse, un centinaio di persone tra relatori e partecipanti al congresso. Le dodici persone i cui elettroencefalogrammi sarebbero stati registrati, erano posti in cerchio al centro della sala, senza contatto fisico tra loro. Si sarebbe fatto un certo periodo di silenzio ad occhi chiusi, poi una meditazione collettiva fino a percepire il "campo collettivo" costituito dall'insieme delle energie individuali di tutto il gruppo. Nelle figure ** - ** possiamo osservare l'inizio dell'esperimento ad occhi aperti, la prima fase di silenzio ad occhi chiusi e nella terza il momento di meditazione e di percezione del "campo collettivo". E' particolarmente evidente l'incremento di coerenza tra i dodici tracciati, che, nel terzo quadro è elevatissima, sembra quasi di osservare un tracciato di dodici elettrodi presi dal cervello di una sola persona. I risultati degli esperimenti condotti e la possibilità di una corretta e ripetibile quantificazione della sincronizzazione aprono nuove possibilità all'interno della scienza ufficiale. I nostri dati, più volte ripetuti, sono fortemente indicativi di una reale trasmissione "telepatica". Tra i cervelli delle persone sedute ad occhi chiusi e in silenzio è stata registrata una sincronizzazione con punte superiori all'80%. Tra alcune coppie di persone la sincronicità era superiore al 90%. Essendo vicino allo zero il valore percentuale atteso, questi risultati sono di grande interesse. Se gli esperimenti successivi confermeranno i dati da noi registrati, si apriranno nuove prospettive scientifiche: la misurazione della telepatia in larghi gruppi potrebbe aiutarci a svelare la natura della coscienza collettiva e le sue logiche di sviluppo verso la coscienza planetaria. In alcune rilevazioni collettive abbiamo osservato che il gruppo sembra suddiviso in due sottogruppi, che manifestano una differente sincronizzazione collettiva. (fig,**) Le ripercussioni sono vaste e di grande significato sociale e umano. La quantificazione della comunicazione empatica collettiva apre le porte ad una nuova concezione dei principi che regolano l'educazione e la collaborazione umana, a una più profonda comprensione delle dinamiche di gruppo, di coppia, familiari, all'interno di staff o equipe di lavoro, tra medico e paziente, tra coppie, tra persone che lavorano insieme. Fino ad ora questa comunicazione silenziosa è rimasta inconscia e quindi in gran parte inutilizzata; ora sarà possibile comunicarsi delle informazioni (trasmetterle e riceverle) in modo più consapevole e deliberato.

Ricerca olistica per l'evoluzione globale

Queste prove scientifiche aprono le porte ad una nuova dimensione della ricerca scientifica dove medicina psicosomatica, psicologia e ricerca spirituale trovano finalmente una sintesi e una dignità scientifica. Grazie a questo strumento, dall'estrema facilità di funzionamento e di lettura, ora è possibile per ogni medico, psicologo o terapista studiare, quantificare e diagnosticare gli squilibri, gli eccessi e le carenze, la sintonia o la disarmonia generale, gli stati di benessere e seguirli nel loro sviluppo. Sulla base di queste scoperte è possibile concepire una nuova didattica e una logica di lavoro basata sulla sintonia e sulla sensazione di appartenenza ad un gruppo. È logico ritenere che, se si comprendessero a fondo le logiche e l'armonia che la comunicazione empatica comporta, si potrebbe imparare a vivere meglio insieme, a cooperare e a crescere insieme.

Riassumendo possiamo concludere, in conformità con il modello Cyber e con le ipotesi avanzate, che le potenzialità della psiche e del cervello umano sono in diretta relazione al suo stato generale, all'equilibrio tra funzioni istintive del corpo, sensazioni, emozioni, pensieri e coscienza di sé. È evidente che ogni inibizione dei nostri istinti, delle nostre sensazioni, ogni blocco emozionale, ogni condizionamento culturale creerà dei blocchi nel nostro cervello impedendoci di vivere la nostra vera vita e quindi riducendo le nostre potenzialità a livelli sempre più bassi. La sensazione generale riportata dalle persone con bassa sincronizzazione è di vivere una vita inutile e senza significato, di non avere piacere di vivere. È fondamentale considerare che ci si può liberare da tutti questi blocchi e condizionamenti con opportune tecniche terapeutiche psicosomatiche individuali o di gruppo. Come lo stesso Dalai Lama ha recentemente suggerito, le terapie psicosomatiche possono rivelarsi preziosi strumenti di liberazione spirituale.

Coerenza e sviluppo del potenziale umano

Viene così confermata l'ipotesi di lavoro secondo cui l'essere umano possiede la capacità di sviluppare uno stato di coscienza unitario e globale che lo connette con gli altri esseri umani e con l'esistenza. Queste scoperte sono di evidente importanza per lo sviluppo del potenziale umano, in quanto permettono di comprendere scientificamente parametri fino ad ora non quantificabili come la salute, la creatività, il benessere o la depressione, l'apertura o la chiusura affettiva ed emozionale, gli stati di meditazione e di contatto col Sé, e quindi aprono una nuova dimensione alla ricerca scientifica, medica e psicosomatica. Gli sviluppi umani e sociali di queste scoperte possono essere vastissimi: dalla medicina alla psichiatria, dall'educazione, alla psicologia sociale, alla spiritualità.
La comprensione delle logiche e delle modalità di sviluppo globale dell'essere umano e della formazione della coscienza collettiva (come comunicazione attiva tra cervelli-coscienze) può quindi essere considerata una finalità immediata della ricerca scientifica, in modo che possa diventare parte di una medicina e di un'educazione più globale e consona alle attuali necessità storiche di trasformazione verso una coscienza planetaria.

E' particolarmente interessante, dal punto di vista della medicina psicosomatica, considerare l'opportunità di un'educazione psicosomatica preventiva attuabile già dai primi anni di vita del bambino. Da una decina di anni, la nostra associazione organizza corsi e gruppi di crescita umana orientati alla coscienza globale, in cui vengono praticate le maggiori tecniche psicosomatiche (bioenergetica, gestalt, rebirthing, psicodramma ecc.) per la consapevolezza e la liberazione dei blocchi, e le principali tecniche di meditazione (vipassana, mantra, yoga, preghiera). I risultati sono all'altezza delle aspettative, le persone alla fine del corso sperimentano una sorta di trasformazione interiore e del comportamento e vivono stati di coscienza molto positivi, unitari e creativi. Ritrovare l'unità e la fluidità interiore è il primo passo verso una visione olistica dell'esistenza, visione che potrà essere successivamente trasmessa ai bambini in un contesto di educazione globale.

Tavola riassuntiva delle quattro scoperte sulla coerenza neuropsichica

1) La prima scoperta è relativa all'esistenza di una correlazione tra la coerenza tra le onde elettroencefalografiche tra i due emisferi e la salute psicosomatica. L'osservazione di più di un migliaio di pazienti evidenzia che le onde elettroencefalografiche dei due emisferi possono essere più o meno coerenti in relazione al loro livello di integrità psicofisica: alti valori sono correlati a stati di salute, bassi valori sono correlati a stati di depressione psicofisica. Il valore di coerenza viene interpretato come indicatore generale della comunicazione e integrazione tra i due emisferi e tra le differenti aree funzionali del cervello (tre cervelli). Il campo principale di applicazione di questa scoperta è in medicina psicosomatica, come quantificazione globale dello stato di salute. 

2) La seconda scoperta è quella degli "stati armonici ad altissima coerenza", caratteristici dei momenti di intensa creatività, di profondo benessere e degli stati di meditazione. La coerenza media durante le sessioni di meditazione è alta, tendente al 95-100%. La coerenza media di un gruppo di meditanti dopo una sessione di meditazione è significativamente più elevata della loro media prima della sessione. Due ricerche del 1990 e 1991 hanno permesso di scoprire che, in stati di meditazione, le onde cerebrali (oltre ad essere ad elevata coerenza) possono generare un'unica onda armonica, con picchi regolari o a forma di onda sinusoidale, spesso stabile per decine di minuti, come se tutte le differenti frequenze dei vari centri cerebrali diventassero coerenti e iniziassero a "suonare un'unica sinfonia comune" indice di profondo benessere psicofisico. Questa seconda scoperta trova la sua principale applicazione nell'ambito dello sviluppo del potenziale umano come quantificazione dello stato evolutivo individuale.

3) La terza scoperta è relativa alla "coerenza intercerebrale ", ossia alla "sincronizzazione interpersonale". I cervelli di coppie di persone vicine, che normalmente sono caratterizzati da onde completamente indipendenti e non coerenti, possono sincronizzarsi tra loro anche a livelli molto alti. Questi dati sono stati da me rilevati e quantificati con una serie di esperimenti su coppie svolti nel 1991 e 1992, analizzando i valori di coerenza tra i loro emisferi destri e sinistri. La ricerca ha evidenziato un'inaspettata comunicazione tra persone vicine, con punte di sincronizzazione tra cervelli superiori al 90%. Questa scoperta dimostra scientificamente una "comunicazione sottile" tra persone e permette di quantificare fenomeni come l'affetto di coppia, l'empatia, il feeling e la telepatia.

4) La quarta scoperta, strettamente derivata dalle terza, è relativa alla "sincronizzazione collettiva", ossia all'esistenza di un "campo di coerenza collettivo" tra persone in gruppo. Una serie di esperimenti, iniziati nel 1994, su gruppi di 12 persone, prima e durante una sessione di meditazione, hanno evidenziato un aumento della coerenza tra le onde EEG dei cervelli di persone vicine durante la fase di meditazione, con valori che hanno superato il 60% con punte massime che hanno raggiunto l'82%. E' la prima dimostrazione scientifica dell'esistenza di un "campo di coscienza collettiva". Questi dati permettono di comprendere le basi scientifiche della "telepatia collettiva", della cooperazione o delle difficoltà di relazione all'interno di gruppi di lavoro, classi scolastiche, società.

RICERCHE SCIENTIFICHE SULLA MEDITAZIONE

A cura di Sebastiano Gelsomino

La meditazione definita da Wallance stato di veglia ipometabolico è una tecnica che permette di raggiungere uno stato di rilassamento più profondo del sonno in una condizione di veglia vigile. Da anni la scienza studia questi fenomeni per capirne i meccanismi e trovarne le cause. La scienza occidentale fin dall'inizio del secolo è stata sempre interessata alle praticate meditative orientali. Gli scienziati hanno studiato, attraverso una vasta gamma di strumenti, quali sono le modificazioni psicofisiologiche dei soggetti meditanti. Naturalmente, ciò non vuol dire che la strumentazione indaghi il vissuto soggettivo del praticante e ci spieghi quale sia il motivo dell'esistenza millenaria di tali pratiche. Semplicemente analizza le manifestazioni fisiologiche del soma durante la meditazione. Le tecniche di meditazione più studiate dagli scienziati sono state: la Meditazione Trascendentale (MT) e la meditazione Zen della filosofia Buddista, queste due tecniche sono le più note in Occidente e sono praticate dai soggetti in maniera omogenea.

Negli ultimi anni le tecniche meditative sono state studiate confrontandole con le tecniche di rilassamento occidentali, questo al fine di valutare quanto le variazioni fisiologiche delle tecniche orientali fossero reali e significative. Questo paragone oggi ha portato la psicofisiologia a considerare la meditazione solo come una tecnica di rilassamento escludendo il contesto filosofico entro il quale trova la sua giusta dimensione.
Durante la meditazione il soggetto raggiunge uno stato di rilassamento molto profondo, questo è rilevabile attraverso registrazioni delle attività fisiologiche. In questo stato avvengono una serie di modificazioni: la diminuzione del consumo di O2, dell'eliminazione di CO2, del ritmo e della gettata cardiaca insieme al ritmo e volume della respirazione, una notevole diminuzione del lattato ematico e della resistenza cutanea e le modificazioni dell' EEG con coerenza totale alfa sia intra che inter - emisferica e coerenza delle onde teta. Questi indici sembrano suggerire l'esistenza di uno stato di coscienza diverso da quelli normalmente conosciuti come veglia, sonno e sogno.

La sincronizzazione dei due emisferi e la presenza di onde teta sono due caratteristiche peculiari della meditazione: il primo aspetto indica che c'è una forte sinergia tra gli emisferi destro e sinistro e i neuroni stanno lavorando in maniera sincronica; il secondo, tipico del sonno, sembra teoricamente incompatibile con la veglia del soggetto meditante. Gli studi svolti suggeriscono che la pratica meditativa sembra provocare una risposta integrata, o riflesso, che è mediata dal sistema nervoso centrale. Al contrario di quanto descritto da Cannon come "reazione di lotta o fuga", dove il sistema nervoso simpatico mette in moto una serie di risposte fisiologiche caratterizzate da un aumento della pressione sanguigna, ritmo cardiaco, flusso di sangue e consumo di ossigeno, la meditazione produce uno stato ipometabolico che può esser di aiuto ad alleviare ipertensioni e altri disturbi causati da continui stimoli dell'ambiente che evocano risposte "lotta o fuga".

La vigilanza e la stabilità del meditante è stata rilevata sottoponendo i soggetti a degli stimoli a sorpresa durante la pratica (Orme - Johnson). Un soggetto di fronte ad uno stimolo improvviso manifesta un abbassamento della reazione galvanica cutanea (G.R.S.). Questo indice indica che la sudorazione cutanea è maggiore e che l'individuo è più teso. La sistematica diminuzione di amplitudine della G.R.S. a ripetute esposizioni a un medesimo agente stressante, si chiama assuefazione. Una persona rilassata in genere si assuefà più rapidamente di una persona tesa a uno stress ripetuto che non richieda un'attenzione o una reazione immediata. I soggetti meditanti manifestano una rapida assuefazione G.R.S. Questo dato indica che la meditazione porta ad una stabilità del sistema nervoso autonomo che permette all'individuo di essere più adattabile e resistente allo stress.

Classificazione delle onde elettriche del cervello

Un individuo in condizioni di veglia di riposo, con occhi chiusi, il suo cervello emette prevalentemente delle onde sinusoidali abbastanza regolari della frequenza di 8 - 13 Hz (ritmo alfa). Se il soggetto apre gli occhi le onde diventano più veloci e con una ampiezza minore con una frequenza superiore ai 13 Hz (ritmo beta). Sono state trovate delle onde molto più lente delle prime due con un' ampiezza maggiore che sono presenti durante il sonno e sono le onde teta con una frequenza tra i 4 e gli 8 Hz e le onde delta con frequenza inferiore ai 4 Hz. Queste ultime nell'adulto in condizioni di veglia hanno sempre un significato patologico.

La ricerca pionieristica

L'interesse scientifico dell'Occidente verso la meditazione iniziò intorno agli anni Trenta. La cardiologa francese Therèse Brosse (1946) portò il suo elettrocardiografo in India nel 1935 per verificare se certi yogi erano effettivamente in grado di controllare il loro sistema nervoso autonomo. Le sue constatazioni parvero autenticare la possibilità del controllo volontario di svariate funzioni autonomiche. Una successiva indagine condotta con un'attrezzatura più elaborata dai neurofisiologi indiani Wenger, Bagchi e Anaud (1961), negò che coloro che praticavano lo yoga potessero determinare del tutto le funzioni quali, ad esempio, il ritmo cardiaco al contrario nel corso di un'altra indagine Wenger e Bagchi (1961) trovarono un soggetto il quale, a comando, dimostrava il diretto controllo volontario sulla sudorazione della fronte. Sebbene Bagchi e Wenger fossero tra i primi fisiologi a studiare degli individui in meditazione, essi riferirono alla Società Americana di Elettroencefalografia nel 1958 che era difficile trovare persone veramente esperte nei problemi della meditazione. Si erano portati un elettroencefalografo portatile per 4.000 miglia di strade indiane e potevano riferire su tredici soggetti soltanto. Sulla base dei loro dati, anche se limitati, Bagchi e Wenger conclusero che la meditazione può rappresentare un singolare stato di riposo profondo, in particolare per il sistema nervoso autonomo.

Successivi studi dimostrarono che lo stato meditativo abbassa l'indice metabolico. Su un numero limitato di soggetti, i fisiologi giapponesi Sugi e Akutsu (1964) trovarono in alcuni meditatori esperti un riposo molto profondo. Tali soggetti, nel corso della meditazione, diminuivano di circa il 20% il loro consumo di ossigeno e l'eliminazione di anidride carbonica. I fisiologi indiani Anand, China e Singh (1961) studiarono un meditatore indiano, Sri Ramanand Yogi, che per dieci ore stette chiuso in una cabina a tenuta d'aria del loro laboratorio. Ogni mezz'ora i ricercatori analizzavano un campione dell'aria all' interno della cabina. Sri Ramanand diminuiva il consumo di ossigeno durante il sonno. E' notevole il fatto che, nelle dieci ore, Ramanand abbia consumato soltanto il 70% di quello che si riteneva essere il minimo di ossigeno necessario per tenersi in vita e che a un certo punto abbia consumato soltanto il 50% di questa quantità minima proposta. I ricercatori giudicarono significativi questi risultati perché infirmavano il principio fondamentale della fisiologia moderna secondo cui le funzioni vitali all'interno del corpo non sono alla portata del controllo volontario. Poiché recenti ricerche indicano che gli effetti fisiologici della meditazione sono naturali e spontanei, ci si potrebbe domandare se Sri Ramanand avesse davvero il controllo volontario delle funzioni involontarie del suo corpo. Lo studio di Anand è importante perché riferisce su uno stato di riposo senza precedenti.

Altri studi sulla meditazione hanno riportato modelli di onde cerebrali non riscontrati in altri stati di coscienza. Anand (1969) studiò quattro meditatori indiani che mostravano una prominente attività di onde alfa nei loro normali periodi di riposo e un marcato aumento dell'ampiezza delle stesse onde durante la meditazione. I neuropsichiatri giapponesi Kasamatsu e Hirai (1969) riferirono della comparsa di onde alfa in certi meditatori Zen nei primi 50 secondi dall'inizio del periodo di meditazione. Le onde alfa generalmente aumentavano di ampiezza anche se i monaci meditavano ad occhi aperti. In alcuni monaci il ritmo alfa rallentava in maniera singolare per diventare una successione ritmica di onde teta con frequenza dimezzata rispetto a quella dell'attività alfa. I ricercatori classificarono tali variazioni EEG in quattro stadi: la comparsa delle onde alfa (I), l'aumento dell'ampiezza alfa (II), la diminuzione della frequenza alfa (III) e la comparsa delle successioni ritmiche teta (IV). Ulteriori ricerche dimostrarono che più sono gli anni che un soggetto ha passato praticando lo Zen, più sono probabili delle pronunciate variazioni EEG nel corso della sua meditazione. I soggetti con meno di cinque anni di pratica meditativa mostrano una predominanza dello stadio I; in quelli invece che hanno praticato lo Zen per più di vent'anni prevalgono gli stadi III e IV. Il livello di sviluppo spirituale dei monaci, valutato da un maestro Zen, è strettamente correlato al grado della variazione EEG. I ricercatori ipotizzano che "i gradi di variazioni EEG nel corso della meditazione Zen sono paralleli al profitto dei discepoli nella pratica dello Zen. I quattro stadi delle variazioni EEG riflettono sul piano fisiologico lo stato mentale durante la meditazione Zen." 

Robert Keith Wallace fu il primo scienziato americano a intraprendere l'indagine scientifica dello stato di coscienza nella pratica della Meditazione Trascendentale. La sua tesi di Ph. D., sostenuta nel 1970 alla scuola di Medicina dell'Università della California a Los Angeles, sugli effetti fisiologici della Meditazione Trascendentale, costituisce una pietra miliare. In seguito, alla suola di Medicina di Harvard, assieme a Herbert Benson, cardiologo e professore aggiunto di medicina, egli proseguì le sue indagini sulla potenziale applicazione della MT al campo della salute. Fu scelta la Meditazione Trascendentale come tecnica orientale di meditazione perché era praticata da molti americani che costituivano un gruppo abbastanza eterogeneo facilmente raggiungibile e che avevano appreso la tecnica in maniera omogenea. Inoltre, a differenza dei meditatori indiani e giapponesi, precedentemente osservati, coloro che praticavano la meditazione Trascendentale erano esenti da speciali osservanze religiose, dietetiche o ritualistiche che potevano in parte essere delle variabili in sede di studio.

La meditazione oggi

Wallace oggi viene considerato l'iniziatore dei lavori sistematici sulle tecniche meditative, quest'ultime sono classificate dalla moderna psicofisiologia tra le strategie di rilassamento insieme al Training Autogeno, Rilassamento Progressivo e Biofeedback . In questa classificazione è chiaro che per la scienza occidentale le tecniche meditative sono più vicine ad una tecnica di rilassamento che ad una forma di autoconoscenza. Le tecniche occidentali di rilassamento quali Training Autogeno, Rilassamento Progressivo ecc. sono utilizzate come forma di riposo soprattutto quando si è stressati. L'uomo occidentale è propenso verso l'azione e se questa diventa continua può portare ad un esaurimento delle proprie energie. Per l'occidentale le tecniche di rilassamento non sono altro che delle forme concentrate di riposo. Questo discorso non può esser fatto per l'Oriente dove, escluso i Giapponesi, il concetto di stress non è molto diffuso e di conseguenza nemmeno le tecniche rilassamento. C'è da chiedersi: qual'è la funzione delle tecniche meditative? Le tecniche di meditazione da noi conosciute provengono da delle scuole di discepolato i cui membri erano e sono persone che hanno scelto un determinato stile di vita; così la meditazione Buddhista proviene dai monasteri Buddhisti del Tibet, la Meditazione Trascendentale, divulgata in Occidente da Maharishi, proviene dalle scuole Shankaracharya dell'India. In questi ambienti la pratica della meditazione era ed è una tecnica pratica verso il cammino autoconsapevolezza (illuminazione per gli orientali). Qualcosa di molto simile ma in forma ridotta avviene tra gli occidentali che praticano delle tecniche di rilassamento: le persone che praticano Training Autogeno riportano di essere più soddisfatte perché la pratica quotidiana del training rappresenta un rapporto con se stesse in un'atmosfera di completo silenzio dei propri pensieri. Questo secondo noi potrebbe rappresentare il primo passo verso l'autoconsapevolezza: il silenzio con se stessi. Un passo molto piccolo non c'è dubbio, ma nel suo piccolo efficace.

Obiettivo di questi esercizi di concentrazione è l' interruzione dell' abituale decorso del pensiero e dell' associazione, come conseguenza di uno stato di rilassamento psicofisico (Benson 1975). Negli individui che praticavano Meditazione Trascendentale si osservò un aumento della tendenza alla sincronizzazione elettroencefalografica nelle regioni centrali e frontali della corteccia cerebrale ( Wallance 1970). Questa sincronizzazione compariva con maggiore frequenza e durata nei soggetti esperti di meditazione che nei principianti (Brown 1972). Banquet (1972) condusse ricerche comparative per determinare per determinare le variazioni elettroencefalografiche durante la meditazione, durante un semplice rilassamento e nella fase di addormentamento. Tutti i soggetti che facevano meditazione mostrarono, all'inizio e alla fine della meditazione, periodi alfa di ampiezza elevata e frequenza ridotta. Nei soggetti con avanzate esperienze di meditazione la stimolazione sonora e luminosa provocava la reazione di arresto del ritmo alfa dell'EEG, sebbene i soggetti fossero in grado di rispondere prontamente a ogni domanda e di eseguire movimenti volontari. I periodi teta si differenziavano dalle forme miste osservabili durante la fase di addormentamento. In alcuni di tali soggetti fu inoltre possibile osservare dei fusi di ampiezza elevata (fino a 60 nV) e onde beta ritmiche di circa 20 Hz. In assenza di attività muscolare queste si differenziavano chiaramente dai modelli elettroencefalografici attivati durante lo stato di veglia normale. Sulla base di questi reperti si può supporre che la tecnica della meditazione favorisca una veglia corticale in cui la limitazione dell'attenzione filtra gli stimoli esterni e le attivazioni elettroencefalografiche di breve durata risultano in tal modo represse.

Osservazioni analoghe sono state fatte su pazienti (monaci) che praticavano meditazione zen. Comune a entrambe le tecniche, quella della Meditazione Trascendentale e quella buddhista zen, è il metodo dell'orientamento dell'attenzione verso un'unica e immutabile fonte di stimoli (come l'ascolto del respiro o l'uso di un mantra). Nei confronti degli stimoli distraenti si consiglia, e si apprende nel corso della meditazione, un atteggiamento di attesa e disinteresse. Le differenze consistono nel fatto che la meditazione Zen si effettua ad occhi aperti, quella Trascendentale invece ad occhi chiusi. Ciò può influire sulle trasformazioni dei processi nervosi centrali durante la meditazione. Le variazioni osservate nell'EEG di monaci Zen (Kasamatsu e Hirai, !969) indicano che, analogamente agli altri procedimenti di induzione del rilassamento, si perviene a un abbassamento del livello eccitatorio della corteccia (aumento delle ampiezze alfa, presenza delle onde teta). Quanto all'abituazione, per la reazione di arresto alfa in seguito ad una ripetuta presentazione di stimoli acustici, sembra esserci una differenza dei modelli di reazione corticali tra soggetti che non praticano la meditazione Zen e soggetti che la praticano. L'assenza di abituazione alla reazione di orientamento nei soggetti dediti alla meditazione Zen potrebbe indicare un livello di attenzione costante e stabilizzato. Come nel gruppo di controllo di questo studio anche nella Meditazione Trascendentale, in seguito a una ripetizione di stimoli, cessò la risposta di orientamento, il che sembra indicare una normale disponibilità all'abituazione. La prontezza della reattività corticale diminuisce in questo caso con intensità maggiore che dopo una lunga meditazione Zen. 

Dati ancora non chiari

Wallace (1970) ha definito "stato ipometabolico" i modelli di variazione vegetative durante la Meditazione Trascendentale. Tale stato è caratterizzato da un abbassamento del tono muscolare, una diminuzione della frequenza cardiaca, del volume-minuto cardiaco e della frequenza respiratoria, una riduzione del consumo d'ossigeno, sotto un limite oltre il quale non si scende neppure durante il sonno, una diminuzione del pH del sangue e una riduzione del contenuto di lattato nel sangue. Orme-Johnson (1973) rilevò che la meditazione eleva la resistenza cutanea e ne riduce le oscillazioni spontanee. Tale osservazione condusse alla conclusione che la Meditazione Trascendentale favorisca la stabilizzazione delle funzioni autonome (Orme - Johnson 1973). In base alle ricerche psicofisiologiche pubblicate all'inizio degli anni settanta, trovò ulteriore conferma l'ipotesi che le tecniche meditative siano in complesso adatte alla profilassi dello stress. Studi successivi indussero a mettere in dubbio che le variazioni psicofiologiche provocate siano da attribuire a una specifica tecnica. Non si poté così stabilire alcuna differenza nelle variazioni della frequenza respiratoria (Cauthen e Prymack 1977), della frequenza cardiaca (Puente e Beiman 1980) o dell'attività elettrodermica (Morse, Martin 1977). Travis, Kondo e Knott (1976) osservarono persino che il gruppo di controllo riusciva a ridurre tanto la frequenza cardiaca che l'attività elettromiografica meglio del gruppo dei soggetti sottoposti a meditazione.

Primi studi sulla sincronizzazione

Come abbiamo visto durante la pratica della MT le registrazioni EEG mostrano che vi è un'alta sincronizzazione inter emisferica. Questo vuol dire che i due emisferi lavorano in modo sincrono e il cervello funziona come un singolo organo. Durante lo stato di veglia i nostri emisferi sono desincronizzati, o meglio lo stato di veglia è caratterizzato dalla desincronizzazione inter ed intra emisferica. Nello stato di veglia una desincronizzazione cerebrale è associata ad una buona prestazione. Studi fatti dai russi (Simonov) hanno rilevato nei piloti dell'aeronautica che una sincronizzazione intorno ai 15 Hz, prima del volo, era associata ad un alto rischio di incidenti, questo avveniva perché il pilota per poter pilotare il veicolo doveva adoperare contemporaneamente entrambi le mani in operazioni differenti. Da studi fatti dalla USSR Acadamy of Pedagogical Sciences di Mosca è emerso che durante la risoluzione di compiti mentali non verbali l'emisfero dominante è quello destro, mentre nella risoluzione di compiti verbali l'emisfero dominane è quello sinistro.

Il fenomeno della desincronizzazione avviene perché durante la veglia noi utilizziamo parti specifiche del cervello per la risoluzione di problemi quotidiani. Al contrario il cervello in stato di riposo ad occhi chiusi presenta un'attività elettrica diffusa ed ampia per tutto lo scalpo. Ma cosa vuol dire che il nostro cervello in particolari stadi, quali la meditazione, è altamente sincronizzato? Sulla sincronizzazione degli emisferi sono stati fatti molti studi proprio per valutare il significato di questo dato e i suoi effetti. Al Medical School of Hannover of Germany è stata studiata la relazione tra coerenza inter - emisferica ed emozioni; su uno studio fatto su 32 volontari addestrati ad immaginare eventi di vita conflittuali o piacevoli è emerso che situazioni di gioia erano associate ad un incremento della coerenza nelle onde alfa mentre situazioni di ansia e preoccupazioni provocavano una diminuzione della coerenza.

In Human Physiology 1990 i russi Konovalov e Serikov studiarono l'associazione tra la sincronizzazione tra i due emisferi e gli stati emozionali negativi in una persona soggetta all'azione di un agente stressore. Questi autori scoprirono che una stato emotivo spiacevole era associato con un'asimmetria interemisferica. Ancora in Journal of Personality and Social Psycology 1990 Tomarken e coll. studiarono 32 soggetti adulti durante la proiezione di films studiati per provocare emozioni positive e negative. Gli sperimentatori trovarono una forte correlazione tra le risposte di paura ai films e la desincronizzazione nel ritmo alfa tra i due emisferi. Questi studi ci mostrano come la sincronizzazione tra i due emisferi è associata a stati di benessere ed emozioni positive mentre la desincronizzazione è correlata con situazioni stressanti ed emozioni negative.

In un esperimento della Maharishi International University, Iowa U.S.A., fu studiato lo stato di coscienza durante la Meditazione Trascendentale. Ad un insegnante di MT fu chiesto di premere un pulsante quando, durante la meditazione, percepiva uno stato di consapevolezza e profondo benessere, un'esperienza descritta come "pura consapevolezza". Dallo studio risultava che il soggetto premeva il pulsante quando l'EEG registrava picchi di coerenza inter - emisferica del 100%, cioè quando l'attività del cervello era perfettamente sincronica. Fenomeni di alta sincronizzazione sono stati studiati durante gli stati meditativi in particolare nella pratica della Meditazione Trascendentale.

Attualmente si stanno svolgendo degli studi nell'Università di Padova, con l'uso del Brain Olotester, sui livelli di sincronizzazione dei due emisferi durante gli stati di Meditazione Trascendentale e di Training Autogeno. Lo scopo è quello di vedere se è possibile fare il confronto tra due tecniche molto simili ma nello stesso tempo diverse, provenienti da due culture totalmente differenti. Scoprire se gli alti livelli di sincronizzazione sono raggiungibili anche attraverso il Training Autogeno, durante il quale i soggetti sperimentano una stato di profondo riposo attraverso delle induzioni date al proprio corpo. E' noto che nel cervello esiste una mappa completa del nostro corpo (homunculus sensitivo) che ci permette di avere coscienza del corpo e una sua rappresentazione mentale. Attraverso il rilassamento del soma il Training Autogeno porta alla distensione della mente. Nella meditazione avviene il contrario, cioè attraverso la distensione della mente, di riflesso, il corpo si rilassa. L'ipotesi che si vuole verificare è se la sincronizzazione è data dallo stato di profondo riposo in condizioni di veglia, caratteristiche comuni ad entrambe le tecniche.

L'importanza delle onde teta nella meditazione

Sono stati fatti parecchi studi sull'attività elettrica del cervello dei soggetti praticanti Meditazione Trascendentale (MT).  In molti studi è risultato che durante la MT l'EEG mostra lunghe tracce di onde teta in molti soggetti esperti meditatori (Wallance 1970; Banquet 1973; Glueck and Stroebel 1975; Levine 1976). Hirai (1974) osservò in monaci Zen che da oltre venti anni praticavano meditazione la presenza, durante la pratica, di onde teta di basso voltaggio. Anche gli studi fatti da Banquet (1973; 1974) con EEG durante la MT mostrano la presenza di brevi tratti di onde teta fino a 100 nV.
Hebert e Lehmann in un loro esperimento sulle onde teta studiarono un gruppo di soggetti che per l'esperimento erano divisi in tre gruppi: 78 meditatori, 54 gruppo di controllo e 36 per il gruppo "inizio sonno". Per i primi due gruppi furono utilizzati 10 elettrodi per l'EEG e contemporaneamente ECG, EMG, EOG; inoltre, fu registrato il ritmo respiratorio e la resistenza elettrica della pelle.

Il gruppo di controllo e il gruppo di addormentamento "inizio sonno" non mostrarono una significativa presenza di onde teta (4 - 7,5 c/sec). Al contrario nel gruppo dei meditatori erano presenti tracce di onde teta di uguale ampiezza in entrambi gli emisferi; i più alti voltaggi erano registrati nei canali frontali. La durata delle onde teta variava considerevolmente: da un secondo (non significativo per la ricerca) ad un massimo di 8 secondi. Durante l'attività teta non era stata registrata nessuna alterazione significativa nei valori del ritmo cardiaco, della resistenza elettrica della cure e dell' attività muscolare. In un solo soggetto il ritmo respiratorio ed in particolare la fase espiratoria era in stretta relazione con i picchi delle onde teta. In questo studio il 30% dei meditatori mostrava un EEG con brevi tratti di onde teta ad alto voltaggio. In media le onde teta apparivano ogni 2 minuti e duravano 1,8 secondi con una ampiezza media di 135 nV. I tratti di onde teta erano preceduti e seguiti da onde alfa. Durante i tratti teta i soggetti venivano interrotti per avere delle informazioni sul loro stato di coscienza. Le esperienze di quel preciso momento, prima di essere interrotti, erano indicate come uno stato di benessere dove il senso dell' orientamento era inalterato e non c'era nessuna esperienza legata al sonno. Il gruppo di controllo non mostrò nessun tipo di attività teta durante la fase di rilassamento.

Attività continua teta a basso voltaggio durante la meditazione (Wallance 1971; Hirai 1974; Glueck e Stroebel 1975) e durante le prime fasi di addormentamento è ben conosciuta (Hess 1964; Rechtschaffen e Kales 1968). Il tipo di attività teta presente in questo esperimento è tuttavia differente nel tempo di apparizione e nell'ampiezza da quelli descritti da tali esperimenti. Di solito le onde lente, parossistiche, ad alto voltaggio (Gibbs 1967), molto simili all'attività teta dei meditatori, in soggetti normali sono interpretate come segnale d'allarme per la presenza di disordine neurologico; in nove meditatori dell'esperimento erano presenti questo tipo di segnali. I meditatori mostrano questo tipo di attività teta anche durante il rilassamento e nella prima fase di addormentamento. L'ipotesi è che queste attività teta sono il risultato della pratica della MT. Studi indicano che esiste una distinzione tra il periodo di inizio sonno e la MT (Levine 1976). La presenza di tratti di onde teta durante la meditazione può rappresentare un meccanismo di regolazione dello stato funzionale del cervello, tale fenomeno è presente nella fase REM (Jouvet 1960). Altre caratteristiche presenti durante la MT sono la sincronizzazione EEG e la riduzione della frequenza dominante che, di solito, associate con una percezione soggettiva di rilassamento (Brown 1971), con esperienze gradevoli nei bambini (Maulsby 1981), in stati di inibizione interna in esperimenti di condizionamento con animali e nell'uomo (ad esempio nelle dimostrazioni di tolleranza al dolore nei fachiri) (Larbig 1982), con comportamenti rilassanti come "il bere il latte" (Cervantes 1971), con le fusa nei gatti (Beyer 1971). I tratti di onde teta sono legate alle esperienze di soddisfazione e realizzazione riportate dai meditatori (Hjelle 1974; Glueck 1975). La sincronizzazione EEG ad alto voltaggio normalmente non è presente negli adulti durante lo stato di veglia. Lo stato psicofisiologico di veglia ipometabolica avviene durante la Meditazione Trascendentale, tecnica che fornisce una quiete compatibile con EEG sincronizzato. Durante la meditazione è presente un abbassamento dell'attivazione senza la perdita della consapevolezza (Maharishi 1969), questo può essere attribuito a cambiamenti nell'equilibrio delle funzioni del sistema di controllo neuronale. (Gellhorn 1972).

Meditazione e termodinamica

La persona che siede per praticare la meditazione diventa via via sempre più desta mentalmente nonostante il suo organismo si rilassi. La sua mente pensante si acquieta in uno stato di veglia soffuso di puro godimento. L'attività cellulare rallenta in tutto il suo corpo, riducendo il bisogno di ossigeno. Il crescente rilassamento permette un maggiore afflusso di sangue ai muscoli, diminuendo la mole di lavoro del cuore. La riduzione di quelle sostanze chimiche del sangue che sono associate alla tensione e alla angoscia facilita un senso di maggiore agio. Le cellule del cervello, infine, lavorano sincronicamente e ciò favorisce l'integrazione del funzionamento fra centri cerebrali inferiori e superiori e tra l'emisfero destro e sinistro. Potremmo dire che il soggetto passa da uno stato di più alta attivazione, quale è lo stato di veglia, dove è presente un'attività mentale e le onde cerebrali sono caotiche e disorganizzate, ad uno stato di più bassa eccitazione dove le funzioni dell'organismo sono più regolari e l'attività è più uniforme. Questo fenomeno può essere spiegato in termini fisici attraverso il Terzo Principio della Termodinamica.

Secondo tale Principio ogni grado di eccitazione della materia è associata ad un gradiente di entropia o disordine; in tal modo ad un'alta eccitazione in un sistema corrisponde un alto livello di entropia mentre ad una più bassa eccitazione è associato ad un più basso livello di disordine. Tale processo continua fino ad arrivare al più basso stato di eccitazione (che corrisponde allo zero assoluto termico) dove il livello di entropia, o stato di disordine, è nullo. Durante il processo di de-eccitazione della materia emergono dei fenomeni che potremmo definire di "ordine", "regolarità" e "simmetria" che sono insiti nel sistema ma sono usualmente oscurati dai livelli di eccitazione più alti.

Per rendere il concetto più comprensibile possiamo dire che l'acqua a stati di alta eccitazione (stato gassoso) presenta una struttura disordinata e poco stabile. Viceversa se lo stato di eccitazione si abbassa passando allo stato liquido e poi a quello solido, la struttura del sistema diventa più stabile e più ordinata. Osservando al microscopio l'acqua in condizioni di bassa eccitazione troviamo nella tipica struttura del ghiaccio fenomeni di simmetria, ordine e regolarità menzionati precedentemente. Secondo il premio Nobel Brian Josephson esiste un singolare parallelo tra gli attributi della pura coscienza e le proprietà dello stato di "vuoto di vuoto" della meccanica quantistica. Lo "stato di vuoto" è per definizione lo stato di minima eccitazione della materia e dell'energia; è lo stato di "zero particelle". Tutte le possibili configurazioni sono eccitazioni del campo dello "stato di vuoto".

Le caratteristiche dello stato di vuoto sono: illimitatezza nello spazio, perfetta stabilità nel tempo, zero entropia o ordine perfetto. La Meditazione ha molte similitudini con il Terzo Principio della Termodinamica, infatti nello stato meditativo si può rilevare una progressiva riduzione dell'attività mentale, del ritmo metabolico, respiratorio, cardiaco e riduzione del cortisolo nel plasma. Questi valori nel loro insieme indicano una riduzione dell'eccitazione dell'organismo. Contemporaneamente in questo stadio di bassa eccitazione, l'organismo manifesta fenomeni di alta coerenza cerebrale intra e inter emisferica. Quest'ultimo dato può esser visto come una conseguenza del Terzo principio della Termodinamica: aumento dell'ordine e della simmetria.

Durante la Meditazione solo negli attimi di completa sospensione del respiro, caduta del ritmo cardiaco e di massima sincronizzazione EEG, i soggetti riferivano uno stato da loro definito di "pura consapevolezza". In particolare è stato suggerito (Domash 72) che uno stato di minor eccitazione dovrebbe essere caratterizzato da un maggior grado di "ordine" nel funzionamento del cervello e forse perfino un ampio ordine spaziale analogo a quello osservato negli stati coerenti della materia a basse temperature. Qualche evidenza di tale "ordine" emerge dalle ricerche di Banquet (73) che notò una costante tendenza nell'EEG alla sincronizzazione dei canali anteriori e posteriori dello scalpo nelle frequenze alfa, beta e teta. Su questa base può esser ipotizzato che durante la MT l'ordine spaziale EEG dovrebbe aumentare.

EFFETTI PSICOFISICI DELLA MEDITAZIONE SULLA SALUTE

a cura di Aurora Maggio Cooper

Michael Murphy e Steven Donovan dell'Istituto di Esalen di Sausalito in California hanno raccolto una vasta rassegna di ricerche scientifiche dal 1931 al 1988, sugli effetti della meditazione sulla salute fisica e psicologica. Ne daremo qui alcuni stralci, scelti dalle ricerche sugli effetti della meditazione sui sintomi da stress (ipertensione, colesterolo, riduzione degli ormoni da stress, ansietà). Gli stress che l'uomo moderno deve affrontare sono molto diversi da quelli incontrati dall'uomo primitivo, le sfide della vita quotidiana odierna sono principalmente mentali, nondimeno queste sfide sollecitano gli stessi meccanismi psichici e fisici che le minacce del mondo naturale producevano nell'uomo primitivo. Le reazioni di 'lotta o fuga' comprendono l'innalzarsi della pressione sanguigna, del ritmo cardiaco, dei livelli di catecolamina, l'accelerarsi dei meccanismi di coagulazione del sangue e altri. Tali effetti sono altresì accompagnati da effetti a lungo termine derivanti dal cortisolo e sollecitati dallo stato di vigilanza cronica.

In Germania la ricerca sui vantaggi della meditazione sul terreno dell'organizzazione aziendale, dell'educazione e della prevenzione sanitaria sembra procedere con risultati estremamente interessanti e positivi. Gli insegnamenti tradizionali di meditazione hanno sempre sostenuto che i disturbi e la fatica quotidiana si possono attenuare se non eliminare per mezzo della meditazione. La quiete mentale e fisica dovuta alla meditazione crea una maggior chiarezza della mente e un benessere appagato del corpo.

Per quanto la meditazione in sé non persegua alcuno di questi scopi ed anzi sia leggerezza... silenzio... piacere di essere con se stessi... non finalizzato se non al momento presente... osservazione radiosa dei propri processi interiori..., nel respiro, nel corpo e nella mente... con distacco... testimoniare... accettare..., alcuni direbbero ritrovare un vecchio amico... celebrare il proprio esserci, il proprio esistere... un "non fare nulla" solo esteriormente improduttivo..., un'espansione di coscienza..., nondimeno per consolidarne il valore universale è utile il lavoro di ricerca svolto da molti ricercatori, in condizioni e presupposti molto diversi fra loro, che vogliamo proporre qui al lettore italiano, sugli effetti benefici della meditazione.

Chiarezza mentale e circolazione del sangue

Alcune delle caratteristiche generali dello stato di stress sono sicuramente la confusione mentale, un senso diffuso di malessere e un abbassamento di energia. D'altra parte la circolazione del sangue è direttamente o indirettamente coinvolta e contribuisce alla chiarezza mentale, al senso di benessere, ad una circolazione maggiore di energia o addirittura ad esperienze di emozione religiosa. I maestri tradizionali di meditazione non potevano misurare la circolazione sanguigna con esattezza scientifica ma erano in grado di orientare la pratica meditativa per mezzo dell'empatia, dell'intuizione, delle sensazioni cinestetiche, spesso osservando i messaggi corporei connessi alla circolazione sanguigna come il fluire del sangue al viso e al petto, modificazione nel tono della pelle e del colorito. Il quadro degli effetti della meditazione sulla circolazione sanguigna fornito da studi contemporanei è agli inizi e deriva in gran parte dalle ricerche sponsorizzate dalla Ricerca sulla Meditazione Trascendentale in USA.

Delmonte (1984) ha esaminato 52 soggetti ed ha scoperto che i meditatori mostravano un aumento significativamente più alto nel volume digitale sanguigno e del metabolismo durante la meditazione rispetto al normale stato di riposo. Wallance e altri (1978) argomentavano che la caduta dell'acido lattico (associato a stress ed ad alta pressione) nel sangue durante la meditazione poteva essere dovuta all aumento di circolazione del sangue nei muscoli immediatamente associati allo scheletro, con conseguente aumento del metabolismo aerobico. Questi ricercatori hanno riferito a Riechert (1976), che ha riportato un aumento della circolazione sanguigna del 30% all'avambraccio con circolazione immodificata alle dita (usando un plethysmografo). Jevning e Wilson (1978) hanno scoperto che la circolazione sanguigna cerebro-frontale aumentava di circa il 65% durante la meditazione trascendentale in 10 insegnanti ( che avevano da 5 a 8 anni di pratica regolare) e restava elevata anche successivamente con punte sino a 100% (misurata per mezzo di rheoencefalografia quadripolare).

Pressione sanguigna e ipertensione

Esistono prove consolidate che la meditazione aiuta ad abbassare la pressione sanguigna in persone normali o moderatamente ipertese. Questo dato sperimentale è stato riprodotto in più di 19 studi, alcuni dei quali hanno evidenziato riduzioni sistoliche, nei soggetti esaminati, di 25mmHg o più. In alcune ricerche la combinazione di meditazione con biofeedback o altre tecniche di rilassamento si sono dimostrate più efficaci della meditazione da sola per alcuni soggetti. Diversi studi hanno comunque dimostrato che il sollievo all'alta pressione diminuisce o scompare totalmente se la meditazione è praticata in modo discontinuo. La meditazione aiuta a rilassare i grandi gruppi di muscoli che premono sul sistema circolatorio in varie parti del corpo. Potrebbe anche aiutare a rilassare i piccoli muscoli che controllano i veicoli stessi del sangue, quando ciò accade la risultante elasticità dei veicoli stessi aiuterebbe a ridurre la pressione all'interno. Potrebbero essere interessati altri meccanismi che ulteriori ricerche potranno rivelare.

Nella ricerca svolta da Simon e altri (1977) a 5 ipertesi cronici era stata insegnata la tecnica della meditazione trascendentale, dopo averla appresa e praticata per circa 32 settimane la loro pressione del sangue è diminuita da 153/101mmHg a 138/92. Nella ricerca di Stone e DeLeo (1976) a 14 soggetti ipertesi era stata insegnata una meditazione buddhista che implica l'attenzione al respiro in cinque sessioni di venti minuti al giorno per sei mesi. Cinque soggetti ipertesi erano stati tenuti come controllo. Supini, i membri del gruppo esaminato hanno avuto riduzioni di 1mmHg sistolico /8mmHg diastolico. In piedi, la riduzione era di 15mmHg sistolico /10mmHg diastolico. Il gruppo di controllo in posizione supina ha avuto una riduzione di 1mmHg sistolico/2mmHg diastolico. In piedi la riduzione nel gruppo di controllo era di 2mmHg /0mmHg diastolico. Nella ricerca di Patel e North (1975) 32 pazienti ipertesi venivano assegnati a caso a sei settimane di cura con metodi di rilassamento yoga con biofeedback o a terapie placebo ( rilassamento generale).

Entrambi i gruppi mostrarono una riduzione nella pressione sanguigna da 168/100 a 141/84mmHg nel gruppo trattato e da 169/100 a 160/96mmHg nel gruppo di controllo. La differenza era altamente significativa. Il gruppo di controllo venne in seguito istruito con metodi di rilassamento yoga e la pressione sanguigna cadde ai livelli dell'altro gruppo, ora usato come gruppo di controllo. La pressione sanguigna è una delle variabili fisiologiche più facili da misurare. Le ricerche proposte dimostrano che molti pazienti con ipertensione moderata migliorano sensibilmente con la meditazione e che l'adozione della meditazione per la cura dell'ipertensione può essere efficace.

Altre modificazioni cardiovascolari

Esistono prove sperimentali che la meditazione allevi certe forme di disturbi cardiovascolari che confermano che lo yoga, il t'ai chi e altre discipline di trasformazione sostengano la salute. Vi sono anche prove sperimentali che coloro che meditano guariscono più in fretta dagli impatti stressanti presentando anche scarse reazioni eccessive allo stress di quanto non facciano i non meditatori. Tali prove sperimentali confermano tutti gli insegnamenti buddisti, taoisti e yogici sul comportamento adeguato e senza sforzo di coloro che praticano la meditazione. Barr e Benson (1984) e altri hanno sperimentalmente provato che la meditazione è di aiuto per la ipercolesterolemia e l'angina pectoris. Solema e Schwartz (1976) mostrarono a 30 meditatori un film stressante e ne misurarono le risposte per mezzo della conduzione epidermica, del ritmo cardiaco, della descrizione personale dell'esperienza e dei parametri della personalità. Il ritmo cardiaco, sia in meditatori con lunga esperienza che in principianti, superò gli impatti di stress più rapidamente che nei soggetti di controllo, mostrando una configurazione psicofisiologica alle situazioni di stress opposta a quello osservata nelle sindromi da stress. In uno studio di Glueck e Stroebel (1975) i meditatori dimostrarono poche attivazioni croniche ed eccessive di reazione d'emergenza (fuggi o lotta).

Sistema corticale, EEG Onde alpha

Numerosissime prove sperimentali dimostrano che la meditazione porta ad un aumento dei ritmi alpha ( onde cerebrali lente, ad elevata ampiezza che si estendono ai canali anteriori con frequenza da 8 a 13 cicli al secondo). Riportiamo indicativamente alcuni studi, che hanno utilizzato differenti tipi di meditazione, con gruppi da 1 a 50 soggetti, che comprendevano principianti e maestri Zen: Delmonte (1984), Echenhofer e Coombs (1987), Woolfolk (1975), Glueck e Stroebel (1975) e molti altri, tutti riportati nella relazione di Esalen. 

EEG onde teta 

Una struttura caratteristica delle onde cerebrali di meditatori a lungo termine comprende forti bagliori dei ritmi teta dominanti nella zona frontale (da 5 a 7 cicli al secondo). Rao (1965) descrive la meditazione come una forma di autoipnosi parallela allo stato di trance o di sonno ipnotico. Alcuni ricercatori hanno osservato i risultati EEG in base al modello ergotropico (eccitato) e tropotropico (rilassato) sviluppato da Gellhorn. Davidson (1976) afferma che gli stati mistici possono essere vissuti sia in condizioni ergotropiche che tropotropiche. Egli suggerisce che il girotondo Sufi e le violente contrazioni dei monaci Zen Ishiguro sollecitano reazioni tropotropiche, di rilassamento. Sargant (1974) sostiene che gli stati tropotropici, di rilassamento, possono awenire nel mezzo di un'e sperienza di eccitazione (ergotropica) indotta.. Gellhorn e Kielly (1972) hanno osservato che le modificazioni fisiologiche durante la meditazione sono dovute a un cambiamento dell'equilibrio ergo/tropotropico in direzione tropotropica, un'ottima strategia per migliorare la salute mentale. Il loro modello è stato criticato da Mills e Campbell (1974) perché ignorava le differenze nelle tecniche di meditazione.

Chimica del sangue

Allo stato non sono possibili paragoni precisi fra la comprensione tradizionale dei cambiamenti corporei nella pratica contemplativa e le ricerche moderne sugli effetti della meditazione sulla chimica del sangue, sebbene le prove sperimentali in alcune ricerche dimostrino che la meditazione abbassa gli ormoni adrenalinici, i lattati e il colesterolo confermando che la pratica spirituale riduce lo stress e l'ansietà.

Ormoni adrenalinici

La meditazione in generale produce risultati psicologici opposti a quello dello stress, tuttavia i ricercatori sono perplessi sul fatto che i livelli degli ormoni adrenalinici non si riducono in modo costante nel sangue dei meditatori. Tuttavia Benson (1983b) ha studiato 19 soggetti che praticavano tecniche edi rilassamento due volte al giorno per 30 giorni, trovando che i livelli accresciuti di norepinefrina non producevano aumenti nel ritmo cardiaco e nella pressione sanguigna e concluse che le tecniche di rilassamento riducevano la reazione del sistema nervoso centrale alla norepinefrina. Ahuja e altri (1981) riportavano che coloro che praticavano MT avevano ridotti i livelli di cortisolo e che la riduzione variava in base alla durata della pratica.

Aminoacidi, penilalina e lattato

Esistono prove sperimentali che il metabolismo aminoacidico sia associato agli stati mentali, visto che l'alterazione dei livelli di aminoacido nel plasma è stato correlato a diversi tipi di comportamento. Elevate concentrazioni di lattato nel sangue sono stati associati con ansietà e pressione alta, ed è stato scoperto che l'infusione di lattato nel sangue produce sintomi di ansietà. Molti studi hanno evidenziato riduzioni dei lattati sino al 33% durante la meditazione (Bagga e altri 1981, Jevning e altri 1978, Benson 1975, Orme Johnson 1973, Wallance e Benson 1972). Altri studi non confermano (Michaels e altri 1979).

Serotonina

Bujatti e Riederer (1976) riportano un eccezionale aumento del metabolita della serotonina 5-HIAA durante la meditazione trascendentale ed osservavano che la serotonina era 'l'ormone dell'appagamento e del riposo'. Gli stessi ricercatori riportano un aumento nella serotonina nell'urina durante l'agopuntura.

Colesterolo

L'eccesso di attività cronica del sistema nervoso simpatico è implicato come fattore in grado di aumentare e mantenere alti livelli di colesterolo indipendenti dalla dieta. Bagga e altri (1981) hanno studiato 40 studentesse in medicina che praticavano la meditazione trascendentale riportando che la media di colesterolo diminuiva da 196.3 mg/dl a 164.7 mg/dl. Anche Cooper e Aygen (1979) hanno misurato i livelli di colesterolo all'inizio e alla fine di un periodo di undici mesi per 12 soggetti ipercolesterolemici che praticavano meditazione trascendentale e analoghe misurazioni su 11 soggetti che non la praticavano. I dati comparati dimostravano un calo per il gruppo di meditazione 254 mg ml 225mg ml alla fine, per il gruppo di controllo 259 all'inizio e 254 alla fine del periodo. 

Ansia

Recenti studi hanno dimostrato che la meditazione riduce l'ansia sia acuta che cronica. I risultati sperimentali concordano con le affermazioni di tutti gli insegnamenti tradizionali secondo cui la contemplazione riduce la paure immotivate. Delmonte (1985) ha rivisto tutto il materiale sulla meditazione e la riduzione dell'ansia ed ha concluso che coloro che meditano regolarmente tendono a mostrare diminuzioni di ansia, sebbene la meditazione non ha effetti superiori a quelli riscontrati in altri tipi di intervento come l'ipnosi. Davidson e Schwartz (1984) hanno fatti studi su diversi tipi di meditazione ed hanno concluso che forme di meditazione Zen che richiedono che la persona osservi il respiro o dica un mantra in sincronia con il respiro sono particolarmente efficaci perché attenuano simultaneamente l'ansia cognitiva e quella somatica. Muskatel e altri (1984) hanno esaminato 52 volontari per tre settimane e mezzo concludendo, fra le altre cose, che la meditazione riduceva l'impazienza e l'ostilità derivante dalle attese forzate (traffico, code) vedi anche Beiman e altri (1984), Heide e Borkevec (1983), Kindlon (1983), DeBerry (1982), Woolfolk e altri (1982)-.

Carrington e altri (1980) hanno studiato 154 impiegati del Telefono di New York, autoselezionatisi per i sintomi da stress sofferti, che a scelta hanno imparato una di tre tecniche di meditazione sul respiro, rilassamento progressivo, mantra o erano posti nella lista d'attesa come controlli. Dopo 5 mesi e mezzo il gruppo trattato mostrava sensibili miglioramenti clinici ma solo i due gruppi di meditazioni mostravano una significativa riduzione dei sintomi rispetto al gruppo di controllo. I ricercatori conclusero che la meditazione aveva un considerevole valore per i programmi di gestione dello stress negli ambienti aziendali. Vahia e altri (1973) hanno studiato 99 pazienti diagnosticati psiconeurotici. Tutti non avevano avuto alcun miglioramento con le cure precedenti. Alla metà veniva insegnato una meditazione che praticavano per un'ora al giorno per sei settimane. All'altra metà venivano date delle pseudo-cure consistenti in esercizi che somigliavano alle asana yoga ed esercizi respiratori minimi. Ad entrambi i gruppi veniva dato lo stesso sostegno, rassicurazione e pastiglie placebo. Dopo la cura il gruppo sperimentale mostrava una riduzione significativa dell'ansia, misurata con la scala Taylor per l'ansia manifesta. Il gruppo di controllo non mostrava alcun cambio significativo. Complessivamente il 74% del gruppo sperimentale venne giudicato clinicamente migliorati dopo la cura.

Delmonte e Kenny (1987) considerano la meditazione come un complemento alla psicoterapia e ritengono che la meditazione possa ridurre i sintomi dell'ansia, dell'insonnia, dell'uso di droghe, migliorando anche l'autorealizzazione delle persone. Kuntz e altri (1985) presentano una struttura di integrazione di meditazione e psicoterapia mettendo in evidenza i vantaggi sinergetici della combinazione delle due pratiche. L'intensificazione del processo psicoterapeutico per mezzo di questa disciplina, antica e nuova, non deve essere vista come una rivoluzione in psicoterapia ma come un'evoluzione delle idee dei suoi fondatori. Freud e Jung stavano entrambi cercando modi più diretti per espandere la coscienza e l'autoconsapevolezza... Oggi, dopo quasi mezzo secolo, si è modificata la nostra prospettiva biologica e psicologica e ciò offre un punto di vantaggio unico per sintetizzare elaborazioni diverse in modelli più comprensivi per l'autoesplorazione allo stesso modo in cui Freud e Jung usavano i blocchi cognitivi. 

Osho Dynamic Project

L'Osho Dynamic Project di Monaco di Baviera è un progetto interessato a promuovere la meditazione dinamica nelle organizzazioni aziendali e nelle cliniche terapeutiche tedesche. La meditazione dinamica è una tecnica ideata molti anni fa da Osho Rajneesh che aveva osservato i disagi esistenziali dell'uomo moderno occidentale. La meditazione dinamica è costituita da 5 stadi e dura un'ora complessivamente. I primi tre stadi sono ergotropici (in base al modello sviluppato da Gellborn: ergotropico di eccitamento energetico/ tropotropico di rilassamento), gli ultimi due sono tropotropici. La condizione comune da mantenere nei diversi stadi è distacco, osservazione rilassata di quanto accade nel corpo e nella mente, durante tutto il processo. Nel primo stadio per 10 minuti si attua una respirazione detta caotica, che apre i canali di espressione emozionale, nel secondo stadio la persona è lasciata libera di esprimersi emozionalmente con il corpo e con la voce, stadio detto catartico, in cui se c'è rabbia, pianto, risentimento, gioia o danza, essi si esprimono per 10 minuti in totale libertà; il terzo stadio comporta 10 minuti di intensa attivazione attraverso il mantra huh, huh, che colpisce i primi due centri energetici nella zona pelvica, espresso saltando ritmicamente ad ogni huh. Dopo questa forte eccitazione ergotropica d'un tratto si passa alla meditazione vera e propria alla fase tropotropica, di rilassamento, di silenzio e quiete, resa possibile dalla precedente attivazione. I1 terzo stadio infatti termina con uno STOP, che invita i partecipanti a fermarsi immediatamente e a restare immobili per 15 minuti, nella posizione in cui si trovano. La quiete dopo la tempesta. L'ultimo stadio è di celebrazione e invita a un movimento di danza sottile. Poiché questa meditazione è consigliata un'ora prima dell'alba, l'ultimo stadio diventa anche una celebrazione al sole nascente, interiore ed esteriore... Si tratta di una tecnica molto potente. L'Osho Dynamic Projet di Monaco ha svolto un'inchiesta nell'area di Monaco ed ha scoperto che, particolarmente la meditazione dinamica viene regolarmente utilizzata in cliniche di cura e in organizzazioni aziendali, magari senza che se ne conosca la provenienza.

I1 gruppo di ricerca tedesco ha inoltre riscontrato che in diverse compagnie di assicurazione e scuole di formazione per adulti si riconosce il fatto che 1'85% delle malattie è psicosomatica e poiché la meditazione cura la mente può diventare una reale alternativa per molti malati. I1 direttore di una società assicurativa per le malattie di Monaco ha invitato un membro del Dynamic Project a tenere un corso di meditazione di 10 settimane proprio in questa prospettiva. La ricerca dell'Osho Dynamic Project si è anche articolata nell'invio di questionari inviati a istituti e cliniche di cura in merito ai mezzi terapeutici adottati e un gruppo di medici si è offerto di studiare sul terreno gli effetti della meditazione dinamica su alcuni pazienti per un certo periodo di tempo. La meditazione dinamica è anche stata sperimentata in alcune prigioni di stato tedesche, in cui si è dimostrata la riduzione drastica del livello di violenza fra i detenuti.

Un membro del gruppo ha sperimentato esercizi di tipo catartico ispirati alla meditazione dinamica a scuola nel programma " silenzio in classe". I bambini e i genitori si sono espressi molto favorevolmente, tanto che il direttore della scuola ha voluto che anche gli altri insegnanti apprendessero le tecniche e le diffondessero nelle loro classi. Osho Rajneesh ha frequentemente parlato della meditazione dinamica come di un potente mezzo per trasformare la nevrosi dell'uomo moderno in consapevolezza interiore e il team di Monaco ritiene che oggi in Germania ci sono condizioni che creano un'atmosfera matura per questa comprensione diffusa socialmente:
"Tutti vivono in uno stato di stress e di competizione e la riunificazione ha alterato la qualità della vita della gente in termini di frustrazione, rabbia e insoddisfazioni molto più vaste. La gente sta diventando di giorno in giorno più consapevole di non poter vivere in uno stato di tensione permanente, c'è il bisogno di rilassarsi, specialmente in Germania, in cui l'ossessione dell'ordine e della perfezione crea una pressione sull'individuo che colpisce la salute fisica e psichica". "Molta più gente si rende conto delle cause dei sintomi da stress, come pressione del sangue, problemi cardiaci, sessuali e di digestione. Attraverso questi problemi essi diventano consapevoli del loro bisogno di rilassarsi e la dinamica offre una possibilità immediata di trasformare quelle condizioni".

Ornish, anima e cuore

Le difficoltà emozionali e la separazione dai sentimenti sono alla radice delle malattie cardiache.
A cura di Aurora Maggio Cooper

Presso la facoltà di Medicina dell'Università di California, San Francisco, il prof. Dean Ornish ha sviluppato una cura sperimentale con pazienti affetti da gravi disfunzioni cardiache, senza intervento chirurgico e senza medicamenti ma con uno stile di vita più sano, che comprende una dieta particolare, sostegno psicologico di gruppo e soprattutto pratiche di meditazione. La cura ha dato eccellenti risultati. Dato che le malattie di cuore uccidono più persone di tutte le altre cause di morte insieme, il lavoro del prof. Dean Ornish ha ricevuto forti riconoscimenti in tutto il mondo. I1 programma di Ornish "Apri il tuo cuore" è il primo esperimento terapeutico che unisce modificazione dello stile di vita, dieta, esercizio, appoggio psicologico e meditazione come soluzione alle più gravi disfunzioni cardiache: mai prima una ricerca controllata aveva dimostrato che il blocco delle arterie e altri disturbi cardiaci potevano regredire senza medicine né chirurgia.

Il cuore non è una pompa idraulica

La medicina occidentale ha fatto grandi progressi contro le malattie di cuore, negando però una nozione molto diffusa del cuore come centro emozionale. Trattando il cuore come una pompa meccanica, i chirurghi sono stati in grado di creare i pace-makers e fare grandi progressi nella medicina altamente tecnologica del cuore artificiale, ma mentre ciò accadeva altri scienziati sperimentavano medicinali, psicologia e meditazione arrivando alla conclusione che i disturbi cardiaci emergono spesso da "malattie dell'anima".
Meyer Friedman e Ray Rosenman, due ricercatori che per primi hanno descritto i tipi di comportamento a rischio per le disfunzioni e gli attacchi cardiaci hanno riscontrato: il primo un " bisogno spirituale" insoddisfatto spesso sottostante le crisi cardiache, il secondo un'"ansia profonda" nelle persone a serio rischio coronarico. Kenneth Pelletier dell'Università di California, che ha svolto interviste sistematiche a funzionari aziendali in condizioni lavorative di stress pesante (funzionari della compagnia dei telefoni e funzionari petroliferi), ha riscontrato che la caratteristica particolare di coloro che soffrono di attacchi cardiaci è una dimensione spirituale profonda irrealizzata nel lavoro e nella vita quotidiana.

Ornish stesso parla della separazione generalizzata dai sentimenti, nel mondo contemporaneo, come di un problema che investe la maggior parte dei suoi malati di cuore, costretti a sostenere una personalità fittizia, una "persona", una maschera sociale non corrispondente ai bisogni emotivi del sé profondo. Il cardiologo di Harvard, Herbert Benson, autore del libro "The Relaxation Response" ha dimostrato che la pratica della preghiera induce forti riduzioni del battito cardiaco e della pressione sanguigna. La ricerca di Benson è andata oltre: la risposta di rilassamento riduce rabbia e ostilità. Unitamente al ricercatore Jared Kass, Benson punta ora a nuovi esperimenti che dimostrino la correlazione fra l'espansione spirituale e il miglioramento della salute. Presso l'Università del Maryland, James Lynch continua ad esplorare gli aspetti psicologici dell'alta pressione sanguigna. La pressione sanguigna si alza quando parliamo e si abbassa quando ascoltiamo qualcuno. Lynch ha spesso in cura "coppie ipertese" che non si ascoltano mai. Altri ricercatori hanno scoperto che un coniuge o il capo al lavoro possono essere la miccia della rabbia e dell'ostilità e del conseguente innalzamento della pressione sanguigna.

Programma Apri il tuo cuore

I partecipanti alla ricerca iniziale di un anno proposta da prof. Dean Ornish, oltre a smettere di fumare, seguire una dieta povera di grassi, fare esercizio fisico moderato, praticavano almeno un'ora al giorno meditazione, visualizzazioni guidate ed esercizi respiratori. Inoltre si incontravano due volte alla settimana in un gruppo di appoggio in cui parlavano, scambiavano le proprie emozioni... aprivano il loro cuore ad altri! 
"Molta gente soffre emozionalmente e spiritualmente," ha detto Ornish "senza affrontare questa sofferenza è difficile andare avanti. Ma quando tale sofferenza viene affrontata e si indicano i modi per gestirla, le trasformazioni in molti casi sono sorprendenti".
Un caso particolare ha spianato a Ornish la comprensione mettendo in chiara evidenza il legame fra emozioni e disturbi cardiaci. Nel resoconto il paziente si chiama Sam, un uomo atletico di 49 anni che aveva aderito al programma "Apri il tuo cuore", dopo aver sofferto di dolori al petto a seguito di una corsa a piedi ed aver saputo da un esame angiografico di soffrire di un grave blocco alle arterie coronariche. Sam fa parte del milione e mezzo di americani che ogni anno hanno attacchi di cuore e forse uno dei cinquecentomila per i quali l'attacco di cuore può essere letale.

Prima che entrasse nel programma di Ornish Sam si era sottoposto a un'angioplastia, un trattamento ordinario (ne vengono eseguite più di 200.000 ogni anno negli Usa), in cui un catetere con un palloncino sgonfiato alla sommità viene inserito nell'arteria e gonfiato al punto del blocco. Questa tecnica comprime i depositi di grassi sulle pareti dell'arteria e ampia il passaggio. Per un certo tempo si sono avuti risultati positivi, ma, come accade per un terzo delle angioplastie praticate, dopo alcuni mesi il dolore al petto di Sam si era ripresentato. E' a questo punto che Sam entra nel programma di Ornish a San Francisco, dove lo stesso dirige l'Istituto di Ricerca per la Medicina Preventiva. Sam non aveva mai fumato e poiché era un atleta da competizione impegnato in esercitazioni faticose, aderire alle regole di esercizio fisico e alla dieta non era per lui un problema. Nondimeno altre parti del programma non suscitavano alcun interesse in Sam, in particolare gli incontri bisettimanali di gruppo in cui i partecipanti erano sollecitati ad esprimere le proprie emozioni. Quando Ornish progettò la ricerca, inserendovi l'appoggio psicologico ad aprirsi emozionalmente e spiritualmente riteneva fosse una componente utile al programma ma non sapeva ancora quanto fosse essenziale nella inversione dell'aterosclerosi.

Così quando Sam sceglieva di starsene seduto durante i gruppi, dicendo che non credeva che "i sentimenti avessero qualcosa a vedere con il suo disturbo cardiaco", Ornish non lo sollecitò a partecipare attivamente. Nonostante questo particolare, i progressi di Sam erano evidenti. La sua adesione rigorosa alla dieta aveva ridotto il colesterolo da 249 a 121, un livello che avrebbe fatto piacere a qualsiasi medico. Il dolore al petto era sparito. Quando era entrato nel programma, bastava una breve passeggiata per attivare un senso di oppressione al petto. Dopo nove mesi era tornato a correre e ad andare in bicicletta per oltre 100 miglia alla settimana, senza più provare dolore. Il mese successivo, mentre si esercitava molto oltre le modalità suggerite da Ornish, Sam ebbe un collasso cardiaco mortale. Sebbene Ornish sospettasse il ruolo delle emozioni nei disturbi cardiaci, la morte di Sam gli confermò che i disturbi cardiaci possono essere molto più del risultato di tassi alti di colesterolo o di mancanza di esercizio. Sam aveva ottemperato a questi parametri, ma il cuore di Sam era mancato per ragioni molto più profonde che non compaiono negli esami del sangue o ai raggi X!

Ornish comprese in seguito che ciò che aveva fermato il cuore di Sam era la sua tendenza coatta a vincere, ad essere il primo in ogni cosa. "Sam era la persona più competitiva che avessi mai incontrato" disse poi Ornish, aggiungendo che una simile attitudine verso di sè e il mondo può essere letale per il cuore. Ornish parla figurativamente di un muro che si forma attorno al cuore della persona che isola i sentimenti in questo modo, sostenendo che le emozioni, che sono i mattoni del muro, rilasciano ormoni che inducono la costrizione delle arterie. La ricerca di Ornish e di altri ricercatori indica che per mantenere le arterie aperte e il cuore sano occorre essere aperti emozionalmente, occorre non trattenere dentro le emozioni. Sam non aveva mai accettato "o era incapace o non voleva affrontare gli aspetti emotivi che possono condurre ai disturbi cardiaci."

La ricerca di Ornish, pubblicata anche sulla prestigiosa rivista medica inglese "Lancet", non era diretta a stabilire quale delle componenti desse l'effetto maggiore. Certamente i diversi aspetti del programma, esercizio fisico moderato, dieta, sostegno psicologico, meditazione sono diversamente determinanti rispetto ai diversi individui che vi partecipano. Tuttavia Ornish è convinto che per curare i disturbi cardiaci è vitale che le motivazioni del comportamento distruttivo vengano affrontate e superate. L'introduzione da parte di Ornish delle tecniche di guarigione non provengono dalla sua ricerca medica. In effetti Ornish le ha sperimentate su di sè quando, da giovane, aveva sofferto di un isolamento emotivo molto intenso che poteva potenzialmente essergli fatale come lo era stato per Sam.

Ornish proveniva da una famiglia in cui i riconoscimenti sociali, i risultati e le apparenze erano molto importanti, si era iscritto per essere ammesso in un'università medica molto competitiva. In breve tempo cominciò a sentire lo stress della sua situazione. Era continuamente preoccupato di non essere all'altezza e iniziò a prendere tranquillanti e a bere alcolici. La depressione era intensificata, quando si rese conto che anche se fosse riuscito a superare le prove di ammissione alla scuola di medicina non sarebbe stato felice. Il giovane Ornish si sentiva in trappola e non vedeva la via di uscita. "Ero quasi arrivato a pensare al suicidio" quando una mononucleosi lo indebolì al punto di dover lasciare la scuola e ritornare per curarsi a casa dai suoi genitori. A questo punto accadde l'imprevisto: sua sorella gli presentò Swami Satchidananda e Ornish, sebbene fortemente depresso, volle conoscerlo più a fondo... il "saggio amico", come Ornish lo chiama ancora adesso, gli insegnò tutte le tecniche che attualmente formano il suo programma. Egli stesso le aveva sperimentate e ben presto era uscito dalla depressione, aveva ripreso gli studi, senza farsi più travolgere dalla competizione e dai traguardi.

La ricerca sperimentale

La rivista Lancet 1990-336-129-33, riporta la prima sperimentazione del team di Ornish su 28 pazienti, in base alla quale è risultato che i cambiamenti radicali nello stile di vita proposti da Ornish influiscono sui disturbi coronarici e cardiaci. Sono state esaminate complessivamente 195 lesioni coronariche per mezzo di esami angiografici quantitativi. Il diametro medio delle stenosi si era ridotto da 40 a 37.8 nel gruppo sperimentale ed era aumentato contestualmente nel gruppo di controllo da 42.7 a 46.1. Nell'esame di stenosi superiori al 50% la media del diametro si era ridotta dal 61.1 al 55.8 nel gruppo sperimentale ed era aumentato nel gruppo di controllo da 61.7 al 64.4. Complessivamente 1'82%.dei pazienti del gruppo sperimentale ha presentato modificazioni di riduzione.
I cambiamenti radicali nello stile di vita sono in grado di ridurre anche gravi aterosclerosi coronariche dopo solo un anno, senza l'impiego di medicamenti per l'abbassamento dei grassi nel sangue.

L'esperimento "stile di vita e cuore" è il primo esperimento clinico controllato volto a determinare se i pazienti fuori dall'ospedale possano essere motivati ad attuare e mantenere radicali cambiamenti di stile di vita e in caso affermativo se possa risultarne una riduzione dell'aterosclerosi coronarica. L'intervento iniziava con un ritiro residenziale di una settimana in un albergo per insegnare al gruppo sperimentale i cambiamenti di vita richiesti. La dieta era vegetariana, a basso contenuto di grassi e doveva essere seguita per almeno un anno. La dieta includeva frutta, verdura, cereali, legumi, derivati dalla soia, senza restrizioni caloriche. Nessun cibo animale era consentito eccetto il bianco dell'uovo e una tazza al giorno di latte magro o yogurt. I1 sale veniva ridotto solo ai pazienti ipertesi, la caffeina eliminata, l'alcool limitato ed escluso per chiunque avesse precedenti di abuso. La dieta risultava adeguata e vi si aggiungeva solo la vitamina B12.

Le tecniche di gestione dello stress includevano esercizi dolci di stretching, tecniche respiratorie, meditazione, rilassamento progressivo e visualizzazioni. Scopo di ciascuna tecnica era aumentare il senso di rilassamento del paziente, la concentrazione e la consapevolezza. Si richiedeva ai pazienti di praticare queste tecniche di gestione dello stress per almeno un'ora al giorno. Gli incontri bisettimanali fornivano un sostegno collettivo per aiutare i pazienti ad aderire al programma di cambiamento dello stile di vita. Le sessioni erano guidate da psicologi clinici che facilitavano la discussione sulle strategie per mantenere l'adesione al programma, la capacità di comunicazione e di espressione emozionale relativa ai rapporti di lavoro e di casa.

Le tecniche di rilassamento di Ornish

Ecco alcune delle tecniche suggerite da Ornish per curare il cuore:
- le visualizzazioni: la mente pensa in parole, ma il tuo corpo risponde alle immagini come se stessero effettivamente accadendo. La visualizzazione può produrre cambiamenti misurabili nel corpo. Uno psicologo registra l'attività muscolare mentre uno sciatore visualizzava se stesso mentre scende da una montagna, e le registrazioni erano simili a quelle fatte su qualcuno che effettivamente sciava. Altre ricerche hanno dimostrato che se si immaginano cose terribili il flusso del sangue al cuore diminuisce. La visualizzazione positiva può comprendere le seguenti immagini: il tuo cuore batte regolarmente; il tuo cuore pompa una sana e consentono un maggiore flusso di sangue; stanno creandosi nuovi passaggi che forniscono ossigeno e altri nutrimenti al tuo cuore.

- il respiro è il ponte fra il corpo e la mente. Quando sei ansioso, il tuo respiro è rapido e superficiale. Quando sei rilassato il respiro è più lento e profondo. Nei periodi di stress emozionale il ritmo del tuo cuore, la pressione sanguigna, la tensione muscolare aumentano. Le tecniche respiratorie producono un effetto calmante profondo nella mente e nel corpo e riducono la stimolazione del sistema nervoso. La respirazione profonda è una tecnica che puoi usare in qualsiasi momento in cui ti senti teso o ansioso. Prima ispira attraverso il naso, poi inizia a ispirare riempiendo l'addome con l'aria. Continua a ispirare e riempire il basso torace, espandi la cassa toracica e senti l'aria salire più in alto nel petto. Quando l'aria raggiunge l'apice del polmoni sentirai le clavicole sollevarsi. Espira ripetendo il processo alla rovescia. L'espirazione è la fase più rilassata della respirazione, usa maggior tempo che nella ispirazione. Molti maestri suggeriscono un rapporto di 2:1 fra espirazione e ispirazione. Se ti gira la testa, torna semplicemente ad una respirazione normale e poi riprendi.

- la meditazione ha dimostrato di abbassare la pressione sanguigna ed aumentare le prestazioni fisiche. Ma il processo di guarigione fisica è solo una delle manifestazioni della più profonda guarigione che inizia con la meditazione a livello emozionale e spirituale. La meditazione ti aiuta ad essere più consapevole del normale di come la tua mente si agita e ti dà più conoscenza per affrontarne gli squilibri. Ci sono differenti metodi di meditazione. Porre attenzione al respiro è una delle più semplici ma molto potente. Mettiti in una posizione comoda in un posto tranquillo e chiudi gli occhi. Siediti e stai fermo. Senza cambiare il respiro, osserva semplicemente l'aria che entra ed esce. Senti la sensazione dell'aria che entra e che esce, osserva poi le pause fra ogni ispirazione e ogni espirazione. Se preferisci puoi contare i respiri. Quando espiri conti "uno", alla successiva espirazione conti "due" e così via. Dopo la quinta espirazione inizia daccapo e conta sino a cinque. Conta solo quando espiri. Se perdi il conto o vai oltre il cinque, allora sai che la tua mente sta vagando. Torna semplicemente alla tua attenzione sul respiro e inizia il conto un'altra volta.

La dieta e la meditazione riducono l'indurimento delle arterie e i livelli di colesterolo

Un regime di esercizio fisico, dieta vegetariana e la pratica di tecniche quali lo yoga e la meditazione possono aiutare a liberare le arterie intasate senza usare delle medicine. Pazienti in cura per un anno hanno manifestato il 4% di diminuzione del restringimento delle arterie e una caduta dei livelli di colesterolo da 227 a 136. Si tratta della più grande riduzione mai raggiunta con metodi naturali. Dean Ornish, clinico associato all'università di California, San Francisco, ha riferito i risultati al congresso annuale della American Heart Association, dicendo anche che un progamma del genere potrebbe sia prevenire che invertire gli effetti delle malattie. Ornish ha organizzato un programma sperimentale per pazienti soggetti a indurimento delle arterie, che include un regime alimentare praticamente privo di prodotti animali. In media i pazienti prendevano solo quattro mg al giorno di colesterolo, che corrisponde al 1% della media americana. Il gruppo di pazienti inoltre si riuniva due volte la settimana per fare esercizi fisici, yoga, meditazione e tecniche correlate. Un secondo gruppo di confronto che seguiva un trattamento più tradizionale, cioè con assunzione moderata di colesterolo e un po' di esercizio fisico, non rivelava alcun abbassamento dei livelli del colesterolo e un aumento complessivo dell'indurimento delle arterie. Ornish dice: 'Il mio obbiettivo non è di persuadere la gente a cambiare ma piuttosto fornire informazioni per scelte appropriate. In passato ci mancava la tecnologia per misurare gli effetti di un programma completo'. Gli scienziati e i medici, dice Ornish, tendono a credere solo a quello che può essere misurato. Poiché è stato difficile quantificare lo stress emozionale, i dottori tendono a focalizzarsi sulla pressione del sangue, il colesterolo e altri fattori misurabili. Le nuove tecnologie, come la tomografia a emissione positronica rendono possibile misurare gli effetti dell'attività cerebrale sul cuore.  Ornish: 7 Miller Ave., Sausalito, Calif. 94965. U.S.A.

Fattori psicologici, meditazione e malattia

Candice Pert: la ricerca scientifica sui meccanismi che legano benessere mentale e benessere fisico.
di Melissa Ludtke:
Negli anni '70, la neurofarmacologa Candice Pert dell'U.S. National Institute of Mental Health ha individuato l'azione delle neuropeptine, molecole staffetta che viaggiano nel corpo collegando il sistema nervoso, immunitario e endocrino. Esse si legano ai recettori delle singole cellule, dando inizio ad una catena di reazioni tra cui la sintesi delle proteine e la divisione delle cellule e la loro attività varia a seconda degli stati emozionali della mente stessa, l'eccitazione dà l'avvio a certe peptine, la depressione ne blocca altre: è proprio dopo questa scoperta della Pert che la ricerca e lo studio delle connessione tra mente e corpo hanno subìto una notevole accelerata. Recentemente una ricerca anglo-americana su 1000 soggetti cui era stato iniettato il virus del raffreddore ha dimostrato come sia possibile stabilire prima ancora di inoculare il virus chi lo prenderà, semplicemente basandosi sul profilo psicologico e la misurazione delle funzioni immunitarie. Quale ruolo giocano le emozioni nel prevenire o curare le malattie? L'interrogativo è vecchio, più vecchio della stessa medicina occidentale, ma attualmente gli è stata data nuova importanza a causa delle recenti ricerche sui metodi per misurare l'impatto della funzione mentale sul corpo. Gli scienziati stanno studiando se e fino a che punto le malattie possono essere influenzate dalla pratica di tecniche quali la meditazione, lo yoga, le terapie di gruppo, l'immaginazione guidata e il rilassamento. Il dr. Robert Adler, docente all'Università di Rochester e pioniere in questo tipo di ricerca, afferma: 'Se effettivamente si può alterare il corso della malattia manipolando i fattori psicologici, è importante capire quali sono i meccanismi di questo processo, e ciò potrebbe portare a una rivoluzione della medicina'.

Sempre più persone utilizzano terapie mente/corpo per proprio conto, magari affiancate a trattamenti medici convenzionali. Al di là del riscontro popolare, il vero lavoro che è in corso nei laboratori di tutto il mondo è volto a individuare le sottili connessioni fra mente e corpo, separando il mito dalla realtà, le intuizioni dai fatti, la fede dalla scienza. Tale ricerca parte dalla scoperta dell'influenza della psiche sull'attività delle neuropeptine. D'altro canto sempre più centri medici utilizzano diverse tecniche di crescita mentale e i risultati sono concreti. Un esempio viene dalla Nuova Zelanda dove l'80% dei pazienti affetti da ipertensione dopo un periodo di pratica di meditazione buddista Zen hanno visto abbassarsi notevolmente la pressione sanguigna, dove pazienti affetti da cancro reagiscono molto meglio, riducendo la nausea durante la chemioterapia.

Persino certi bastioni conservativi dell'establishment medico americano si stanno interessando alle terapie mente/corpo come un'aggiunta alle cure convenzionali. L'American Medical Associations Council on Scientific Affairs ha dedicato una sua riunione all'argomento off limits delle terapie mente/corpo. Scuole tradizionali di ricerca come Harvard e l'Ucla stanno includendo ricerche sulle relazione mente/corpo nei loro corsi. Tutto ciò che la medicina occidentale sta cercando di porre su basi scientifiche è sempre stato certo per le medicine orientali. La medicina ayurvedica, ad esempio, iniziata in India circa 6000 anni fa, usa da sempre la meditazione, il massaggio e le erbe per stimolare il naturale processo di guarigione dell'organismo. I1 dr. Deepak Copra, un endocrinologo che pratica la medicina ayurvedica, pone un interrogativo interessante: 'Dentro di noi ci deve essere un "corpo pensante" che risponde ai comandi della mente. Ma dove è realmente e come è fatto?' In ogni caso la medicina, nonostante gli strumenti moderni a disposizione, è ben lontana nel suo complesso dall'aver trovato il 'segreto guaritore del corpo'. Nel frattempo la ricerca sembra evidenziare nuovi modi in cui i medici possono aiutare i loro pazienti. E questo fa stare meglio tutti.

Differenze nell'EEG durante l'apprendimento di giovani meditatori.
Ricercatori nello stato dell'Iowa hanno pubblicato sull'International Journal of Neuroscience che giovani praticanti la meditazione hanno mostrato una maggior coerenza delle onde cerebrali tra i due emisferi durante alcune prove di apprendimento rispetto ad alcuni giovani studenti della stessa età, sesso e punteggio scolastico. I meditatori hanno anche mostrato un aumento dell'attività muscolare (eccitazione) durante l'apprendimento rispetto al gruppo di controllo e una riduzione dell'attività muscolare durante i periodi di non apprendimento. Sulla base della nozione secondo cui le persone con danno ai lobi frontali hanno difficoltà a formulare concetti che permettano loro di risolvere problemi, i ricercatori avevano ipotizzato che la coerenza tra gli emisferi potesse variare durante il periodo di risoluzione di problemi, e supposto che i meditanti avessero un funzionamento cerebrale (brain style) meno eccitato e più integrato nei compiti che implicano feed - back e flessibilità. Nell'esperimento i soggetti dovevano identificare i modelli (patterns) stabiliti in precedenza dagli sperimentatori sulla base di esempi dati. Essi dovevano cercare di indovinare i parametri chiave di misura, colore, eccetera basati sul feed - back. Dopo una serie di risposte corrette, dovevano cimentarsi con un cambio di parametri (concept reversal), ossia un nuovo feed - back che suggeriva una differente serie di parametri. Questi problemi rappresentano una simulazione di situazioni proprie al manifestarsi della flessibilità, e della capacità di adattamento ai differenti problemi di ogni giorno. Prima di questi test, il primo gruppo ha meditato per dieci minuti, mentre il gruppo di controllo si è rilassato per lo stesso tempo.

Dopo l'avvenuto apprendimento dei parametri chiave dei test, dimostrato da una certa serie di risposte positive, i meditatori mostravano una maggior coerenza nel ritmo alfa dell'EEG rispetto ai non meditatori. I ricercatori hanno evidenziato come durante il periodo di confusione, nel momento del cambio dei parametri sperimentali, vi sia stata una significativa diminuzione della coerenza solo nel gruppo dei non meditatori. Gli sperimentatori Michael Dillbeck e Susanne Veseley, della MIU, riferiscono che i meditatori erano più calmi durante il periodo di confusione, laddove gli altri soggetti mostravano un aumento dell'eccitazione. Essi hanno formulato l'ipotesi secondo cui i meditatori avevano mostrato una risposta più selezionata agli improvvisi cambi di informazione o a notizie incongrue, anche se mostravano una maggior eccitazione durante il periodo di apprendimento. Il gruppo dei meditatori, di età superiore ai vent'anni, aveva praticato la meditazione per un periodo di circa quattro anni.

Meditazione e gestione aziendale

Nell'ottobre 1990 sulla rivista tedesca Capital è uscito il reso conto di un convegno con la presenza di 597 fra dirigenti aziendali, di politici ed economisti, che riporta anche l'intervento di Gerd Genken, consulente aziendale che ha sintetizzato alcune delle proposizioni del convegno che riportiamo: "La futura gestione aziendale non ha bisogno di nuove strategie ma di una coscienza migliore nell'individuo. La coscienza individuale sarà uno dei più forti fattori di successo perché aggiunge qualificazione alle strategie. Se la coscienza individuale è ristretta e sbagliata anche le migliori strategie falliscono. Ma se si vuole cambiare la propria coscienza occorre una sorta di grimaldello che apra la porta alle dinamiche interiori. Uno di questi strumenti è senz'altro la meditazione. La meditazione è la tecnica in grado di far vedere la propria mente e individuare la coscienza interiore. La meditazione diventerà negli anni '90 di diretta competenza dei dirigenti aziendali che vogliano qualificarsi per una gestione valida ed espansa dei problemi da affrontare nel mondo del lavoro".

L'International Herald Tribune del 14 giugno 1990 riporta una conferma di quanto discusso nel convegno tedesco. Molti dirigenti e funzionari esecutivi americani combattono con un'incapacità quasi nevrotica di comunicare i propri desideri e i propri obbiettivi di lavoro. Ciò può ostacolare l'efficienza, la produttività e il profitto delle società. I costi dello stress aziendale sono valutati negli Usa in 50 miliardi di dollari l'anno per terapie di sostegno psicologico, inabilità e assenteismo. Solo dieci anni fa, coloro che menzionavano la parola spirituale, i valori spirituali, la guarigione spirituale e la spiritualità come strumenti di cura erano senz'altro derisi ma ora, riporta l'Herald Tribune, vi è una maggiore comprensione dell'importanza del benessere interiore di chi ha responsabilità aziendali e vengono introdotti programmi di crescita mentale e spirituale idonei a migliorare la qualità della consapevolezza individuale e di conseguenza delle relazioni di lavoro.

Medicina yogica e scienza medica occidentale

Il nesso tra respirazione, mente e metabolismo.

di David Hannahoff - Khalsa

Presentiamo una sintesi divulgativa di un lavoro presentato da David Hannahoff - Khalsa alla prima conferenza internazionale sulla "Medicina dell'Energia", tenutasi a madras dal 27 febbraio al I marzo 1987. In esso vengono evidenziati i numerosi punti di contatto tra medicina yogica e scienza medica occidentale, relativi al funzionamento bipolare dell'organismo umano. L'autore è stato un discepolo di Yogi Bhajan, da cui ha appreso le conoscenze relative all'antica scienza del Kundalini Yoga. Nella visione della medicina yogica vengono individuati tre canali principali che sono dei veicoli dell'energia pranica (il soffio vitale), vale a dire ida (il meridiano sinistro), pingala (il meridiano destro) e sushumna (il meridiano centrale che scorre lungo la colonna vertebrale). Inoltre ida e pingala vengono associati all'attività delle fibre nervose del sistema nervoso simpatico e parasimpatico, sui due lati del corpo. Quando predomina pingala (meridiano destro), si ha un maggior flusso d'aria attraverso la narice destra, mentre la narice sinistra è relativamente congestionata. Quando viceversa predomina ida, la situazione è invertita: il flusso d'aria è maggiore nella narice sinistra, mentre quella destra è relativamente congestionata.

Le prime osservazioni storicamente documentate sul bipolarismo del corpo vennero compiute dal fisiologo tedesco Kayser verso la fine del secolo diciannovesimo. Kayser osservò questo processo di relativa congestione/decongestione delle narici e descrisse questo fenomeno come "ciclo nasale", collegandolo all'alternarsi del tono vasomotorio periferico sui due lati del corpo. Kayser notò altresì come il ciclo nasale fosse collegato ad altre manifestazioni: la relativa dilatazione/contrazione delle pupille, la maggiore o minore attività delle ghiandole salivari e le secrezioni mucose nasali. Questi risultati di Kayser sono contenuti in una serie di articoli che rappresentano il primo documento scientifico che attesta la conferma delle conoscenze della medicina yogica da parte della scienza occidentale. Il ciclo nasale venne in seguito studiato in diversi laboratori sparsi per il mondo; e fu oggetto di articoli su varie riviste scientifiche; ma fu solo nel 1951 che uno studioso di nome Beickert riprese l'esplorazione simultanea di diverse manifestazioni fisiologiche correlate tra loro e soggette al controllo del sistema nervoso.

Beickert fece delle osservazioni simili a quelle di Kaysar, descrivendo le suddette manifestazioni fisiologiche come "ritmi bipolari dell'innervazione vegetativa" (halfsided rhythms of vegetative innervation); e andò al di là delle conclusioni di Kaysar suggerendo l'esistenza di simili cicli anche nella circolazione cerebrale (un'ipotesi che tuttavia non riuscì a dimostrare), e riscoprendo anche un articolo di Springorum e Centenaro, del 1957, che conteneva dei risultati sperimentali che dimostravano l'andamento ciclico del flusso renale. Il ciclo nasale veniva nel frattempo studiato soprattutto dagli otorinolaringoiatri, con finalità più applicative che teoriche. Tali ricerche erano infatti orientate alla terapia delle ostruzioni nasali croniche, sia monolaterali che bilaterali, e per alleviare le congestioni nasali. Ciò portò ad una conoscenza più approfondita dell'anatomia e della fisiologia che stanno alla base del ciclo nasale. Venne ad esempio constatata l'alternanza del predominio delle innervazioni del sistema simpatico e di quelle del sistema parasimpatico, che sono presenti nelle mucose delle due narici, sottolineando come questo avvicendamento determini il ciclo nasale. Il predominio del simpatico sulla narice destra causa la vasocostrizione e la conseguente decongestione di tale via nasale, facendo aumentare il flusso d'aria; tale predominio si accompagna al prevalere del :parasimpatico nella narice sinistra che ne provoca la congestione. Questa relazione destro - sinistro è ciò che gli yogi chiamano "maggiore attività del pingala". Una maggiore attività dello ida avrebbe l'effetto opposto: un prevalere del simpatico nella narice sinistra e del parasimpatico nella destra. 

Mente e metabolismo

Dunque il ciclo nasale ci fornisce la chiave interpretativa per studiare ed interpretare i legami esistenti tra la mente ed il metabolismo. Lavori più recenti (Werntz, Bickford, Bloom e Shannahoff-Khalsa, 1980, '81, '83) hanno ancora messo in risalto il legame esistente tra il ciclo nasale ed i ritmi ultradiani bipolari dell'attività cerebrale. In questo studio vennero applicate per la prima volta le tecniche moderne della fisiologia, nel tentativo di dimostrare l'eventuale presenza di cicli di alternanza nell'attività dei due emisferi cerebrali, in soggetti umani allo stato di veglia. Questo ritmo innato del Sistema Nervoso Centrale non solo è collegato al ritmo del Sistema Nervoso Autonomo, ma è anche un'altra espressione del medesimo fenomeno, studiato sotto una diversa angolatura. Non può mancare di stupire il fatto che la relazione tra ritmo cerebrale e ciclo nasale e ad altre regioni periferiche correlate costituiva parte integrante della scienza yogica già migliaia di anni fa. Anche gli esperimenti compiuti con l'elettroencefalogramma durante il sonno su soggetti umani hanno confermato l'esistenza di ritmi di attività dei due emisferi cerebrali alternantisi tra loro, un fenomeno che è legato alle fasi di sonno REM e sonno NON-REM (REM - Rapid Eye Movement, si tratta di quella fase del sonno accompagnata da rapidi movimenti degli occhi). Osservazioni simili sono state effettuate anche sugli animali (conigli, gatti, delfini ed artocefali).

Negli studi di Werntz, Bickford, Bloom e Shannahoff-Khalsa, 1980, '81, '83 venne adoperata un'apparecchiatura EEG standard per registrare l'attività di entrambi gli emisferi, prelevando i segnali di entrambi gli emisferi (le cui ampiezze nel campo di frequenze da 1 a 33 Hz vennero elaborate elettronicamente mediante un processo di rettifica, integrazione e sottrazione, con un integratore tipo Drohochi), in modo da evidenziare quale dei 2 emisferi generasse un segnale di ampiezza maggiore. Contemporaneamente veniva registrato il volume d'aria inspirato/espirato attraverso ciascuna narice. Gli esperimenti furono effettuati su 43 soggetti ignari della finalità della ricerca, per un tempo correlato alla capacità del soggetto di rimanere immobile (e senzatensioni muscolari suscettibili di causare interferenze nell'elettroencefalogramma) e al tempo necessario a registrare, se possibile, almeno una transizione del ciclo nasale.

Un esame critico dei risultati evidenzia una correlazione statisticamente significativa tra l'ampiezza. del segnale EEG di un emisfero e il prevalere della narice controlaterale (= dal lato opposto all'emisfero), con una corrispondenza tra transizione del ciclo cerebrale e transizione del ciclo nasale, ed uno sfasamento (positivo o negativo) tra le due transizioni di alcuni minuti. Ora secondo il Kundalini Yoga l'emisfero cerebrale predominante è quello che si trova dal lato opposto rispetto alla narice attiva. Tuttavia in buona parte degli articoli su riviste scientifiche relativi agli studi EEG si avanza l'ipotesi che un aumento dell'ampiezza del segnale EEG corrisponda ad una riduzione dell'attività mentale. Si tratta di u n punto controverso. Anche se gli studi di Klein e Armtege ('79) suggeriscono un alternarsi dei due emisferi cerebrali nello stato di veglia, il loro studio non include il ciclo nasale o altre manifestazioni fisiologiche correlate. Uno studio del '88 effettuato su .126 soggetti maschi e 70 soggetti di: sesso femminile, tutti destrorsi, ha evidenziato come il predominio della narice destra corrisponda aduna superiore capacità verbale, mentre il predominio della narice sinistra è associato ad una maggiore abilità spaziale. Tale conclusione è coerente con la tesi del "predominio controlaterale" sostenuta dalla medicina yogica, tesi che tra l'altro è anche la più ragionevole dal punto di vista anatomico. Una maggiore attività mentale è presumibilmente correlata ad un aumento della circolazione di sangue, se il ritmo cerebrale ed il ciclo nasale sono il riflesso del medesimo fenomeno dominato dalla dilatazione/contrazione dei vasi sanguigni. Poiché le fibre nervose del Sistema Autonomo non si incrociano con quelle del sistema somatosensorio, il predominio della narice destra (ovvero l'aumento di attività del simpatico) corrisponde ad una maggiore attività del parasimpatico nell'emisfero controlaterale e quindi ad un maggiore afflusso di sangue, che consente una maggiore attività mentale.

Un altro studio dell'87 conferma la relazione controlaterale di narici ed emisferi cerebrali, mantenendo tra l'altro una correlazione tra respirazione forzata attraverso una sola narice ed aumento di attività dell'emisfero controlaterale, a prescindere da quale fosse l'emisfero inizialmente predominante. La relazione tra emisfero cerebrale e flusso dell'aria inspirata/espirata è stata studiata da Bell e Shanna ('85) mediante delle misure simultanee della temperatura della membrana del timpano dell'orecchio (mediante microsonde a termistore applicate al timpano) e del volume d'aria inspirato/espirato. Vi sono altri tre studi che suggeriscono l'esistenza di un nesso tra l'aumento dell'attività corticale e la relativa diminuzione della temperatura della membrana del timpano (TMT). Tali studi riguardano rispettivamente:

a) l'abilità di esecuzione di esercizi verbali e spaziali; b) la suscettibilità rispetto all'ipnosi; c) l'esecuzione di esercizi verbali e spaziali in situazioni di forte stress ed in situazioni normali.

Il ragionamento che sta alla base dell'esperimento è che un aumento dell'attività mentale richiede un maggior apporto di sangue dal resto del corpo, che è a temperatura inferiore rispetto al cervello; ragione per cui la temperatura del timpano che si trova dal lato dell'emisfero dominante deve tendere a scendere. In effetti ciò viene confermato sperimentalmente; tuttavia questo tipo di misura appare essere più delicato e meno affidabile delle misure EEG. Altri studi indicano concordemente che la transizione del ciclo nasale (cambio della narice più attiva) è accompagnata sempre da un'analoga transizione relativa agli emisferi cerebrali. Secondo la medicina yogica questo ritmo in individui sani ed in condizioni normali (diverse quindi da quelle artificiali di un laboratorio, in cui le attività dei soggetti sono ridotte al minimo) corrisponde a 10 cicli al giorno, ovvero ad un periodo di 2,5 ore di durata media di un ciclo. Gli studiosi occidentali hanno riscontrato dei tempi medi variabili, dell'ordine di alcune ore (da 3 a 8). I risultati variano da un gruppo di ricerca all'altro e si riferiscono a condizioni di laboratorio, per cui l'accordo con il dato di 2,5 ore può essere considerato, tutto sommato, accettabile. I ritmi ultradiani del sonno REM e del sonno non - REM corrispondono ad un periodo medio di 80 - 120 minuti, con il progressivo allungamento della fase REM nell'arco della notte. Il corrispettivo notturno del ritmo cerebrale deve evidentemente rispecchiare una qualche forma di compensazione che aiuti a ristabilire l'omeostasi. Nel Kundalini Yoga il "sonno della narice destra" è l'equivalente del sonno REM ed il "sonno della narice sinistra" è l'equivalente del sonno non - REM. Il sonnambulismo avviene durante il predominio della narice sinistra.

Altri ricercatori (Sperrv et al., 1964) hanno caratterizzato il "profilo" dei due emisferi, studiando pazienti con i due emisferi cerebrali non comunicanti. Tali pazienti si comportano come se avessero due menti separate, due diverse personalità, che possono operare in modo indipendente. L'emisfero cui arriva lo stimolo reagisce senza "consultarsi preventivamente" con l'altro emisfero. Bear si occupa dello stesso tema ed afferma che i pazienti con lesioni all'emisfero destro hanno disturbi nel comunicare emozioni, mentre quelli con lesioni all'emisfero sinistro, sono spesso affetti da afasia. Il lavoro di Flor - Henry (1979) e quello di McIntyrf (1976), entrambi su pazienti epilettici, mettono in risalto come nei soggetti con affezioni interessanti il lobo temporale destro vi fosse una preponderanza di disordini relativi alla sfera emotiva/affettiva e manifestazioni di aggressività; mentre quelli con problemi al lobo temporale sinistro presentavano difficoltà di ideazione (psicosi schizofreniforme, profilo riflessivo). Un altro contributo alla caratterizzazione del profilo di ciascun emisfero deriva dai lavori di Terzian e Cecotto (1959) e Rossi e Rosadini (1967), che ricorrono alla tecnica di disattivazione di uno dei due emisferi mediante iniezione di un barbiturico (sodio amo - barbital), constatando come la "barbiturizzazione" dell'emisfero sinistro provochi una reazione di estrema depressione, mentre quella dell'emisfero destro induce una reazione euforica - maniacale.

Un altro studio di estremo interesse, i cui risultati sono ora più facilmente comprensibili, viene portato avanti da Lynn (e viene citato da Ischlondsky in un suo lavoro del 1955) su pazienti MPD (affetti cioè da disordini da "personalità multipla") di sesso femminile. In tali soggetti il tono vasomotorio periferico si alternava simultaneamente sui due lati del corpo; mentre coesistevano due personalità diversissime alternantesi tra loro, con un passaggio talora quasi istantaneo, secondo il seguente schema:
Personalità 1: impulsiva, irresponsabile, vendicativa, ribelle verso l'autorità, che fa uso di un linguaggio offensivo e scurrile. (corrisponde al predominio della narice destra.
Personalità 2: dipendente, sottomessa, timida, affezionata, obbediente, in cerca di affetto e di approvazione da parte delle stesse persone precedentemente maltrattate. Corrisponde al predominio della narice sinistra. L'esame neurologico rivelava che i due lati del corpo rispondono in modo diverso agli stimoli sensori, vista, udito, tatto, olfatto, salivazione, sudorazione, ecc. e congestione/decongestione delle narici.

Nella medicina yogica si parla di due personalità corrispondenti al predominio dell'una o dell'altra narice. La m. y. ci insegna inoltre che l'individuo può operare la transizione dall'una all'altra personalità in modo deliberato e cosciente, al fine di adattarsi alle circostanze, con un meccanismo di adattamento che probabilmente è presente anche nei pazienti MPD. Abbiamo due menti, due computer separati, due diversi tipi di intelligenza, ciascuno dei quali, nell'arco delle 24 ore, sorge e si eclissa più volte. Il computer di sinistra è associato alla maggiore attività dello ida ed il computer di destra alla maggiore attività del pingala. Secondo la medicina yogica il predominio di ida o di pingala si manifesta in tutta la periferia del corpo, come risulta anche dall'analisi dei pazienti MPD. Ciò suggerisce che lo studio della funzione SNA in altre zone della periferia potrebbe rispecchiare anche il "ritmo ultradiano di ida e pingala". 

Altri studi sulla lateralizzazione dell'attività del SNA alla periferia

Si è a conoscenza di altri ritmi ultradiani, che interessano la concentrazione ematica delle catecolamine del plasma nella circolazione periferica, in particolare la norepinefrina (NE), la epinefrina (E), e la dopamina (D). Il ritmo ultradiano della NE viene riscontrato negli uomini, nelle scimmie e nei topi In alcuni esperimenti su esseri umani si effettuava un prelievo in entrambe le braccia ogni 7,5 -15 minuti. Tapp conclude che si tratta di una caratteristica dei mammiferi; mentre altri autori (Mullen et al.) che però effettuano i prelievi ogni mezz'ora - sono molto cauti. Alcuni studiosi (Kennedy, Ziegler e l'autore) usano la tecnica del prelievo simultaneo ogni 7,5 minuti mediante cateteri in vene equivalenti dei due avambracci e trovano che NE, E e D hanno dei ritmi sfasati sui due lati del corpo. Quando predomina la narice sinistra, (risp. destra) si osservano livelli di NE relativamente elevati sul braccio sinistro (risp. destro).

L'altra osservazione interessante è quella relativa alla cosiddetta "colorazione arlecchino" nei neonati prematuri (Neligen - Strang). Quando sono coricati su di un fianco, assumono una diversa colorazione dei due lati del corpo, (con il lato superiore più pallido), con una linea di demarcazione molto evidente in tutti i tessuti del corpo, ad eccezione delle labbra e della lingua. Il fenomeno dura da 30 secondi a 20 minuti, e cessa se il neonato viene tolto dalla sua posizione. Viene immediato associare tale fenomeno alle manifestazioni riscontrabili nei pazienti MPD, che presentano uno stato di ipo ed iperattività del SNA.

Anche nella medicina yogica si insegna che il dormire su di un lato può indurre il cambiamento a livello SNA. Se si dorme sul lato destro, o si applica una pressione sul quinto spazio intercostale sotto l'ascella destra, (risp. sinistra), su un soggetto in posizione eretta, vengono attiviate la narice sinistra (risp. destra) e l'emisfero destro (risp. sinistro). Questo è un surrogato primitivo delle tecniche yogiche di controllo mediante la mente dello SNA o del SNA. Si sa anche che quando ci si corica sul lato destro ci si addormenta più profondamente. Anche nella scienza occidentale esistono delle osservazioni simili relative all'effetto sul ciclo nasale della pressione applicata allo spazio intercostale, nonché all'effetto della forza di gravità o del coricarsi su di un lato.

La pressione simultanea sulle due anche crea nella parte superiore del corpo uno schema bipolare di sudorazione, che viene riprodotto in modo invertito nella metà inferiore del corpo. Alcuni studiosi (Eccles ed Eccles, 1981) affermano che questo funzionamento pendolare che corrisponde ad una situazione di equilibrio viene alterata in situazioni di stress o di instabilità dell'ipotalamo. Riga (1957) studia i pazienti che presentano un'ostruzione cronica di una narice (destra o sinistra); e trova che l'ostruzione cronica della narice destra era più spesso associata a problemi fisici e psicologici. I sintomi dei pazienti affetti da disordini psicosomatici e gli stati mentali in persone sane dipendono da questo pendolo ida/pingala. Ida e pingala descrivono la relazione funzionale tra mente,(ossia: "i due computer") ed i corrispettivi metabolici nel ritmo pendolare del SNA, che rappresenta il "trait - d'union" tra mente e metabolismo.

Il sistema neuroendocrino ha molte asimmetrie funzionali significative, che si manifestano nel controllo delle gonadi, della tiroide, nella reazione differenziata in seguito alla mastectomia o alla vagotomia sul lato sinistro piuttosto che sul destro, alla diversa mortalità osservata in seguito ad interventi di chirurgia cerebrale monolaterale. Anche il sistema immunologico è influenzato dall'azione dei due emisferi. E' stato dimostrato su animali che l'ablazione parziale della corteccia cerebrale fronto-parietale sinistra fa diminuire il numero di cellule T nella milza, disattiva l'eritrocita Ig-alfa nella pecora e rallenta la risposta agli alloantigeni; mentre una lesione simmetrica della regione neocorticale destra ha l'effetto opposto E' noto che la regione neocorticale modula l'attività dei "killer naturali" e l'efficacia dei fattori sierali specifici della cellula T, ma gli studi appena citati mettono in risalto l'influenza dei ritmi naturali nell'attività corticale ed aprono un nuovo campo di indagine; quello della relazione tra ritmi naturali ed immunità (psiconeuroimmunologia).

Il Ciclo BRAC

I1 Ciclo BRAC (Basic Rest Activity Cycle), ciclo-di base in cui si altema, no riposo ed attività), descritto per la prima volta da Keitman nel 1957, consiste di una variazione fondamentale del funzionamento del SNC la cui durata aumenta con la progressione filogenetica. In ciascuna specie di mammiferi la durata del BRAC aumenta anche durante lo sviluppo ontogenetico. Il concetto di ciclo BRAC fa seguito alla scoperta dei due tipi principali di sonno, il sonno caratterizzato da segnali EEG a bassa tensione ed alta frequenza (che verrà poi chiamato sonno REM) ed il sonno caratterizzato da segnali EEG ad alta tensione e bassa frequenza (sonno non REM).
Secondò Kleitman questa periodicità del sonno REM rispecchia una periodicità fisiologica di base che provvede anche a modulare le funzioni del cervello nello stato di veglia. Vi sono altre attività ritmiche correlate alle fasi REM e non - REM del sonno, ad esempio le variazioni dell'attività di locomozione durante il sonno. Nell''81 Werntz ed altri proposero l'esistenza di una relazione tra i numerosi fenomeni ultradiani ed il ritmo ciclo nasale / emisferi cerebrali, suggerendo che l'ipotalamo fosse responsabile del controllo e dell'integrazione dei vari fenomeni ciclici. Si sa che l'ipotalamo è il principale centro di controllo del funzionamento del SNA. La tesi di W. rappresenta un ampliamento della relazione tra SNA e SNC. L'elenco dei fenomeni ultradiani che sarebbero connessi all'attività ipotalamica comprende la dilatazione/contrazione delle pupille, l'attività onirica diurna (day-dreaming), l'attività locomotrice, la secrezione/motilità gastrointestinale, la capacità di resistenza motoria, la salivazione, la fame e le attività orali, il battito cardiaco, la temperatura del corpo, l'urinazione, i tempi di reazione, la pressione arteriosa e specialmente gli ormoni della ghiandola pituitaria: ormone luteinizzante, ormone somatotropo e prolattina. Stocksed ed Eccles avevano già avanzato l'ipotesi secondo cui era possibile che l'ipotalamo fosse responsabile del controllo delle transizioni cicliche della resistenza nasale. Degli esperimenti sui gatti hanno escluso l'influenza diretta - sia mono che bilaterale - dell'ipotalamo sulle innervazioni del simpatico nella mucosa nasale.

Nell' '82 Rossi teorizzò l'esistenza di una relazione tra i ritmi ultradiani e quella che chiamò "normale stato di trance quotidiano". Rossi osservò che Milton Erickson nelle sessioni di ipnoterapia sceglieva un particolare momento per indurre lo stato di trance: "... quando il paziente annuiva tranquillamente col capo, lentamente e ritmicamente mentre le palpebre si abbassavano e lo sguardo diventava assente". Rossi ipotizzò che questo stato, simile alla trance, fosse connesso alla fase di riposo del ciclo BRAC. Un importante insight sull'integrazione tra soma e SNA deriva dalla pluriennale attività di Gellbron, Hess, Cannon, Bard ed altri ricercatori che riuscirono a dimostrare la peculiare relazione esistente tra funzione psicologica ed attività vegetativa o attività del SNA. Anche in questo caso si identificò l'ipotalamo come regione chiave del cervello deputata al coordinamento delle varie manifestazioni cicliche. Gellbron discusse in modo approfondito sui termini "sistema ergotrofico" (che promuove lo stato di veglia e d'attività) e "sistema trofotropico" (che favorisce la letargia, il riposo), coniati da Hess. La relazione antagonistica tra simpatico e parasimpatico venne ancora una volta identificata come base del sistema di controllo di questa continua oscillazione tra le due polarità.

Secondo Yogi Bhajan gli antichi ritenevano che l'emisfero sinistro fosse specializzato in "conoscenze di base ed iniziali" (linguaggio della vita di ogni giorno, abilità elementari; ad esempio, il cacciare per l'uomo primitivo). Il predominio dell'emisfero opposto sarebbe invece associato alla performance e al desiderio di essere performante. La parte destra del cervello serve a "vederci in relazione all'universo" e a "proiettare all'esterno". Assumendo che ciascun emisfero disponga di cognizioni adeguate, e funzioni bene, possiamo dire che la metà destra ci dice la direzione in cui andare nella vita e la destra ci permette di arrivarci. Aggiunge che l'emisfero sinistro serve per pensare, il destro per fare esperienze. Tutto ciò è coerente con i modelli del ciclo BRAC e la concezione dei sistemi ergotrofico e trofotropico.

Secondo la scienza yogica, quando l'individuo si trova impegnato in una situazione in cui deve decidere se affrontare il pericolo o fuggire, viene istantaneamente attivato il sistema narice destra/emisfero sinistro, anche quando predomina il sistema antagonista. La transizione può richiedere meno di un secondo. Si tratta di un meccanismo di adattamento che permette di accedere istantaneamente all'intelligenza dell'emisfero sinistro, che possiede le conoscenze di base, necessarie alla sopravvivenza. Ciò è evidentemente in relazione con le attività ergotrofiche del simpatico, connesse alla rabbia. Il caso dei pazienti MPD, con i loro diversi profili di personalità, è un altro esempio di meccanismo di adattamento finalizzato alla sopravvivenza, anche se in questi pazienti è presente anche la rapida transizione ad un'altra modalità comportamentale, in cui sono estremamente passivi e ricettivi, secondo un meccanismo di adattamento che probabilmente non è necessario negli individui e non è stato sviluppato. Spesso i pazienti MPD sono stati sottoposti in età tenerissima ad esperienze terrificanti e ripetitive senza possibilità alcuna di sottrarvisi o di resistere; e hanno sviluppato una particolare strategia di sopravvivenza. Apparentemente è l'emisfero destro che configura la personalità che crea "un sé" in grado di sopravvivere, una persona speciale. In alcuni casi la personalità passiva/ricettiva presenta il predominio della narice sinistra. In molti casi gravi esiste uno stato di amnesia per cui la personalità principale e la personalità passivo/ricettiva sono del tutto inconsapevoli della personalità vendicativa che subentra ad esse. Questa separazione delle personalità è resa possibile dall'iperattivazione di un meccanismo che rientra nell'ambito delle attività ipotalamo/SNA/cervello, meccanismo che è più labile o adattabile di quanto non lo sia ne soggetti normali. Come nel caso di neonati prematuri, nelle prime fasi evolutive è possibile avere un'attività più labile o un'iperattività delle funzioni del SNA. Una simile bipolarità' della mente viene osservata nei tre casi estremi - già citati - del trattamento con barbiturici di uno dei due emisferi dell'ipereccitabilità di un lato corpo nel caso dell'epilessia accompagnata da lesioni ad -uno dei lobi temporali, e infine dei pazienti MPD. Nella medicina yogica pingala (predominio della narice destra e dell'emisfero sinistro) ed ida (predominio dell'emisfero destro) vengono rispettivamente .descritti come "caldi" e "freddi", o come "sole" e "luna", "maschile" e "femminile". Apparentemente 1e oscillazioni pendolari descritte dagli yogi sono in pieno accordo con la concezione della scienza occidentale.

Sushumna

Il terzo meridiano maggiore, quello centrale, è vicino alla spina dorsale. Secondo la medicina yogica quando la chimica del cervello e del fluido spinale è opportunamente condizionata e le energie di ida e pingala sono armonicamente miscelate, è possibile raggiungere uno stato di elevata consapevolezza. Ciò accade però solo quando la ghiandola pituitaria e quella pineale raggiungono una determinata relazione di equilibrio secretorio e quando vengono attivate delle determinate terminazioni nervose che fanno da tramite. In senso figurato, le energie sia di ida che di pingala esercitano la loro influenza su sushumna, e quando questa influenza è equilibrata, avvengono dei mutamenti importanti. In primo luogo, esiste un punto di transizione che corrisponde all'uguaglianza dell'influenza esercitata dai due emisferi. In quasi tutte le persone, questa transizione è di breve durata, e non viene percepita. Si tratta di un momento di massima creatività, ed è il punto di partenza per il raggiungimento del dominio di sé stessi. Partendo da esso, lo yogi controlla in modo cosciente l'equilibrio delle energie ida e pingala. Sceglie di attivare l'emisfero più adatto alla situazione, e non è condizionato dal mare tempestoso, dalle onde di pensiero ma sceglie il tipo di intelligenza che più gli serve. Questo stato di equilibrio è la porta della trascendenza. Lo yogi impara a mantenere questo equilibrio in ogni situazione, non è più soggetto a difficoltà emotive, e non è più alla mercé dei suoi ritmi autonomi. Si dice che ha attivato la sua "mente neutra" (mente yogica), che è obiettiva e scientifica.

Secondo questa teoria, è possibile insegnare anche ad un bambino di 3 anni a controllare questo ritmo autonomo il che suggerisce la maggiore flessibilità/adattabilità, della relazione tra SNC e SNA nei primi anni di vita. E' rarissimo che un individuo non allenato sappia attivare uno dei due emisferi, "a volontà". Viene riferito il caso di una donna di 31 anni che aveva sviluppato questa facoltà di indurre deliberatamente la transizione, anche se non era poi in grado di "consolidare" lo stato raggiunto. La donna aveva dichiarato di trovare utile questa sua capacità in quanto le consentiva di adattarsi a diversi tipi di attività o per entrare in uno stato d'animo in grado di rasserenarla in determinate circostanze. Secondò la medicina yogica il meccanismo primario di autocontrollo, si basa sul controllo esercitato consapevolmente del volume d'aria inspirato/espirato in ciascuna narice. Oltre al modo più ovvio, che consiste nell'agire direttamente sul volume d'aria che passa per la narice, esiste una tecnica meno ovvia, basata sul suono, che influisce sul SNC. 
Werntz, et~ al. (1981. '87), e Srinivasan (1986) hanno studiato in laboratorio mediante tecniche EEG gli effetti corticali degli schemi respiratori alterati, dimostrando che. è possibile stimolare selettivamente l'uno e l'altro emisfero. Fu chiesto ai soggetti non allenati di eseguire una respirazione forzata in una sola narice, e vennero constatate delle significative alterazioni dei segnali EEG, attestanti l'avvenuta transizione al predominio dell'emisfero opposto.

Calmare la mente

di Susan Green

Come sapere se si sta realmente meditando? La psicologa Patricia Carrington Ph.D., esperta in gestione dello stress e meditazione, risponde con un'altra domanda paradossale: Come sapere se si sta sognando? La Carrington osserva che la passività apparente della meditazione non è affatto apatia, tuttavia frapporre alla meditazione il giudizio impedisce l'evolversi del processo... meglio godersi il momento con la massima consapevolezza e il massimo rispetto per se stessi' è il suo consiglio per chi medita... permettere a ricordi e desideri di galleggiare. Quando il passato e il futuro si uniscono in una piacevole sensazione di tranquillità, ecco, allora state meditando'. Chi inizia a meditare trova di solito difficile 'non fare nulla' perché è al di fuori dell'etica moderna legata alla produttività.. occorre tempo e pazienza. Jon Kabat-Zinn Ph.D., fondatore della Stress Reduction Clinique all'Università del Massachusetts, Medical Center in Worchester, nel suo recente libro 'Full Catastrophe living' (Vivere in piena catastrofe) descrive così gli inizi della meditazione: 'E' come incontrare un vecchio amico dopo tanti anni. All'inizio c'è un po' di imbarazzo, non si sa bene chi si ha di fronte. Ma poi questo imbarazzo se ne va e il risultato è uno stato di benessere che ricarica molto più di un buon sonno. Dopo circa 20 minuti di meditazione, il consumo di ossigeno diminuisce di circa il 17%, cosa che normalmente avviene dopo otto ore di sonno'. A livello terapeutico la meditazione aiuta a liberarsi dall'insonnia, dall'ansia cronica, dall'irritabilità, dalle tensioni muscolari, cura il mal di testa, la mancanza di fiducia in sé stessi e i blocchi alla creatività. Ricerche mediche hanno evidenziato che la meditazione può curare certi casi di sterilità, specialmente nelle donne in età più avanzata. Il cardiologo Herbert Benson di Harvard, attribuisce questi effetti benefici a quella che chiama 'la risposta di rilassamento' insita nella meditazione che si contrappone agli effetti dannosi della risposta allo stress 'lotta o fuggi'. Ma soprattutto, la meditazione rende consapevoli di quanto siamo dediti all'incessante attività mentale, insegnandoci che i pensieri possono essere semplicemente osservati, che non sono la realtà o la nostra identità, ci possiamo liberare dalla tirannia della mente. E la chiarezza e l'equilibrio mentale che ne conseguono ci accompagnano poi nelle nostre attività quotidiane. In un'epoca in cui molti di noi si giudicano da quello che fanno, da quanto guadagnano e da dove vivono, la meditazione è un modo molto pratico per prendere contatto con ciò che siamo. Kriston Bott, una regista indipendente di New York, dice :'E' un processo che aiuta a non prendere noi stessi per scontati, medito per celebrare me stessa, non ciò che faccio ma per il fatto che esisto.

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STATI MODIFICATI DI COSCIENZA E PARAPSICOLOGIA

Le onde e la coscienza

Un panorama della scoperta e delle ricerche di Psiconeurofisiologia e delle ricerche sulle onde elettromagnetiche del cervello. di Marco Margnelli

Nel 1924, quasi casualmente, Hans Berger, un ricercatore di origine belga che si era trasferito in Germania "scoprì" ( sono tentato di scrivere "si accorse") che il cervello è un produttore di onde elettromagnetiche. Come prevedibile, il significato della sua scoperta assunse un adeguato spessore solo molti anni dopo la pubblicazione delle sue osservazioni sperimentali (circa una decina), allorché i codificatori delle scienze sperimentali (in questo caso i fisiologi), attivi nelle università, si applicarono alla ripetizione degli esperimenti di Berger e alla comprensione dei meccanismi che davano luogo a un "tanto inusitato" o "insospettabile" fenomeno. La cautela degli scienziati di allora (come quella di quelli di oggi) non era ingiustificata: Berger non era un fisiologo, la sua preparazione elettrofisiologica era praticamente nulla e anche di elettrologia ne sapeva molto poco. C'erano dunque tutte le premesse per agire con cautela. Dapprima Berger impiegò un galvanometro di Edelman, un strumento assai poco sensibile in confronto alle odierne apparecchiature; in seguito impiegò ovviamente degli amplificatori a valvole. Anche ammesso che quanto aveva registrato con questi strumenti molto primitivi avesse importanza, occorreva innanzitutto decidere se si trattasse di un vero fenomeno e non di "artefatti", magari dovuti alla primitività degli strumenti, ma comunque occorreva un lungo lavoro.

A distanza di più di mezzo secolo, sappiamo che Berger aveva scoperto un fenomeno genuino, e anche importante, e che la sua scoperta ha avuto sviluppi ampi e decisamente utili per l'umanità e il progresso delle scienze mediche. Nel 1924 l'elettrofisiologia era agli albori: tanto quanto oggi si potrebbe immaginare tra la fisiologia e il magnetismo (quello vero, quello delle calamite, e non il "magnetismo animale" di Messmer), sicché la spiegazione di come il cervello potesse produrre elettricità appariva fantascienza piuttosto che solido cartesianesimo. Non di meno molti credettero alla scoperta di Berger e si buttarono nello studio sperimentale della fenomenologia elettrica del cervello, dando luogo a una preziosa branca della semeiologia neurologica che oggi è correntemente usata: l'elettroencefalografia.

L'attività elettrica del cervello come quella di qualunque oggetto produttore di elettricità, può essere quantificata secondo la legge di Ohm: E = I x R, ovvero potenziale = intensità per resistenza. Per varie ragioni che non sono state scoperte da Berger, si è scoperto che è più utile e significativo studiare le variazioni di potenziale piuttosto che le altre e queste vengono registrate solo dalla superficie corticale del cervello piuttosto che da altre regioni. In altre parole, l'elettroencefalogramma (EEG) è l'espressione delle variazioni di potenziale della corteccia del cervello in ogni istante di una registrazione. Naturalmente queste variazioni variano da un punto all'altro della superficie corticale (per es., dai poli frontali a quelli occipitali), ma si è scoperto che queste variazioni seguono una logica precisa, o meglio, seguono una precisa simmetria, che non è solo antero - posteriore ma è anche speculare tra un emisfero e l'altro, cosicché una volta studiate tutte le possibili variazioni in funzione di elementi relativamente banali, quali l'avere gli occhi chiusi o aperti, l'essere seduti o distesi, il non pensare a nulla o l'essere impegnati in un complicato calcolo mentale, l'aver assunto certe sostanze piuttosto che muovere una mano ritmicamente, si è venuti in possesso di uno strumento interpretativo decisamente utile: può essere usato per fare diagnosi di tumori cerebrali, di epilessia, di lesioni degenerative di varie strutture profonde, di insufficienze vascolari e così via.

Il principio fondamentale dell'EEG sembra essere la sincronizzazione o la desincronizzazione delle migliaia di neuroni la cui attività dà, appunto, luogo al tracciato elettrocorticale. Per capire questo concetto, solitamente si ricorre a un paragone audiovisivo: immaginate un cinematografo o un teatro o, insomma, un luogo nel quale siano riunite moltissime persone. Immaginate che questo assieme di individui non sia altro che la corteccia cerebrale, e cioè un'assemblea di neuroni (di elementi modulari). Se tutti gli individui (tutti i neuroni) parlano tra loro, a voce alta o bassa, rivolgendosi a un solo altro individuo, oppure a tre o a quattro persone, il risultato sarà un chiacchiericcio indistinto e inintelligibile, sarà una "asincronia" d'attività dei singoli moduli. Se invece un coordinatore salisse sul palco del teatro e guidasse l'attività dei convenuti, dicendo, per es., "Al mio comando, urlate la parola Maria", l'attività dei singoli moduli verrebbe "sincronizzata" secondo precisi schemi spazio - temporali.

L'EEG funziona proprio così: nella veglia, tutti i neuroni scaricano capricciosamente a caso, uno: indipendentemente dall'altro, in modo asincrono, dando luogo a un ritmo, chiamato "beta", che è composto da onde di potenziale piccole, frequenti e diverse una dall'altra. In una condizione di sincronizzazione, invece, come per esempio nel ritmo alfa, la maggior parte dei neuroni della corteccia scarica nel medesimo istante in cui scaricano tutti gli altri e il risultato non può essere altro che una "ordinata" sequenza di onde ampie e regolari, così come verrebbe avvertita la voce del pubblico nel cinematografo dell'esempio fatto prima, quando il coordinatore desse il "via" alla pronuncia della parola "Maria". Sulla semplice base di queste due condizioni opposte, l'elettroencefalografia è in grado di diagnosticare un disturbo: è ovvio che se quando ci si aspetta del ritmo alfa in un determinato punto della superficie corticale si vede invece un altro ritmo, in quel punto c'è qualcosa che non va. Come se, nel nostro cinematografo, un gruppo di spettatori si fosse addormentato e non partecipasse più alla pronunzia collettiva del nome "Maria".

Il fatto è che in condizioni di normalità, in condizioni fisiologiche, esiste effettivamente un "coordinatore" dei ritmi e che quando esso stesso non funziona bene, tutta l'attività EEG ne risulta alterata. Per la verità, esistono diversi coordinatori principali (che regolano I'EEG degli stati di coscienza; quali la veglia, il sonno o lo stato di sogno) e dei coordinatori secondari, che partecipano o contribuiscono all'attività generale, o meglio, finale, perché essendo l'EEG la registrazione dell'attività della corteccia è come l'espressione dello stato della superficie di un lago: se nelle profondità si manifestano delle turbolenze, in superficie si vedranno onde o gorghi in corrispondenza dei punti di turbolenza profondi. E', per esempio, il caso dell'epilessia, che si manifesta proprio così: come una tempesta proveniente dalle profondità, che sconvolge l'ordine elettrico della corteccia (e non solo quello).

Fin dagli albori dell'elettroencefalografia (ma anche in epoca contemporanea) si era sperato che lo studio dell'attività elettrica del cervello potesse aiutarci a capire qualcosa del funzionamento della psiche, del pensiero o di altri fenomeni, magari straordinari. In realtà il rapporto tra onde EEG e stati psichici e/o mentali è molto grossolano, anche se, come si vedrà, tali relazioni possono essere sfruttate con ottimi risultati. La Convenzione Elettroencefalografica Internazionale codifica quattro ritmi principali, ai quali sono correlati altrettanti stati di coscienza più o meno riconoscibili. Il ritmo beta è quello compreso tra i 13 e i 32-45 Hertz (lo Hertz è l'unità di misura dei fenomeni oscillatori e cioè il numero di oscillazioni al secondo) Il beta è il ritmo caratteristico dello stato di veglia e tende alle alte frequenze in funzione dell'attività, mentale in corso (per es., sforzo attentivo, calcolo mentale, stato emozionale intenso, ecc.). Le frequenze si abbassano in situazioni inverse, che si avvicinano al rilassamento. Il beta è anche il ritmo che caratterizza lo stato di sogno: malgrado il corpo sia profondamente rilassato (addirittura contemporaneamente paralizzato), il cervello, o meglio la corteccia cerebrale, sono attivi come durante la veglia. Questa apparente contraddizione ha fatto sl che il sonno con sogno, negli anni sessanta, venisse anche chiamato "sonno paradosso".

Il ritmo alfa è quello compreso tra gli 8 e i 12 hertz. E' un ritmo che nasce spontaneamente nelle regioni posteriori del cervello, con la semplice chiusura degli occhi. Se dopo ciò, il soggetto si rilassa intenzionalmente, il ritmo si diffonde a tutto il mantello cerebrale e aumenta di ampiezza. Lo stato interno che i soggetti in alfa avvertono è generalmente di quiete e benessere, ma non mancano coloro che hanno un'esperienza sgradevole, di inquietudine e di lieve angoscia. Un ritmo alfa stabile di grande voltaggio (con onde ampie) è certamente associato a un buon grado di "distacco dalla realtà", nel senso che, per mantenerlo, un soggetto deve essere in grado di non prestare attenzione agli stimoli ambientali e per riuscire in questo deve essere in grado di concentrare l'attenzione su "oggetti" interni, siano essi sensazioni, immagini, pensieri. Poiché una simile pratica è ciò che fanno da secoli i meditatori sia orientali che occidentali, il rimo alfa è stato considerato una specie di porta di passaggio verso l'autocontrollo interiore. Ciò è rigorosamente vero, come dimostrò un esperimento su maestri yoga che riuscivano a continuare a produrre alfa stabile e di grande ampiezza malgrado dovessero tenere una mano immersa nell'acqua ghiacciata. I non meditatori non sono in grado di fare ciò. Tuttavia, l'allenamento a produrre alfa non ha grandi effetti terapeutici, come dire che calma la mente, ma non raggiunge il livello somatico, a meno che non venga associato ad altre pratiche, quali per esempio visualizzazioni fisse o simboliche, visualizzazioni dinamiche, percezione ragionata di segnali somatici.

Nel 1958 un ricercatore californiano, Joe Kamyia, mise a punto la tecnica di addestramento per imparare a produrre ritmo alfa stabile e di grande ampiezza. Oggi questa tecnica fa parte delle tecniche note come Biofeedback e non è difficile diventare buoni produttori di alfa in dieci sedute. In pratica, si viene collegati a un encefalografo che registra l'attività di un intero emisfero. Mediante un sistema di filtri e di conversione dei segnali, tutte le volte che si entra nel ritmo alfa, lo strumento invia un segnale in modo che si è in grado di capire come fare e cosa fare per continuare a produrlo. L'addestramento viene solitamente fatto in posizione distesa e il segnale di feedback viene ricevuto in una cuffia stereofonica, in modo da poter tenere gli occhi chiusi e "l'attenzione dentro".

Come si è detto, questa pratica ha scarse virtù terapeutiche (mentre in un primo tempo si era pensato che potesse avere le stesse virtù di una qualunque tecnica di rilassamento come il training autogeno) ma può ben essere considerata come punto di partenza per un percorso di autocontrollo degli stati interni, la cui utilità va oltre la terapia dell'ansia e dello stress. Dopo l'alfa, la Convenzione Elettroencefalografica riconosce come individualizzabile un altro ritmo, il theta, che ha frequenze tra i 4 e gli 8 Hertz e che, in condizioni fisiologiche, viene prodotto in grande quantità (fino ad occupare il 90% del tracciato EEG) durante la fase dell'addormentamento, detta anche fase di presonno oppure stato ipnagogico.

Il theta è un ritmo molto interessante: allo stato di veglia, quando se ne produce un po' per qualche secondo, sembra essere associato all'emersione di ricordi remoti oppure a uno stato come di sospensione sognante tra due realtà. Queste sono anche le caratteristiche dello stato ipnagogico, stato che tutti viviamo prima di addormentarci: sappiamo pertanto che è uno stato molto piacevole, nel quale l'attività mentale è centrata sul ricordo della giornata o su fantasie di futuribili. Le ricerche hanno tuttavia dimostrato che lo stato ipnagogico è anche caratterizzato da altre fenomenologie che sfuggono a chi lo vive per quei pochi secondi che precedono il sonno, ma che si riescono ad avvertire se lo si vive più a lungo. Innanzitutto, la coscienza è come sdoppiata: la coscienza vigile, sebbene in uno stato crepuscolare, "assiste", per così dire, all'emersione nella scena percettiva di materiali intrusivi, estranei (non pensati) che sembrano talvolta veri e propri brani di sogni. E in effetti, la coscienza della veglia può osservare quella del sogno, perché per questi attimi le due coscienze coesistono. Il materiale intrusivo consiste in vere e proprie allucinazioni che possono essere visive, uditive, tattili, cinestesiche e che come tutte le allucinazioni possono essere talmente vivide da indurci a "controllare" la loro verità, nel senso che se si era udita una voce si aprono gli occhi per vedere chi c'è nella stanza, se si aveva avuto una sensazione di "presenza", si accende la luce per vedere chi si è introdotto in camera da letto, se si aveva avuto la sensazione di essere toccati, si ha lo spavento di pensare un estraneo tra le lenzuola. Le allucinazioni visive, molto piacevoli, vengono ricordate anche nei giorni successivi. Nello stato ipnagogico compare un tipo di pensiero, detto associativo, o primario, che è caratteristico del sogno e, quel più conta, la coscienza della veglia che è attiva, registra ciò che il pensiero associativo ha pensato, e lo ricorda. In pratica, la situazione assomiglia ad un assopirsi e ad un risvegliarsi continuamente, in modo dolce e sognante, perché non ci si addormenta come non ci si sveglia del tutto.

Il pensiero associativo sembra essere quello delle intuizioni geniali, dell'improvvisa risoluzione di problemi tormentosi, quello delle illuminazioni esistenziali e da ciò si capisce quali potrebbero essere i vantaggi di autoindursi lo stato ipnagogico a volontà. L'addestramento a produrre onde theta non è diverso da quello descritto per il biofeedback alfa: la strumentazione è la stessa, l'esercizio di concentrazione - rilassamento è uguale, le difficoltà solo un poco più impegnative. Gli effetti di un training theta vanno oltre l'autogestione della creatività. Innanzitutto possono costituire l'inizio di un percorso di autocoscienza più incisivo di quello che può innestare un training alfa. E poi si ha la netta impressione di entrare in contatto con una realtà trascendente al tempo stesso affascinante e paurosa.

Per quel che riguarda le allucinazioni :visive, per es., si tratta di simboli, volti, occhi oppure di scene, vere e proprie, spesso provenienti da ricordi di vita vissuta, da sogni