Fausto Intilla
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LIBRI:                                                                                                     

Titolo: Dio=mc2.Oltre l’Universo Olografico         
Autore: Intilla Fausto
Prezzo: € 18,50
Dati: 272 p., brossura
Anno: 2006
Editore: Lampi di Stampa

Estratto della Prefazione,a cura del Prof.Massimiliano Chitvic (fisico):

 "Questo è un libro sull’Essere.Su come l’Essere appaia ai nostri occhi, spezzettato in tanti frammenti.Sulla fatica che molti di questi piccoli frammenti, che chiamiamo Uomo,fanno per cercare di ricomporre l’Unità. E anche dell’inutilità di questi sforzi.Giacchè la frammentazione è solo apparente,una sorta di velo di Maya. L’Essere,l’Unità,pervade l’intero Universo; forse dire Universo equivale a dire Essere. L’Essere si presenta ai nostri occhi come energia (vale la pena di ricordare l’equivalenza massa-energia,secondo la quale la materia altro non è che energia in una forma particolare.E=mc^2),e come tale è in ogni luogo. Ogni cosa si forma per mezzo dell’energia (Logos?) e all’energia ritorna ed è energia.L’energia è la fonte,la sorgente,di ogni informazione,codificata secondo opportune leggi che piano piano stiamo scoprendo.Basti pensare a tutte le informazioni che ricaviamo sulla struttura dell’Universo visibile per il tramite dei raggi di luce; o anche misurando, ove questo sia possibile,la materia. Abbiamo così realizzato la formula tanto cara ai nostri catechismi: Dio (l’Energia) è in ogni luogo,è onnipotente, è onnisciente.Il titolo del libro è dunque appropriato. In quanto materia,ovvero energia sotto altre spoglie,anche noi uomini (e non solo noi,ma anche tutti gli esseri viventi e le cose che ci circondano) facciamo parte dell’Essere,o,forse,siamo l’Essere e lo abbiamo dimenticato. A queste conclusioni erano già giunti nell’antichità gli gnostici,non importa di quale setta.Il tratto comune delle loro dottrine era la persistenza in ogni essere umano di una scintilla di energia divina che tenta ripetutamente di ricongiungersi con la sorgente primigenia.Questa scintilla divina non è che un nome dato da antichi uomini all’energia".

Vi è una piccola nota,non presente nella prefazione del libro, che vorrei esporre qui, riguardo ai miei espliciti riferimenti (riportati nel libro e presenti persino in alcune equazioni lineari che ho usato per facilitare ai lettori la comprensione di alcuni concetti socio-economici), alle “razze umane”. Immaginando già a priori, il potenziale vespaio di critiche negative e polemiche che susciterà un tale approccio (tacciabile se non compreso nei minimi dettagli, di xenofobia), nella spiegazione dei vari aspetti e tipologie del genere umano, mi permetto di specificare quindi in questo breve commento (onde evitare tale vespaio ingiustificato) quanto segue: Con razza umana, io non intendo mai in alcun caso definire una determinata differenziazione di carattere puramente fisico o biologico tra i diversi popoli del pianeta; bensì unicamente una sorta di distinzione tra i diversi popoli, causata (indiscutibilmente) da tutto ciò che l’ambiente ad essi circostante (attraverso usi e costumi e l’indottrinamento di una cultura antica e moderna, propri di ogni popolo), opera nei loro confronti in modo del tutto naturale ed impercettibile. Per concludere,vorrei ricordare le parole del famoso Herbert Simon : "Un uomo, considerato come sistema soggetto di comportamento, è piuttosto semplice. L'apparente complessità del suo comportamento nel tempo è in larga misura un riflesso della complessità dell'ambiente in cui si trova".

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Titolo: Verso una nuova scienza di confine
Autore: Intilla Fausto
Prezzo: € 12,40
Dati: 128 p., brossura
Anno: 2007
Editore: Lampi di Stampa

Estratto della Prefazione:

In questi ultimi anni, sono stati fatti degli importanti progressi in merito alla manipolazione di luce e materia, o meglio in merito alla manipolazione relativa alla loro reciproca interazione. A fornire dei ricchi e validi sistemi di analisi in tale campo, sono stati i lasers a risonanza e le loro interazioni con delle dense e fredde nubi atomiche. Tali “campi di luce” (lasers a risonanza), interagiscono fortemente con gli elettroni interni degli atomi, e si accoppiano direttamente con i movimenti esterni degli atomi attraverso delle quantità di moto di “rimbalzo” ,trasmesse nel momento in cui i fotoni vengono assorbiti ed emessi. La propagazione della luce ultra-lenta nei condensati di Bose-Einstein, rappresenta un esempio estremo di manipolazione della “risonanza luminosa” (risonanza della luce), con l’impiego di atomi freddi. Negli esperimenti compiuti ad Harvard dalla Dr.ssa Lene Hau e  colleghi (Naomi S.Ginsberg, Sean R.Garner), si è dimostrato che un impulso lento di luce può essere fermato e “immagazzinato” in un condensato di Bose-Einstein (in sigla: BEC), per poi venire nuovamente “ravvivato” da un altro condensato completamente differente, posto a 160 micrometri di distanza.L’informazione viene trasferita attraverso la conversione dell’impulso ottico, in un’ ”onda viaggiante di materia”. I risultati ai quali sono giunti la Hau e colleghi,forniscono quindi una stupenda dimostrazione, sull’interazione che sussiste tra informazione ottica coerente, e i processi dinamici definiti dalle “onde di materia”.
In queste poche righe,ho descritto soltanto i tratti essenziali inerenti alle ricerche di uno solo, dei personaggi che verranno menzionati in questo piccolo volume, nel quale mi propongo di spiegare, spero con parole non troppo ostiche ai non “addetti ai lavori”,le più recenti teorie (supportate in alcuni casi da esperimenti che ne dimostrano la loro fondatezza) ,che in ambito scientifico, stanno realmente rivoluzionando il nostro modo di intendere la realtà.
Tra le pagine del presente volume, ho riportato anche la descrizione e i primi risultati sperimentali del Synchro Energy Project ; un progetto nato circa due anni fa (su mia iniziativa) che si proponeva di unificare in un’unica teoria, i concetti di Sincronicità (Junghiana), Non Località e collasso della funzione d’onda. Gli esperimenti sono stati eseguiti in un piccolo laboratorio di ricerche in Svizzera (nei pressi dell'Università di Losanna),con la collaborazione di:
Patrick Reiner (fisico teorico,PhD), Jean-Michel Bonnet (ingegnere elettronico,PhD) e Christine Duval (neuropsicologa e fisiologa). In questo volume vengono quindi esposte e spiegate per la prima volta, le basi teoriche e sperimentali a sostegno del "Principio di compensazione quantistica dei nuclei inconsci". Non mancheranno quindi al lettore attento, degli ottimi spunti di riflessione,  in relazione ad un ambito ancora quasi del tutto inesplorato della ricerca sull’interazione tra psiche e materia.

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Titolo: La funzione d'onda della realtà
Autore:
Intilla Fausto
Prezzo: € 16,60
Dati: 208 p., brossura
Anno: 2006
Editore: Lampi di Stampa

Questo volume, da considerarsi come una semplice digressione,in rapporto ad alcuni argomenti trattati nel mio precedente libro (Dio=mc2),vuol essere essenzialmente un tributo,un omaggio,a dei grandi personaggi del mondo della scienza , le cui idee, rivestono una notevole importanza nella comprensione di ciò che l’uomo chiama comunemente: “Realtà”. Tali personaggi, vengono qui presentati, in una raccolta di brevi articoli (esposti fedelmente in questo libro), scritti dai più noti esponenti del panorama scientifico italiano. 

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RECENSIONI / COMMENTI ( fonte: www.ibs.it )

Giuseppe Turrisi ( 09 - 12 - 2006 ; Libro: Dio=mc2 ):

Come diceva Bertrand Russell, non sono le risposte che ci fanno crescere nella ricerca della conoscenza, ma piuttosto la capacità di porsi nuove domande o di porre vecchie domande in un nuovo modo. Intilla percorre una direzione che agli occhi del mondo “conscio” rasenta l’azzardo, ma che nell’inconscio forse tutti percepiamo e accettiamo come ipotetica risposta ad alcune domande universali che da sempre ci assalgono: “Da dove veniamo?", "Dove stiamo andando?", "Di cosa siamo fatti?”. Personalmente lo ringrazio perchè con questa opera mi ha dato modo di mettere in discussione alcune idee. Io sostengo da sempre che     “ non ci si deve mai accontentare nella conoscenza delle cose, anche di quelle che crediamo di conoscere alla perfezione”. Ma tornando all’opera, una semplice associazione, banale se vogliamo ma che fa rabbrividire le menti più lucide e raffinate, facendo scaturire altresì una grande domanda: Lo studio dell’energia sotto il profilo prettamente fisico e lo studio dell’energia sotto il profilo psichico; stiamo parlando della stessa energia? Tutti siamo d’accordo che tutto ciò che ci circonda ha a che fare con l’energia, che si trasforma, muta, degrada, ma non si distrugge, ha un qualche cosa di “eterno” (accezione che rappresenta l’archetipo di Dio). L’energia del mio pensiero è la stessa energia del Creatore, sono state create insieme e si sono sviluppate in tempo spazio e modo diverso ma si ricongiungeranno. Intilla, propone una soluzione in un continuum materia-spirito, Creatore-creato che passando per lo spazio-tempo trova il suo punto di “trasformazione” , nel limite fisico che tutti conosciamo pronunciato da Einstein (E=mc2), definendo l’energia, il solo limite che noi possiamo conoscere dal lato della materia. Al di là del risultato condivisibile o no (il tempo gli darà il merito), gli va riconosciuto lo sforzo di porsi domande nuove e proporre delle soluzioni che allargano l’orizzonte del pensiero umano, che da molti anni su questo argomento è statico e fermo sulle stesse posizioni.

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Davide Dorian - davidedorian@libero.it ( 16 - 11 - 2006 ; Libro: Dio=mc2 ): 

Si comincia dalla matematica cartesiana, per arrivare a vedere "il tutto" come energia. Bello l'approfondimemto tecnico con varie citazioni al riguardo, concordo con il termine "energia" per definire la vita. Mi ha fatto venire in mente del perche' le religioni parlano spesso dell'amore, probabilmente perche' e' l'unica via per ricongiungerci con la "sorgente" (energia). Do' un voto alto per un semplice motivo: A mio avviso dice la verita'. Buona lettura.

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Francesco - ( 17 - 07 - 2007 ; Libro: "Verso una nuova scienza di confine" ):

Il libro riesce ad interessare anche i lettori non “addetti ai lavori” incuriositi a scoprire "il dietro le quinte" delle novità in ambito scientifico. La descrizione di vari esperimenti effettuati da numerosi ricercatori (conosciuti e non) fa capire al lettore quanto queste evoluzioni in termine scientifico e tecnologico non siano casuali, ma frutto dell'ingegno di persone creative che guardano con attenzione i lavori dei colleghi recenti e passati con l'obbiettivo di aggiungere migliorie per farne trarre beneficio a tutti. Questa evoluzione è arrivata a toccare l'interazione tra psiche e materia... non è fantascienza... Fausto Intilla è riuscito a spiegarlo.

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SCIENZA , TECNOLOGIA  E  COSCIENZA: UN  EQUILIBRIO ASSAI  FRAGILE  E DELICATO ( Intervista di Cinzia Turnaturi a Fausto Intilla ) :

CINZIA:  

Fausto, nel tuo libro: “Dio=mc2” (precisamente nei capitoli “Denarius Nummus” e “Le equazioni dell’evoluzione”), parli di una sorta di evoluzione dell'uomo, in correlazione al denaro, al potere e al grado di libertà di cui ogni essere umano dispone in minore o maggior misura, rispetto ai suoi simili. Possiamo approfondire la correlazione che c’è, semmai ci fosse, tra l’evoluzione scientifica e tecnologica,  e il livello spirituale (o morale) dell’uomo in generale? Quali fattori entrano in gioco?

FAUSTO: 

Innanzi tutto, potremmo cominciare a definire tre fattori fondamentali, che in tale contesto entrano in causa. I primi due sono i seguenti:Il “Livello di complessità della sfera Politico-Economico-Scientifico-Tecnologica” (da ora in avanti gli ultimi quattro termini verranno sempre sostituiti con l’acronimo: PEST) dell’intera civiltà umana; e come secondo fattore, “L’influenza del denaro sulla mente umana”. Quest’ultimo, ne chiama in causa un terzo, che io ho denominato semplicemente: “Fattore biologico-evolutivo”, proprio della nostra specie. Ora, se andiamo ad analizzare il secondo fattore (ossia:“L’influenza del denaro sulla mente umana”), scopriamo che esso dipende essenzialmente da un determinato “Fattore biologico-evolutivo”, in grado di modificare in meglio,col passare dei secoli e dei millenni, la nostra capacità di pensare secondo schemi analogici (creando così le basi di un “altruismo assoluto").
Fatta questa premessa, giungiamo inevitabilmente alla seguente conclusione:
Finchè  il nostro pensiero continuerà a viaggiare prevalentemente attraverso degli schemi binari, qualsiasi forma di spiritualità  perderebbe di "purezza", volendola "applicare" a tutti i costi ad un comportamento standard, abitudinario, tipico di ogni essere umano che viva rapportandosi quotidianamente con gli schemi classici di qualsiasi rete sociale; questo poichè tale forma di spiritualità, verrebbe costantemente intaccata da una natura ..."troppo umana". La vera spiritualità umana, nascerà solo quando saremo biologicamente pronti ad accoglierla, ovvero quando la nostra mente inizierà a funzionare prevalentemente con schemi analogici. Attraverso una modalità di elaborazione dell’Informazione, che si avvalga principalmente di algoritmi e modelli che trascendono l’attuale tipologia di stampo binario del pensiero umano, cambierà il nostro modo di pensare e quindi di interpretare la realtà che ci circonda.
Solo in quel momento la nostra specie comincerà ad andare contro il principio di Gause, e solo in quel momento quindi, inizieremo a convivere serenamente gli uni con gli altri; ma occorrerà aspettare ancora un po' di millenni, affinchè ciò accada.

CINZIA:  

Mi puoi spiegare brevemente la differenza tra pensiero binario e pensiero analogico?
Perchè quest'ultimo dovrebbe influenzare positivamente la spiritualità? E infine,che cos'è il principio di Gause?

FAUSTO: 

Con “pensiero binario” si intende una modalità di pensare-ragionare, prevalentemente con schemi assai semplici, basati soltanto su pochi elementi di discernimento (se non è nero è bianco, se non è tuo è suo,e via dicendo...). Mentre con “pensiero analogico”, si intende una modalità di pensare-ragionare, con  algoritmi molto più complessi, basati su molteplici elementi di discernimento (se non è nero potrebbe essere bianco,verde,trasparente,a pois; se non è tuo potrebbe essere mio,suo,del cane che passa sulla strada o non appartenere a nessuno). 
In quanto al "Principio di Gause", esso afferma che qualora due specie competano tra loro per le stesse limitate risorse, in situazioni in cui sono entrambe presenti, una delle due sarà più capace di sfruttare o controllare l’accesso a queste risorse e, alla fine, eliminerà l’altra. Si tratta di un principio che in biologia evoluzionistica è applicabile solo tra diverse specie animali; ma nel caso della specie umana, non possiamo di certo dubitare che esso sia presente anche tra i diversi popoli che la compongono (basti pensare a come l’uomo di “razza” bianca nord-occidentale,sia in grado di manipolare a proprio vantaggio,il comportamento di qualsiasi altra civiltà o popolazione, su vastissime aree di ogni continente terrestre; sfruttando così la manodopera indigena e organizzando talvolta, quando è ...”necessario”,delle guerre (civili o non civili) a scadenza indeterminata (colui che crede che colonizzare significhi unicamente apportare benessere a civiltà tecnologicamente meno evolute della nostra, si sbaglia di grosso). Si consideri inoltre che il fenomeno dell’esclusione competitiva umana, ovvero il “Principio di Gause”, adattato alla specie umana, è semplicemente un riflesso condizionato da una serie di impulsi neurogenetici di antico stampo. Quando questi impulsi scemeranno col passare dei millenni, tale fenomeno tenderà a scomparire. E a quel punto non vi sarà più motivo di preoccuparsi di quanto sarebbero realmente limitate le risorse sulla Terra per una popolazione che dovesse superare i dieci miliardi di individui, perché grazie al benessere intere civiltà umane tenderanno ad avere un tasso di incremento demografico pressoché nullo". 
E dopo questa piccola digressione sul Principio di Gause, vorrei tornare ancora un attimino sui miei passi, e riprendere il concetto di pensiero analogico.
Ebbene un pensiero analogico, è in grado di “aprirci gli occhi”  su tutti i potenziali vantaggi che potremmo trarre gli uni dagli altri, adottando un comportamento sociale di profondo altruismo (in cui tutti sono tenuti a comportarsi altruisticamente ...ma proprio tutti).
D'altronde tale comportamento non è ciò che tutte le religioni del mondo continuano a professare da duemila anni a questa parte? Ma nessuno potrà mai capire le Upanishad dell'Induismo (per fare un esempio),se è in grado di vedere solo il bianco e il nero in tutto ciò che lo circonda; la nostra mente deve quindi necessariamente evolvere, deve imparare a ragionare secondo schemi olistici, analogici. Ecco allora che a tal punto il nostro lato spirituale nascerebbe spontaneamente,senza alcuno sforzo o sacrificio,perchè sarebbe la nostra stessa natura ad obbligarci ad adottarlo,ad usufruirne. Gli illuminati (nel senso spirituale del termine) oggi hanno vita difficile, perchè il tessuto sociale mondiale in cui si trovano,non permette loro di integrarsi.Al massimo possono formare delle comunità, che a loro volta resteranno sempre escluse dal resto del mondo. 

CINZIA: 

Come vedi la correlazione tra il "Livello di complessità della sfera PEST " e il passaggio del pensiero umano da “sistema binario” a “sistema analogico” ?Affinchè avvenga questo passaggio, come deve evolvere il “Fattore biologico-evolutivo”? 

FAUSTO:

Il “Fattore biologico-evolutivo” deve certamente evolvere a favore di una maggiore intelligenza,che sia a sua volta caratterizzata da un sistema di elaborazione dell'Informazione di tipo analogico.
Dovrà quindi nascere una nuova forma di intelligenza, molto più intuitiva che razionale, affinché possa scemare l’influenza del denaro sull'uomo. Il punto è che, con l'aumentare della capacità di elaborazione dell'informazione in forma analogica, aumenta anche la complessità della sfera PEST, e in misura molto più ampia (se adottiamo un'intervallo di tempo di poche centinaia di anni). Per cui siamo destinati a commettere "errori" di ogni tipo, in qualsiasi sfera dell'attività umana, sino alla fine dei nostri giorni (ovvero sino alla nostra estinzione come specie). Col passare dei secoli commetteremo sicuramente meno errori volontari, ma ciò non rappresenterà alcuna garanzia per la nostra specie, contro una potenziale estinzione prematura.

CINZIA: 

Ma in ultima analisi, per intenderci, la complessità della sfera PEST, in che modo deve evolvere,affinché il pensiero umano possa passare da “sistema binario” a “sistema analogico”? Deve aumentare, oppure deve diminuire?

FAUSTO: 

La complessità della sfera PEST, non può in alcun modo influenzare la nostra potenzialità biologico-evolutiva di pensare o meno in termini analogici.
Sono due discorsi separati, sembra un paradosso ma è così. Questi due fattori sono costretti ad interagire tra loro, ma la loro evoluzione non dipende l'una dall'altra. La complessità della sfera PEST, potrebbe accrescere in modo esponenziale (come tra l'altro è accaduto in quest'ultimo secolo) anche senza un sostanziale incremento del Fattore biologico-evolutivo; anzi, è quasi una norma,visto che il progresso scientifico è dovuto essenzialmente alla sperimentazione e al caso,e che bastano a volte pochi "lampi di genio" della durata di qualche minuto a farlo evolvere (Einstein girava sempre con un lapis e un taccuino,per non lasciarsi mai sfuggere questi lampi di genio, o super intuizioni). Da un  “lampo di genio”, poi nascono le strade più razionali e di tipo binario per poter continuare ad approfondire un determinato discorso; per cui usiamo formule matematiche per poter modellare le nostre idee, per poter dar loro una forma ben chiara e ...razionalmente accettabile. Oggi il pensiero analogico ci appare solo in forme assai effimere, con lampi di genio circoscritti e di cui la natura fa dono solo a poche persone, ma un domani le cose potrebbero cambiare.

CINZIA:  

Per te quindi, il pensiero analogico è favorito semplicemente da una costante evoluzione del fattore biologico-evolutivo, se ho ben capito. Un percorso che dovrà avvenire naturalmente, quindi. Ma secondo te, c’è qualcosa che l'uomo potrebbe fare, per stimolare il pensiero analogico? Ovvero per cercare di farlo in qualche modo emergere?

FAUSTO: 

Il percorso deve avvenire in modo naturale, affinché l'intera umanità possa godere dei suoi “frutti”. Il pensiero analogico è favorito semplicemente da una costante evoluzione del fattore biologico-evolutivo; un percorso quindi che dovrà avvenire in modo del tutto naturale. Lo si può stimolare con la meditazione, ma ugualmente non diverrebbe mai la caratteristica principale del nostro modo di pensare. Finché tutti non saremo pronti, e quindi neurobiologicamente diversi da come siamo attualmente, il mondo non cambierà mai in meglio. 

CINZIA: 

Dal mio punto di vista, credo comunque che il passaggio da “pensiero binario” a  “pensiero  analogico”, non potrà essere dato da un’evoluzione del “fattore biologico-evolutivo”; poichè una tale metamorfosi del nostro modo di pensare-ragionare, la si può identificare essenzialmente con la seguente parola: Illuminazione. E l'illuminazione non è legata alla biologia ma al ri-conoscimento dell'Io. Nel momento in cui ri-Conosci il tuo Io ti illumini. Come pensi che possa avere a che fare con l'evoluzione biologica, questo?

FAUSTO:

Credo che l'illuminazione spirituale di cui tu parli, sia in gran parte dovuta ad un modo inconsapevole di pensare in termini analogici.
Senza dover fare necessariamente quel determinato scalino a livello biologico-evolutivo, è certamente possibile allenare la mente affinché essa possa addentrarsi in altri universi "psicofisici"; ma ovviamente la matrice base di tali processi psichici sarebbe sempre basata prevalentemente sui classici schemi binari del pensiero umano. Certe persone quindi,per così dire, possono giocare a loro piacimento con questi due aspetti della realtà, assaporando vicendevolmente sia l’uno che l'altro. Credo che il ri-conoscimento dell'Io avvenga attraverso un susseguirsi di intuizioni, legate essenzialmente ad un processo che potremmo definire: di scambio ed elaborazione analogica dell'Informazione. Ovvero: più osservo ciò che mi sta attorno - oggetti,animali,esseri umani,... - e più conosco meglio me stesso;  poiché tutto si interseca,tutto è in correlazione con tutto.Si ritorna quindi al principio dell'Universo Olografico, in definitiva.Ora, se è vero che l'evoluzione, nel corso dei millenni a venire, fornirà alla nostra specie un ulteriore o ulteriori strati di corteccia cerebrale, il pensiero umano potrebbe iniziare ad inoltrarsi attraverso altre strutture cerebrali, non necessariamente di tipo prevalentemente binario.Attraverso strutture analogico-deduttive (ossia prevalentemente analogiche) l'uomo forse, potrà scoprire i segreti del suo inconscio senza dover ricorrere all'ipnosi. Attraverso tali strutture "alternative", il pensiero umano potrà quindi dare il colpo di grazia alla visione meccanicistica della vita (definibile come il frutto di un pensiero che viaggia prevalentemente attraverso strutture binarie) per passare ad una visione più ampia dell'esistenza, sistemica, fondata sulla consapevolezza dell'essenziale interrelazione di tutti i fenomeni: fisici, biologici, psicologici, sociali e culturali. Analogamente quegli impulsi neurogenetici di antico stampo che da millenni caratterizzano la nostra mente, verranno soffocati ulteriormente con la formazione di una nuova corteccia cerebrale nella quale (forse principalmente nella corteccia di associazione (1) , ovviamente molto più sviluppata grazie ad un nuovo strato di sostanza grigia), tutte le informazioni o stimoli che giungeranno dal sistema reticolare di attivazione e dal sistema limbico (2), potranno venire maggiormente analizzati e differentemente elaborati, grazie a dei circuiti prevalentemente analogici. Tale teoria però, presenta anch'essa i due lati della medaglia; nel senso che potrebbe essere corretta, come potrebbe non esserlo affatto. Per prima cosa, occorre ricordare che i parametri: bene e male (che sono sostanzialmente dei riflessi condizionati dalla nostra stessa natura), raggiunto un certo grado di evoluzione della specie animale in questione, tendono a fondersi l'uno con l'altro, perdendo in modo più o meno significativo ogni sorta di valore o identità che la nostra specie animale ancor giovane, è abituata ad attribuir loro. Per definire infine in modo un po' più completo il lato oscuro della medaglia, vorrei ricordare quanto disse Fritjof  Capra in uno dei suoi libri più famosi: "(...) La neocorteccia ebbe origine nella fase evolutiva più antica dei mammiferi e si sviluppò nella specie umana ad un ritmo esplosivo, senza precedenti nella storia dell'evoluzione, stabilizzandosi infine circa 50.000 anni or sono. Sviluppando la nostra capacità di pensiero astratto a un ritmo così rapido, pare che noi abbiamo perduto l'importante capacità di ritualizzare i conflitti sociali. Nell'intero mondo animale l'aggressività raramente si sviluppa sino al punto da condurre alla morte di uno dei due avversari. La lotta viene infatti ritualizzata e termina di solito quando il perdente ammette di essere stato sconfitto, restando però relativamente indenne. Questa saggezza scomparve, o almeno rimase sommersa in profondità nell'emergente specie umana. Nel processo della creazione di un mondo interno astratto, pare che noi abbiamo perduto il contatto con la realtà della vita e che siamo diventati gli unici organismi che spesso non riescono a cooperare con i loro simili e che spesso anzi, li uccidono(...)."

CINZIA:

Esisteranno quindi nell'Universo, gli "alieni cattivi"

FAUSTO:

È assai probabile che se esistiamo ancora (nonostante gli enormi danni che abbiamo causato a questo pianeta in appena cento anni), lo dobbiamo al fatto che forse a qualcuno, da qualche parte nell'Universo, siamo utili. Come dissero C.Jaquinot e J.Delaye: "La grande abilità consiste nel nascondere il male sotto l'apparenza del bene". L'uomo del futuro avrà solo un vago ricordo di ciò che ora associamo ai concetti di affetto e sentimentalismo, ma non per questo sarà più crudele verso il suo prossimo e privo di ogni forma di rispetto. L'uomo del futuro, dotato di un pensiero prevalentemente astratto-analogico-deduttivo,comprenderà, aiuterà e rispetterà profondamente i suoi simili e qualsiasi altra entità biologica terrestre, poiché sarà pienamente cosciente degli enormi vantaggi (sul proprio stile di vita) che un tale comportamento potrà concedergli. Forse sarà proprio una nuova forma di Illuminazione spirituale, a salvaguardare la nostra specie da ogni potenziale pericolo o forma di autodistruzione,in futuro. 

CINZIA:

L'illuminazione è solo una cosa: la trascendenza della mente (o dell’Io). Se trascendi la mente, se ti poni al di sopra di essa, ti illumini; nel senso che  tutto diviene più chiaro, tutto si "illumina". Per quanto la tua mente si possa “allargare” (permettendoti così di addentrarti in altri universi "psicofisici"),rimani sempre entro determinate mura invisibili, ed è questo che determina il sistema binario. Semplicemente avrai un binario più largo, ma viaggerai sempre su due rotaie.
Solo se abbatti le mura della mente (se la trascendi), accedi al pensiero analogico, che poi non è più pensiero, però, ma "visione". Se abbatti le mura della mente, hai una "vista" a 360 gradi e quindi una "visuale" totale della realtà. Come pensi che possa dipendere da un’evoluzione biologica,il fatto di abbattere  qualcosa (le mura della mente), che di biologico non ha nulla? La mente (l'Io), non ha nulla di biologico (se per biologico intendi qualcosa di fisico), perché essa  è solo un’illusione. Se trascendi l'Io, ti accorgi che esso non c'è. Come puoi passare dal pensiero binario a quello analogico (trascendenza dell'Io), se l'Io in realtà è un’illusione? Affinché il passaggio da pensiero binario ad analogico, possa avvenire biologicamente, la natura dovrebbe far sì che il nostro Io scompaia; ma se il nostro Io scomparisse, torneremmo ad essere tutti degli animali (gli animali non hanno un Io). Il riconoscimento dell'Io si ha solo nel momento in cui lo ri-Conosci. Se ti trovi faccia a faccia con l'Io, lo riconosci, e nel momento in cui lo riconosci esso non c'è più. In realtà l'Io non può essere conosciuto proprio perchè scompare nell'esatto momento in cui lo osservi. Ed ora un’ultima domanda:
Secondo te l'avanzamento della scienza e della tecnologia, frena l'evoluzione spirituale ? Oppure è l'evoluzione spirituale, che non incentiva l'avanzamento della scienza e della tecnologia?

FAUSTO:

Diciamo che le due cose tendono a "combattersi" l'una con l'altra, ovvero l'una cerca di "indebolire" l'altra. E forse è proprio questo il segreto dell'equilibrio tra scienza-tecnologia e spiritualità.

CINZIA:

Sono d'accordo, e il meglio sta sempre tra un buon compromesso tra i due fattori (scienza/spiritualità).Una società altamente tecnologica preclude la spiritualità, e una società altamente spirituale non ha interesse all'alta tecnologia.
Dal momento che la spiritualità, a mio parere, è una cosa individuale e non dipende da un fattore biologico,sono anch' io dell'avviso che sia possibile passare dal pensiero binario a quello analogico, anche in una società altamente avanzata da un punto di vista tecnologico. Vale a dire, nulla può compromettere ciò che dentro di noi è innato, e di cui la natura ci ha fortunatamente fatto dono.

Giugno 2008  

NOTE:

1) La proporzione tra area di associazione e corteccia motoria e sensoriale è molto maggiore nei primati che in altri mammiferi ed è molto grande negli esseri umani. Questo suggerisce che tali aree abbiano a che fare con ciò che è unico della mente umana. Inoltre, circa la metà delle aree di associazione della corteccia si trova nei lobi frontali, la parte del cervello che ha avuto lo sviluppo più rapido durante la recente evoluzione di Homo Sapiens. Attualmente si ritiene che la cosiddetta corteccia di associazione sia interessata alla capacità di progettazione a lungo termine, all'organizzazione delle idee e all'integrazione degli stimoli sensoriali in arrivo con la memoria e le emozioni. 

 2) Il sistema reticolare di attivazione è costituito dalla formazione reticolare, un ammasso di tessuto diffuso nel tronco cerebrale e neuroni nel talamo che funzionano come un'estensione di questo sistema. La formazione reticolare ha un interesse particolare in quanto responsabile dello stato di veglia e di quello stato, di difficile definizione, che viene detto consapevolezza. Tutti i sistemi sensoriali inviano fibre a questo sistema, che sembra filtrare gli stimoli in arrivo e discriminare quelli importanti da quelli non importanti. La stimolazione del sistema reticolare, sia artificialmente che mediante impulsi sensoriali, provoca un aumento dell'attività elettrica in altre aree del cervello.Il sistema limbico è una rete di neuroni (soprattutto subcorticali) che avvolgono l'interno del cervello, connettendo l'ipotalamo con la corteccia cerebrale . Lo si considera un circuito mediante il quale impulsi ed emozioni (come la sete, la fame e gli impulsi sessuali), vengono tradotti in azioni complesse e finalizzate (cercare cibo, bere, corteggiare un partner). 
 
Breve nota sull’autrice:

Cinzia Turnaturi lavora attualmente al Policlinico Universitario A.Gemelli di Roma, ed ha contribuito alla stesura di uno degli ultimi capitoli del libro: “Verso una nuova scienza di confine”, di Fausto Intilla


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“Se un giorno  dovessi incontrare
qualcuno  in grado  di predire
realmente  il mio futuro,  non vorrei
mai sapere  quanto di veramente
importante io abbia  già detto o
fatto  sino  a quel momento, come pure
per quelli  a venire; altrimenti, se il
mio  contributo  fosse già cospicuo,
saprei che qualsiasi  momento potrebbe

essere quello giusto, per morire”.
Fausto Intilla                                             

“The program for this evening is not new. You have seen this entertainment thru  & thru. You’ve seen your birth, your life & death; you might recall all of the
rest – (did you have a good world when
 you died?) - enough to base a movie on?”  
 J.M.         


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Nebulosa del Granchio

La Nebulosa del Granchio (M1, NGC 1952), o più correttamente Nebulosa Granchio, è il primo oggetto del catalogo di Charles Messier, scoperta nel 1731 da John Bevis. È un resto di supernova: una nebulosa di gas in espansione, espulsi dall'esplosione di una supernova avvenuta il 4 luglio 1054, che fu registrata dagli astronomi cinesi dell'epoca. La nebulosa è oggi larga più di sei anni luce, si sta espandendo alla velocità di 1500 km/sec e ha una massa totale di circa 4.6 ± 1.8 M☉. La supernova che la produsse fu abbastanza brillante da essere visibile ad occhio nudo durante il giorno, sorpassando la luminosità di Venere. La Nebulosa del Granchio si trova a circa 6.500 anni luce di distanza, nella costellazione del Toro. Perciò l'evento cosmico che l'ha prodotta è in realtà avvenuto 6.500 anni prima di essere visibile, cioè circa nel 5400 a.C.. Al centro della nebulosa si trova la pulsar del Granchio (nota anche come PSR B0531+21), una stella di neutroni con un diametro di circa 10 chilometri, scoperta nel 1968: fu la prima osservazione di una associazione tra pulsar e resti di supernova, una scoperta fondamentale per l'interpretazione delle pulsar come stelle di neutroni. La Nebulosa Granchio è spesso usata come calibrazione nell'astronomia a raggi X: è molto luminosa in questa banda, e il suo flusso è stabile (eccetto la pulsar vera e propria). La pulsar fornisce un forte segnale periodico che può essere usato per controllare le temporizzazioni dei sensori a raggi X. Nell'astronomia a raggi X, "Crab" (parola inglese che significa "Granchio") e "milliCrab" sono a volte usate come unità di flusso. Pochissime sorgenti a raggi X hanno una luminosità superiore ad 1 Crab.

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Nebulosa Testa di Cavallo

La Nebulosa Testa di Cavallo (anche nota come Barnard 33, B33, in inglese HorseHead Nebula) è una nebulosa oscura nella costellazione di Orione. La nebulosa si trova appena sotto Alnitak, la stella più a est della cintura di Orione.È parte di un turbine di gas e polveri, sagomato come la testa di un cavallo, da qui il nome. È una delle nebulose maggiormente riconoscibili e note del cielo, anche se è difficile poterla osservare visualmente: la sua forma caratteristica si può individuare solo attraverso le fotografie dell'area. La prima foto della nebulosa risale al 1888, presa presso l'Harvard College Observatory. È talvolta confusa con IC 434, che è in realtà la nebulosa a emissione alle sue spalle, di colore rosso, originato prevalentemente da idrogeno ionizzato dalla vicina e brillante Sigma Orionis. L'oscurità della nebulosa è principalmente causata da polvere densa, anche se la parte più bassa del "collo" getta un'ombra sulla sinistra. I flussi di gas che lasciano la nebulosa sono incanalati da un forte campo magnetico. Le macchie brillanti alla base della nebulosa sono giovani stelle in formazione. La luce della nebulosa Testa di Cavallo impiega circa 1500 anni per raggiungere la Terra.

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Nebulosa di Orione

La Nebulosa di Orione (nota anche come Messier 42 o M42, NGC 1976) è una delle nebulose diffuse più brillanti del cielo notturno. Chiaramente riconoscibile ad occhio nudo come un oggetto di natura non stellare, è posta a sud del famoso asterismo della Cintura di Orione,[6] al centro della cosiddetta Spada di Orione, nell'omonima costellazione.Posta ad una distanza di circa 1.270 anni luce dalla Terra,[2] si estende per circa 24 anni luce [5] ed è la regione di formazione stellare più vicina al Sistema solare. Vecchie pubblicazioni si riferiscono a questa nebulosa col nome di Grande Nebulosa, mentre più anticamente i testi astrologici riportavano lo stesso nome della stella Eta Orionis, Ensis (la spada), la quale però è posta in un'altra parte della costellazione.[7] Si tratta di uno degli oggetti più fotografati e studiati della volta celeste,[8] ed è sotto costante controllo a causa dei fenomeni celesti che hanno luogo al suo interno; gli astronomi hanno scoperto nelle sue regioni più interne dischi protoplanetari, nane brune e intensi movimenti di gas e polveri. La Nebulosa di Orione contiene al suo interno un ammasso aperto molto giovane, noto come Trapezio. [9] Le osservazioni con i più potenti telescopi (specialmente il Telescopio spaziale Hubble) hanno rivelato molte stelle circondate da anelli di polveri, probabilmente il primo stadio della formazione di un sistema planetario. La nebulosa è stata riconosciuta come tale nel 1610 da un avvocato francese, Nicolas-Claude Fabri de Peiresc (1580-1637),[10] anche se, date le dimensioni e la luminosità, era certamente conosciuta anche in epoche preistoriche. Tolomeo la identificava come una stella della spada di Orione, di magnitudine 3.

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Nebulosa Testa di Strega

IC 2118 (anche nota come Nebulosa Testa di Strega) è una nebulosa diffusa visibile nella costellazione di Eridano.La nebulosa si trova nella parte settentrionale della costellazione, tra le stelle β Eridani e Rigel, in Orione, dalla quale riceve la luce; si presenta all'osservazione telescopica come una chiazza notevole di colore blu. Potrebbe trattarsi di un antichissimo resto di supernova, di cui IC 2118 è l'ultimo frammento superstite; tuttavia, nessuna pulsar è nota delle vicinanze. La sua distanza è di 1000 anni-luce.
Costellazione: Eridano
Ascensione retta: 05h 02m 
Declinazione: -07° 54′                                     



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Nebulosa Laguna

La Nebulosa Laguna (anche nota come Nebulosa diffusa M8, Messier Object 8, Messier 8, M8, o NGC 6523) è una nebulosa diffusa nella costellazione del Sagittario. Fu scoperta da Le Gentil nel 1747. La nebulosa dista circa 5000 anni luce dalla Terra ed è sede di alcuni oggetti astronomici interessanti, come ammassi aperti (vedi NGC 6530), regioni di formazione stellare, nebulose oscure, giovani stelle, gas caldi. Il nome "laguna" deriva dalla nube di polvere visibile alla sinistra dell'ammasso aperto centrale. La nebulosa è osservabile anche con un normale binocolo, nel quale si mostra come una macchia chiara estesa e opaca; strumenti più potenti consentono di notare ulteriori particolari, come variazioni di intensità della luminosità, e anche alcune stelle. Strumenti come un telescopio da 200mm di apertura consentono di osservare un gran numero di dettagli. La Nebulosa Laguna si estende nel cielo per 90'x40', che ad una distanza di 4.100 anni luce, equivalgono a 110x50 anni luce di estensione. Al suo interno si osservano diversi globuli di Bok, ossia nubi di materiale protostellare collassato; i più notevoli di questi sono stati catalogati dal Barnard come B88, B89 e B296. La nebulosa contiene anche una struttura nota come "Nebulosa Clessidra" (nome datole da John Herschel), che però non è da confondere con la omonima nebulosa planetaria, nella costellazione della Mosca.

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Nebulosa Clessidra

La Nebulosa Clessidra (nota anche come MyCn 18) è una nebulosa planetaria nella costellazione della Mosca. Si tratta di una nebulosa molto giovane situata alla distanza di 8000 anni luce dalla Terra; all'epoca della scoperta, avvenuta ad opera di due scienziate americane, fu catalogata come una piccola e debole nebulosa planetaria. Con l'avvento di telescopi di sempre maggior potenza si è potuta analizzare la sua morfologia, la quale si è rilevata essere di una forma perfettamente simmetrica; si pensa che questa curiosa forma sia dovuta all'espansione del veloce vento solare all'interno della nube, che si espande più lentamente e che si presenta più densa nella sua zona equatoriale, mentre nella zona polare, più rarefatta, è stata spazzata via più velocemente.

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Nebulosa Nord America

La Nebulosa Nord America (anche nota come NGC 7000) è una nebulosa a emissione nella costellazione del Cigno, vicino a Deneb (la coda del cigno e la sua stella più brillante). La forma della nebulosa disegna il continente nordamericano, soprattutto la costa est, tra il Golfo del Messico e la Florida. La Nebulosa Nord America è molto grande, occupa un'area di circa 10 volte la grandezza della Luna piena, ma la sua luminosità è debole e non può essere vista a occhio nudo. Con un binocolo ad ampio campo visivo (di circa 3°) appare come una macchia nebbiosa di luce, con cielo sufficientemente scuro. La sua forma particolare, e soprattutto il suo colore rossastro (dalla linea di emissione Hα - Idrogeno Alpha), sono visibili solamente nelle fotografie dell'area. La Nebulosa Nord America e la vicina Nebulosa Pellicano (IC 5070), sono in realtà parte della stessa nube interstellare di idrogeno ionizzato (Regione H II). Tra noi e la nebulosa si trova una banda di polvere interstellare che assorbendo la luce delle stelle e della nebulosa alle sue spalle, è responsabile della forma che vediamo. La distanza del complesso nebuloso non è conosciuta con certezza, né è nota la stella che è responsabile della ionizzazione dell'idrogeno. Se fosse Deneb, come sostengono alcune fonti, la distanza sarebbe approssimativamente 1800 anni luce, e la sua grandezza assoluta sarebbe di 100 anni luce (6° di diametro apparente). La scoperta della nebulosa Nord America è attribuita all'astronomo William Herschel.

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Nebulosa Fiamma

La Nebulosa Fiamma è una nebulosa diffusa visibile nella costellazione di Orione.Si trova a 1 grado dall'equatore celeste, molto vicina alla brillantissima stella Alnitak, tanto da venirne illuminata ed oscurata dalla sua luminosità. Illuminata, a causa della ionizzazione prodotta dal suo vento solare, ma oscurata a causa dell'eccessiva vicinanza della nebulosa ad una fonte di luce così elevata come quella della stella. Fa parte del grande Complesso nebuloso molecolare di Orione; la sua distanza è incerta.

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Nebulosa Uovo

La Nebulosa Uovo è una nebulosa protoplanetaria bipolare nella costellazione del Cigno.
Appare formata da una serie di cerchi luminosi concentrici attorno alla stella centrale; un denso strato di gas e polveri si estendono attorno alla stella, bloccando i suoi raggi nella nostra direzione. Tuttavia, la luce ci arriva in modo indiretto grazie al riflesso del gas delle nube. Le polveri oscure interne hanno un aspetto simile ad un disco; i getti bipolari esterni alla nube indicano che il sistema ha un momento angolare, probabilmente generato da un disco di accrescimento.

Costellazione: Cigno
Ascensione retta: 21h 02m 18.75s
Declinazione: +36° 41′ 37.8″
Coordinate galattiche: 80°; -06°
Distanza: 3000 anni luce

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Nebulosa Aquila

La Nebulosa Aquila (anche nota come, Messier Object 16, M16 o NGC 6611) è un giovane ammasso aperto di stelle nella costellazione della Coda del Serpente. È associata con una nebulosa a emissione, o regione H II (idrogeno ionizzato), catalogata come IC 4703. Questa regione di attuale formazione stellare è distante circa 7.000 anni luce dalla Terra. Ascensione retta 18,3 h e declinazione -5°.L'età tipica di una stella in questo ammasso è di appena 5 milioni di anni, cioè un millesimo dell'età del nostro Sole.

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Nebulosa Occhio di Gatto

La Nebulosa Occhio di Gatto (conosciuta anche con il numero di catalogo NGC 6543) è una nebulosa planetaria nella costellazione del Draco. Strutturalmente è una tra le più complesse nebulose attualmente conosciute. Le immagini ad alta definizione fornite dal telescopio spaziale Hubble hanno infatti rivelato ampi getti di materia e numerose strutture a forma di arco.NGC 6543 venne scoperta da William Herschel il 15 febbraio 1786 e fu la prima nebulosa planetaria il cui spettro venne investigato dall'astronomo amatoriale inglese William Sruggini nel 1864.
Recenti studi hanno portato alla luce alcuni misteri riguardanti l'intricata struttura di questa nebulosa che potrebbe essere in parte data dalle emissioni di materia provenienti da una stella binaria situata al suo centro. Non ci sono però ancora evidenze empiriche che attestino ciò. Altro mistero tuttora senza spiegazione sono le grandi discrepanze tra le quantità di elementi chimici ottenute tramite l'utilizzo di diversi sistemi di misurazione.

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Nebulosa Omuncolo

La Nebulosa Omuncolo è una nebulosa a emissione che circonda la stella massiccia Eta Carinae, posta all'interno di una più estesa regione H II che prende il nome di Nebulosa di Eta Carinae (NGC 3372).Si ritiene che la Nebulosa Omuncolo (che in latino significa piccolo uomo) si sia formata a seguito di una grande esplosione cui la stella è andata incontro circa 7500 anni fa, la cui luce risultò visibile nel 1841. A seguito di questa esplosione η Carinae divenne la seconda stella più brillante del cielo, dopo Sirio, ma subito dopo le polveri e i gas espulsi durante l'esplosione hanno oscurato buona parte della sua luce. L'esplosione ha prodotto due lobi polari ed un vasto ma debole disco equatoriale, il tutto in allontanamento dalla stella alla velocità di 2,4 milioni di km/h. Non si esclude la possibilità di un riverificarsi in futuro di tali esplosioni. Nonostante η Carinae sia situata a circa 7 500 anni luce dal nostro pianeta, possono essere distinte, ad un'accurata osservazione, solo le strutture con una grandezza dell'ordine dei 15 miliardi di chilometri (paragonabile al diametro del Sistema solare); tra le strutture più significative si segnalano fasce di polveri, deboli condensazioni di gas e strane striature radiali. Gli involucri espulsi più esterni sono 100 000 volte più deboli della brillante stella centrale. Lungo il piano equatoriale tra i lobi bipolari fugge un eccesso di radiazione ultravioletta ed una modesta quantità di luce visibile blu, dovuta ad un apparentemente e relativamente piccola quantità di detriti tra i due lobi espulsi dalla stella. D'altra parte però i lobi contengono una quantità di polvere sufficiente ad assorbire buona parte della radiazione blu; per questo motivo i lobi appaiono rossastri.

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Nebulosa Boomerang

La Nebulosa Boomerang è una nebulosa protoplanetaria nella costellazione del Centauro. Si trova ad una distanza di circa 5000 anni luce dalla Terra e possiede la temperatura di 1 Kelvin, si tratta cioè del luogo più freddo conosciuto al di fuori dei laboratori di ricerca. La nebulosa si è formata da un getto di materia proiettato dalla stella centrale, ed è in movimento alla velocità di circa 164 km/s, espandendosi velocemente all'esterno, verso lo spazio; questa sua velocità è anche la causa della sua bassissima temperatura.
Questa nebulosa fu fotografata in dettaglio dal Telescopio Spaziale Hubble nel 1998; si pensa si tratti della fase immediatamente precedente a quella di nebulosa planetaria. Quando invece, nel 1980, fu osservata da terra tramite l'Anglo-Australian Telescope, nonostante la scarsità di dettagli osservata, fu chiaro che la nebulosa possedeva una forma leggermente asimmetrica, suggerendo il nome di Nebulosa Boomerang.
La Nebulosa Boomerang è uno degli oggetti più particolari dell'Universo: con la sua temperatura di -272°C, ossia 1 kelvin al di sopra dello zero assoluto, è più freddo sia dell'area circostante, sia della radiazione di fondo dell'Universo stesso derivata dal Big Bang, che possiede invece una temperatura di -270°C.

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Nebulosa Elica

La nebulosa Elica (NGC 7293, o Nebulosa Helix mantenendo il nome inglese) è una delle nebulose planetarie più vicine alla Terra. Si trova a 200 parsec o 650 anni luce dalla Terra nella costellazione dell'Aquario e ha un diametro angolare di circa 0.5°.Helix è stata scoperta da Karl Ludwig Harding prima del 1824. Ha un aspetto molto simile alla nebulosa Anello. È anche simile per dimensione, età e caratteristiche fisiche alla nebulosa Manubrio; le significative differenze nell'aspetto sono conseguenza della relativa vicinanza e del diverso angolo da cui la vediamo. La nebulosa Elica è stata chiamata spesso come l'Occhio di Dio, nelle leggende della rete, sin dal 2003.

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Nebulosa Eschimese

La nebulosa Eskimo (NGC 2392) è una nebulosa planetaria, scoperta dall'astronomo William Herschel nel 1787. Vista da terra, assomiglia alla testa di una persona racchiusa dal cappuccio di una giacca a vento. Nel 2000, il Telescopio Spaziale Hubble ha prodotto un'immagine dell'oggetto. Dallo spazio, la nebulosa mostra nuvole di gas così complesse che non sono ancora completamente comprese.La nebulosa Eskimo è chiaramente una nebulosa planetaria. È circondata dai gas che componevano gli strati esterni di una stella di tipo solare 10000 anni fa. I filamenti interni visibili sono espulsi da un forte vento di particelle proveniente dalla stella centrale. Il disco esterno contiene insoliti filamenti arancioni di lunghezza dell'ordine di un anno luce. NGC 2392 si trova a una distanza di circa 5000 anni luce ed è visibile con un piccolo telescopio nella costellazione dei Gemelli.

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Nebulosa Anello

M57 (anche nota come Nebulosa Anello, NGC 6720 o Messier Object 57) è una nebulosa planetaria nella costellazione della Lyra. Dista circa 2000 anni luce dalla Terra e ha un diametro di circa un anno luce. Fu scoperta da Antoine Darquier de Pellepoix nel 1779.
La forma ad anello è in realtà un effetto prospettico poiché dalla Terra possiamo osservarla da uno dei poli. Se potessimo osservarla dal piano equatoriale avrebbe l'aspetto della Nebulosa Manubrio (M27).
La foto in quest'articolo, del Telescopio Spaziale Hubble, mostra in diversi colori le diverse temperature dei gas espulsi dalla stella morente. Dal blu centrale dei gas caldi vicino alla nana bianca, ai più freddi gas rossi delle regioni esterne.

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Nebulosa Bipolare

Una nebulosa bipolare è una particolare formazione nebulare caratterizzata da una simmetria assiale bilobata. Gran parte delle nebulose planetarie mostrano un struttura bipolare; potrebbe essere che i due tipi di nebulose siano direttamente correlate da una relazione temporale, ossia l'una potrebbe essere la conseguenza dell'altra. Dato che le cause esatte di questa struttura nebulare non sono note, si suppone che possano essere legate al processo noto come flusso molecolare bipolare, in cui una stella espelle un getto di materia ad alta energia attraverso le sue zone polari. Una teoria in proposito afferma che questi getti collidano con il materiale disposto attorno alla stella, che può essere composto sia da polvere interstellare, sia da un guscio di materia espulsa da una precedente esplosione di supernova. La nebulosa formica (MZ3),è sicuramente un  chiaro esempio di nebulosa planetaria bipolare.

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Le Nebulose:

In astronomia, una nebulosa è una nube interstellare di gas e polveri,(spesso contiene anche detriti rimasti dalla formazione o dall'esplosione di corpi vicini ad essa) che viene ulteriormente suddivisa a seconda della sua composizione e di come viene illuminata. Le nebulose sono le fabbriche delle stelle. Infatti, da lì nascono le stelle. NGC602 ripresa dal telescopio orbitale Hubble. Il termine era in origine usato per ogni oggetto astronomico che non fosse puntiforme, inclusa ogni galassia fuori dalla Via Lattea. Raramente, viene usato ancora oggi con questo significato.
Principali tipi di nebulose:

- Nebulosa oscura: abbastanza densa da bloccare la luce 

- Nebulosa ad emissione: risplendente di luce propria 

- Nebulosa a riflessione: che riflette la luce di stelle vicine 

- Nebulosa planetaria: risultato dell'espulsione degli strati esterni di una stella 

- Nebulosa solare: l'ipotetica nebulosa da cui si formò il Sistema Solare.

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La Nebulosa Oscura:

Una nebulosa oscura è una grande nube che sembra povera di stelle, dove la polvere del mezzo interstellare è concentrata. Le nebulose oscure si possono osservare se oscurano parte di una nebulosa a emissione o nebulosa a riflessione (come la Nebulosa Testa di Cavallo) o se bloccano la luce delle stelle di fondo (come la Nebulosa Sacco di Carbone).
La forma di queste nubi è molto irregolare: non hanno confini esterni definiti e qualche volta assumono forme sinuose e attorcigliate. Le più grandi nebulose oscure sono visibili ad occhio nudo, appaiono come macchie scure sul più brillante sfondo della Via Lattea.
L'idrogeno di queste nubi scure è nella forma di idrogeno molecolare. Le più grandi nebulose di questo tipo, le così dette nubi molecolari giganti, sono un milione di volte più massive del Sole. Contengono molta della massa del mezzo interstellare, sono larghe circa 150 anni luce, hanno una densità media da 100 a 300 molecole per centimetro cubo e una temperatura interna di solo 7-15 kelvin. Le nubi molecolari sono composte principalmente da gas e polvere, ma contengono anche molte stelle. L'interno delle nubi è completamente nascosto alla vista e non è rilevabile, a parte le emissioni di microonde delle molecole costitutive. Questa radiazione non è assorbita dalla polvere e attraversa facilmente la nube. Il materiale all'interno delle nubi è raggruppato in masse compatte di ogni taglia, con aggregati che variano da masse pari a singole stelle a grandezze di circa un anno luce. Le nubi hanno un campo magnetico interno che fornisce loro sostegno contro la propria gravità. Le nubi molecolari giganti hanno un ruolo importante nelle dinamiche della Galassia: quando una stella passa vicina a una nube, la considerevole attrazione gravitazionale perturberà l'orbita della stella di un ammontare rilevante. Dopo ripetuti passaggi, una stella di mezza età avrà significativi componenti di velocità in tutte le direzioni, contrariamente all'orbita quasi circolare che le stelle giovani ereditano delle nubi che le hanno generate. Questo fornisce agli astronomi un altro strumento per valutare l'età delle stelle, ed aiuta a spiegare lo spessore del disco galattico.

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La Nebulosa ad Emissione:

Una nebulosa a emissione è una nube di gas ionizzato che emette luce di vari colori. L'origine più comune della ionizzazione sono fotoni ad alta energia emessi da una vicina stella calda. Se la stella è una giovane stella massiccia, tipo O o B, la nebulosa è chiamata regione H II. Se è una vecchia nana bianca la nebulosa è chiamata nebulosa planetaria. Solitamente, una giovane stella ionizza parte della stessa nube dalla quale nacque. Solo le grandi e calde stelle possono rilasciare l'ammontare di energia richiesta a ionizzare una parte significativa della nube. Più spesso, un intero ammasso di giovani stelle svolge il compito. Il colore della nebulosa dipende dalla sua composizione chimica e dal livello di ionizzazione. A causa dell'ampia prevalenza di Idrogeno nel gas interstellare, e le relativamente basse energie richieste per la sua ionizzazione, molte nebulose a emissione sono rosse. Se è disponibile più energia, altri elementi possono essere ionizzati e sono possibili nebulose verdi e blu. Esaminando lo spettro delle nebulose, gli astronomi ne deducono la loro composizione chimica. La maggior parte delle nebulose a emissione è composta per circa il 90% da idrogeno, per il resto elio, ossigeno, azoto, e altri elementi. Due delle più belle nebulose ad emissione visibili dall'emisfero boreale sono la Nebulosa Laguna e la Nebulosa di Orione. Le Nebulose a emissione hanno spesso macchie scure che sono il risultato di nubi di polvere che bloccano la luce. Le combinazioni di nebulose a emissione e nubi di polvere "disegnano" forme che assomigliano ad oggetti noti, infatti molte nebulose portano il nome di questi oggetti, come la Nebulosa Nord America o la Nebulosa Cono. Alcune nebulose sono composte sia da parti a riflessione che ad emissione, come la Nebulosa Trifida.

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La Nebulosa a Riflessione:

In astronomia, le nebulose a riflessione sono nubi di polvere che riflettono la luce di stelle vicine. Si formano quando le stelle (o la stella) vicine non sono calde abbastanza per causare la ionizzazione del gas, come nella nebulosa a emissione, ma sono abbastanza brillanti a dare sufficiente scattering e rendere visibile la polvere. Perciò lo spettro mostrato dalle nebulose a riflessione è simile a quello delle stelle che le illuminano. Fra le particelle microscopiche responsabili della diffusione ci sono i composti del carbonio (es. polvere di diamante) e composti di altri elementi, in particolare ferro e nichel. Gli ultimi due sono spesso allineati col campo magnetico galattico e causano la polarizzazione della luce diffusa (Kaler, 1998). La distinzione tra questi due tipi di nebulose fu fatta da Hubble nel 1922. Le nebulose a riflessione sono solitamente blu perché lo scattering è più efficiente per la luce blu che per la rossa (è lo stesso processo di diffusione che ci dà cieli blu e tramonti rossi). Nebulose a riflessione e nebulose a emissione si trovano spesso insieme, qualche volta sono entrambe definite come nebulosa diffusa, un esempio è la Nebulosa di Orione. Sono conosciute circa 500 nebulose a riflessione. Fra le più belle ci sono quelle che circondando le Pleiadi. Una nebulosa a riflessione blu può essere vista nella stessa area di cielo della Nebulosa Trifida. La gigante rossa Antares è circondata da una grande nebulosa a riflessione rossa.
Le nebulose a riflessione sono solitamente luoghi di formazione stellare.
Nel 1922, Edwin Hubble pubblicò il risultato delle sue ricerche sulle nebulose brillanti. Una parte di questo lavoro è la legge di luminosità di Hubble per le nebulose a riflessione che pone una relazione tra il diametro angolare (R) della nebulosa e la magnitudine apparente (m) della stella associata: 5 log(R) = -m + k
dove k è una costante che dipende dalla sensibilità della misurazione.

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La Nebulosa Planetaria:

Una nebulosa planetaria è un oggetto astronomico che appare generalmente come nebuloso e simile ad un disco, quando visto a risoluzioni non molto elevate. A causa di questo aspetto, simile a quello dei pianeti nelle prime osservazioni telescopiche, l'aggettivo planetaria è stato aggiunto al nome ed è rimasto per consistenza storica.
Secondo le osservazioni e i modelli correnti, le nebulose planetarie hanno poco in comune con i pianeti. Sono invece il prodotto delle ultime fasi della vita di una stella di piccola massa (non più di alcune volte quella del Sole). Quando raggiunge la fine della propria vita (vedi la voce sull'evoluzione stellare), essa espelle i propri strati esterni in vari episodi di reazioni di fusione nucleare. Mentre la stella genitrice si contrae in una nana bianca, il gas eiettato forma una nube di materiale attorno ad essa. È questa nube ad essere chiamata nebulosa planetaria. Il resto della stella che ha prodotto la nebulosa è anche responsabile della produzione di energia che la fa risplendere: la radiazione ultravioletta prodotta dalla caldissima nana bianca eccita gli atomi della nebulosa, che tornano poi al loro stato di minima energia emettendo radiazione luminosa. A seconda della composizione chimica e della potenza della radiazione originantesi dalla nana bianca, la nebulosa può assumere colori diversi come il rosso, il verde e addirittura il blu. La grande maggioranza però si limita ad essere rossa, emesso da grandi quantità di idrogeno (l'elemento più comune nell'Universo) eccitato da una radiazione non troppo energetica.
Anche il Sole, secondo le teorie correnti dell'evoluzione stellare, finirà la propria vita espellendo i propri strati esterni e formando una nebulosa planetaria. Cosa possa succedere ai pianeti ancora in orbita attorno alla stella non è ben chiaro, ma sicuramente non sarà un processo indolore. I pianeti interni (compresa la Terra) saranno comunque già stati distrutti durante la precedente fase di gigante rossa. Alcune delle nebulose planetarie più famose sono la Nebulosa Anello (M57), la Nebulosa Elica, la Nebulosa Eskimo e la Nebulosa Occhio di Gatto.

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La Nebulosa Solare:

In cosmogonia, la nebulosa solare è una nube gassosa (o disco di accrescimento) dalla quale si formano i sistemi planetari. L'ipotesi nebulare fu proposta da Immanuel Kant nel 1755; il quale ipotizzò che le nebulose ruotano lentamente, si condensano a causa della gravità, si appiattiscono ed infine si formano stelle e pianeti. Un modello simile fu proposto, nel 1796, da Pierre Simon Laplace. Il "ciclo di vita" della nebulosa che originò il Sole è più o meno simile a quello delle altre nebulose solari. Nella storia dell'universo, le prime nebulose solari erano formate da idrogeno, elio e litio; gli elementi più pesanti si formarono solo più tardi. Siccome il sistema Solare è relativamente ricco di elementi pesanti, si può ipotizzare che non emerse direttamente dal "Big Bang". La nostra nebulosa aveva un diametro iniziale di 100 AU ed una massa di circa 200-300% la massa attuale del Sole. Ad un certo punto, la nube cominciò a contrarsi (probabilmente a causa di una forza esterna come l'esplosione di una supernova). Quando la densità e la pressione aumentarono si formò una protostella. Il primordiale sistema non era scaldato dalla fusione, ma dall'attrito. A causa della conservazione del momento angolare, la nebulosa non collassò completamente su sé stessa, ma, attorno al protosole, si formò anche il disco protoplanetario. All'interno di questo sistema, gli elementi più pesanti precipitarono verso il centro (ammucchiandosi in planetesimi e protopianeti). Inoltre, la parte più esterna della nebulosa solare si raffreddò, e questo permise la condensazione dei gas volatili nei pianeti esterni, mentre i pianeti interni furono "spogliati" del loro involucro gassoso dal calore, e in seguito dal vento solare, della giovane stella. Quanto il calore all'interno del protosole giunse a livelli tali da innescare le reazioni termonucleari, nacque una "vera" stella. La protostella durò per circa 100 milioni di anni, più o meno il tempo necessario alla formazione dei pianeti più interni; questo accadde circa 4.6 miliardi di anni fa. Sebbene al tempo le lune esistessero già, non orbitavano ancora intorno ai pianeti, ciò accadde solo nei successivi 800 milioni di anni.

Durante il XIX secolo, la teoria nebulare di Kant-Laplace fu criticata da James Clerk Maxwell, il quale sostenne che se la materia dei pianeti fosse stata in principio distribuita in un disco attorno al sole, le forze di rotazione differenziale avrebbero impedito la condensazione dei singoli pianeti. Un'altra obiezione fu che il Sole possiede meno momento angolare di quello che la teoria di Kant-Laplace indicava. Per molti decenni, parecchi astronomi preferirono la teoria mareale, nella quale si ipotizzava che i pianeti si formarono a causa dell'avvicinamento di un'altra stella al Sole. Durante questa quasi collisione, le forze di marea avrebbero strappato grandi ammontari di materia dal Sole e dall'altra stella, che in seguito si sarebbero condensati in pianeti. Oggi si ritiene che la teoria della quasi collisione si basa su eventi estremamente poco probabili, date le distanze enormi tra le stelle. A seguito delle obiezioni, la teoria di Kant-Laplace fu modificata durante gli anni quaranta. Nella versione modificata, la massa del protopianeta originale si ritiene più grande, e la discrepanza di momento angolare fu attribuita a forze magnetiche.

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Energia oscura:

Nella cosmologia basata sul Big Bang, l'energia oscura è un'ipotetica forma di energia che si trova in tutto lo spazio ed ha una pressione negativa. L'introduzione dell'energia oscura è al giorno d'oggi il modo più popolare fra i cosmologi per spiegare le osservazioni d'un universo in accelerazione come pure per colmare una significativa porzione di massa mancante dell'universo (circa il 90%). Due forme proposte di energia oscura sono la costante cosmologica, una densità d'energia costante che riempie omogeneamente lo spazio, e la quintessenza, un campo dinamico la cui densità d'energia varia nello spazio e nel tempo. Distinguere le possibilità richiede misure accurate dell'espansione dell'universo per capire come la velocità d'espansione cambi nel tempo. Il coefficiente d'espansione è parametrizzato dall'equazione di stato. Calcolare l'equazione di stato dell'energia oscura è uno degli sforzi più grandi nella cosmologia d'osservazione. L'aggiunta di una costante cosmologica nella teoria base della cosmologia (vedi Friedmann-Lemaitre-Robertson-Walker) ha portato all'adozione di un modello chiamato modello Lambda-CDM. Questo modello è in accordo con le osservazioni cosmologiche confermate. Il termine energia oscura fu coniato da Michael Turner.

L'accelerazione dell'universo venne confermata negli anni 1990. Per spiegare questo fenomeno, si ipotizzò una forza anti-gravitazionale, che permeasse tutto l'universo. L'annuncio che i dati confermavano un'accelerazione dell'espansione venne dato da Saul Perlmutter del Berkeley Lab l'8 gennaio 1998.Albert Einstein, vissuto in un'epoca dominata dalla teoria dello stato stazionario, per realizzare tale stasi inserì nelle equazioni di campo della teoria della relatività generale la famosa costante cosmologica, per contrastare gli effetti della gravità. Quando Edwin Hubble scoprì che l'universo era in espansione, Einstein ritrattò la sua idea, definendola "il mio più grande errore". Secondo la teoria della relatività, l'effetto di una tale pressione negativa è simile, qualitativamente, ad una forza antigravitazionale su larga scala. Quando Richard Feynman e altri svilupparono la teoria quantistica della materia, si resero conto che anche il vuoto possedeva una sua ben definita energia, data dalle particelle virtuali che si formano a coppie, le quali si annichiliscono a vicenda. Attraverso accurate misure, ci si rese conto che l'errore di Einstein non era tale: una forma di energia non rilevabile permea il vuoto, e la sua azione antigravitazionale fa accelerare l'espansione dell'universo. Come risultato collaterale, l'età dell'universo è inferiore a quanto stimato sulla base di una velocità di espansione costante. Ancora non si è capito né a cosa si deve questa forza, né come sia legata alla teoria inflazionaria. Nel 2004, Christian Beck della Queen Mary University di Londra e Michael Mackey della McGill University di Montreal hanno sviluppato una teoria che lega queste fluttuazioni all'energia oscura, e ipotizzato la misurazione sperimentale dell'energia oscura tramite la giunzione Josephson. Tuttavia, alcuni modelli di gravità quantistica, tra cui la gravitazione quantistica a loop, possono spiegare alternativamente le proprietà cosmologiche senza far ricorso all'energia oscura.

Verso la fine degli anni novanta, osservazioni di supernovae di tipo Ia suggerirono che l'espansione dell'universo fosse in accelerazione. Queste osservazioni sono state confermate da molte altre fonti indipendenti: la radiazione cosmica di fondo, l'età dell'universo, le abbondanze degli elementi dovute alla nucleosintesi primordiale, la struttura a grande scala dell'universo e le misurazioni del parametro di Hubble, come pure analisi accurate delle supernovae. Tutti questi elementi confermano il modello Lambda-CDM. Le supernovae di tipo Ia offrono la miglior prova per l'esistenza dell'energia oscura. La misura della velocità dell'allontanamento di oggetti è semplicemente ottenuta misurando lo spostamento verso il rosso (redshift) dell'oggetto. Trovare invece la distanza di quell'oggetto è un problema più complesso. Per fare ciò è necessario trovare candele standard: oggetti la cui magnitudine assoluta è nota, in modo tale da rapportare la magnitudine apparente alla distanza. Senza candele standard è impossibile misurare la relazione della legge di Hubble tra la distanza e lo spostamento verso il rosso. Le supernovae di tipo Ia sono le migliori candele standard per l'osservazione cosmologica, in quanto sono molto luminose e bruciano solo quando la massa di una vecchia nana bianca raggiunge il limite di Chandrasekhar. Le distanze delle supernovae sono misurate sulla base delle loro velocità, e questo metodo è usato anche per determinare la storia dell'espansione dell'universo. Tali osservazioni indicano che l'universo non sta rallentando, cosa che ci si aspetterebbe in un universo dominato da materia, ma sta misteriosamente accelerando. Le osservazioni vengono dunque spiegate postulando un tipo di energia con pressione negativa (vedi equazione di stato (cosmologia) per una spiegazione matematica): l'energia oscura. L'esistenza di un'energia oscura, in qualsiasi forma, risolve anche il problema della "massa mancante". La teoria della nucleosintesi primordiale regola la formazione degli elementi leggeri nell'universo primordiale, come l'elio, il deuterio ed il litio. La teoria della struttura a grande scala dell'Universo regola la formazione della struttura dell'universo, stelle, quasar, galassie e gruppi e ammassi di galassie. Entrambe queste teorie suggeriscono che la densità dei barioni e della materia oscura fredda nell'universo sia circa il 30% della densità critica per la chiusura dell'universo. Questa è la densità necessaria per rendere la curvatura dell'universo nulla. Le misurazioni della radiazione cosmica di fondo, recentemente effettuate dal satellite WMAP, indicano che l'universo è molto vicino ad una curvatura nulla. Quindi, sappiamo che alcune forme di energia devono costituire il restante 70%.

L'esatta natura dell'energia oscura è oggetto di ricerca. È conosciuta per essere omogenea, non molto densa e non interagire fortemente attraverso alcuna delle forze fondamentali, tranne la gravità. Dal momento che non è molto densa, circa 10−29 grammi per centimetro cubo, è difficile immaginare esperimenti per trovarla in laboratorio. L'energia oscura può solo avere un impatto sull'universo, tale da costituire il 70% di tutte le energie, poiché riempie uniformemente tutti gli spazi vuoti. I due modelli più importanti sono la costante cosmologica e la quintessenza.

La spiegazione più semplice dell'energia oscura è il "prezzo di avere spazio", ovvero un volume di spazio ha dell'energia intrinseca e fondamentale. Questa è la costante cosmologica, talvolta chiamata Lambda (da cui il modello Lambda-CDM) dal simbolo matematico usato per rappresentarla: la lettera greca Λ. Dal momento che energia e massa sono unite dalla formula E=mc², la teoria della relatività generale di Einstein prevede che ci saranno effetti gravitazionali. Talvolta è chiamata energia del vuoto in quanto è la densità dell'energia di un vuoto. Infatti, la maggior parte delle teorie della fisica delle particelle predice fluttuazioni del vuoto che gli darebbero esattamente questo tipo di energia. La costante cosmologica è stimata essere dell'ordine di circa 10^ −29 g/cm3 o di 10^ −123 in unità di Planck. La costante cosmologica ha una pressione negativa equivalente alla densità della sua energia e per questo motivo fa sì che l'espansione dell'universo acceleri. La ragione per cui la costante ha tale valore di pressione può essere trovata nella termodinamica classica. Il lavoro prodotto da un cambiamento di volume dV è uguale a −p dV, dove p è la pressione. Ma la quantità di energia in un contenitore di energia vuota in realtà aumenta quanto il volume aumenta (e quindi dV è positivo), in quanto l'energia è uguale a ρV, dove ρ è la densità dell'energia della costante cosmologica. Quindi p è negativo ed infatti p = −ρ. Uno dei più grandi problemi non risolti della fisica è che la maggior parte delle teorie quantistiche dei campi prevedono un valore enorme per la costante dall'energia del vuoto quantico, fino a 123 ordini di magnitudine in più. Questo vorrebbe dire che dovrebbe venire annullata da una forza uguale e di segno opposto. Alcune teorie supersimmetriche richiedono che la costante cosmologica sia esattamente zero. Questo è il problema della costante cosmologica, il peggior problema di precisione nella fisica: non c'è modo naturale (conosciuto) per ricavare, anche approssimativamente, la costante cosmologica infinitesimale osservata in cosmologia dalla fisica delle particelle. Alcuni fisici, tra i quali Steven Weinberg, pensano che il delicato equilibrio dell'energia del vuoto quantico sia spiegata al meglio dal principio antropico. Nonostante questi problemi, la costante cosmologica è in molti aspetti la soluzione più economica al problema dell'accelerazione cosmica. Il modello standard di questi giorni include la costante cosmologica come una caratteristica essenziale.

Alternativamente, l'energia oscura potrebbe derivare dall'eccitazione di particelle in alcuni tipi di campi dinamici, e chiamata quintessenza. Questa differisce dalla costante cosmologica in quanto può variare nello spazio e nel tempo. Affinché questa non formi strutture come materia, deve essere molto leggera in modo tale da avere una lunghezza d'onda di Compton molto grande. Non ci sono prove dell'esistenza della quintessenza adesso, ma non può essere eliminata a priori. Generalmente prevede un'accelerazione minore dell'espansione dell'universo rispetto alla costante cosmologica. Alcuni scienziati ritengono che la miglior prova della quintessenza derivi dalla violazione del principio di equivalenza di Einstein e dalle variazioni delle costanti fondamentali nello spazio e nel tempo. I campi scalari sono previsti dal modello standard e dalla teoria delle stringhe, ma un problema simile a quello della costante cosmologica (o il problema della costruzione di modelli di inflazione cosmica) appare: la teoria della rinormalizzazione vuole che i campi scalari acquistino una grande massa. Il problema della coincidenza cosmica si chiede come mai l'accelerazione cosmica cominci quando la si stima essere cominciata. Se fosse cominciata prima, nell'universo strutture come le galassie non avrebbero avuto il tempo per formarsi, vivere e, almeno per quanto sappiamo, di esistere. Chi sostiene il principio antropico vede questo come una forte prova della loro tesi. Ad ogni modo, molti modelli di quintessenza hanno un comportamento tale da risolvere il problema. In questi modelli, il campo della quintessenza ha una densità che traccia la densità della radiazione fino a che materia e radiazioni si equivalgono. Ciò fa sì che la quintessenza cominci a comportarsi come energia oscura, ed infine a dominare l'universo. Questo imposta la bassa scala d'energia dell'energia oscura. Alcuni casi particolari di quintessenza sono l'energia fantasma, dove la densità dell'energia della quintessenza cresce con il tempo, e l'essenza-k (quintessenza cinetica), che possiede una forma non standard di energia cinetica. Queste possono avere proprietà inusuali: l'energia fantasma ad esempio può causare il Big Rip.

Alcuni teorici pensano che l'energia oscura e l'accelerazione cosmica siano prova d'un fallimento della relatività generale su scale superiori a quelle dei superammassi di galassie. Uno dei modelli alternativi sono le teorie MOND(MOdified Newton Dynamics, dinamica newtoniana modificata). Comunque, la maggior parte dei tentativi di modificare la relatività generale si sono dimostrati o equivalenti alle teorie della quintessenza o in contrasto con le osservazioni. Altri teorici pensano invece che l'energia oscura e l'accelerazione cosmica siano prova d'un fallimento del modello Standard del Big Bang, dato che costringe ad ammettere la presenza di qualcosa di non (ancora) esperibile.
Altre idee sull'energia oscura derivano dalla teoria delle stringhe, dalla cosmologia brane e dal principio olografico, ma non si sono ancora dimostrate efficaci come quelle della quintessenza e della costante cosmologica. In analogia con fenomeni osservabili nei liquidi, si dovrebbe ipotizzare che il numero quasi infinito di urti infinitesimi tra un numero quasi infinito di particelle possa produrre una specie di pressione che allarga il pallone del nostro universo. 

I cosmologi ipotizzano che l'accelerazione sia cominciata circa 5 miliardi di anni fa.  Prima di ciò, si pensa che l'espansione fosse in decelerazione a causa dell'influenza attrattiva della materia oscura e dei barioni. La densità dalla materia oscura in un universo in espansione scompare più velocemente rispetto all'energia oscura, ed infine questa domina. Nello specifico, quando il volume dell'universo raddoppia, la densità della materia oscura è dimezzata, ma quella dell'energia oscura rimane quasi invariata (esattamente invariata nel caso della costante cosmologica). Se l'accelerazione continua indefinitamente, il risultato ultimo sarà che le galassie al di fuori del superammasso locale si sposteranno oltre l'orizzonte degli eventi: non saranno più visibili, perché la loro velocità relativa diverrà più grande della velocità della luce. Questa non è una violazione della relatività ristretta, e l'effetto non può esser usato per mandare segnali tra le galassie. In realtà non c'è modo di definire la "velocità relativa" in uno spaziotempo curvato. La velocità relativa e la velocità possono essere definite solo in uno spaziotempo piatto o in sezioni sufficientemente ristrette (infinitesimali) dello spaziotempo curvato. Piuttosto, previene ogni comunicazione tra le galassie e gli oggetti perdono il contatto. La Terra, la Via Lattea ed il Superammasso Locale comunque, rimarrebbero virtualmente indisturbati mentre il resto dell'universo si allontanerebbe. In questo scenario, il superammasso locale soffrirebbe la morte termica proprio come si pensava per l'universo piatto e materiale, prima delle misurazioni dell'accelerazione cosmica. Ci sono diverse idee sul futuro dell'universo. Una di queste suggerisce che l'energia fantasma causerà un'espansione divergente, implicando che la forza effettiva dell'energia oscura continui a crescere fino a dominare tutte le altre forze dell'universo. In questo scenario l'energia oscura distruggerebbe tutte le strutture legate dalla gravità, includendo galassie e sistemi solari, ed infine supererebbe le forze elettriche e nucleari distruggendo gli atomi stessi, facendo terminare l'universo con un Big Rip (grande strappo). D'altro canto, l'energia oscura potrebbe scomparire con il tempo, o addirittura diventare attrattiva. Tali incertezze lasciano aperta la possibilità che la gravità possa predominare portando l'universo ad una contrazione detta "Big Crunch". Alcuni modelli, come quello ciclico dicono che sia questa la fine. Nonostante queste idee non siano supportate da osservazioni, non vengono nemmeno scartate. Le misurazioni dell'accelerazione sono importanti nella determinazione del destino ultimo dell'universo nella teoria del Big Bang.

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I Buchi Neri:

In astrofisica si definisce buco nero un corpo celeste estremamente denso, dotato di un'attrazione gravitazionale talmente elevata da non permettere l'allontanamento di alcunché dalla propria superficie. Questa condizione si ottiene quando la velocità di fuga dalla sua superficie è superiore alla velocità della luce. Un corpo celeste con questa proprietà risulterebbe invisibile e la sua presenza potrebbe essere rilevata solo indirettamente, tramite gli effetti del suo intenso campo gravitazionale. Fino ad oggi sono state raccolte numerose osservazioni astrofisiche che possono essere interpretate (anche se non univocamente) come indicazioni dell'effettiva esistenza di buchi neri nell'Universo. Il termine "buco nero" è dovuto al fisico John Archibald Wheeler (in precedenza si parlava di dark stars o black stars). 

Poiché anche nella teoria gravitazionale newtoniana la velocità di fuga non dipende dalla massa del corpo in moto nel campo di gravità, già nel 1783 lo scienziato inglese John Michell suggerì in una lettera a Henry Cavendish (successivamente pubblicata nei rendiconti della Royal Society) che la velocità di fuga di un corpo celeste potrebbe risultare superiore alla velocità della luce, dando luogo a quella che egli chiamò una dark star. Nel 1795 Pierre-Simon de Laplace riportò quest'idea nella prima edizione del suo trattato Mécanique céleste. Poco dopo la formulazione della relatività generale da parte di Albert Einstein risultò che la soluzione delle equazioni di Einstein (in assenza di materia) che rappresenta un campo gravitazionale statico e a simmetria sferica (la soluzione di Schwarzschild, che corrisponde al campo gravitazionale centrale simmetrico della gravità newtoniana) implica l'esistenza di una superficie ideale, detta orizzonte degli eventi, caratterizzata dal fatto che qualunque cosa la oltrepassi, attratta dal campo gravitazionale, non sarà più in grado di tornare indietro. Poiché neppure la luce riesce ad attraversare l'orizzonte degli eventi dall'interno verso l'esterno, la regione interna all'orizzonte degli eventi si comporta a tutti gli effetti come un buco nero. Poiché la soluzione di Schwarzschild descrive il campo gravitazionale nel vuoto, essa rappresenta esattamente il campo gravitazionale all'esterno di una distribuzione di massa con simmetria sferica: un buco nero potrebbe essere teoricamente prodotto da un corpo celeste massivo solo se questo avesse densità tale da essere interamente contenuto all'interno dell'orizzonte degli eventi (se, cioè, il corpo celeste avesse raggio inferiore al raggio di Schwarzschild corrispondente alla sua massa totale). Si pose dunque l'interrogativo se una tale densità possa essere raggiunta come effetto del collasso gravitazionale di una data distribuzione di materia. Lo stesso Einstein (al quale la "singolarità" trovata da Schwarzschild nella sua soluzione appariva come una pericolosa inconsistenza nella teoria della relatività generale) discusse questo punto in un lavoro del 1939, concludendo che per raggiungere una simile densità le particelle materiali avrebbero dovuto superare la velocità della luce, in contrasto con la relatività ristretta. In realtà Einstein aveva basato i suoi calcoli sull'ipotesi che i corpi che collassano orbitino intorno al centro di massa del sistema, ma nello stesso anno R. Oppenheimer e H. Snyder mostrarono che la densità critica può essere raggiunta quando le particelle collassano radialmente. Successivamente anche il fisico indiano A. Raychauduri mostrò che la situazione ritenuta da Einstein non fisicamente realizzabile è, in realtà, perfettamente compatibile con la relatività generale. In altri termini, l'orizzonte degli eventi non è una reale singolarità dello spazio-tempo (nella soluzione di Schwarzschild, l'unica vera singolarità geometrica è collocata nell'origine delle coordinate), ma ha comunque la caratteristica fisica di poter essere attraversato solo dall'esterno verso l'interno. In accordo con queste considerazioni teoriche, numerose osservazioni astrofisiche sono state fatte risalire alla presenza di buchi neri che attraggono materia circostante. Secondo alcuni modelli, potrebbero esistere buchi neri privi di singolarità, dovuti a stati della materia più densi di una stella di neutroni, ma non al punto di generare una singolarità.
Secondo le teorie attualmente considerate, un buco nero può formarsi solamente da una stella che ha una massa superiore ad almeno 2,5 volte circa quella del Sole, come conseguenza del Limite di Chandrasekhar, anche se a causa dei vari processi di perdita di massa subiti dalle stelle al termine della loro vita occorre che la stella originaria sia almeno dieci volte più massiccia del Sole. I numeri citati sono meramente indicativi, in quanto dipendono dai dettagli dei modelli utilizzati per prevedere l'evoluzione stellare e, in particolare, dalla composizione chimica iniziale della nube di gas che ha dato origine alla stella in questione. Non è esclusa la possibilità che un buco nero possa avere origine non stellare, come si suppone ad esempio per i cosiddetti buchi neri primordiali.

Verso il termine del proprio ciclo vitale, il nucleo di una stella si spegne, avendo trasformato tramite fusione nucleare tutto l'idrogeno in elio. La forza gravitazionale, che prima era in equilibrio con la pressione generata dalle reazioni di fusione nucleare, prevale e comprime la massa della stella verso il suo centro. Quando la densità diventa sufficientemente elevata può innescarsi la fusione nucleare dell'elio, in seguito alla quale c'è la produzione di litio, azoto e altri elementi (fino all'ossigeno e al silicio). Durante questa fase la stella si espande e si contrae violentemente più volte, espellendo parte della propria massa. Le stelle più piccole si fermano ad un certo punto della catena e si spengono, raffreddandosi e contraendosi lentamente, attraversano lo stadio di nana bianca e nel corso di molti milioni di anni diventano una sorta di gigantesco pianeta. In questo stadio la forza gravitazionale è bilanciata da un fenomeno quantistico, detto pressione di degenerazione, legato al principio di esclusione di Pauli. Per le nane bianche la pressione di degenerazione è presente tra gli elettroni. Se invece il nucleo della stella supera una massa critica, detta limite di Chandrasekhar pari a 1,4 volte la massa solare, ad un certo punto ogni possibile combustibile nucleare viene innescata e le reazioni nucleari non sono più in grado di opporsi al collasso gravitazionale. A questo punto la stella subisce una contrazione fortissima, che fa entrare in gioco la pressione di degenerazione tra i componenti dei nuclei atomici. La pressione di degenerazione arresta bruscamente il processo di contrazione, ma in questo caso può provocare una gigantesca esplosione, detta esplosione di supernova di tipo II . Durante l'esplosione quel che resta della stella espelle gran parte della propria massa, che va a disperdersi nell'universo circostante; quello che rimane è un nucleo estremamente denso e massiccio. Se la sua massa è abbastanza piccola da permettere alla pressione di degenerazione di contrastare la forza di gravità si arriva ad una situazione di equilibrio: si forma una stella di neutroni.

Se la massa supera le tre masse solari (limite di Volkoff-Oppenheimer) non c'è più niente che possa contrastare la forza gravitazionale; inoltre, secondo la Relatività generale, la pressione interna non viene più esercitata verso l'esterno (in modo da contrastare il campo gravitazionale), ma diventa essa stessa una sorgente del campo gravitazionale, rendendo così inevitabile il collasso infinito. A questo punto la densità della stella morente, ormai diventata un buco nero, raggiunge velocemente valori tali da creare un campo gravitazionale talmente intenso da non permettere a nulla di sfuggire alla sua attrazione, neppure alla luce: si ha una curvatura infinita dello spaziotempo, che può far nascere dei cunicoli all'interno di buchi neri in rotazione. Alcuni scienziati hanno così ipotizzato che, almeno in linea teorica, è possibile viaggiare nel passato, visto che i cunicoli collegano due regioni diverse dello spaziotempo. A causa delle loro caratteristiche, i buchi neri non possono essere "visti" direttamente ma la loro presenza può essere ipotizzata a causa degli effetti di attrazione gravitazionale che esercitano nei confronti della materia vicina e della radiazione luminosa in transito nei paraggi o "in caduta" sul buco. Esistono anche altri scenari che possono portare alla formazione di un buco nero. In particolare una stella di neutroni in un sistema binario può rubare massa alla sua vicina fino a superare la massa di Chandrasekhar e collassare. Alcuni indizi suggeriscono che questo meccanismo di formazione sia più frequente di quello "diretto". Un altro scenario permette la formazione di buchi neri con massa inferiore alla massa di Chandrasekhar: anche una quantità arbitrariamente piccola di materia, se compressa da una gigantesca forza esterna, potrebbe in teoria collassare e generare un orizzonte degli eventi molto piccolo. Le condizioni necessarie potrebbero essersi verificate nel primo periodo di vita dell'universo, quando la sua densità media era ancora molto alta, a causa di variazioni di densità o di onde di pressione. Questa ipotesi è ancora completamente speculativa e non ci sono indizi che buchi neri di questo tipo esistano o siano esistiti in passato.

La caratteristica fondamentale dei buchi neri è che il loro campo gravitazionale divide idealmente lo spazio-tempo in due, o più parti, separate fra di loro da un orizzonte degli eventi. Un'informazione fisica (come un'onda elettromagnetica, o una particella) potrà oltrepassare un orizzonte degli eventi in una direzione soltanto. Nel caso ideale, e più semplice, di un buco nero elettricamente scarico, e non rotante (buco nero di Schwarzschild), esiste un solo orizzonte degli eventi, che è una sfera centrata nell'astro, e di raggio pari al raggio di Schwarzschild, dipendente dalla massa dello stesso. Una frase coniata dal fisico John Archibald Wheeler, un buco nero non ha capelli, sta a significare che tutte le informazioni sugli oggetti o segnali che cadono in un buco nero vengono perdute, ad eccezione di tre fattori: massa, carica e momento angolare. Il corrispondente teorema è stato dimostrato da Wheeler, il quale è anche colui che ha dato il nome a questi oggetti astronomici. In realtà un buco nero non è del tutto nero: esso emette particelle, in quantità inversamente proporzionale alla sua massa, portando ad una sorta di evaporazione. Questo fenomeno, dimostrato nel 1974 per la prima volta dal fisico Stephen Hawking, è noto come radiazione di Hawking ed è alla base della termodinamica dei buchi neri. Alcune sue osservazioni sull'orizzonte degli eventi dei buchi neri, inoltre, hanno portato alla formulazione del principio olografico. Altri effetti fisici sono associati all'orizzonte degli eventi, in particolare per la relatività generale il tempo proprio rallenta all'aumentare del campo gravitazionale fino ad arrestarsi completamente sull'orizzonte. Quindi un astronauta che stesse precipitando verso un buco nero percepirebbe di impiegare un tempo finito e, se potesse sopravvivere all'enorme gradiente del campo gravitazionale, non percepirebbe nulla di strano all'avvicinarsi dell'orizzonte; al contrario un osservatore esterno vedrebbe i movimenti dello sfortunato astronauta rallentare progressivamente fino ad arrestarsi del tutto quando raggiunge il raggio di Schwarzschild. L'astronauta che precipita osservando l'universo lo vedrebbe invece evolvere sempre più velocemente. Al contrario degli oggetti dotati di massa i fotoni non vengono rallentati o accelerati dal campo gravitazionale del buco nero, ma subiscono un fortissimo spostamento verso il rosso (in uscita) o verso il blu (in entrata). Un fotone che nascesse esattamente sull'orizzonte degli eventi, diretto verso l'esterno del buco nero, subirebbe un tale spostamento verso il rosso da allungare all'infinito la sua lunghezza d'onda (la sua energia diventerebbe quindi pari a zero). A tutt'oggi non è possibile conoscere lo stato della materia interna di un buco nero, le leggi stesse che regolano la fisica all'esterno dell'orizzonte degli eventi perdono validità in prossimità del buco nero. Uno degli oggetti nella Via Lattea candidati ad essere un buco nero è una sorgente di raggi X chiamata Cygnus X-1. Viene ipotizzato che enormi buchi neri (di massa pari a milioni di volte quella del sole) esistano al centro delle galassie, come nella nostra e nella galassia di Andromeda.

Un analogo fisico di un buco nero è il comportamento delle onde sonore in prossimità di un ugello di De Laval: una strozzatura utilizzata nei bruciatori dei razzi che fa passare il flusso dal regime subsonico a supersonico, senza creare un bang sonico. Prima dell'ugello le onde sonore possono andare all'indietro, mentre dopo averlo attraversato è impossibile. Altri analoghi possono sfruttare le onde superficiali in un liquido in moto in un canale circolare con altezza decrescente, un tubo per onde elettromagnetiche la cui velocità è alterata da un laser, una nube di gas di forma ellissoidale in espansione lungo l'asse maggiore. Tutti questi modelli, se raffreddati fino alla condizione di condensato di Bose - Einstein, dovrebbero presentare l'analogo della radiazione di Hawking, e possono essere usati per correggere le previsioni di quest'ultima: come un fluido ideale, la teoria di Hawking considera la velocità della luce (suono) costante, indipendentemente dalla lunghezza d'onda (comportamento detto di Tipo I). Nei fluidi reali la velocità può aumentare (Tipo II) o diminuire (Tipo III) all'aumentare della lunghezza d'onda. Analogamente dovrebbe avvenire con la luce, ma se il risultato fosse che lo spazio tempo diffonde la luce come il Tipo II o il Tipo III, andrebbe modificata la relatività generale, cosa già nota perché per le onde con lunghezza d'onda prossima alla lunghezza di Planck diventa significativa la gravitazione quantistica. Restando invece nel campo relativistico (ossia relativo alla teoria della relatività), poiché per descrivere un buco nero sono sufficienti tre parametri: massa, momento angolare e carica elettrica, i modelli matematici derivabili come soluzioni dell'equazione di campo della relatività generale si riconducono a quattro: 

-Buco nero di Schwarzschild:  È la soluzione più semplice, in quanto riguarda oggetti non rotanti e privi di carica elettrica, ma è anche piuttosto improbabile nella realtà, poiché un oggetto dotato anche di una minima rotazione, una volta contratto in buco nero deve aumentare enormemente la sua velocità angolare in virtù del principio di conservazione del momento angolare

-Buco nero di Kerr:  Deriva da oggetti rotanti e privi di carica elettrica, caso che presumibilmente corrisponde alla situazione reale. Buco nero risultante dal collasso di una stella in rotazione nel quale la singolarità non è più un punto, ma, a causa della rotazione, assume la forma di un anello. Per questa ragione si formeranno non uno ma due orizzonti degli eventi distinti. La rotazione del buco nero fa si che si formi la cosiddetta ergosfera. Questa è la zona immediatamente circostante all'orizzonte esterno causata dall'intenso campo gravitazionale dove lo spaziotempo oltre ad essere curvato entra in rotazione trascinato dalla rotazione del buco nero come un gigantesco vortice.

-Buco nero di Kerr-Newman: Riguarda la situazione in cui si ha sia rotazione che carica elettrica, ed è la soluzione più generale. Si noti che in tale situazione lo spazio tempo non sarà asintoticamente piatto, a causa della presenza del campo elettromagnetico.

-Buco nero di Reissner-Nordstrøm:  È il caso di un buco nero dotato di carica elettrica ma non rotante. Valgono le stesse considerazioni fatte sul buco nero di Kerr-Newman a proposito del comportamento asintotico. 

[ Tutte le informazioni concernenti le nebulose e le teorie sull'Universo contenute in questa pagina, sono state estratte dall'enciclopedia libera: http://it.wikipedia.org ]

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